{"id":64030,"date":"2009-06-11T11:46:30","date_gmt":"2009-06-11T09:46:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64030"},"modified":"2017-11-03T15:38:51","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:51","slug":"pensare-leconomia-in-tempo-di-crisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/06\/pensare-leconomia-in-tempo-di-crisi\/","title":{"rendered":"Pensare l\u2019economia in tempo di crisi"},"content":{"rendered":"<p>A cavallo degli anni \u201970 i think tank furono uno degli agenti del cambiamento della cultura economica americana e mondiale; di l\u00ec a breve la loro attivit\u00e0 avrebbe avuto un notevole impatto anche all\u2019interno delle amministrazioni e dei governi. Se il motore teorico era la scuola di Chicago, centri come l\u2019American Enterprise Institute e la Heritage Foundation negli Stati Uniti, o l\u2019Institute of Economic Affairs e il Centre for Policy Studies in Gran Bretagna aiutarono a incubare e promuovere nuove idee di <i>policy<\/i>, volte al ridimensionamento del ruolo dello Stato nell\u2019economia.<\/p>\n<p><b>Il paese pi\u00f9 keynesiano del mondo<\/b><br \/>\nOggi, con la crisi, il ciclo sembra essersi invertito: Martin Wolf del <i>Financial Times<\/i> ha definito gli Usa il paese \u201cpi\u00f9 keynesiano del mondo\u201d (ma forse lo scettro spetterebbe alla Cina). \u00c8 quindi naturale chiedersi in che misura i think tank abbiano contribuito a questa svolta (basti l\u2019esempio del travaso di esperti tra Brookings Institution e amministrazione americana che sta avvenendo proprio in questi mesi). Cosa sta effettivamente accadendo nei centri di riflessione economica, nelle universit\u00e0, nei pensatoi delle istituzioni pubbliche, nella grandi banche d\u2019investimento, nelle istituzioni economiche internazionali? Si dibatte sul serio a proposito della \u201cfine del capitalismo\u201d e sulla forma &#8211; forse inedita &#8211; che prender\u00e0 l\u2019economia internazionale nel futuro prossimo venturo?<\/p>\n<p>Ancora no. La virulenza della crisi \u00e8 tale da non permettere che l\u2019attenzione si distolga dall\u2019obiettivo principale, la scelta degli strumenti pi\u00f9 adatti a fermare la Grande Recessione. La priorit\u00e0 \u00e8 salvare la vita del paziente; pi\u00f9 in l\u00e0 si rifletter\u00e0 su come prevenire il male. Di conseguenza, sono ritornati in auge i centri studi delle istituzioni: organismi multinazionali (Fondo monetario internazionale, Banca dei regolamenti internazionali, Ocse), banche centrali, Ministeri delle finanze. Un\u2019istituzione che appariva \u201caffaticata\u201d come l\u2019Fmi si \u00e8 affidata a due menti brillanti come quelle di Olivier Blanchard e Jose Vi\u00f1als &#8211; rispettivamente Capo economista e Direttore del Dipartimento finanziario &#8211; ed esse hanno garantito un miglioramento nella qualit\u00e0 delle analisi e delle previsioni. Oggi, per capire dove stia andando l\u2019economia mondiale, si tornano a leggere innanzitutto i documenti del Fondo Monetario, mentre sono meno presenti sulle scrivanie i report delle banche d\u2019investimento (che devono occuparsi di ben altri problemi, a cominciare dalla loro sopravvivenza).<\/p>\n<p>Sia nel caso dell\u2019analisi macroeconomica che in quello della regolamentazione finanziaria, ci si affida in primo luogo a istituzioni pubbliche transnazionali, come il Financial Stability Board &#8211; quale emanazione del G20 &#8211; di Mario Draghi. Il ritorno dell\u2019intervento pubblico d\u00e0 nuova centralit\u00e0 ai \u201cpensatoi\u201d pubblici, quelli interni alle banche centrali e ai ministeri del tesoro, i quali si poggiano su di una solida fanteria di analisti economici che hanno il compito ingrato, ma fondamentale di dissodare il terreno: servono da guida nella comprensione dell\u2019economia reale; permettono di maneggiare dati relativamente attendibili; offrono strumenti che servono alla formulazione di proposte che non appaiano campate in aria.<\/p>\n<p><b>Approcci non convenzionali<\/b><br \/>\nIn cima servono pensatori brillanti, menti accademiche che siano possibilmente anche flessibili e pragmatiche (quelle in grado di pensare strumenti non convenzionali, per intenderci), che si devono poggiare sulle spalle di questo tipo di economisti. Il primo esempio riguarda ovviamente l\u2019amministrazione americana, dove il motore dei primi interventi di emergenza fuori dagli schemi \u00e8 stata proprio la mente accademica di Ben Bernanke; allo stesso modo all\u2019interno dell\u2019amministrazione Obama ha un ruolo di primissimo piano un\u2019altra testa vivace ed eclettica come quella di Larry Summers. Le misure non convenzionali assunte in questo contesto di crisi mirano a un unico scopo, non ripetere la tragedia della Grande Depressione. Negli anni \u201930 vennero compiuti irrimediabili errori nella politica monetaria, nella politica fiscale e in quella sociale che portarono a veri e propri drammi (a partire da una disoccupazione al 25%). Oggi questi errori non sono stati ripetuti: con ogni probabilit\u00e0, per\u00f2, ne sono stati commessi di nuovi, su cui gli economisti, soprattutto accademici, dovranno presto esercitare le loro capacit\u00e0 di diagnosi. Per il momento, i cultori della \u201cscienza triste\u201d stanno affilando le armi sui blog, a cominciare da quelli che ruotano intorno ai grandi giornali (<i>FT, Wall Street Journal, New York Times<\/i>), che rappresentano la nuova frontiera del dibattito accademico.<\/p>\n<p>Il passo indietro dell\u2019accademia (che forse lascia presagire una nuova ondata di elaborazione teorica) \u00e8 del tutto naturale: tanto pi\u00f9 acuta la crisi, tanto pi\u00f9 necessaria un\u2019adeguata pausa di riflessione per poter disegnare un percorso teorico plausibile, capace di generare una riarticolazione dei paradigmi economici. Andare al fondo delle ragioni della crisi richiede una struttura di ragionamento che sembra al momento assente: non appare all\u2019orizzonte un nuovo Keynes in grado di produrre la <i>reductio ad unum <\/i>dei diversi aspetti del problema. Non basta l\u2019intelligenza di alcuni analisti finanziari, capaci di spiegare e comprendere i meccanismi che hanno portato a far deflagrare questa immensa bolla speculativa, poich\u00e9 la maggior parte di loro non era in grado di vedere l\u2019impatto che essa avrebbe avuto sull\u2019economia reale; gli economisti non hanno afferrato il pericolo generato dalla pervasivit\u00e0 delle cartolarizzazioni dei derivati nelle attivit\u00e0 bancarie (e ancora meno lo hanno compreso le colpevoli autorit\u00e0 di vigilanza). Allo stesso tempo in molti economisti \u00e8 assente la capacit\u00e0 di afferrare il ruolo e i meccanismi di funzionamento della decisione politica, una qualit\u00e0 che oggi assume sempre pi\u00f9 valore. L\u2019eccesso di specializzazione fa sentire la mancanza di figure che sappiano sintetizzare queste tre caratteristiche: la comprensione dell\u2019economia finanziaria, dei processi macroeconomici e di quelli che riguardano la decisione politica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A cavallo degli anni \u201970 i think tank furono uno degli agenti del cambiamento della cultura economica americana e mondiale; di l\u00ec a breve la loro attivit\u00e0 avrebbe avuto un notevole impatto anche all\u2019interno delle amministrazioni e dei governi. Se il motore teorico era la scuola di Chicago, centri come l\u2019American Enterprise Institute e la [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64030"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=64030"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64030\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":64031,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64030\/revisions\/64031"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=64030"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=64030"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=64030"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}