{"id":64042,"date":"2009-05-25T11:57:07","date_gmt":"2009-05-25T09:57:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64042"},"modified":"2017-11-03T15:38:55","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:55","slug":"iran-al-bivio-con-o-senza-ahmadinejad","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/05\/iran-al-bivio-con-o-senza-ahmadinejad\/","title":{"rendered":"Iran al bivio, con o senza Ahmadinejad"},"content":{"rendered":"<p>Il prossimo giugno in Iran si svolgeranno, le elezioni presidenziali per la decima volta da quando, nel 1979 venne instaurato il regime islamico. Nelle passate elezioni, il Presidente uscente \u00e8 stato sempre rieletto per un secondo mandato. Persino Muhammad Khatami, malgrado i suoi problemi con i conservatori e il suo disaccordo con la Guida Suprema, Al\u00ec Khamenei, venne rieletto, nel 2001.Le elezioni di quest\u2019anno sono diverse, in quanto c\u2019\u00e8 la reale possibilit\u00e0 che il Presidente uscente, Mahmud Ahmadinejad, non riesca a ottenere la rielezione. Un\u2019altra caratteristica distintiva di queste elezioni \u00e8 il ruolo determinante che potranno avere le questioni di politica estera e il giudizio su quanto ha fatto il governo di Ahmadinejad.<\/p>\n<p>\u00c8 vero che, gi\u00e0 durante le elezioni del 2005, gli oppositori di Khatami avevano criticato duramente la sua politica estera come troppo \u201caccomodante\u201d nei confronti dell\u2019Occidente, sia su questioni regionali quali l\u2019Afghanistan e l\u2019Iraq, sia sulla questione nucleare. Sottolineavano che l\u2019aiuto fornito dal governo Khatami agli Usa in Afghanistan aveva avuto il solo risultato di vedere l\u2019Iran etichettato quale membro dell\u2019asse \u201cdel male\u201d, e che la decisione di sospendere unilateralmente il programma di arricchimento dell\u2019uranio, nella speranza che l\u2019Ue normalizzasse i suoi rapporti con l\u2019Iran, era stata smentita dai fatti.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 per\u00f2, nel 2005, i fattori che pi\u00f9 influenzarono l\u2019esito delle elezioni furono soprattutto di carattere interno, quali le condizioni economiche particolarmente difficili e l\u2019apparente distanza tra le \u00e9lites politiche e culturali dal paese e le preoccupazioni del popolo comune. Ahmadinejad, con la sua immagine di \u201cuomo del popolo\u201d e i suoi atteggiamenti coloriti, benefici\u00f2 largamente di queste percezioni.<\/p>\n<p><b>La politica estera di Ahmadinejad sotto attacco<\/b><br \/>\nQuest\u2019anno la situazione \u00e8 diversa e le questioni di politica estera potrebbero avere un\u2019influenza molto maggiore sul risultato elettorale. Temi legati alla politica estera appaiono nel dibattito elettorale molto pi\u00f9 frequentemente del solito.<\/p>\n<p>Le ragioni sono varie. Primo, da che Ahmadinejad \u00e8 divenuto presidente, e per sua decisione, l\u2019Iran \u00e8 stato sottoposto a sanzioni economiche dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, per le sue iniziative in campo nucleare. Secondo, la prosecuzione della politica nucleare di Ahmadinejad espone l\u2019Iran a un possibile indurimento delle sanzioni economiche e persino al rischio di attacchi militari. Terzo, la politica regionale di Ahmadinejad, e soprattutto la sua retorica militante sulla questione palestinese, hanno accresciuto l\u2019irritazione e l\u2019inimicizia dei vicini arabi, al punto che alcuni arrivano ora a considerare l\u2019Iran un rischio per la loro sicurezza anche maggiore di quanto non sia Israele. E quarto, il fatto che Ahmadinejad abbia sollevato dubbi sull\u2019Olocausto (sino quasi a negarne l\u2019esistenza) e le sue affermazioni sulla prossima scomparsa di Israele dalla faccia della terra, non solo hanno esacerbato i timori israeliani e accresciuto l\u2019ostilit\u00e0 nei confronti dell\u2019Iran, ma hanno anche ispirato un&#8217;indignazione e un disgusto generalizzati e globalmente diffusi verso il presidente iraniano e il suo governo.<\/p>\n<p>Una conseguenza dei discorsi oltraggiosi di Ahmadinejad, \u00e8 che molti leader stranieri, anche quelli che vorrebbero impegnarsi con l\u2019Iran, si trovano in imbarazzo quando debbono stringere rapporti diretti. Lo ha detto chiaramente il Presidente francese Nicolas Sarkozy, affermando che non se la sente di rivolgere la parola ad Ahmadinejad, n\u00e9 di stringergli la mano. \u00c8 un sentimento condiviso da molti altri, anche se non sempre espresso pubblicamente.<\/p>\n<p>Nel frattempo, bench\u00e9, durante la presidenza di Ahmadinejad, le rendite petrolifere iraniane abbiano toccato il livello pi\u00f9 alto degli ultimi trent\u2019anni, e nonostante la volont\u00e0 dichiarata di migliorare la situazione economica, questa \u00e8 in effetti peggiorata, con un\u2019inflazione galoppante e crescenti livelli di disoccupazione. Certo, questo governo ha attuato alcuni interventi nelle zone rurali e ha portato a compimento grandi programmi industriali, ma la sua politica macroeconomica si \u00e8 rivelata fallimentare.<\/p>\n<p>Molti oppositori sottolineano lo stretto rapporto esistente tra la sua politica estera e la disastrosa situazione economica dell\u2019Iran. Ad esempio, essi affermano che l\u2019Iran non riuscir\u00e0 a risolvere il problema della disoccupazione senza attirare importanti investimenti esteri. Ma Ahmadinejad, provocando l\u2019imposizione di sanzioni economiche molto pi\u00f9 dure di quelle precedentemente applicate dai soli Stati Uniti, ha impaurito i potenziali investitori e ha persino spinto alcune compagnie gi\u00e0 presenti in Iran, come la Total, a sospendere i nuovi progetti.<\/p>\n<p>Tutti i candidati presidenziali che si oppongono ad Ahmadinejad criticano la sua politica estera e i suoi discorsi aggressivi. Mehdi Karrubi, uno dei due candidati riformisti, sottolinea le posizioni sull\u2019Olocausto di Ahmadinejad e afferma che le sue affermazioni \u201cirresponsabili\u201d hanno danneggiato gli interessi nazionali. Un altro candidato, Mohsen Rezaei, un indipendente che sostiene la necessit\u00e0 di un governo di coalizione, \u00e8 arrivato a sostenere che l\u2019Iran non potr\u00e0 risolvere i suoi problemi economici senza prima condurre una diversa politica estera e senza raggiungere un accettabile <i>modus vivendi <\/i>con il resto del mondo. Di pi\u00f9, Rezaei ha affermato che, se sar\u00e0 eletto, cercher\u00e0 di stringere un rapporto \u201ccostruttivo ed efficace\u201d con gli Usa.<\/p>\n<p>Anche Mehdi Karrubi intende perseguire una politica analoga. Quando era presidente del Parlamento iraniano, negli anni \u201990, si era recato a New York dove aveva incontrato svariati senatori americani. Lo stesso Mir Hossein Moussavi, che negli anni \u201980 e \u201990, spinto dalle sue posizioni di sinistra e filo-sovietiche, si era opposto al miglioramento dei rapporti tra Usa e Iran, oggi intende trovare una posizione pi\u00f9 accomodante verso gli Stati Uniti.<\/p>\n<p><b>Un limitato spazio di manovra in politica estera<\/b><br \/>\n\u00c8 importante ricordare, per\u00f2, che nessun Presidente \u00e8 pienamente libero di decidere sulle questioni di politica estera. Se cos\u00ec non fosse, personaggi come l\u2019ex-presidente Al\u00ec Akbar Hashemi Rafsanjani o ancora di pi\u00f9 Mohammad Khatami, sarebbero probabilmente riusciti da tempo a risolvere una volta per tutte le divergenze con l\u2019America e con l\u2019Occidente. Questa situazione non potr\u00e0 cambiare anche nel caso di sconfitta di Ahmadinejad. D\u2019altro canto questo significa anche che una eventuale vittoria di Ahmadinejad non escluderebbe necessariamente la possibilit\u00e0 di un mutamento importante della politica estera iraniana.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che su questi temi ad avere l\u2019ultima parola \u00e8 sempre la Guida Suprema. Anzi, si potrebbe persino dire che neanche questo personaggio ha le mani completamente libere quando entrano in gioco i caratteri fondanti della politica estera iraniana, a meno che le circostanze non lo rendano assolutamente necessario. Questa \u00e8 la conseguenza della natura ideologica del regime iraniano e della sua stessa legittimit\u00e0. Ci\u00f2 significa ad esempio che, chiunque sia il Presidente, l\u2019Iran non potr\u00e0 cambiare in modo fondamentale la sua posizione sul conflitto arabo-israeliano, specialmente se ci\u00f2 dovesse significare entrare apertamente in conflitto con Hamas o con Hizbullah. Allo stesso tempo, per\u00f2, sono possibili compromessi e mutamenti pi\u00f9 limitati. Ricordiamo, ad esempio, che durante ambedue le presidenze di Rafsanjani e di Khatami, il governo iraniano aveva dichiarato che avrebbe accettato qualsiasi decisione presa dai palestinesi nel processo di pace. In altre parole, se Israele e i palestinesi dovessero raggiungere un accordo, l\u2019Iran non si opporrebbe. Mir Hossein Moussavi ha ribadito questa posizione in una recente intervista concessa ad un giornale occidentale. In pratica quindi l\u2019Iran potrebbe ridurre o persino interrompere il suo appoggio a Hamas e Hizbullah.<\/p>\n<p>Altre questioni, pur non essendo all\u2019origine di natura ideologica, hanno finito per assumere, col passare degli anni, un&#8217;importanza quasi analoga. Una di queste \u00e8 la controversa questione nucleare. Giusto o sbagliato che sia, la maggior parte degli iraniani considera il programma nucleare come parte integrante del progresso tecnologico e scientifico del paese e della sua autosufficienza, e giudica l\u2019opposizione occidentale come un\u2019altra dimostrazione della volont\u00e0 storica di mantenere l\u2019Iran in condizioni di sottosviluppo. Il che significa che qualsiasi governo iraniano manterr\u00e0 il punto di continuare ad avere una qualche forma di arricchimento dell\u2019uranio. Tuttavia sono negoziabili compromessi sul livello e sul formato dell\u2019attivit\u00e0 di arricchimento. \u00c8 interessante notare che persino il governo Ahmadinejad ha sostenuto la possibilit\u00e0 di trovare altre strade, come ad esempio la creazione di un consorzio, basato in Iran, per la produzione di combustibile nucleare, per placare le preoccupazioni occidentali e degli altri paesi della regione.<\/p>\n<p>Tuttavia sarebbe pi\u00f9 facile per l\u2019Occidente raggiungere un compromesso con un nuovo governo che non porti con s\u00e9 l\u2019imbarazzante eredit\u00e0 di Ahmadinejad, proprio come fu pi\u00f9 facile per l\u2019Occidente risolvere il cosiddetto \u201caffare Rushdie\u201d con Khatami invece che con Rafsanjani, bench\u00e9 i termini del compromesso fossero sempre gli stessi.<\/p>\n<p><b>Elezioni dall&#8217;esito incerto<\/b><br \/>\nMa quali sono le speranze di vittoria dei candidati? L\u2019handicap pi\u00f9 serio dei rivali di Ahmadinejad \u00e8 la loro divisione. Inizialmente si era sperato che il campo riformista, nei mesi precedenti le elezioni, raggiungesse un accordo su un singolo candidato, cos\u00ec da massimizzare le possibilit\u00e0 di sconfiggere Ahmadinejad. Questa speranza si era rafforzata quando, dopo mesi di riflessione, Muhammad Khatami annunci\u00f2 che si sarebbe presentato e mise su un suo stato maggiore elettorale. Ma tale speranza venne immediatamente delusa con la presentazione della candidatura di Mir Hossein Moussavi e con il rifiuto di Mehdi Karrubi di ritirarsi a favore di Khatami. In ultima analisi \u00e8 stato Khatami a rinunciare a presentarsi, dando adito alle voci che lo avrebbe fatto, dopo aver ricevuto un messaggio in tal senso da parte della Guida Suprema. Khatami ha respinto tali supposizioni, e cos\u00ec ha fatto anche la Guida Suprema con un suo discorso pronunciato nella provincia di Khorasan. Khamenei ha affermato di non appoggiare nessuno dei candidati alle prossime elezioni. Pi\u00f9 recentemente per\u00f2, durante un suo viaggio in Kurdistan, egli ha suggerito l\u2019opportunit\u00e0 di eleggere un leader che abbia uno stile di vita semplice e riservato e che sia vicino al popolo. Poich\u00e9 queste sono le caratteristiche generalmente attribuite ad Ahmadinejad si pu\u00f2 ritenere che la Guida appoggi una rielezione di questo Presidente. Tuttavia anche Moussavi non \u00e8 certo noto per la sua ricchezza n\u00e9 per uno stile di vita sfarzoso, per cui anche i suoi sostenitori potrebbero richiamare a suo vantaggio le parole della Guida.<\/p>\n<p>Moussavi ha per\u00f2 alcuni handicap. Primo, durante il suo periodo di governo, negli anni \u201980, egli ha perseguito una politica economica statalista e fortemente antiamericana. C\u2019\u00e8 grande scetticismo sulla reale portata del suo mutamento, anche se oggi egli parla di privatizzazioni e a favore di una politica estera pragmatica. Secondo, fino a tempi recenti, Moussavi si era ritirato a vita privata, rifiutandosi di esprimere pubblicamente le sue idee, per cui molta gente afferma di non sapere bene quali siano le sue posizioni reali. Terzo, egli ha il portamento di un intellettuale e gli manca l\u2019approccio semplice e diretto di un Ahmadinejad, il che potrebbe limitare la sua popolarit\u00e0 negli ambienti urbani pi\u00f9 poveri e tra la popolazione rurale.<\/p>\n<p>Karrubi potrebbe essere un candidato di compromesso e ottenere l\u2019approvazione della Guida Suprema, ove questa decidesse di abbandonare Ahmadinejad. Ci\u00f2 soprattutto perch\u00e9, a differenza di una parte almeno del partito di Khatami, Karrubi ha sempre appoggiato l\u2019istituzione della Velayat-e faquih &#8211; il governo islamico affidato a una guida religiosa suprema &#8211; e le fondamenta ideologiche del regime. Tuttavia egli manca di carisma e di esperienza manageriale, in un momento in cui tutti in Iran si preoccupano in primo luogo del governo dell\u2019economia.<\/p>\n<p>Bench\u00e9 Mohsen Rezai abbia forti credenziali conservatrici come sostenitore del regime, parla anche lui della necessit\u00e0 di cambiare e propone un\u2019agenda progressista sia all\u2019interno che per la politica estera, affermando la sua preferenza per la creazione di un governo di coalizione che includa conservatori e riformisti. Quest\u2019ultimo punto del suo programma potrebbe garantirgli l\u2019appoggio di alcuni conservatori delusi da Ahmadinejad. Tuttavia Rezai non \u00e8 molto noto e anch\u2019egli manca di carisma.<\/p>\n<p>In ultima analisi, per\u00f2, dato che probabilmente nessun candidato riuscir\u00e0 a raccogliere la maggioranza assoluta dei voti al primo turno delle elezioni, \u00e8 probabile che il confronto finale sar\u00e0 tra Ahmadinejad e Moussavi.<\/p>\n<p>Il bilancio del governo Ahmadinejad, sia in economia sia in politica internazionale, pesa a suo sfavore, cos\u00ec come il forte desiderio di cambiare che \u00e8 presente un po\u2019 ovunque nel paese. Tutto dipender\u00e0 dalla capacit\u00e0 di Moussavi di raccogliere questa insoddisfazione popolare, anche se Ahmadinejad potrebbe profittare della sindrome del \u201cmeglio il diavolo conosciuto\u2026\u201d. Un altro elemento di incertezza \u00e8 quali siano le preferenze della Guida Suprema: \u00e8 arrivato al punto di considerare Ahmadinejad un pericolo per il regime oppure lo sta ancora appoggiando, sia pure indirettamente?<\/p>\n<p>Dal punto di vista del resto del mondo, ci\u00f2 significa che coloro che vogliono aprire un dialogo con l\u2019Iran non dovrebbero mettersi in condizione di dover aspettare che al governo vada una persona che non sia Ahmadinejad. Al contrario, dovrebbero essere disponibili a parlare con lui, anche se lo trovano sgradevole. Se cos\u00ec non fosse, ogni sia pur minimo segnale che gli stranieri, specie gli occidentali, non vogliono Ahmadinejad e sono in attesa della sua sconfitta prima di riprendere i rapporti con Teheran, nel clima perverso della politica iraniana potrebbe finire per garantire la sua rielezione.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>R. Alcaro <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1045\" target=\"blank\"><b><u>Iran: sar\u00e0 davvero svolta con Obama? <\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>R. Matarazzo <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=983\" target=\"blank\"><b><u>Obama e il rebus Iran<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il prossimo giugno in Iran si svolgeranno, le elezioni presidenziali per la decima volta da quando, nel 1979 venne instaurato il regime islamico. Nelle passate elezioni, il Presidente uscente \u00e8 stato sempre rieletto per un secondo mandato. 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