{"id":64098,"date":"2009-01-19T12:28:48","date_gmt":"2009-01-19T11:28:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64098"},"modified":"2017-11-03T15:39:13","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:13","slug":"quale-via-duscita-per-lo-zimbabwe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/01\/quale-via-duscita-per-lo-zimbabwe\/","title":{"rendered":"Quale via d\u2019uscita per lo Zimbabwe?"},"content":{"rendered":"<p>Lo Zimbabwe \u00e8 colpito da una profonda crisi umanitaria; mentre l\u2019instabilit\u00e0 politica determina un costante peggioramento della situazione economica del paese, centinaia di migliaia di persone continuano a morire a causa delle epidemie, della fame e delle conseguenze della violenza scatenatasi all\u2019indomani delle elezioni presidenziali del giugno 2008.<\/p>\n<p><b>Un governo di mediazione<\/b><br \/>\nUn recente rapporto realizzato dall\u2019<i>International Crisis Group (Icg) <\/i>tenta di individuare una possibile via d\u2019uscita dalla situazione di stallo \u201cdegenerativo\u201d in cui versa lo Zimbabwe. Nonostante la firma dell\u2019accordo tra il Presidente Robert Mugabe e il leader dell\u2019opposizione interna Morgan Tsvangirai (<i>Global Political Agreement<\/i> Gpa), lo scorso settembre, avesse dato la sensazione di una effettiva svolta, sono bastate poche settimane perch\u00e9 la situazione tornasse a deteriorarsi.<\/p>\n<p>Il rapporto dell\u2019Icg considera comunque inadeguata l\u2019imposizione di ulteriori sanzioni\/pressioni dall\u2019esterno, se non accompagnate da un nuovo e pi\u00f9 realistico approccio che eviti il tracollo completo del paese. L\u2019Icg ritiene si debba realizzare un vero e proprio trasferimento di poteri dal governo in carica ad un mediatore neutrale: un\u2019amministrazione di transizione composta da esperti non-partisan, dalla quale siano esclusi Mugabe e Tsvangirai, e che sia guidata da un rappresentante scelto da una maggioranza parlamentare di due terzi ed ineleggibile nelle successive elezioni presidenziali (oltre che interdetto dal ricoprire la carica di primo ministro).<\/p>\n<p>Il rappresentante eletto avr\u00e0 il potere di nominare i nuovi funzionari dei diversi ministeri sostituendoli a quelli attualmente al potere. La possibile strada da percorrere per mettere fine all\u2019incubo dello Zimbabwe viene dunque individuata nella creazione, in tempi brevi, di un\u2019amministrazione non-partisan di transizione, capace di preparare nuove elezioni presidenziali (in un arco di tempo di 18 mesi) e di fronteggiare le disastrose condizioni umanitarie ed economiche che il paese sta attualmente vivendo.<\/p>\n<p>Fran\u00e7ois Grignon, Direttore del Programma africano dell\u2019International Crisis Group, ha affermato l\u2019urgente necessit\u00e0 per lo Zimbabwe di un nuovo e competente governo capace di conquistare la fiducia all\u2019interno e all\u2019esterno del paese. Unica istituzione nazionale legalmente eletta, il Parlamento, dovrebbe tentare di introdurre un emendamento alla Costituzione per permettere a questa nuova amministrazione ed ai suoi dirigenti di insediarsi. Inoltre, ricostituire una Commissione elettorale di supervisione risulter\u00e0 indispensabile per il regolare svolgimento della successiva tornata elettorale. Al fine di rendere operativa questa soluzione, sar\u00e0 tuttavia necessario allontanare il presidente ed il primo ministro lasciando \u201cscoperte\u201d le loro posizioni all\u2019interno dell\u2019amministrazione di transizione.<\/p>\n<p>Per indurre Mugabe ad accettare la proposta, potrebbero rivelarsi utili garanzie costituzionali per lui stesso, la sua famiglia ed i suoi seguaci, contro la persecuzione all\u2019interno del paese e la possibile estradizione. Anche i membri del <i>Comando delle Operazioni Alleate<\/i> (Joc), che verrebbe smantellato e sostituito da un <i>Consiglio di Sicurezza Nazionale <\/i>(Nsc) approvato dal Parlamento, godrebbero di queste stesse garanzie, purch\u00e9 non fautori di attivit\u00e0 sovversive e rischiose per la stabilit\u00e0 del paese. Oltre all\u2019indispensabile supporto al governo di transizione da parte delle Nazioni Unite e dell\u2019Unione Africana, potr\u00e0 venir richiesto alla <i>Comunit\u00e0 di Sviluppo dell\u2019Africa Australe <\/i>(Sadc) di sostenere le forze di sicurezza per promuovere la stabilit\u00e0 all\u2019interno del paese.<\/p>\n<p><b>Le riforme indispensabili<\/b><br \/>\nIl rapporto dell\u2019 Icg si concentra infine sull\u2019agenda di riforme che l\u2019amministrazione di transizione dovrebbe realizzare per bloccare la crisi che affligge lo Zimbabwe: dalla nuova costituzione, all\u2019abrogazione delle leggi repressive contro la libert\u00e0 di movimento, espressione ed associazione, alla riforma del sistema di sicurezza. Sul fronte economico, invece, servono riforme macro-economiche e monetarie per stimolare la crescita e bloccare il deficit fiscale e dei commerci, una riforma agricola e un\u2019equa e razionale distribuzione degli aiuti umanitari. Nell\u2019incoraggiare la realizzazione di queste riforme da parte del governo di transizione sar\u00e0 essenziale l\u2019assistenza fornita dalla comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p>L\u2019ambasciatore americano nello Zimbabwe, James McGee, ha recentemente sottolineato l\u2019importanza del coinvolgimento e della mobilitazione dei leader degli stati vicini nel dar vita ad un movimento regionale capace di produrre pressioni significative nei confronti dell\u2019amministrazione attualmente al potere. \u00c8 stata in particolar modo l\u2019amministrazione americana capeggiata da Bush, durante le ultime settimane del suo mandato, ad esercitare una pressione a livello internazionale su Mugabe.<\/p>\n<p>Il Segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, ha dichiarato che solamente una coalizione internazionale capeggiata dagli stati vicini pu\u00f2 mettere fine alla crisi umanitaria, politica ed economica del paese. Gli stati confinanti con lo Zimbabwe, ogni giorno, si trovano a gestire il difficile problema dei profughi, che accrescono il rischio d\u2019instabilit\u00e0 della regione e di diffusione del colera nell\u2019Africa del Sud (in Botswana, Zambia, Malawi, Sud Africa), Mentre il ministro degli esteri del Botswana, ha proposto un embargo petrolifero contro il regime di Mugabe, i leader di Sud Africa, Tanzania e Kenia si sono dichiarati favorevoli ad incrementare gli aiuti umanitari.<\/p>\n<p>Unendosi ai leader europei, in particolar modo a quelli di Gran Bretagna (Brown), Francia (Sarkozy) e Spagna (Solana), la Rice ha chiesto nuovamente a Mugabe (il cui regime \u00e8 stato definito \u201cRegno del Terrore\u201d costituitosi in seguito a false elezioni e divisioni di potere) di ritirarsi dalla scena politica; il Segretario di Stato americano ha per\u00f2 sottolineato come, dopo il suo ritiro, la crisi e la sofferenza per i cittadini dello Zimbabwe saranno ancora lunghe. Sarebbe dunque necessario un intervento della comunit\u00e0 internazionale per superare l\u2019impasse politico determinato dal mancato accordo sulla divisione e distribuzione dei ministeri tra le opposte forze politiche: il Zanu-Pf (<i>Zimbabwe African National Union \u2013 Patriotic Front<\/i>) di Mugabe e l\u2019Mdc (<i>Movimento per il Cambiamento Democratico<\/i>) di Tsvangirai.<\/p>\n<p>Anche qualora le parti fossero in grado di raggiungere un accordo in merito alla divisione dei ministeri e alla relativa divisione del potere, la creazione di un sistema di governo bipolare come quello suggerito dal <i>Global Political Agreement <\/i>risulterebbe insufficiente a risolvere i problemi del paese in un clima di cos\u00ec \u2019intensa sfiducia tra le forze politiche. \u00c8 quindi necessario un nuovo approccio.<\/p>\n<p>Insieme agli Stati Uniti, la Gran Bretagna ha tentato pi\u00f9 volte durante lo scorso anno di affrontare la questione all\u2019interno del Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu, ma il Sud Africa, la Cina e la Russia si sono ripetutamente opposti sostenendo che la crisi fosse in primo luogo di natura interna. La Cina \u00e8 la potenza internazionale che si mostra meno ostile a Mugabe e pi\u00f9 propensa a fornire aiuti economici al suo governo.<\/p>\n<p><b>Crisi umanitaria<\/b><br \/>\nDa parte sua, ad inizio dicembre, la Commissione europea ha stanziato 11,4 milioni di dollari per aiutare lo Zimbabwe a bloccare la diffusione del colera che ha causato, fino ad ora, circa 600 morti. Questi fondi verranno gestiti dalle Nazioni Unite e dalle organizzazioni non governative attive nello Zimbabwe al fine di fornire acqua e medicinali, e sostenere programmi igienico-sanitari per rispondere alla diffusione dell\u2019epidemia.<\/p>\n<p>L\u2019<i>Oxfam<\/i>, gruppo di aiuto umanitario attivo all\u2019interno del paese, ha stimato circa 300.000 persone nello Zimbabwe che, a causa della mancanza di acqua, cibo e sistema sanitario, sono a rischio di contagio del colera. Cresce la difficolt\u00e0 di distribuire i medicinali e di curare i malati soprattutto in seguito alla chiusura di quattro dei pi\u00f9 grandi ospedali del paese. Il Wfp e la Fao hanno dichiarato che alla fine di gennaio 2009 ammonteranno a sei milioni le persone che avranno bisogno di cibo; le due organizzazioni hanno inoltre stimato che saranno necessari circa 550 milioni di dollari per finanziare i programmi contro la fame.<\/p>\n<p>Come ha sostenuto la Presidenza dell\u2019Unione europea in seguito al ritiro di Tsvangirai dalla seconda tornata delle elezioni presidenziali, \u00e8 di cruciale importanza restituire agli abitanti dello Zimbabwe il fondamentale diritto di esercitare il proprio voto e di esprimere liberamente il proprio pensiero. Al fine di ridare credibilit\u00e0 al processo democratico, bisogna interrompere la sistematica campagna di violenza ed intimidazione sponsorizzata dal governo. Qualsiasi via d\u2019uscita per lo Zimbabwe implica quindi una risposta a crisi complementari: porre fine alla recessione economica attraverso un impegno costante e crescenti investimenti da parte della comunit\u00e0 internazionale, ottenere il supporto di entrambi gli schieramenti politici al fine di realizzare politiche di stabilizzazione all\u2019interno del paese, far aumentare e gestire razionalmente gli aiuti umanitari per fronteggiare l\u2019emergenza.<\/p>\n<p>Sul tema vedi anche:<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=938\" target=\"blank\"><b><u>Perch\u00e9 Mugabe tiene ancora in scacco lo Zimbabwe<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=804\" target=\"blank\"><b><u>Zimbabwe: lotta dura tra Mugabe e Tsvangirai<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo Zimbabwe \u00e8 colpito da una profonda crisi umanitaria; mentre l\u2019instabilit\u00e0 politica determina un costante peggioramento della situazione economica del paese, centinaia di migliaia di persone continuano a morire a causa delle epidemie, della fame e delle conseguenze della violenza scatenatasi all\u2019indomani delle elezioni presidenziali del giugno 2008. 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