{"id":64037,"date":"2009-07-31T11:51:43","date_gmt":"2009-07-31T09:51:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64037"},"modified":"2017-11-03T15:38:42","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:42","slug":"il-nuovo-scudo-antimissile-di-obama","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/07\/il-nuovo-scudo-antimissile-di-obama\/","title":{"rendered":"Il nuovo scudo antimissile di Obama"},"content":{"rendered":"<p>Da quando, nel 1983, l\u2019amministrazione Reagan lanci\u00f2 l\u2019iniziativa di difesa strategica (<i>Strategic Defense Initiative, Sdi<\/i>) gli Stati Uniti hanno speso centinaia di miliardi di dollari nella ricerca e sviluppo di sistemi di difesa contro\u00a0 le minacce missilistiche. L\u2019ex-presidente George W. Bush \u00e8 stato un fervente sostenitore della difesa antimissile, promovendone l\u2019installazione di alcuni componenti in Europa. Si tratta di un progetto che soprattutto i repubblicani hanno a cuore, ma che in realt\u00e0 raccoglie consensi, anche se pi\u00f9 tiepidi, anche fra una parte consistente dei democratici. L\u2019amministrazione Obama ha preso le distanze dall\u2019entusiasmo di Bush per l\u2019idea dello scudo antimissile, ma non l\u2019ha messa in un cassetto. In realt\u00e0 la sta portando avanti, seppur con pi\u00f9 cautela e con modalit\u00e0 differenti, il che crea tensioni con Mosca e rischia di ostacolare il raggiungimento del nuovo accordo tra americani e russi sulla riduzione degli arsenali nucleari strategici.<\/p>\n<p><b>Il pomo della discordia<\/b><br \/>\nIl trattato Abm (<i>Anti Ballistic Missile<\/i>), firmato da Usa e Urss nel 1972, impegnava le due superpotenze a non costruire sistemi di difesa antimissile, garantendo la reciproca vulnerabilit\u00e0 agli attacchi nucleari, su cui su basa la dissuasione reciproca. Nel 2002 tuttavia l\u2019amministrazione Bush si ritir\u00f2 dall\u2019accordo Abm, argomentando che, dopo la fine della Guerra Fredda, andava ripensato il principio della dissuasione perch\u00e9 erano venute alla ribalta altre minacce, pi\u00f9 sfumate e diffuse, contro cui era necessario disporre di strumenti di difesa. Fu cos\u00ec che a partire dal 2004 vennero costruite due installazioni, a Fort Greely in Alaska e a Vandenberg in California, dotate di missili intercontinentali a lungo raggio in grado, almeno sulla carta, di intercettare potenziali attacchi provenienti da paesi come la Corea del Nord e l\u2019Iran. Il complesso tuttavia non ha dimostrato una grande affidabilit\u00e0: i test fin qui effettuati hanno palesato l\u2019imprecisione del sistema di intercettazione, segnalandone la complessiva inefficienza.<\/p>\n<p>A scatenare la polemica tra Russia e Stati Uniti \u00e8 stato per\u00f2 soprattutto l\u2019annuncio di Bush nel 2007 di voler installare in Europa orientale un terzo sito missilistico, costituito da 10 missili intercettori in Polonia e da un sistema radar in Repubblica Ceca, anche se l\u2019intento dichiarato era di fronteggiare un\u2019eventuale minaccia iraniana. Il timore del Cremlino \u00e8 che un tale sistema possa essere progressivamente sviluppato fino a rendere obsoleto il deterrente nucleare russo. Mosca ha controproposto di utilizzare i propri radar presenti in Azerbaijan e ad Armavir nella Russia meridionale. La proposta prevede anche la creazione di un centro di monitoraggio congiunto a Bruxelles e a Mosca che fungerebbe da base di controllo e di rielaborazione delle informazioni ricevute dai radar. Cos\u00ec integrato, il sistema non costituirebbe pi\u00f9 una minaccia. Se davvero infatti il pericolo \u00e8 rappresentato da Teheran e non da Mosca, argomentano i russi, non vi dovrebbero essere remore alla finalizzazione del progetto in una formula allargata, che comprendendo la Russia e spostando la base destinata alle installazioni in territori molto pi\u00f9 a ridosso del confine iraniano, permetterebbe una risposta pi\u00f9 efficace alla minaccia.<\/p>\n<p><b>La nuova enfasi sui missili mobili<\/b><br \/>\nSecondo un recente rapporto del Pentagono, nel 2010 l\u2019agenzia deputata allo sviluppo di dispositivi missilistici difensivi (<i>Missile Defense Agency)<\/i>,riceverebbe per lo sviluppo del programma 1,2 miliardi di dollari in meno rispetto al 2009. E\u2019 per\u00f2 previsto che aumentino, rispetto agli anni precedenti, gli stanziamenti per le tecnologie missilistiche mobili in grado di contrastare attacchi dalla media e corta distanza. In particolare, nel 2010 si spender\u00e0 di pi\u00f9 per il miglioramento della tecnologia dei missili THAAD (<i>theatre high-altitude area defence<\/i>), e per la tecnologia missilistica SM-3 (<i>Standard Missile-3<\/i>), che, integrata nel sistema di navi Aegis, \u00e8 in grado di intercettare missili di corta e media gittata. Pare dunque che l\u2019amministrazione americana abbia per il momento \u201ccongelato\u201d i suoi programmi di difesa basati sui missili intercettori installati nei silos\u00a0 (che servono per la difesa contro i missili intercontinentali) ridirezionando i fondi verso sistemi di intercettazione mobili contro i missili a corto e medio raggio. Il vantaggio degli intercettori mobili \u00e8 che possono essere utilizzati in maniera flessibile a seconda delle minacce emergenti.<\/p>\n<p>Bench\u00e9 dunque l\u2019amministrazione Obama stia spostando risorse verso programmi di difesa missilistica meno ambiziosi, con l\u2019intento anche di allentare la tensione con la Russia, il progetto nel lungo periodo rimane. Se non altro perch\u00e9 i test hanno dimostrato che i sistemi pi\u00f9 affidabili, THAAD, Aegis\/SM-3, se ulteriormente sviluppati, potrebbero servire anche per l\u2019intercettazione di missili a pi\u00f9 lungo raggio, colpendoli nella fase intermedia o finale della loro traiettoria. Va notato, a tal proposito, che nel 2010 la Missile Defense Agency ha in programma di migliorare i sistemi mobili di intercettazione di missili a gittata intermedia per renderli capaci di colpire vettori a pi\u00f9 lungo raggio. Per il potenziamento dei missili SM-3 \u00e8 prevista anche una collaborazione con il Giappone.<\/p>\n<p><b>Accordi di disarmo a rischio <\/b><br \/>\nUn attacco nucleare russo in Europa \u00e8 un\u2019eventualit\u00e0 estremamente remota. E, in ogni caso, nel futuro prossimo nessuno scudo sarebbe in grado di farvi fronte. Ma quel che preoccupa il Cremlino \u00e8 che nel pi\u00f9 lungo periodo progressi tecnologici potrebbero rendere il sistema antimissile pi\u00f9 efficiente, al punto da renderlo capace di ridurre in misura significativa la capacit\u00e0 offensiva della Russia. Per dimostrare che la minaccia non \u00e8 rappresentata da Mosca, bens\u00ec da Teheran, l\u2019amministrazione Obama potrebbe accettare la proposta di usare i radar posizionati nel fianco sud del confine russo. Ma \u00e8 a dir poco dubbio che la cooperazione russo-americana in un\u2019area cos\u00ec sensibile sia davvero fattibile, tenendo conto anche che il sistema integrato implicherebbe una condivisione di dati riservati e di tecnologie che sono costate agli americani miliardi di dollari.<\/p>\n<p>\u00c9 probabile dunque che gli Stati Uniti terranno fede agli impegni presi con Polonia e Repubblica Ceca, installando i dispositivi di difesa missilistica mobile di cui si \u00e8 ventilato l\u2019incremento in attesa di integrarli in un sistema pi\u00f9 complesso. Nuove tensioni potrebbero scaturirne tra Russia e Stati Uniti, che di rimbalzo potrebbero mettere a repentaglio l\u2019accordo preliminare che a luglio Mosca e Washington hanno raggiunto per un nuovo trattato sulla riduzione dei rispettivi arsenali nucleari. Ancora una volta, appare evidente che il nesso tra disarmo e difesa antimissile non potr\u00e0 essere ignorato, ma costituir\u00e0 al contrario uno dei temi centrali su cui raggiungere un compromesso accettabile per entrambe le parti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da quando, nel 1983, l\u2019amministrazione Reagan lanci\u00f2 l\u2019iniziativa di difesa strategica (Strategic Defense Initiative, Sdi) gli Stati Uniti hanno speso centinaia di miliardi di dollari nella ricerca e sviluppo di sistemi di difesa contro\u00a0 le minacce missilistiche. L\u2019ex-presidente George W. 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