{"id":64067,"date":"2008-11-07T12:11:16","date_gmt":"2008-11-07T11:11:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64067"},"modified":"2017-11-03T15:39:23","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:23","slug":"una-strada-paneuropea-per-reintegrare-la-russia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/11\/una-strada-paneuropea-per-reintegrare-la-russia\/","title":{"rendered":"Una strada paneuropea per reintegrare la Russia"},"content":{"rendered":"<p>La crisi in Georgia \u00e8 apparsa ai pi\u00f9 come una fastidiosa, anacronistica distrazione, imputabile a riflessi condizionati di un secolo tragico che andrebbe finalmente archiviato. In una ennesima eterogenesi dei fini, l\u2019intervento russo ha infatti riportato al centro dell\u2019attenzione internazionale la situazione di cronica instabilit\u00e0 lungo l\u2019intera fascia di comune contiguit\u00e0 fra l\u2019UE allargata e la Russia, troppo a lungo trascurata per la maggior urgenza di altre contingenze, specie balcaniche. Determinati dall\u2019<i>horror vacui<\/i>, e perci\u00f2 ineluttabili, gli allargamenti della Nato e dell\u2019Ue sono stati indebitamente interpretati dal Cremlino, in particolare dopo l\u2019avvento di Putin, come intenzionalmente aggressivi.<\/p>\n<p><b>Cercare convergenze strategiche <\/b><br \/>\nNon senza tensioni interne, sia la Nato che l\u2019Ue sono andate <i>fuori area<\/i>, con uno sforzo di coinvolgere anche la Russia, rispettivamente mediante il Consiglio Nato-Russia e l\u2019Accordo di Partenariato e Cooperazione. Una politica, quella dell\u2019Ue e della Nato, elaborata man mano, sotto l\u2019urgenza degli eventi, per contenere le conseguenze potenzialmente destabilizzanti del dissolvimento dell\u2019Urss (e dell\u2019ex-Jugoslavia). \u00c8 d\u2019altronde proprio nell\u2019allargamento e nella \u2018prospettiva europea\u2019 rivolte ad Est e ai Balcani che si \u00e8 sostanziata la Politica Estera e di Sicurezza dell\u2019Unione, tuttora in fase di consolidamento. \u2018Congelata\u2019, e affidata all\u2019Organizzazione per la sicurezza e cooperazione in Europa, l\u2019Osce, \u00e8 invece rimasta quella fascia di Stati, dalla Bielorussia al Caucaso (con il prolungamento centro-asiatico), verso la quale Washington, Bruxelles e Mosca avrebbero invece dovuto sforzarsi di adottare una comune visione politica, se non una strategia condivisa.<\/p>\n<p>La principale questione da risolvere in Europa, premessa di ogni ulteriore sviluppo dei rapporti continentali e transatlantici, \u00e8 infatti quella di trovare il modo di coinvolgere la Russia nel processo di reintegrazione continentale. Ne va della stessa ricomposizione del sistema di rapporti internazionali secondo il modello multilaterale proprio dell\u2019Onu, invocato da tutti, ma rispettato da pochi. Ne va anche della credibilit\u00e0 dell\u2019ambizione dell\u2019Unione europea di accrescere il proprio ruolo e influenza nell\u2019area del vicinato.<\/p>\n<p><b>Terreno \u201cparitario\u201d<\/b><br \/>\nFra Washington e Mosca si sono purtroppo nuovamente innescati istinti antagonistici da superpotenza. Comuni regole di comportamento paneuropee non possono quindi che scaturire da un accordo fra l\u2019Unione europea e la Russia, anche se con l\u2019inevitabile coinvolgimento a distanza degli Stati Uniti. \u00c8 un obiettivo che si deve perseguire non mediante negoziati fra parti contrapposte bens\u00ec, almeno inizialmente, su di un terreno \u2018paritario\u2019 quale quello, eminentemente diplomatico e politico, offerto dall\u2019Osce, organizzazione paneuropea per eccellenza.<\/p>\n<p>Il presidente russo Sergei Medvedev ha indicato di essere interessato a riprendere la strada paneuropea. Sia prima che dopo l\u2019intervento in Georgia, il 3 giugno a Berlino e l\u20198 ottobre a Evian, Medveved ha invocato una \u201cnuova architettura di sicurezza\u201d, sostitutiva delle istituzioni esistenti, la cui inadeguatezza sarebbe stata &#8211; a suo dire &#8211; dimostrata dalle recenti vicende georgiane. La Presidenza europea, per bocca di Sarkozy, ha subito risposto che la sede pi\u00f9 adatta per avviare un confronto sull\u2019argomento \u00e8 appunto l\u2019Osce.<\/p>\n<p>Va ricordato che il graduale allentamento delle sclerosi della Guerra Fredda e la progressiva erosione del Muro di Berlino si deve proprio al \u2018processo della Csce\u2019, avviato nel 1975 con l\u2019Atto di Helsinki e di cui l\u2019Osce \u00e8 la pi\u00f9 matura incarnazione. Fondata su impegni di ordine politico che accomunano una gamma quanto mai eterogenea di \u2018Stati partecipanti\u2019 (compresi Andorra e San Marino, persino la Santa Sede, fino alle repubbliche centroasiatiche), l\u2019Osce costituisce una sorta di versione europea dell\u2019Onu che persegue le politiche consensuali e l\u2019applicazione, la pi\u00f9 ampia possibile, delle migliori pratiche nel campo dei diritti umani e della democrazia, ma ha anche dimostrato la capacit\u00e0 di realizzare importanti \u2018missioni\u2019 sul terreno con compiti di osservazione e consulenza.<\/p>\n<p>Dopo il dissolvimento del Patto di Varsavia, Mosca aveva individuato nell\u2019Osce lo strumento sostitutivo della Nato e dell\u2019Ue, o quanto meno ad esse sovraordinato, Un\u2019ambizione maturata nella concitata fase della de-sovietizzazione, ma rivelatasi irrealistica. Progressivamente esautorata delle sue funzioni di strumento per la co-gestione della sicurezza paneuropea, trascurata da un\u2019Ue in altre faccende affaccendata, utilizzata prevalentemente &#8211; soprattutto da Washington &#8211; come leva per le auspicate riforme democratiche ad Est, l\u2019Osce \u00e8 diventata per Vladimir Putin un elemento irritante, inducendolo a rinnegare l\u2019impegno preso dal suo predecessore, Boris Eltsin, al Vertice Osce di Istanbul nel 1999, di ritirare gradualmente le truppe russe rimaste in Moldova e Georgia con compiti di peacekeeping unilateralmente assunti. Da allora Mosca ha inutilmente preteso una radicale riforma dell\u2019organizzazione, nel tentativo di acquisire maggior peso e influenza al suo interno.<\/p>\n<p><b>Aprire una nuova stagione politica<\/b><br \/>\nL\u2019Osce offre oggi la cornice istituzionale pi\u00f9 appropriata in cui perseguire una comune visione del processo di reintegrazione europea che \u00e8 rimasto palesemente incompiuto. \u00c8 soprattutto nell\u2019ambito dell\u2019Osce che andrebbe sondata l\u2019effettiva disponibilit\u00e0 di Mosca a collaborare nei principali cantieri europei tuttora aperti. E Bruxelles dovrebbe vedere nell\u2019Osce il terreno di elezione per una definizione pi\u00f9 compiuta della Pesc e della \u2018politica di vicinato\u2019. In questo modo l\u2019Ue darebbe fra l\u2019altro sostanza al \u2018multilateralismo efficace\u2019 di cui si fa un vanto. Si tratta in definitiva di far valere i principi politici e l\u2019impianto normativo paneuropei stabiliti oltre un trentennio fa ad Helsinki e ribaditi nella Carta di Parigi del 1990.<\/p>\n<p>La nuova stagione politica americana offre l\u2019opportunit\u00e0 di riproporre un partenariato a tre fra Stati Uniti, Unione europea e Russia, imperniato su Bruxelles piuttosto che sull\u2019asse Washington-Mosca, che il Cremlino continua palesemente a perseguire. Una migliore articolazione del sistema di sicurezza transatlantico potr\u00e0 infine servire da esempio e stimolo a pi\u00f9 largo raggio, per chiamare a raccolta gli altri paesi emergenti in vista di una pi\u00f9 funzionale organizzazione del sistema globale che contribuisca, fra l\u2019altro, a rilanciare i principi del diritto internazionale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crisi in Georgia \u00e8 apparsa ai pi\u00f9 come una fastidiosa, anacronistica distrazione, imputabile a riflessi condizionati di un secolo tragico che andrebbe finalmente archiviato. 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