{"id":6400,"date":"2007-10-22T00:00:00","date_gmt":"2007-10-21T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/se-litalia-gioca-la-carta-degli-investimenti-cinesi\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:17","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:17","slug":"se-litalia-gioca-la-carta-degli-investimenti-cinesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/10\/se-litalia-gioca-la-carta-degli-investimenti-cinesi\/","title":{"rendered":"Se l\u2019Italia gioca la carta degli investimenti cinesi"},"content":{"rendered":"<p>Il 17\u00ba Congresso del Partito Comunista Cinese (Pcc) ha offerto nuovi spunti di riflessione sull&#8217;ascesa della potenza cinese e, in particolare, sulle opportunit\u00e0 &#8211; e le sfide &#8211; che la nuova strategia di investimenti globale di Pechino produrr\u00e0 per l\u2019Europa e l\u2019Italia. Questo articolo analizza tale nuova strategia con l\u2019intento di individuare alcune possibili opzioni che il governo italiano potrebbe intraprendere al fine di conseguire un duplice obbiettivo: cogliere le opportunit\u00e0 redditizie per le nostre imprese e, pi\u00f9 in generale, per il sistema paese  derivanti dal crescente interesse della Cina ad investire in Europa e, allo stesso tempo, innalzare il profilo della nostra politica estera.<\/p>\n<p><b>La Cina pensa in termini globali<\/b><br \/>I 2.200 delegati riuniti in occasione del congresso del Pcc dal 15 al 20 ottobre 2007 hanno discusso le nuove sfide interne provocate dall\u2019impetuosa crescita economica della Cina. Dallo sviluppo sostenibile alla corruzione, dalla stabilit\u00e0 sociale al risparmio energetico e la preservazione dell\u2019ambiente sono molti e complessi i temi che la dirigenza cinese ha messo all\u2019ordine del giorno al fine di promuovere uno \u201csviluppo scientifico\u201d e una \u201csociet\u00e0 armoniosa\u201d che permetta di garantire un livello di vita sempre pi\u00f9 elevato alle masse cinesi e, grazie a questo, mantenere il Pcc alla guida del paese. A fianco delle sfide interne, tra l\u2019altro ben descritte nell\u2019ultimo <a href= \"http:\/\/www.unilibro.it\/find_buy\/Scheda\/libreria\/autore-weber_maria\/sku-12377609\/la_cina_alla_conquista_del_mondo_la_societa_la_politica_l_economia_e_le_relazioni_internazionali_.htm\" target= \"blank\"><b><u> libro di Maria Weber, <\/u><\/b><\/a> \u00e8 apparso anche un chiaro disegno volto a una sempre maggiore internazionalizzazione del sistema paese cinese, in particolare per quanto riguarda gli investimenti all\u2019estero. Il Congresso del Pcc ha infatti inscritto la nuova agenzia governativa per l&#8217;utilizzo delle ingenti risorse in valuta &#8211; la <a href= \" http:\/\/www.isn.ethz.ch\/news\/sw\/details.cfm?id=18240\" target= \"blank\"><b><u> China Investment Corporation (Cic)<\/u><\/b><\/a>    lanciata ufficialmente il 29 settembre &#8211; nella pi\u00f9 ampia strategia cinese cosiddetta di \u201cuscita\u201d \u2013 <i>zouchuqu<\/i>, ovvero <a href= \"http:\/\/www.informaworld.com\/smpp\/content?content=10.1080\/03932720701567604\" target= \"blank\"><b><u> investire oltre le frontiere della Cina <\/u><\/b><\/a>. <\/p>\n<p>Questa strategia era stata inizialmente enunciata nel decimo piano quinquennale del 2001 come uno dei quattro pilastri che avrebbero permesso alla Cina di adeguarsi in maniera efficace al fenomeno della globalizzazione economica. Con la creazione del fondo sovrano, il governo cinese accentra in un unico organo funzioni che erano assolte in precedenza da altre branche dell\u2019amministrazione in maniera da rendere pi\u00f9 efficace ed incisiva la conquista di mercati ed aziende estere.<\/p>\n<p><b>Conquistare il mondo attraverso gli investimenti<\/b><br \/>Guidato da Lou Jiwei, uno dei vice segretari generali del Consiglio di Stato (l\u2019organo di governo cinese) ed ex ministro delle finanze, la neonata agenzia avr\u00e0 il compito di investire all\u2019estero le ingenti riserve internazionali accumulate dalla Repubblica Popolare negli ultimi anni. A fine settembre 2007, tali riserve avevano toccato la cifra di 1,4 trilioni di dollari (le pi\u00f9 alte del mondo). Gli analisti si aspettano che entro la fine dell\u2019anno si arrivi a 1,5 trilioni. Inizialmente la Cic \u00e8 stata dotata di 200 milioni di dollari che secondo fonti ufficiali saranno via via aumentati in base agli investimenti che la nuova agenzia governativa effettuer\u00e0. Secondo uno <a href= \" http:\/\/www.chathamhouse.org.uk\/publications\/papers\/view\/-\/id\/538\/\" target= \"blank\"><b><u> studio di Chatham House <\/u><\/b><\/a> pubblicato a settembre 2007, la nuova compagnia di investimenti cinese sar\u00e0 presto il numero due del mondo, dietro solo all\u2019Adia, il fondo degli Emirati Arabi. La questione centrale \u00e8 pertanto dove e verso quali settori e industrie si indirizzeranno le ingenti riserve valutarie cinesi. \u00c8 opinione degli addetti ai lavori che la Cic proceder\u00e0 lungo un doppio binario: da una parte accompagner\u00e0 il governo e le grandi imprese statali nel loro shopping mondiale di materie prime, soprattutto energetiche, nei paesi in via di sviluppo e nelle economie emergenti del Sud-Est asiatico, America latina ed Africa. Allo stesso tempo, investir\u00e0 in tecnologie avanzate, know-how, stabilimenti di ricerca e sviluppo e marchi internazionali nelle economie avanzate dell\u2019occidente, Giappone ed Australasia. In particolare, l\u2019Europa \u00e8 vista dalla dirigenza cinese come fonte di grandi opportunit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Se la Cina guarda all\u2019Europa<\/b><br \/>Se negli Stati Uniti le tendenze protezionistiche che stanno accompagnando la campagna per le elezioni presidenziali potrebbero creare qualche difficolt\u00e0 alla Cic, l\u2019Europa sta lentamente emergendo come il luogo pi\u00f9 favorevole per investire i capitali cinesi, in particolare nell\u2019Ict, energia, aerospaziale e bio\/nano tecnologie. Tali settori sono interessanti sia per i possibili ritorni sull\u2019investimento che per l\u2019acquisizione di conoscenze e tecnologie di grande valore strategico e con possibili ricadute sul settore della difesa. Alcuni policy makers europei si sono gi\u00e0 espressi a favore dei capitali cinesi. Il ministro dell\u2019economia italiano, Tommaso Padoa-Schioppa, ha giustamente invitato le autorit\u00e0 di Pechino a venire ad investire in Italia. Similmente hanno fatto altri ministri europei. Allo stesso tempo, il presidente francese, Nicolas Sarkozy, e la cancelliera tedesca, Angela Merkel, si sono espressi a favore di una sorta di \u2018golden share\u2019 europea esprimendo preoccupazione che i fondi statali come quello cinese possano acquisire partecipazioni e financo quote di controllo in settori industriali europei ritenuti di interesse strategico. Al fondo, c\u2019\u00e8 una domanda latente che attende risposta: che tipo di potenza \u00e8 la Cina per gli europei?<\/p>\n<p>In Europa il dibattito si \u00e8 incentrato prevalentemente sugli aspetti economici inerenti alle opportunit\u00e0 del mercato cinese per le nostre esportazioni e i rischi derivanti dalla produzione cinese di manufatti a basso costo. \u00c8 appena agli inizi un serio dibattito sulla Cina in quanto potenza non solo economica, ma anche politico-militare. Tra <a href= \"http:\/\/www.iss-eu.org\/occasion\/occ64.pdf\" target= \"blank\"><b><u> Europa e Cina  <\/u><\/b><\/a> non c\u2019\u00e8 solo una grande distanza geografica, ma sono anche assenti questioni che potrebbero provocare un conflitto tra le due parti, come potrebbe essere il caso di Taiwan per gli Stati Uniti. Gli europei guardano alla Cina quasi esclusivamente in termini di mercato. Washington e i suoi alleati asiatici considerano la Cina anche, e soprattutto, come una formidabile potenza militare in gestazione. I <a href= \"http:\/\/www.uscc.gov\/\" target= \"blank\"><b><u> policy makers americani <\/u><\/b><\/a> fanno continue connessioni tra crescita delle capacit\u00e0 industriali, tecnologiche e militari cinesi, l\u2019ordine strategico in Asia orientale e la stabilit\u00e0 regionale. La quasi totale assenza in Europa di tali preoccupazioni non potr\u00e0 che facilitare gli investimenti cinesi in tecnologia europea. Le grandi opportunit\u00e0 economiche che si aprono all\u2019Europa impongono allora, a quest\u2019ultima, la responsabilit\u00e0 di cominciare a pensare alla potenza cinese in maniera globale e non solo in termini di tornaconto economico.<\/p>\n<p><b>Per l\u2019Italia una carta da giocare<\/b><br \/>Andrebbe incontro all\u2019<a href= \" http:\/\/www.aspeninstitute.it\/Aspenweb\/Aspenweb.nsf\/6ace3a3b22c7730ec12573150035c3e4\/dc1f70c3ea81a161c125724c005261a9?OpenDocument\" target= \"blank\"><b><u> interesse nazionale <\/u><\/b><\/a> se l\u2019Italia intraprendesse un\u2019azione chiara, efficace ed incisiva al fine di cogliere le opportunit\u00e0 derivanti dal crescente interesse della Cina ad investire in Europa e, allo stesso tempo, promuovere l\u2019elaborazione di una strategia comune europea verso Pechino nel campo degli investimenti in settori tecnologici sensibili. Una mossa, insomma, che tenga conto della potenza cinese anche nella sua dimensione politico-militare visto che Pechino potrebbe trovarsi, un giorno, in conflitto con il nostro alleato americano. Un\u2019eventuale utilizzo da parte cinese di tecnologia avanzata europea e\/o la vendita di tale tecnologia ai nemici dell\u2019occidente avrebbe importanti ripercussioni sulle relazioni transatlantiche. Una carta, allora, da giocare sue due tavoli: a Pechino e a Bruxelles &#8211; e con un occhio rivolto a Washington. Non per giocare doppio. Ma, al contrario, per rilanciare la nostra politica estera come ponte tra Cina e occidente.<\/p>\n<p>Dal punto di vista economico, sappiamo bene che il sistema paese Italia \u00e8 arrivato buon ultimo tra i grandi paesi europei ad investire sul mercato cinese. Le aziende italiane, spesso lasciate a s\u00e9 stesse, scontano ancora mille difficolt\u00e0 nell\u2019immenso mercato cinese, come ben documentato dal libro di Romeo Orlandi e Giorgio Prodi sulle <a href= \" http:\/\/www.mulino.it\/edizioni\/volumi\/scheda_volume.php?vista=scheda&#038;ISBNART=11458-0\" target= \"blank\"><b><u> imprese italiane in Cina  <\/u><\/b><\/a>. La creazione della Cic e l\u2019interesse ad investire in Europa offrono pertanto all\u2019Italia l\u2019opportunit\u00e0 di guadagnare in casa quel terreno che si \u00e8 perso per vari motivi in Cina. Uno scatto in avanti per cogliere al meglio i flussi finanziari provenienti dal gigante asiatico. Dagli investimenti delle sue riserve valutarie, le pi\u00f9 cospicue al mondo, possono infatti derivare grandi opportunit\u00e0 per le imprese e l\u2019intero sistema paese italiani. In tal senso va il quarto convegno annuale di <a href= \" http:\/\/www.osservatorioasia.com\/ \" target= \"blank\"><b><u> Osservatorio Asia <\/u><\/b><\/a> dell\u20198 novembre dedicato appunto all\u2019&#8221;incontro&#8221; tra Cina e Italia.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo, il governo italiano potrebbe giocare la carta degli investimenti cinesi sul tavolo europeo, magari prima del prossimo summit Ue-Cina in programma a novembre. Una proposta semplice, che proponga linee guida di coordinamento europeo sugli investimenti cinesi. In quali settori saranno ben accolti e in quali saranno domandate maggiori garanzie. In maniera da essere chiari con Pechino, cercare di parlare su pochi temi chiave con una sola voce ed evitare, per quanto possibile, una competizione accesa tra i partner europei per accaparrarsi i capitali cinesi e che potrebbe essere utilizzata dalla dirigenza cinese come leva per dividere l\u2019 Europa. Alcune linee guida andrebbero, invece, nella direzione dell\u2019interesse comune. E poi, ovviamente, tutti liberi di competere per i capitali cinesi. Ma all\u2019interno di un quadro di riferimento chiaro e condiviso. Una tale azione aprirebbe la discussione, in Europa, sulla Cina in quanto potenza politico-militare. Contribuendo a lanciare un messaggio a Washington che il vecchio continente prende in seria considerazione l\u2019equilibrio strategico in Asia orientale e le responsabilit\u00e0 degli Stati Uniti nell\u2019area.<\/p>\n<p>Una giocata su due tavoli. Chiara ed aperta. In maniera da cogliere al meglio le opportunit\u00e0 dei capitali cinesi. Ma anche capace di guardare al di l\u00e0 di un semplice tornaconto economico immediato. Contribuendo all\u2019elaborazione di una strategia europea. E tenendo d\u2019occhio, da una parte, alla relazione transatlantica e, dell\u2019altra, all\u2019equilibrio in Asia orientale. Il tutto al fine di innalzare il profilo della politica estera italiana in Europa e negli Stati Uniti. E del sistema paese italiano presso i cinesi. Contribuendo a fare del luogo natio di Marco Polo e Cristoforo Colombo il ponte tra Cina e occidente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 17\u00ba Congresso del Partito Comunista Cinese (Pcc) ha offerto nuovi spunti di riflessione sull&#8217;ascesa della potenza cinese e, in particolare, sulle opportunit\u00e0 &#8211; e le sfide &#8211; che la nuova strategia di investimenti globale di Pechino produrr\u00e0 per l\u2019Europa e l\u2019Italia. 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