{"id":63993,"date":"2008-11-11T11:12:37","date_gmt":"2008-11-11T10:12:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=63993"},"modified":"2017-11-03T15:39:22","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:22","slug":"una-nuova-legge-per-le-elezioni-europee","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/11\/una-nuova-legge-per-le-elezioni-europee\/","title":{"rendered":"Una nuova legge per le elezioni europee"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019attuale dibattito sulla riforma del sistema elettorale per le elezioni europee \u00e8 quasi esclusivamente incentrato sull\u2019introduzione di liste bloccate in sostituzione del voto di preferenza e sulla previsione di una soglia di sbarramento per l\u2019assegnazione dei seggi. Prima di entrare nel merito delle proposte \u00e8 opportuno scorrere rapidamente i cinque motivi principali per cui \u00e8 necessario metter mano all\u2019attuale legge elettorale: <\/p>\n<p>1)\til mandato di un eurodeputato italiano dura in media due anni (invece dei cinque previsti), il che non solo non aiuta alla creazione di una futura classe dirigente di respiro europeo ma pregiudica, nel presente, anche la difesa dell\u2019interesse nazionale;<br \/>\n2)\ti deputati italiani, in media sessantenni, sono sette anni pi\u00f9 anziani dei colleghi polacchi, cinque dei tedeschi, tre degli spagnoli e degli inglesi, due dei francesi;<br \/>\n3)\tsoltanto un sesto dei nostri deputati sono donne, contro un terzo nell\u2019intero PE;<br \/>\n4)\tle regioni italiane sono mal rappresentate. Nelle due ultime legislature, ad esempio, non \u00e8 risultato eletto alcun rappresentante sardo;<br \/>\n5)\tlast but not least: il contingente italiano \u00e8 poco efficace. Dal 1979 (data delle prime elezioni dirette) ad oggi, l\u2019Italia, al contrario di tutti gli altri \u201cgrandi paesi europei\u201d, non ha espresso alcun Presidente: Germania, Francia e Spagna ne hanno eletti tre ciascuno. Lo stesso divario emerge dall\u2019assegnazione delle cariche interne: se paragonata ai soli due \u201cgrandi paesi\u201d che eleggono lo stesso numero di deputati (Francia e Gran Bretagna), l\u2019Italia risulta esprimere il minor numero di presidenti di commissione, presidenti di gruppo e membri dell\u2019ufficio di presidenza.<\/p>\n<p>Le cause di queste anomalie sono molteplici e le riflessioni che seguono non possono tener conto di tutti i fattori che concorrono a determinarle: il sistema elettorale, in questo contesto, pu\u00f2 soltanto fornire incentivi alla classe dirigente ed agli elettori, ma non determina le qualit\u00e0, le motivazioni n\u00e9 la condotta di chi verr\u00e0 eletto. Nel caso delle elezioni europee, poi, la disciplina \u00e8 soltanto in parte nelle mani del legislatore nazionale, dal momento che alcuni principi comuni sono stabiliti a livello europeo. <\/p>\n<p>Detto questo, ecco le riforme che, congiuntamente, potrebbero far fare un salto di qualit\u00e0 alla rappresentanza italiana presso il PE: aumentare il numero delle circoscrizioni elettorali, assegnare i seggi a livello circoscrizionale, ampliare il ventaglio delle cause di ineleggibilit\u00e0 e vietare le candidature multiple, senza rinunciare al voto di preferenza. <\/p>\n<p>Ridurre la frammentazione<br \/>\nLa frammentazione del contingente italiano a Strasburgo \u00e8 evidente: non solo vi sono eurodeputati italiani in tutti i gruppi politici europei (compresi tra i non-iscritti), ma vi sono spesso pi\u00f9 partiti italiani all\u2019interno dello stesso gruppo politico, il che mina anche la nostra credibilit\u00e0 come sistema partitico. <\/p>\n<p>Il problema \u00e8 figlio di un sistema elettorale che consente anche a formazioni con appena lo 0,67% dei voti di eleggere parlamentari europei e che, nella scelta tra rappresentanza dei partiti e dei territori, non prevede alcun correttivo a favore dei secondi. Ed infatti, al momento dell\u2019assegnazione, alcuni seggi \u201cmigrano\u201d verso circoscrizioni pi\u00f9 popolose e\/o in cui pi\u00f9 alta \u00e8 stata la partecipazione al voto. A ci\u00f2 si aggiunge il fatto che il voto di preferenza, praticato in circoscrizioni cos\u00ec ampie, avvantaggia i candidati provenienti dalle regioni pi\u00f9 popolose. Di qui il paradosso \u201csardo\u201d di cui sopra. <\/p>\n<p>I rimedi vanno ricercati in un sistema elettorale che scoraggi l\u2019accesso al PE per le formazioni pi\u00f9 piccole e meno inserite nell\u2019arena europea. Una soluzione consisterebbe nel dividere il territorio nazionale in 21 circoscrizioni elettorali (19 regioni e le due province autonome di Trento e Bolzano) e nel prevedere che in ciascuna circoscrizione sia eletto almeno un deputato. Gli altri seggi sarebbero assegnati alle circoscrizioni in proporzione alla loro popolazione. Infine, sarebbe auspicabile optare per un metodo di assegnazione dei seggi a livello circoscrizionale (quindi regionale\/provinciale), anzich\u00e9 nazionale, rispettando cos\u00ec la rappresentanza dei territori. In tal caso, sarebbe superfluo prevedere una soglia di sbarramento a livello nazionale. Al tempo stesso, il possibile rischio di frammentazione dell\u2019offerta politica &#8211; dovuto all\u2019assegnazione dei seggi a livello circoscrizionale &#8211; potrebbe essere contenuto subordinando l\u2019accesso ai seggi alla presentazione di liste con il medesimo contrassegno in un numero minimo di circoscrizioni, ad esempio la met\u00e0.<\/p>\n<p>Pur riducendo sensibilmente la frammentazione partitica della delegazione italiana al PE, questa soluzione non pregiudicherebbe la natura complessivamente proporzionale del sistema elettorale, come richiesto a livello europeo.<\/p>\n<p>Collegare meglio elettori e eletti<br \/>\n\u00c8 inoltre necessario migliorare le condizioni per l\u2019espressione del voto di preferenza. In controtendenza rispetto all\u2019attuale dibattito italiano, infatti, chi scrive ritiene che siano proprio le preferenze, espresse in un ambito territoriale ridotto, ad assicurare il collegamento tra elettori ed eletti.<\/p>\n<p>Gli studiosi che si sono occupati del problema (si segnalano i lavori del Prof. Simon Hix, in particolare il suo recente articolo Small Districts with Open Ballots: A New Electoral System for the European Parliament), hanno infatti individuato una chiara corrispondenza tra la natura \u201caperta\u201d o chiusa delle schede elettorali, le dimensioni delle circoscrizioni elettorali ed il collegamento tra elettori ed eletti. La conclusione \u00e8 che voto di preferenza e circoscrizioni elettorali ridotte rafforzano il collegamento tra elettori ed eletti.<\/p>\n<p>Coloro che si oppongono al voto di preferenza nel contesto delle elezioni europee fanno riferimento a due argomentazioni di fondo. La prima tesi \u00e8 che il voto di preferenza associato a circoscrizioni sterminate farebbe lievitare i costi delle campagne elettorali (proprio nel periodo in cui si parla di riduzione dei costi della politica) e, avvantaggiando i candidati con pi\u00f9 risorse, vanificherebbe la vera raison d\u2019\u00eatre del voto di preferenza. Se ci\u00f2 \u00e8 vero, la soluzione non sta nell\u2019abbandonare il voto di preferenza tout court, bens\u00ec nell\u2019inserirlo in un contesto compatibile con costi elettorali ragionevoli e, auspicabilmente, in circoscrizioni pi\u00f9 piccole. Rimane poi da chiarire se ed in che modo il sistema delle liste bloccate, pur riducendo presumibilmente il costo delle campagne elettorali, favorirebbe il collegamento tra elettori ed eletti. <\/p>\n<p>La seconda tesi \u00e8 che l\u2019Italia \u00e8 l\u2019unico tra i grandi paesi europei a consentire il voto di preferenza. Questo \u00e8 vero, ma in modo incompleto: l\u2019ultimo sondaggio Eurobarometro disponibile (giugno 2008) rivela che \u201c[i] cittadini europei in media confidano nei rispettivi parlamenti e governi nazionali con percentuali due volte superiori a quanto riscontrato in Italia\u201d. Il parlamento italiano gode della fiducia di appena il 16% degli intervistati, il che equivale a meno della met\u00e0 della media europea ed \u00e8 significativamente al di sotto dei valori degli altri grandi paesi europei. Quanto alla fiducia di cui godono i nostri partiti politici, \u00e8 sufficiente affidarsi alle parole della relazione dell\u2019Eurobarometro dedicata all\u2019Italia: \u201cSe Parlamento e governo non brillano, in Italia i partiti restano indiscutibilmente il fanalino di coda nella classifica della fiducia. Il 79% degli intervistati dice di non fidarsi, in aumento dal 76%. Solo un ultimo bastione del 13% continua a professare fiducia nei partiti.\u201d A titolo informativo, si ricorda che quest\u2019ultimo valore sale al 40% nel caso della Spagna. Pi\u00f9 della met\u00e0 dei cittadini italiani (51%), invece, ha fiducia nel PE. <\/p>\n<p>Alla luce di questi dati, \u00e8 cos\u00ec fuori luogo pensare che l\u2019affidamento esclusivo ai partiti politici nostrani della scelta dei deputati europei potrebbe andare a discapito dell\u2019autorevolezza e della legittimit\u00e0 del Parlamento Europeo? <\/p>\n<p>Tecnicamente, l\u2019espressione di una preferenza sarebbe senz\u2019altro sufficiente, salvo approfondire la proposta, certo suggestiva, ma forse di non agevolissima applicazione, di un obbligo di doppia preferenza, una per un uomo e una per una donna.<\/p>\n<p>Una classe dirigente autenticamente europea<br \/>\nNel corso del quinquennio parlamentare, il contingente italiano al PE subisce ingenti emorragie in corrispondenza di ogni tornata elettorale nazionale. Se un certo ricambio \u00e8 fisiologico ed \u00e8 proprio anche di altri paesi, la magnitudine del fenomeno italiano non ha pari: dal 2004 ad oggi, e senza contare coloro che &#8211; pur eletti &#8211; rinunciano sin dall\u2019inizio al mandato europeo, il 45% dei deputati italiani (35 su 78) ha abbandonato il proprio seggio prima della scadenza naturale, contro il 5% dei tedeschi e degli inglesi, il 10% dei francesi, l\u201911% dei polacchi ed il 13% degli spagnoli. <\/p>\n<p>Questo avvicendamento vorticoso \u00e8 lo specchio di come vengono vissute in Italia le elezioni europee, cio\u00e8 come un test sul governo nazionale. Non potrebbe essere altrimenti, visto il coinvolgimento diretto di quasi tutti i leader politici nazionali come capolista in tutte le circoscrizioni elettorali nella tornata del 2004; un coinvolgimento reso possibile dalle cosiddette \u201ccandidature plurime\u201d. Anche il risultato \u00e8 letto ed interpretato per le sue conseguenze nella vita politica nazionale. In queste condizioni, come potrebbe la campagna elettorale focalizzarsi su tematiche europee? E quali incentivi hanno i nostri partiti a coordinarsi con le altre grandi famiglie politiche europee? <\/p>\n<p>Proprio per questa continuit\u00e0 tra rappresentanza nazionale ed europea, l\u2019Italia esporta a Strasburgo anche le sclerotizzazioni deteriori del suo sistema partitico compresa, dunque, una rappresentanza essenzialmente maschile e anagraficamente (oltre che politicamente) attempata. Purtroppo non vi \u00e8 formula magica per porvi rimedio, ma due semplici accorgimenti potrebbero essere d\u2019aiuto: <\/p>\n<p>Proibire le candidature plurime. \u00c8 un\u2019anomalia italiana, che oltre a distogliere l\u2019attenzione dal vero oggetto del contendere &#8211; l\u2019Europa &#8211; disorienta gli elettori laddove li induce a votare per candidati di forte richiamo che poi non accetteranno il mandato. Vale la pena di riflettere sulle ulteriori manipolazioni possibili qualora la prassi delle candidature plurime si accompagnasse ad un sistema di liste bloccate, peraltro con un numero di circoscrizioni presumibilmente maggiore. <\/p>\n<p>Prevedere delle cause di ineleggibilit\u00e0. Per favorire la candidatura e l\u2019elezione di volti nuovi, e anche per assicurare la necessaria continuit\u00e0 dell\u2019impegno politico degli eletti sarebbe opportuno prevedere l\u2019ineleggibilit\u00e0 di chi, ad esempio, detiene incarichi di governo o altre cariche pubbliche, quali membro di una delle due Camere o sindaco di una grande citt\u00e0. Rispetto all\u2019incompatibilit\u00e0, l\u2019ineleggibilit\u00e0 impone a chi intende partecipare alle elezioni europee di dimettersi dalla carica che detiene entro il giorno fissato per la presentazione delle candidature. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019attuale dibattito sulla riforma del sistema elettorale per le elezioni europee \u00e8 quasi esclusivamente incentrato sull\u2019introduzione di liste bloccate in sostituzione del voto di preferenza e sulla previsione di una soglia di sbarramento per l\u2019assegnazione dei seggi. 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