{"id":64100,"date":"2009-09-24T12:30:32","date_gmt":"2009-09-24T10:30:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64100"},"modified":"2017-11-03T15:37:46","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:46","slug":"obama-e-leuropa-delle-occasioni-perse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/09\/obama-e-leuropa-delle-occasioni-perse\/","title":{"rendered":"Obama e l\u2019Europa delle occasioni perse"},"content":{"rendered":"<p>Quali indicazioni trarre sullo stato dei rapporti transatlantici dal modo in cui sono state affrontate alcune questioni chiave dell\u2019agenda politica dai tre vertici \u2013 G20 di Londra, 60\u00b0 anniversario dell\u2019Alleanza Atlantica, Usa-Ue a Praga &#8211; che hanno impegnato la diplomazia internazionale?<\/p>\n<p>Di fronte alle iniziative dell\u2019amministrazione statunitense e all\u2019indubbio carisma personale del presidente Obama, la risposta europea \u00e8 sembrata oscillare tra il compiacimento perch\u00e9 Washington ha fatto proprie alcune posizioni da tempo sostenute dall\u2019Europa (come la chiusura di Guantanamo e il dialogo con l\u2019Iran) e la difficolt\u00e0 a definire insieme al ritrovato partner d\u2019oltreatlantico risposte comuni alle difficili sfide dell\u2019agenda internazionale. L\u2019Europa, al cui arco non mancano alcune buone-frecce come la solidit\u00e0 dell\u2019euro e un sistema di protezione sociale che consente di attutire gli effetti della crisi finanziaria, si \u00e8 rivelata incapace di elaborare una strategia condivisa e in grado di rispondere agli interessi europei in gioco.<\/p>\n<p><b>Gli europei in ordini sparso<\/b><br \/>\nSoprattutto la riunione di Londra del G20 ha visto l\u2019Europa divisa, frenata dall\u2019immagine di debolezza trasmessa dalla Presidenza ceca. Sarebbe senz\u2019altro ingiusto attribuire tutte le colpe al governo di Praga che, in virt\u00f9 delle regole della rotazione semestrale nella Presidenza, si \u00e8 trovato a gestire un momento cruciale per l\u2019Unione europea. La perdita di autorevolezza della Commissione europea guidata da Barroso, l\u2019approssimarsi della scadenza del mandato del Parlamento europeo e di elezioni su cui sembra soffiare solo il vento dell\u2019astensionismo e non quello di un vero dibattito europeo, hanno certo contribuito a fare dell\u2019Europa \u201ca lame duck\u201d (un\u2019anatra zoppa).<\/p>\n<p>Indubbiamente la crisi politica a Praga, con la sfiducia al premier Topolanek, hanno pi\u00f9 che mai fatto rimpiangere la mancata entrata in vigore del trattato di Lisbona. Una presidenza del Consiglio europeo pi\u00f9 forte e sicura avrebbe probabilmente dato all\u2019Europa un ruolo pi\u00f9 incisivo. Contro le aspirazioni europee a contare nella definizione delle regole del nuovo ordine economico mondiale ha giocato per\u00f2 soprattutto il solito riproporsi della contrapposizione tra il \u201ccapitalismo anglosassone\u201d, imperniato sulla supremazia della finanza e impersonato dalla Gran Bretagna di Gordon Brown, e il capitalismo renano legato all\u2019impresa della coppia franco-tedesca. Inoltre, che credibilit\u00e0 dare a un\u2019Europa che procede in ordine sparso, senza riuscire a mettere in pratica un coordinamento a livello europeo degli interventi nazionali di stimolo all\u2019economia? Il risultato dell\u2019impasse europeo \u00e8 stato appunto l\u2019assenza dell\u2019Europa, che ha rinunciato ad essere, come avrebbe potuto, il fulcro della ridefinizione degli equilibri economici mondiali, laddove invece si \u00e8 evidenziata una crescente influenza della Cina.<\/p>\n<p><b>L\u2019occasione mancata del vertice Nato<\/b><br \/>\nIl vertice che ha celebrato il sessantesimo anniversario dell\u2019Alleanza atlantica doveva essere per l\u2019Europa quello pi\u00f9 ricco di risultati, sia sul piano simbolico che di sostanza. Il ritorno della Francia nella struttura militare integrata dell\u2019Alleanza Atlantica \u00e8 senz\u2019altro importante da entrambi i punti di vista. La decisione francese di rivedere la decisione presa dal generale de Gaulle nel 1966, mettendo fine alla frizione tra prospettiva atlantica e prospettiva europea, pu\u00f2 concretamente aprire la strada a una complementariet\u00e0 tra la Nato e l\u2019Ue per le future strategie di difesa del continente europeo. La politica di sicurezza e difesa europea \u00e8 ormai una realt\u00e0, anche se pesa il vincolo delle risorse. Sulle principali questioni relative al futuro della Nato il vertice \u00e8 stato sostanzialmente interlocutorio. I capi di Stato e di governo hanno adottato una Dichiarazione sulla sicurezza atlantica, in attesa della definizione del nuovo concetto strategico dell\u2019Alleanza, che dovr\u00e0 coniugare la difesa territoriale dei paesi membri &#8211; che resta il core business della Nato &#8211; con le nuove fonti di insicurezza che provengono da teatri lontani.<\/p>\n<p>Alla vigilia del Vertice della Nato due dossier, Afghanistan e Russia, si annunciavano come quelli pi\u00f9 spinosi e che potevano creare le maggiori tensioni fra gli alleati. Il vertice ha confermato che l\u2019Afghanistan \u00e8 la priorit\u00e0 strategica per l\u2019alleanza. La strategia di fondo continua a basarsi su un approccio che combini risorse civili e militari, con l\u2019obiettivo di costruire un paese sicuro, stabile e democratico, nonch\u00e9 rispettoso dei diritti umani. In effetti si assiste a un cambiamento di strategia, con un spostamento di accento sull\u2019assistenza non militare e sul sostegno economico e logistico alle autorit\u00e0 afgane. Posizioni sempre sostenute dagli europei, che per\u00f2 hanno concesso ad Obama molto meno di quanto aveva chiesto per quanto riguarda il rafforzamento dei contingenti e la riduzione dei vincoli all\u2019impiego operativo dei contingenti. Obama ha ottenuto un aumento limitato delle truppe europee e solo per lo svolgimento delle elezioni presidenziali previste per il 20 agosto in Afghanistan. Un risultato spiegabile certo con i condizionamenti interni di alcuni paesi come la Germania, dove in settembre si terranno le elezioni, ma anche con le difficolt\u00e0 concrete a trovare nuovi uomini.<\/p>\n<p>Quanto alle relazioni con la Russia tende a prevalere il pragmatismo. La dichiarazione finale adottata dal vertice Nato non nasconde il disaccordo con Mosca su numerose questioni, dallo scudo missilistico all\u2019allargamento a Ucraina e Georgia. Dopo la crisi georgiana, l\u2019alleanza ha voluto ribadire che non pu\u00f2 essere accettato il ritorno al metodo del fatto compiuto, ma evitare la contrapposizione \u00e8 diventata una scelta quasi obbligata: la Nato ha infatti bisogno della cooperazione della Russia per far arrivare i rifornimenti in Afghanistan.<\/p>\n<p>Quanto alle prospettive future, gli europei continuano ad essere contrari a una Nato a vocazione mondiale, la \u201cglobal Nato\u201d, di cui \u00e8 per\u00f2 sostenitore Ivo Daalder, nominato da Obama ambasciatore presso l\u2019alleanza. La dichiarazione adottata dal vertice dell\u2019Alleanza atlantica sembra parzialmente aprire in questa direzione. Vi si afferma infatti l\u2019obiettivo di rafforzare, sia pure con una valutazione \u201ccase by case\u201d, la cooperazione con Australia, Giappone e Nuova Zelanda.<\/p>\n<p>Dopo gli scontri con l\u2019America di Bush, lo \u201cstrappo atlantico\u201d \u00e8 stato sostanzialmente ricucito, ma dal viaggio di Obama in Europa sono emersi segnali contraddittori per le relazioni transatlantiche. Per esempio, i tentennamenti e le divisioni europee sulla questione dell\u2019ingresso della Turchia rivelano le difficolt\u00e0 dell\u2019Europa a svolgere anche un ruolo di leadership regionale. Se l\u2019Unione europea vuole essere un attore della sicurezza in un\u2019area cruciale per la sicurezza energetica, come il Mar Caspio, deve dare una risposta politica chiara alle aspirazioni europee della Turchia, che \u00e8 un alleato chiave per la sicurezza occidentale e per gli sforzi di stabilizzazione in Iraq e in Afghanistan. A Strasburgo-Kehl il primo ministro turco Erdogan ha fra l\u2019altro ottenuto un posto chiave ai vertici dell\u2019alleanza, in cambio del via libera alla nomina del danese Rasmussen come segretario generale.<\/p>\n<p><b>La crisi, opportunit\u00e0 per l&#8217;Europa<\/b><br \/>\nIn un mondo multipolare \u00e8 pi\u00f9 che mai urgente che l\u2019Unione europea sappia agire come un soggetto politico unitario e un attore credibile e influente del sistema internazionale. La risposta degli europei alle richieste di Obama non \u00e8 stata all\u2019altezza delle aspettative, ma resta il fatto che l\u2019Europa \u00e8 per gli Stati Uniti l\u2019unico alleato globale. Dalla Cina Washington pu\u00f2 aspettarsi un aiuto per riorganizzare il sistema finanziario mondiale, ma Pechino non condivide i valori su cui si basa la comunit\u00e0 euro-atlantica.<\/p>\n<p>Se gli alleati europei deluderanno Obama l\u2019America potrebbe tornare, come auspica Robert Kagan, a muoversi senza gli europei, esercitando un \u201csoft unilateralism of low expectations\u201d. Un punto di vista che trascura per\u00f2 il fatto che anche gli Stati Uniti stanno attraversando una fase di debolezza. Alcune delle mosse di Obama possono essere lette proprio come il tentativo di frenare il declino dell\u2019egemonia americana. L\u2019Europa ha un\u2019occasione unica per usare la crisi come grimaldello per riequilibrare i rapporti di forza e rimettere in discussione la supremazia americana. A condizione che in questa crisi globale i paesi europei non seguano la strada larga, ma illusoria, delle soluzioni nazionali, ma quella stretta, ma lungimirante, del rafforzamento dell\u2019integrazione. Questione di leadership, appunto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quali indicazioni trarre sullo stato dei rapporti transatlantici dal modo in cui sono state affrontate alcune questioni chiave dell\u2019agenda politica dai tre vertici \u2013 G20 di Londra, 60\u00b0 anniversario dell\u2019Alleanza Atlantica, Usa-Ue a Praga &#8211; che hanno impegnato la diplomazia internazionale? 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