{"id":64097,"date":"2008-07-16T12:28:30","date_gmt":"2008-07-16T10:28:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64097"},"modified":"2017-11-03T15:40:36","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:36","slug":"il-nodo-energetico-tra-europa-e-russia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/07\/il-nodo-energetico-tra-europa-e-russia\/","title":{"rendered":"Il nodo energetico tra Europa e Russia"},"content":{"rendered":"<p>La partnership tra Italia e Russia si rafforza, ma crea anche qualche problema. Cos\u00ec ad esempio il progetto di un gasdotto a partecipazione paritaria tra Gazprom ed Eni, il <i>South Stream<\/i>, risponde all\u2019aumento della domanda di idrocarburi del Vecchio Continente. Esso per\u00f2 rischia di compromettere definitivamente il progetto sostenuto dalle istituzioni comunitarie, il <i>Nabucco<\/i>, un corridoio energetico ideato per diversificare le fonti di approvvigionamento ed emanciparsi dalla dipendenza dalla Russia. Cos\u00ec, mentre singoli stati europei agiscono da \u201cbattitori liberi\u201d, l\u2019Ue cerca con difficolt\u00e0 di impegnare la Russia in un dialogo complessivo e coerente.<\/p>\n<p><b>Il paradigma della reciproca dipendenza<\/b><br \/>\nLe relazioni energetiche tra la Russia e l\u2019Ue sono caratterizzate dal \u201cparadigma della reciproca dipendenza\u201d. Da una parte, la produzione locale europea di energia \u00e8 in progressivo declino e la domanda in rapido aumento. Attualmente l\u2019Ue importa circa il 75% del suo fabbisogno di petrolio, il 57% di quello di gas e il 40% di quello di carbone, ma si prevede un aggravamento della \u201cdipendenza\u201d europea una volta completata la riconversione industriale dei nuovi paesi membri.<\/p>\n<p>Dall\u2019altra, l\u2019esportazione di materie prime rappresenta il 40% del Pil della Federazione Russa. La crescita del paese, dalla crisi finanziaria del 1998 ad oggi, \u00e8 stata trainata dalla produzione ed esportazione di idrocarburi. Per mantenere gli attuali trend di crescita, la Russia ha bisogno di un mercato sicuro.<\/p>\n<p>La geografia detta i termini di tale paradigma. L\u2019Ue allargata \u00e8 ormai direttamente confinante con la Russia (per oltre 2000 chilometri). Inoltre, il sistema di distribuzione esistente \u00e8 costituito da una rete di condutture ereditata dall\u2019epoca sovietica, che collega le regioni produttrici della Siberia alla ex zona del Patto di Varsavia e ad ex repubbliche sovietiche quali l\u2019Ucraina e la Bielorussia. Tali paesi costituiscono ancora oggi un passaggio obbligato per il rifornimento di gas e petrolio russi all\u2019Europa occidentale.<\/p>\n<p><b>Strategie di diversificazione<\/b><br \/>\n\u201cDiversificazione\u201d \u00e8 diventata la parola d\u2019ordine delle istituzioni comunitarie. La Commissione europea, nel Libro Verde del 2006 \u201c<a href=\"http:\/\/ec.europa.eu\/energy\/green-paper-energy\/doc\/2006_03_08_gp_document_it.pdf\" target=\"blank\"><b><u>Una strategia europea per un&#8217;energia sostenibile, competitiva e sicura<\/u><\/b><\/a>\u201d ha dato al termine una duplice significato. Diversificazione vuol dire quindi sperimentazione ed utilizzo di fonti di energia alternative per differenziare il mix energetico e rispondere al pressante imperativo della tutela ambientale. In secondo luogo, la diversificazione si concretizza nell\u2019 ampliamento del ventaglio delle fonti di approvvigionamento e, quindi, nel rafforzamento delle relazioni economico-commerciali con le repubbliche dell\u2019Asia Centrale, sostenendo la creazione e lo sviluppo di corridoi energetici alternativi. Il progetto del gasdotto <i>Nabucco<\/i> \u00e8 l\u2019espressione pi\u00f9 compiuta di tale strategia, in quanto dovrebbe collegare la Turchia all&#8217;Austria attraverso la Romania, la Bulgaria e l&#8217;Ungheria, consentendo di soddisfare il fabbisogno energetico dell\u2019Ue grazie al gas dall&#8217;Azerbaigian, dall&#8217;Egitto, dall&#8217;Iran o perfino dall&#8217;Asia centrale.<\/p>\n<p>Analogamente, la Russia ha cercato di ridurre la propria dipendenza dal mercato europeo instaurando legami con l\u2019Estremo Oriente: basti pensare all\u2019accordo firmato con la Cina il 21 marzo 2006 e i negoziati con l\u2019India degli ultimi anni. Tuttavia, la Russia ha dimostrato di voler dare priorit\u00e0, almeno nel breve e nel medio periodo, al mercato europeo. Il Cremlino, attraverso Gazprom, si \u00e8 impegnato nella progettazione di nuovi ponti energetici che collegheranno il territorio della Federazione direttamente all\u2019Europa occidentale, evitando il passaggio nei territori dell\u2019area del suo \u201cvicino estero\u201d.<\/p>\n<p>Gli attuali corridoi energetici che collegano la Russia all\u2019Europa occidentale si sono infatti rivelati politicamente \u201ca rischio\u201d. I paesi dell\u2019Europa centrale ed orientale hanno subito circa 40 interruzioni nel rifornimento di gas a partire dallo smembramento dell\u2019Unione Sovietica. Le instabili relazioni politiche della Russia con i paesi di transito rischia ancora oggi di mettere in crisi la sicurezza energetica dell\u2019Ue.<\/p>\n<p>In un tale scenario si collocano due progetti. Il primo, il gasdotto <i>North Stream<\/i>, nato da una joint venture tra Gazprom e due compagnie tedesche, consiste in una rete di <i>pipelines <\/i>di oltre 1200 km che attraversa il Mar Baltico. Il secondo, <i>South Stream<\/i>, frutto di una partnership tra Eni e Gazprom, attraverser\u00e0 il Mar Nero e la Bulgaria. Si prevede che dalla Bulgaria partano poi due direttrici: una verso nord ovest (Romania, Ungheria, Repubblica Ceca e Austria) ed una verso sud ovest (Grecia ed Italia).<\/p>\n<p>Quest\u2019ultima iniziativa si colloca in una strategia pi\u00f9 ampia delle due aziende, che comprende accordi di cooperazione tecnologica in virt\u00f9 dei quali la controparte italiana metter\u00e0 a disposizione le proprie competenze ed esperienze per lo sviluppo del sistema di trasporto del gas russo.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 appare di estrema importanza se si considera che la minaccia pi\u00f9 pericolosa per la sicurezza energetica europea non \u00e8 tanto la pressione che la Federazione Russa esercita sui paesi ex-satelliti attraverso la strumentalizzazione politica delle proprie risorse energetiche, quanto lo stato di degrado in cui versano le strutture di estrazione e distribuzione. Le tecniche e gli impianti utilizzati risalgono all\u2019epoca sovietica e la drastica riduzione degli investimenti nella ricerca geologica produrranno nel medio periodo una devastante crisi della produzione. Secondo stime recenti, presto Gazprom non sar\u00e0 pi\u00f9 in grado di onorare i contratti fino ad ora stipulati, creando una forte instabilit\u00e0 globale. Il gigante russo dell\u2019energia, infatti, ha improntato la propria strategia sul mantenimento di una indiscutibile posizione monopolistica piuttosto che sullo sviluppo e la modernizzazione della produzione.<\/p>\n<p><b>Il nazionalismo energetico e la politica estera europea dell\u2019energia<\/b><br \/>\nLa Russia ha preferito avviare relazioni bilaterali con i singoli paesi europei piuttosto che con l\u2019Unione europea. Questa pratica affonda le sue radici nel periodo della Guerra Fredda, ma si \u00e8 confermata quando il processo di allargamento verso Est dell\u2019Ue e della Nato sono state percepite da Mosca in modo negativo. Alla strategia russa si aggiunge il comportamento degli stati europei. Sebbene i vari paesi siano perfettamente consapevoli della loro interdipendenza politica ed economica, in tema di sicurezza energetica tendono ancora ad operare come \u201cbattitori liberi\u201d, ostacolando la realizzazione di una vera politica energetica comune.<\/p>\n<p>Molto dipender\u00e0 dal futuro della politica estera europea, ove essa riesca a sviluppare relazioni internazionali costruttive, solide e costanti, basate sui principi di complementariet\u00e0 e di interdipendenza con i paesi produttori ed esportatori di energia. La Russia \u00e8 indubbiamente uno spazio cruciale di \u201ccomplementariet\u00e0\u201d per l\u2019Unione europea, ma solo lo sviluppo di un dialogo strategico complessivo potr\u00e0 riuscire a incoraggiare e canalizzare investimenti europei verso il settore energetico russo, superando le attuali difficolt\u00e0 e diffidenze reciproche.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La partnership tra Italia e Russia si rafforza, ma crea anche qualche problema. Cos\u00ec ad esempio il progetto di un gasdotto a partecipazione paritaria tra Gazprom ed Eni, il South Stream, risponde all\u2019aumento della domanda di idrocarburi del Vecchio Continente. 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