{"id":6410,"date":"2007-10-23T00:00:00","date_gmt":"2007-10-22T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-torre-di-babele\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:17","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:17","slug":"la-torre-di-babele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/10\/la-torre-di-babele\/","title":{"rendered":"La Torre di Babele"},"content":{"rendered":"<p>Appena cominciato l\u2019esame della Finanziaria e del Bilancio dello Stato per il 2008 sono iniziate le tradizionali polemiche sulle spese militari italiane. Il dibattito \u00e8, come sempre, un po\u2019 surreale perch\u00e9, ancor prima che opinioni diverse, si confrontano numeri diversi, col risultato che \u00e8 quasi impossibile capire come stanno effettivamente le cose.<\/p>\n<p>A voler essere seri bisognerebbe, innanzi tutto, definire una metodologia di calcolo e di analisi condivisa e poi continuare ad utilizzarla. In realt\u00e0, invece, si continua a piegare i dati a sostegno di tesi precostituite e a percorrere la facile scorciatoia del confondere le acque alla ricerca di un maggiore consenso. Nulla impedisce di proporre un basso livello di spese per la difesa, ma bisognerebbe farlo apertamente e non, invece, cercando di far credere che la nostra spesa \u00e8 elevata ed allineata con quella dei nostri partner e che, quindi, vi sarebbero dei margini per ridurla. E, soprattutto, bisognerebbe chiarire quali sono i rischi che il paese correrebbe sul piano della sua sicurezza.<\/p>\n<p><b>Un perimetro frastagliato <\/b><br \/>Volendo tentare un approccio corretto si pu\u00f2 procedere per passaggi successivi, che aiutino, chi lo vuole, a farsi un\u2019idea pi\u00f9 chiara della realt\u00e0.<\/p>\n<p>Il primo passaggio riguarda il perimetro della spesa militare. Il nostro Bilancio della Difesa comprende voci che non riguardano direttamente l\u2019attivit\u00e0 militare, come, soprattutto, gran parte delle spese per i Carabinieri. Questo ha portato a suddividere in pi\u00f9 voci il Bilancio, individuando al suo interno, a partire dalla Nota Aggiuntiva per il 1990, la Funzione Difesa, che ne rappresenta solo poco pi\u00f9 del 70%. Questo sforzo di chiarezza e trasparenza, offerto volontariamente dalla Difesa al Parlamento, \u00e8, a parole, apprezzato da tutti, salvo poi non utilizzarlo quando si vuole sostenere che l\u2019Italia ha un elevato livello di spesa militare e, quindi, si preferisce citare il dato complessivo. Per correttezza, bisognerebbe, per\u00f2, considerare anche gli investimenti gestiti dal Ministero dello Sviluppo Economico. Sono un po\u2019 pi\u00f9 difficili da quantificare per le loro modalit\u00e0 di erogazione: si tratta, infatti, di limiti di impegno, cio\u00e8 veri e propri mutui contratti dallo Stato col sistema bancario per farsi anticipare le risorse necessarie.  Inoltre, non possono essere meccanicamente assimilati agli investimenti della Difesa perch\u00e9 la loro erogazione ha come obiettivo primario il sostegno allo sviluppo tecnologico e solo secondariamente si traducono in ammodernamento dello strumento militare. Si pu\u00f2 stimare che l\u2019apporto sia ammontato nell\u2019ultimo triennio a circa l\u20198% della Funzione Difesa. Nel complesso, quindi, tenendo conto delle due variazioni, pi\u00f9 del 20% dell\u2019attuale spesa per la difesa andrebbe scorporato perch\u00e9 estraneo.<\/p>\n<p><b>Europa lontana <\/b><br \/>Il secondo passaggio riguarda il confronto internazionale. Va subito detto che la nostra situazione \u00e8 quasi unica all\u2019interno della Nato, col risultato che i dati raccolti non tengono conto di questa anomalia italiana e ci attribuiscono un livello di spesa pari al Bilancio (pi\u00f9 le pensioni definitive), che lo fa risultare molto pi\u00f9 alto di quanto non sia in realt\u00e0. Inoltre, pi\u00f9 che un confronto generale con i valori medi, bisognerebbe comparare le spese italiane con quelle dei paesi a noi pi\u00f9 vicini. In questo caso il livello italiano (considerando anche l\u2019apporto dell\u2019Mse) risulta il 55% della Germania, il 48% della Francia e il 30% del Regno Unito. Sul totale delle spese europee incidiamo per il 9% contro il 15% tedesco, il 18% francese e il 28% inglese. Se, infine, confrontiamo le sole spese per la funzione difesa col personale militare, spendiamo per ogni soldato il 75% dei tedeschi, il 59% dei francesi e il 33% degli inglesi. Spendiamo, quindi, molto meno degli altri paesi europei con cui vogliamo confrontarci. Un confronto che peggiora ulteriormente se ci si limita agli investimenti, compresa la ricerca e considerando anche l\u2019Mse: l\u2019Italia contribuisce alla spesa europea col 7% contro il 14% tedesco, il 31% francese e il 36% inglese.<\/p>\n<p><b>Segnali di miglioramento<\/b><br \/>Il terzo passaggio riguarda l\u2019esame del Bilancio 2008. Misurare l\u2019incremento rispetto allo scorso anno \u00e8 utile per misurare la tendenza in atto, ma non per dare un giudizio sul livello della spesa. Dopo alcuni anni la caduta libera del Bilancio della Difesa \u00e8 stata bloccata con la scorsa manovra finanziaria. Quest\u2019anno si sta cercando di assicurare una minima ripresa degli investimenti, volta a garantire la prosecuzione dei programmi internazionali in corso e ad avviare qualche nuova iniziativa soprattutto nel campo terrestre. In quest\u2019ultimo settore, infatti, le carenze si fanno particolarmente sentire sia per il forte impegno nelle operazioni internazionali a supporto della pace, sia per la mancanza di programmi internazionali dovuta all\u2019impostazione ancora fortemente nazionale delle forze terrestri e alla scarsa concentrazione industriale dello specifico comparto. Quest\u2019ultima caratteristica ha fatto s\u00ec che i programmi terrestri siano stati ancora meno tutelati nelle passate generali riduzioni. <\/p>\n<p>Pi\u00f9 in generale bisogna poi tenere presente che il ricorso ai limiti di impegno, attuato in tutto il decennio per sopperire alla scarsit\u00e0 delle risorse finanziarie assegnate, ha di fatto \u201cingessato\u201d il bilancio, vedendo crescere progressivamente la parte assorbita dal pagamento delle rate del debito a discapito della possibilit\u00e0 di partecipare alle nuove iniziative attraverso cui si sta costruendo l\u2019Europa della difesa. L\u2019indispensabile ammodernamento delle nostre Forze Armate richiede nuove risorse finanziarie ed \u00e8 in questa direzione che il nuovo Bilancio della Difesa cerca di muoversi.<\/p>\n<p>Siamo ancora ben lontani dai livelli di spesa dei nostri partner e da quelli che tutti i governi e le maggioranze hanno fino ad ora prospettato, ma si registra, comunque, qualche miglioramento. Qualcuno dall\u2019opposizione ne critica oggi l\u2019esiguit\u00e0: sarebbe certamente pi\u00f9 credibile se il ricordo della scorsa legislatura non fosse ancora ben vivo. Speriamo che non se lo dimentichi se, in futuro, dovesse tornare al governo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Appena cominciato l\u2019esame della Finanziaria e del Bilancio dello Stato per il 2008 sono iniziate le tradizionali polemiche sulle spese militari italiane. 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