{"id":64024,"date":"2008-11-05T11:36:23","date_gmt":"2008-11-05T10:36:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64024"},"modified":"2017-11-03T15:39:25","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:25","slug":"obama-lenergia-e-il-rapporto-transatlantico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/11\/obama-lenergia-e-il-rapporto-transatlantico\/","title":{"rendered":"Obama, l\u2019energia e il rapporto transatlantico"},"content":{"rendered":"<p>Tra le sfide che la presidenza Bush lascia a quella di Barack Obama ce n\u2019\u00e8 una che riguarda da vicino l\u2019Europa e i precari equilibri della relazione transatlantica. Negli ultimi otto anni la dipendenza energetica del Vecchio Continente dalla Russia \u00e8 considerevolmente aumentata, creando un nuovo fattore di disturbo nel rapporto tra gli Stati Uniti e i suoi alleati europei. Obama dovr\u00e0 intervenire rapidamente per evitare che gli interessi americani ed europei in tema di energia divergano ulteriormente, e l\u2019Europa divenga sempre pi\u00f9 vulnerabile al ricatto politico di Mosca.<\/p>\n<p>Oggi l\u2019Unione europea importa circa l\u201980% del proprio fabbisogno di petrolio: il 38% dall\u2019Opec, il 24% dalla Norvegia, il 22% dalla Russia ed il restante 17% da altre fonti. L\u2019Unione importa anche il 43% del suo fabbisogno totale di gas naturale, di cui il 39% dalla Russia. E proprio il gas naturale \u00e8 destinato ad assumere una crescente importanza come fonte di energia per l\u2019Ue. Stando alle previsioni della Commissione europea entro il 2025 circa il 50% dell\u2019elettricit\u00e0 consumata dall\u2019Unione proverr\u00e0 dal gas naturale, contro il 29% del 2000.<\/p>\n<p>La Russia possiede solo il 5% delle riserve mondiali di petrolio e negli ultimi anni ha avuto enormi problemi sia ad introdurre tecniche di estrazione efficienti e moderne, sia ad attivare nuovi pozzi petroliferi: non sembra dunque un partner adatto per le esigenze di lungo periodo dell\u2019Unione europea. Molto diverso \u00e8 il caso del gas naturale: il Cremlino gestisce circa un terzo delle risorse mondiali di gas e la prossimit\u00e0 geografica facilita le esportazioni verso l\u2019Europa. Si \u00e8 cos\u00ec inevitabilmente consolidato un rapporto di stretta e reciproca dipendenza tra Russia e Ue. Di fatto l\u2019Europa \u00e8 esposta ai capricci del proprio \u201cfornitore di maggioranza\u201d. La Russia potrebbe infatti in un futuro non lontano non essere pi\u00f9 in grado, a causa delle strozzature del suo sistema economico e produttivo, di soddisfare la domanda europea, o decidere di alzare i prezzi delle proprie forniture energetiche fino a livelli insostenibili. L\u2019Europa rischierebbe di trovarsi in una situazione insostenibile in cui potrebbero diventare inevitabile le interruzioni dei flussi di energia.<\/p>\n<p>La relazione energetica europea con la Russia \u00e8 preoccupante nonostante risalga agli anni dell\u2019Unione Sovietica. L\u2019Urss era infatti per molti versi un attore pi\u00f9 stabile e prevedibile della Russia di oggi la cui stabilit\u00e0 \u00e8 al momento legata prevalentemente al Primo Ministro Vladimir Putin. Nessuno \u00e8 in grado ad oggi di prevedere chi sar\u00e0 al potere in Russia tra dieci anni. Inoltre Mosca persegue con determinazione, attraverso il monopolio statale del gas Gazprom, il controllo delle condotte di trasporto del gas oltre i propri confini. Come ha giustamente osservato <a href=\"http:\/\/www.gmfus.org\/publications\/author.cfm?id=11\" target=\"blank\"><b><u>Ron Asmus<\/u><\/b><\/a>, responsabile del Centro Transatlantico del Gmf di Bruxelles, \u201cL\u2019energia \u00e8 evidentemente una spada a doppio taglio. Genera cooperazione e competizione. I crescenti dubbi sull\u2019affidabilit\u00e0 della Russia come fornitore sono parzialmente legati ai dubbi sulla capacit\u00e0 di Mosca di sviluppare le sue riserve energetiche, ma riflettono anche la consapevolezza che \u00e8 pi\u00f9 probabile che un regime illiberale a Mosca usi l\u2019energia come uno strumento per la propria politica estera. Pertanto, mentre contiamo sulla Russia come principale fornitore di energia, abbiamo bisogno anche di una strategia per conservare l\u2019energia, per diversificare i fornitori e per acquisire nuove fonti e nuovi vie di passaggio\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019Unione europea non \u00e8 ancora stata in grado di elaborare una strategia alternativa alla dipendenza energetica dalla Russia. D\u2019altronde il Cremlino \u00e8 finora riuscito a sfruttare egregiamente le divisioni interne all\u2019Unione, facendo leva sugli interessi nazionali degli Stati membri attraverso negoziati bilaterali a cui sono particolarmente interessati le grandi compagnie nazionali.<\/p>\n<p>Nel settembre del 2007 la Commissione europea ha mosso i primi passi per affrontare organicamente la sfida energetica con la Russia, ma anche con gli Stati membri che si oppongono alla liberalizzazione dei propri mercati. Il <a href=\"http:\/\/ec.europa.eu\/energy\/electricity\/package_2007\/index_en.htm\" target=\"blank\"><b><u>Terzo Pacchetto Legislativo dell\u2019Unione europea sui Mercati dell\u2019Elettricit\u00e0 e del Gas <\/u><\/b><\/a>pubblicato dalla Commissione europea il 19 settembre 2007, spinge gli Stati membri verso una separazione della produzione e fornitura di energia dalla distribuzione, e dunque verso la liberalizzazione dei mercati nazionali e una maggiore competizione, ma stabilisce che i Paesi interessati a penetrare il mercato energetico europeo dovranno obbedire alle stesse regole di liberalizzazione previste per gli Stati membri.<\/p>\n<p>\u00c8 troppo presto per dire se gli sforzi della Commissione europea saranno sufficienti per accrescere l\u2019indipendenza energetica del continente. \u00c8 possibile che gli Stati Uniti ed l\u2019Europa trovino le energie e la forza per affrontare di comune intesa i problemi posti dalla Russia, ma potrebbe anche accadere che Mosca riesca a sfruttare ulteriormente le divisioni tra Washington e gli alleati europei diventando un fattore sempre pi\u00f9 destabilizzante per le relazioni euro-atlantiche.<\/p>\n<p>\u00c8 nell\u2019interesse nazionale degli Stati Uniti incoraggiare una maggiore autonomia energetica dell\u2019Unione europea per evitare che l\u2019Europa si trovi a dover scegliere tra l\u2019appoggio a Washington e la necessit\u00e0 di tenere buona Mosca. La nuova Amministrazione di Obama dovrebbe attivamente sostenere le politiche europee volte a una diversificazione delle fonti di energia e i tentativi di sviluppare reti di trasporto alternative che leghino l\u2019Europa all\u2019Asia Centrale scavalcando la Russia, come il progetto europeo Nabucco per la costruzione di un gasdotto dal Mar Caspio all\u2019Europa attraverso la Turchia.<\/p>\n<p>Non bastassero la guerra in Iraq e in Afghanistan, la crisi economica e lo spettro del terrorismo internazionale, Obama dovr\u00e0 fare i conti in Europa con un gruppo di alleati disillusi dalla presidenza Bush e inclini a considerare la Russia un partner affidabile. E tuttavia il gioco vale la candela. Se Obama riuscir\u00e0 ad trovare il modo di spingere l\u2019Europa verso una maggiore indipendenza energetica porr\u00e0 le basi per una relazione transatlantica sana ed equilibrata. Un\u2019Europa pi\u00f9 autonoma sul piano energetico sarebbe anche pi\u00f9 pronta, come il giovane Presidente ha ripetutamente auspicato in campagna elettorale, ad affrontare al fianco degli Stati Uniti le sfide del ventunesimo secolo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra le sfide che la presidenza Bush lascia a quella di Barack Obama ce n\u2019\u00e8 una che riguarda da vicino l\u2019Europa e i precari equilibri della relazione transatlantica. 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