{"id":64032,"date":"2009-04-10T11:48:44","date_gmt":"2009-04-10T09:48:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64032"},"modified":"2017-11-03T15:39:02","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:02","slug":"la-cambogia-tra-incubi-del-passato-e-voglia-di-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/04\/la-cambogia-tra-incubi-del-passato-e-voglia-di-futuro\/","title":{"rendered":"La Cambogia tra incubi del passato e voglia di futuro"},"content":{"rendered":"<p>La Cambogia rappresenta un caso emblematico delle ambivalenze della globalizzazione per le \u201ceconomie emergenti\u201d del Sud-est asiatico. I templi di Angkor, una delle maggiori attrazioni turistiche del paese, costituiscono una potente metafora delle potenzialit\u00e0 economiche connesse all\u2019internazionalizzazione, ma anche dei rischi di deterioramento e delle contraddizioni sociali che accompagnano un\u2019apertura mal regolata. Queste meravigliose testimonianze della civilt\u00e0 khmer seguono come un\u2019ombra la storia recente di questo \u201cpiccolo, struggente paese\u201d (cos\u00ec lo definiva Tiziano Terzani) tormentato da quasi trent\u2019anni di guerra civile e segnato per sempre dal genocidio perpetrato da Pol Pot nei confronti del suo stesso popolo.<\/p>\n<p>Un regime comunista, quello dei khmer rossi, che tra il 1975 e il 1979 tenta un esperimento \u201csenza precedenti\u201d: rimodellare da cima a fondo la societ\u00e0, abolendo la circolazione della moneta, svuotando le citt\u00e0 e collettivizzando il lavoro agricolo. Un esperimento che si trasforma ben presto in un incubo, con quasi due milioni di morti per fame, torture ed esecuzioni su una popolazione di meno di otto milioni di abitanti. Nelle teste dei leader comunisti si agitava una grande speranza: riconciliare il futuro della Cambogia con lo splendore delle sue origini.<\/p>\n<p><b>Un passato che non passa<\/b><br \/>\nI conti con il regime di Pol Pot non sono ancora chiusi. Il processo ai leader comunisti sopravvissuti non \u00e8 stato ancora celebrato. Cinque di essi sono in stato di arresto. Dopo lunghe trattative e ritardi, il tribunale speciale concordato tra le Nazioni Unite e il Governo cambogiano nel 2003, dovrebbe celebrare il primo processo quest\u2019anno. Per rendere giustizia, almeno sul piano simbolico, alle vittime e ai sopravvissuti di quella follia che non di rado sono stati costretti a convivere nello stesso villaggio con gli ex-aguzzini del regime, tornati a condurre una vita normale nelle loro case. Anche quelli che si sono macchiati di crimini efferati. Come gli sbirri di Tuol Sleng, l\u2019ex scuola superiore diventata sede della famigerata unit\u00e0 S-21, nella quale venivano torturati e uccisi gli oppositori (il pi\u00f9 delle volte immaginari) del regime. Delle oltre 14 mila persone che vi sono passate solo sette si sono salvate.<\/p>\n<p>Nel 2003 fonti ministeriali stimavano che il 60% dei sopravvissuti al regime di Pol Pot soffrisse di disturbi psichici. Un cambogiano ogni 384, inoltre, ha subito un\u2019amputazione a causa dei bombardamenti americani o delle mine disseminate durante la guerra civile. Si tratta della pi\u00f9 alta percentuale al mondo. La maggior parte di essi, per sopravvivere, sono costretti a mendicare nelle strade di Phnom Penh o a suonare per i turisti all\u2019entrata dei templi di Angkor.<\/p>\n<p>La Cambogia \u00e8 tra i paesi pi\u00f9 poveri del mondo: occupa il 136\u00b0 posto nella graduatoria dello sviluppo umano delle Nazioni Unite. L\u201980% dei suoi abitanti vive di agricoltura e circa un terzo si colloca al di sotto della soglia internazionale della povert\u00e0. Si tratta di un paese dove quasi un quarto dei nuovi-nati non oltrepassa i 40 anni di vita a causa della mortalit\u00e0 infantile, della malnutrizione, della diffusione esplosiva di malattie legate ai traffici di esseri umani e al turismo sessuale che imperversa nel paese.<\/p>\n<p>La Cambogia, inoltre, si colloca sistematicamente agli ultimi posti nelle classifiche relative agli indicatori di <i>governance <\/i>elaborati dalla Banca Mondiale. \u00c8 tra i 15 paesi con la maggiore corruzione al mondo (fonte: <i>Transparency International<\/i>) e, nonostante si tratti ufficialmente di una democrazia, Freedom House le affibbia la maglia nera dei \u201cpaesi non liberi\u201d. Ci\u00f2 a causa dello scarso rispetto delle libert\u00e0 civili e politiche da parte del partito predominante &#8211; il <i>Cambodian People&#8217;s Party <\/i>\u2013 che con l\u2019attuale primo ministro, Hun Sen, controlla da oltre vent\u2019anni tutte le leve del potere statale.<\/p>\n<p><b>I quattro pilastri del boom economico<\/b><br \/>\nQuale stupore allora constatare che questo stesso Paese, raccoglie il plauso di molti investitori e istituzioni internazionali. Viene anzi presentato come una delle economie in via di sviluppo pi\u00f9 promettenti per la stabilit\u00e0 macro-economica e per le opportunit\u00e0 di investimento. A partire dalla fine degli anni Ottanta, in Cambogia \u00e8 stata avviata una liberalizzazione e privatizzazione dell\u2019economia molto spinta. A cui si \u00e8 accompagnata una crescente integrazione internazionale: nel 1998 il paese ha aderito all\u2019Asean e nel 2004 al Wto. La dollarizzazione dell\u2019economia, la \u201cstabilit\u00e0 politica\u201d e la \u201cdisponibilit\u00e0\u201d del governo verso gli investitori esteri hanno risvegliato l\u2019attenzione internazionale. La crescita del Pil, in termini reali, \u00e8 stata molto consistente: mediamente dell\u20198% nel corso degli ultimi venti anni.<\/p>\n<p>I pilastri su cui poggia questo boom sono essenzialmente quattro. Una forte espansione dell\u2019industria tessile, che ha beneficiato di scambi privilegiati con i paesi occidentali, l\u2019esplosione delle costruzioni e del turismo, insieme ai buoni raccolti agricoli degli ultimi anni. Questo eccezionale sviluppo \u2013 destinato a rallentare nel 2009 \u2013 mostra tuttavia un doppio profilo. Da un lato quello debole e socialmente squilibrato di un\u2019<i>economia dipendente<\/i>, afflitta da un deficit di regolazione che ne pu\u00f2 compromettere il futuro. Dall\u2019altro quello forte e carico di potenzialit\u00e0 redistributive di un benessere emergente.<\/p>\n<p>Sul primo versante va notato che la privatizzazione dell\u2019economia \u00e8 stata tutt\u2019altro che trasparente, avvantaggiando molti personaggi vicini al regime. Non solo. La corruzione dilagante e i generosi incentivi forniti agli investitori privati stanno producendo molti danni. Il regime di particolare favore per gli investimenti esteri \u2013 che consente agli stranieri di acquisire la totale propriet\u00e0 delle compagnie create e, di fatto, dei terreni su cui investono \u2013 sta generando speculazioni di enormi proporzioni. Lo scorso aprile <i>The Guardian <\/i>ha dedicato a questo tema un articolo dal titolo emblematico: \u201cCountry for Sale\u201d. A ci\u00f2 si aggiunge il forte aumento delle disuguaglianze sociali frutto di una crescita economica mal regolata. Paradossalmente \u2013 visto che si tratta di un paese ex-socialista \u2013 il problema principale \u00e8 costituito proprio dall\u2019estrema debolezza dello Stato, le cui modeste entrate (11% del Pil) ne limitano la capacit\u00e0 di spesa (14% del Pil) e di intervento.<\/p>\n<p>Per un paese che deve ricostruire gran parte delle infrastrutture economiche e sociali si tratta di una questione non secondaria. Che rende il suo sviluppo fragile e soprattutto dipendente dall\u2019esterno. Dopo il Laos, la Cambogia \u00e8 il paese asiatico pi\u00f9 sussidiato in termini procapite. Gli aiuti internazionali ammontano al 5% del Pil. Tra il 2005 e il 2007 oltre l\u201980% degli investimenti pubblici \u00e8 dipeso da finanziamenti internazionali (fonte: <i>Economic Institute of Cambodia<\/i>). E la stessa dipendenza si nota nel settore privato, con il 40% degli investimenti realizzati da stranieri.<\/p>\n<p><b>La rinascita della speranza<\/b><br \/>\nE tuttavia, la relativa normalizzazione politica e la crescita economica avvenuta negli scorsi decenni non vanno liquidati troppo frettolosamente. Dalle pieghe di questo processo, infatti, affiorano alcuni aspetti da non trascurare. La crescita della popolazione, la riduzione della povert\u00e0, l\u2019aumento dei consumi interni, l\u2019innalzamento dell\u2019istruzione, il miglioramento delle condizioni lavorative nel tessile (monitorate dall\u2019Ilo dal 2001), l\u2019avvio di una serie di riforme imposte dagli accordi internazionali lasciano intravedere potenzialit\u00e0 positive. Ben visibili anche ad occhio nudo. Le persone hanno ricominciato a pensare al futuro. A fare progetti. In questo paese annientato dalle \u201cgrandi speranze\u201d, la rinascita delle \u201cpiccole speranze\u201d appare la cosa pi\u00f9 commovente e incoraggiante.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Cambogia rappresenta un caso emblematico delle ambivalenze della globalizzazione per le \u201ceconomie emergenti\u201d del Sud-est asiatico. I templi di Angkor, una delle maggiori attrazioni turistiche del paese, costituiscono una potente metafora delle potenzialit\u00e0 economiche connesse all\u2019internazionalizzazione, ma anche dei rischi di deterioramento e delle contraddizioni sociali che accompagnano un\u2019apertura mal regolata. 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