{"id":63990,"date":"2008-06-30T11:10:11","date_gmt":"2008-06-30T09:10:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=63990"},"modified":"2017-11-03T15:40:40","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:40","slug":"le-quattro-sfide-esistenziali-della-nato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/06\/le-quattro-sfide-esistenziali-della-nato\/","title":{"rendered":"Le quattro sfide esistenziali della Nato"},"content":{"rendered":"<p>Politici e analisti sulle due sponde dell\u2019Atlantico concordano nel considerare l\u2019Afghanistan il banco di prova per il futuro della Nato. Se l\u2019esito della missione Isaf in Afghanistan incider\u00e0, probabilmente in negativo, sul destino dell\u2019alleanza, \u00e8 improbabile tuttavia che sia sufficiente, da sola, a determinarne il collasso. Ci\u00f2 che la missione ha messo chiaramente in luce \u00e8 che la Nato si trova di fronte quattro sfide che ne minacciano seriamente l\u2019esistenza: la deriva strategica, le capacit\u00e0 inadeguate, i problemi finanziari e lo scarso coordinamento con altre organizzazioni internazionali.<\/p>\n<p><b>Deriva strategica<\/b><br \/>\nDopo la caduta del muro di Berlino, la Nato si trov\u00f2 a misurarsi con un dilemma esistenziale essendo scomparso il suo principale antagonista. Alla fine degli anni novanta la Nato aggiorn\u00f2 il suo Concetto Strategico. Al vertice di Istanbul del 2004 il Consiglio del Nord Atlantico venne incaricato di stilare una <i>Comprehensive Political Guidance <\/i>(Cpg) integrazione del Concetto Strategico.<\/p>\n<p>La versione finale del Cpg, tuttavia, cercava di accontentare un po\u2019 tutti. Per i tradizionalisti, riaffermava la difesa collettiva prevista dall\u2019Articolo V del trattato. Per i globalisti, sottolineava l\u2019esigenza che la Nato fosse preparata ad affrontare un\u2019ampia gamma di missioni, incluse quelle al di fuori dell\u2019area euro-atlantica. Il documento, insomma, fece poco per risolvere il dibattito sulle finalit\u00e0 ultime della Nato. La missione in Afghanistan, ad esempio, \u00e8 da considerarsi un precedente o un\u2019eccezione? L\u2019alleanza deve concentrarsi sulla protezione dell\u2019area euro-atlantica o sulla promozione dei suoi valori nel mondo?<\/p>\n<p>L\u2019alleanza, purtroppo, non si \u00e8 mai fermata per riflettere. Al contrario, ha lavorato senza sosta per lanciare un nuovo comando strategico, creare nuove capacit\u00e0 come la <i>Nato Response Force <\/i>e intraprendere nuove missioni.<\/p>\n<p>L\u2019unica via per arginare la deriva strategica della Nato \u00e8 di riscrivere il Concetto Strategico. Sembrerebbe che l\u2019imminente vertice per i sessant\u2019anni dell\u2019Alleanza si chiuder\u00e0 con una dichiarazione sulla Sicurezza Atlantica: un primo passo nella giusta direzione. Una volta individuato l\u2019obiettivo, l\u2019alleanza dovrebbe nominare un Gruppo di esperti indipendenti di alto livello che metta a fuoco le questioni fondamentali. Il Gruppo \u00e8 necessario perch\u00e9 ogni tentativo di riforma che proviene solo dall\u2019interno dell\u2019organizzazione sar\u00e0 ostacolato da logiche politiche.<\/p>\n<p><b>Capacit\u00e0 inadeguate<\/b><br \/>\nLa sfida successiva sar\u00e0 quella di identificare le capacit\u00e0 necessarie a intraprendere queste missioni. Carenze esistono in aree critiche come il trasporto strategico, i rifornimenti aria\u2013aria e il sistema di <i>intelligence<\/i>, comando, controllo e comunicazione. Problemi di dispiegamento di truppe continuano ad affliggere i membri europei dell\u2019alleanza. Di conseguenza, diversi membri della Nato fanno fatica a fornire contributi sostanziali alla missione in Afghanistan.<\/p>\n<p>Di tutti i fattori che contribuiscono alla carenza di mezzi dell\u2019Europa, nessuna \u00e8 citata pi\u00f9 spesso della costante riduzione dei bilanci della difesa. La maggior parte dei membri della Nato spende per la difesa notevolmente meno del 2% del Pil raccomandato dai documenti di programmazione della Nato. Sar\u00e0 difficile aumentare questi livelli. Il rimedio su cui l\u2019Alleanza sta lavorando \u00e8 la creazione di meccanismi che favoriscano l\u2019integrazione: non spendere di pi\u00f9, ma spendere meglio attraverso una messa in comune delle risorse e appalti multinazionali per i materiali della difesa.<\/p>\n<p><b>Problemi economici <\/b><br \/>\nUna delle pi\u00f9 grandi ironie della missione Nato in Afghanistan \u00e8 che i paesi che inviano le truppe non solo devono assumersi i rischi politici della decisione, ma anche gli oneri finanziari. L\u2019attuale modalit\u00e0 di finanziamento dell\u2019Alleanza segue infatti il modello \u201c<i>costs lie where they fall<\/i>\u201d (ogni Stato paga le spese del suo contingente). Nel 2005 fu concordato un meccanismo di finanziamento rafforzato, che ha ampliato la lista di mezzi finanziabili attraverso fondi comuni. Ma non c\u2019\u00e8 ancora una politica di finanziamento per i mezzi di trasporto strategico necessari per il dispiegamento rapido delle truppe.<\/p>\n<p>Il risultato delle attuali modalit\u00e0 di finanziamento \u00e8 che le decisioni sulle missioni vengono prese da tutti i ventisei membri, mentre i compiti pi\u00f9 impegnativi e onerosi ricadono sui pochi che si offrono volontari.<\/p>\n<p>La Nato dovrebbe istituire un fondo comune in modo che le spese finanziarie siano ripartite equamente tra i membri. Va fatto con cautela, poich\u00e9 paesi come la Gran Bretagna si opporranno a innovazioni che gravino \u2013 o sembrino gravare \u2013 ulteriormente sugli alleati che pi\u00f9 contribuiscono alle operazioni.<\/p>\n<p><b>Scarso coordinamento<\/b><br \/>\nL\u2019alleanza dovrebbe anche puntare a migliorare le sue relazioni esterne. Oggi in Afghanistan, sono presenti le Nazioni Unite e molti altri attori: dall\u2019Unione europea al Comitato internazionale della Croce Rossa. \u00c8 quel che probabilmente accadr\u00e0 domani in un\u2019altra zona calda del mondo. La Nato deve cooperare con efficacia e trasparenza con le organizzazioni che si ispirano agli stessi principi, soprattutto quando si tratta dell\u2019Onu. Le missioni Nato in Afghanistan e nei Balcani operano tutte sotto il mandato dell\u2019Onu.<\/p>\n<p>Ciononostante, non esiste nessun protocollo d\u2019intesa tra le due organizzazioni. Recentemente il Segretario Generale dell\u2019Onu Ban Ki Moon ha partecipato a una conferenza internazionale sull\u2019Afghanistan in Romania, dove ha incontrato leader afgani e della Nato. \u00c8 un\u2019iniziativa promettente. L\u2019alleanza dovrebbe intraprenderne di analoghe in futuro.<\/p>\n<p>\u00c8 inoltre necessario che la Nato riveda il suo rapporto con l\u2019Unione europea. Nel giugno 2007, la Ue ha lanciato una missione per l\u2019addestramento di polizia e le riforme di sicurezza in Afghanistan (Eupol Afghanistan). Tuttavia, il veto della Turchia ha impedito alla Nato di provvedere alla sicurezza dei contingenti europei. Di conseguenza la missione dell\u2019Ue a guida tedesca ha dovuto faticosamente negoziare accordi di sicurezza bilaterali con ciascun <i>Provincial Reconstruction Team <\/i>(Prt), le speciali unit\u00e0 militari responsabili per la sicurezza e la ricostruzione nelle varie aree del paese. Ankara ha bloccato l\u2019assistenza della Nato perch\u00e9 ritiene che tutte le iniziative congiunte Nato-Ue debbano avvenire nel quadro degli accordi \u201cBerlin Plus\u201d, che per\u00f2 escludono Cipro. Ci\u00f2 blocca l\u2019intero processo, poich\u00e9 l\u2019Unione europea si rifiuta di impegnarsi in questo ambito se tutti i suoi membri non vi partecipano su un piede di parit\u00e0.<\/p>\n<p>Nel corso degli ultimi anni, la Ue \u00e8 andata ben oltre gli accordi \u201cBerlin Plus\u201d del 2003. I paesi europei che spingono per un rafforzamento della Politica europea di sicurezza e difesa (Pesd), sono determinati a sviluppare capacit\u00e0 di difesa pi\u00f9 autonome e preferirebbero attivare i quartieri generali nazionali o sviluppare una nuova struttura di pianificazione delle missioni Pesd a Bruxelles, piuttosto che richiedere il sostegno delle strutture Nato.<\/p>\n<p>\u00c8 dunque necessario che le due organizzazioni mettano a punto le loro relazioni quanto prima. Ci\u00f2 vuole dire anche che l\u2019Unione Europea dovr\u00e0 affrontare alcuni dei suoi problemi interni, come quello del ruolo della Turchia in Europa.<\/p>\n<p>Con paesi come Danimarca, Francia, Svezia, e Finlandia che indicano di voler riconsiderare la loro collocazione rispetto sia alla Nato che all\u2019Ue, \u00e8 giunto il momento di esplorare l\u2019ipotesi di stipulare accordi di \u201cdoppia membership\u201d nelle strutture della sicurezza europea o di europeizzare il Comando supremo delle forze alleate in Europa (Shape) della Nato, riunendo nella stessa sede i funzionari per la pianificazione della Nato e quelli dell\u2019Ue. Per realizzare un miglior coordinamento tra le operazioni civili e quelle militari e, pi\u00f9 in generale, delle capacit\u00e0 di difesa dell\u2019Europa, i paesi europei membri della Nato e\/o dell\u2019Ue dovrebbero aver accesso sia agli incontri del Consiglio Atlantico sia a quelli del Comitato politico e di sicurezza dell\u2019Ue.<\/p>\n<p><b>Buon compleanno Nato<\/b><br \/>\nMentre la Nato si prepara al suo sessantesimo compleanno, i festeggiamenti non dovrebbero nascondere le sfide che la attendono, a cominciare dalla missione in Afghanistan. Ma i paesi membri devono anche far fronte ai problemi qui esposti, altrimenti corrono il rischio di ritrovarsi in un\u2019alleanza impreparata alle future missioni. La Nato ha avuto successo durante la guerra fredda grazie ad una missione chiaramente definita, a risorse adeguate e un impegno di lungo termine ad investire nell\u2019addestramento e nelle capacit\u00e0 necessarie. Oggi la Nato \u00e8 in difficolt\u00e0 su tutti questi fronti. Per avere successo per altri sessant\u2019anni dovr\u00e0 fare molto di pi\u00f9 che limitarsi a tirare a campare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Politici e analisti sulle due sponde dell\u2019Atlantico concordano nel considerare l\u2019Afghanistan il banco di prova per il futuro della Nato. Se l\u2019esito della missione Isaf in Afghanistan incider\u00e0, probabilmente in negativo, sul destino dell\u2019alleanza, \u00e8 improbabile tuttavia che sia sufficiente, da sola, a determinarne il collasso. Ci\u00f2 che la missione ha messo chiaramente in luce [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[131,100],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/63990"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=63990"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/63990\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63991,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/63990\/revisions\/63991"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=63990"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=63990"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=63990"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}