{"id":64116,"date":"2008-08-27T12:38:16","date_gmt":"2008-08-27T10:38:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64116"},"modified":"2017-11-03T15:40:30","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:30","slug":"conflitti-idrici-e-strategie-di-potere-nella-regione-del-giordano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/08\/conflitti-idrici-e-strategie-di-potere-nella-regione-del-giordano\/","title":{"rendered":"Conflitti idrici e strategie di potere nella regione del Giordano"},"content":{"rendered":"<p>Il controllo delle risorse idriche appare sempre pi\u00f9 influire sul contesto sociale e sulla stabilit\u00e0 politica delle comunit\u00e0. Il crescente fabbisogno di acqua pu\u00f2 infatti produrre contese \u2013 i cosiddetti \u201cidroconflitti &#8211; fra Stati che condividono lo stesso bacino idrografico, ma anche indurli a cercare meccanismi di cooperazione che consentano una gestione consensuale e reciprocamente vantaggiosa di quella che \u00e8 una risorsa vitale per la sopravvivenza e il futuro di ogni aggregato umano.<\/p>\n<p>Se sin dalla met\u00e0 del secolo scorso fu percepito il rischio di \u201cguerre per l\u2019acqua\u201d, oggi sono diverse le regioni soggette a forti tensioni per il controllo di risorse idriche strategiche, come i bacini del Giordano, del Tigri-Eufrate, del Nilo, del fiume Senegal e le falde sahariane.<\/p>\n<p>La questione idrica ha modellato gli scenari politici ed economici soprattutto nel bacino del Giordano, dove la scarsit\u00e0 di acqua \u00e8 aggravata da rivalit\u00e0 geopolitiche ed etniche. Le acque superficiali e quelle sotterranee della regione sono oggi divise tra Israele, Siria, Libano, Giordania e i territori palestinesi (Cisgiordania e striscia di Gaza). Ma la contesa idrica ha radici lontane: risale alla conflittualit\u00e0 tra arabi ed ebrei esistente ben prima della proclamazione dello Stato di Israele (1948).<\/p>\n<p>Verso la fine del XIX secolo il movimento sionista aveva delineato il progetto di realizzare in Palestina uno Stato nazionale ebraico anche attraverso l\u2019acquisto di terre e poi di concessioni idriche per lo sviluppo agricolo e la produzione di energia idroelettrica. Le tensioni fra le comunit\u00e0 ebraica e araba furono inasprite dal diffondersi del nazionalismo palestinese, dal risentimento degli arabi che si vedevano sottrarre terra e risorse e dall\u2019ambigua politica delle potenze europee praticata fin dagli anni del primo conflitto mondiale che sfoci\u00f2, con la Conferenza di Parigi (1919-1920), nella spartizione della \u201cMezzaluna Fertile\u201d: alla Gran Bretagna fu riconosciuto il mandato sulla Palestina e l\u2019Iraq, alla Francia quello su Siria e Libano.<\/p>\n<p>Durante il mandato britannico in Palestina (1922-1948), l\u2019Organizzazione sionista mondiale si adoper\u00f2 per sviluppare l\u2019economia e la sicurezza del futuro Stato di Israele, esercitando, inizialmente con l\u2019appoggio britannico, il controllo su gran parte delle risorse del territorio, acquistando terra e incrementando l\u2019immigrazione. Nel 1926 i sionisti ottennero un\u2019importante concessione d\u2019acqua alla confluenza del fiume Yarmouk nel Giordano (Concessione Rutenburg), determinante per lo sviluppo industriale della comunit\u00e0 ebraica. Il monopolio della concessione risult\u00f2 tra i maggiori ostacoli allo sviluppo della Transgiordania, l\u2019attuale regno di Giordania (gli impianti idroelettrici costruiti grazie alla concessione andarono poi distrutti durante la guerra arabo-israeliana del 1948-1949).<\/p>\n<p>Nel periodo mandatario e soprattutto negli anni Trenta, gli arabi e gli ebrei elaborarono unilateralmente piani idraulici per l\u2019uso delle acque del Giordano; nel 1937 la Commissione britannica Peel, proponendo una divisione territoriale della Palestina in due Stati, arabo ed ebraico, propose un\u2019indagine sulle risorse idriche della regione per accertarne le potenzialit\u00e0. Il progetto, che fall\u00ec per ragioni politiche, delineava una politica idrica che andasse incontro agli interessi delle diverse comunit\u00e0: mentre gli ebrei avrebbero dovuto privilegiare l\u2019uso extra-bacinale delle acque, prelevandone la maggiore quantit\u00e0 possibile dal bacino del Giordano per irrigare terre poste al di fuori di esso (le fertili pianure costiere e il sud), gli arabi avrebbe dovuto concentrarsi sull\u2019uso intrabacinale, per lo sviluppo della vallata del Giordano. Dopo il rifiuto da parte degli arabi del piano di spartizione della Palestina proposto dall\u2019Onu (1947), la contesa sulla terra e sulle risorse idriche si acu\u00ec con la proclamazione dello Stato di Israele (1948), che da quel momento divenne l\u2019epicentro delle conflittualit\u00e0 regionali.<\/p>\n<p>Sconfitta la coalizione araba nella guerra del 1948-1949, gli accordi di armistizio permisero ad Israele di accrescere il suo territorio, incorporando importanti corpi idrici fra i quali il fiume Dan, i laghi di Huleh e di Tiberiade, mentre la Cisgiordania, regione montuosa ricca di acque sotterranee, venne assegnata alla Giordania.<\/p>\n<p>Negli anni Cinquanta, per contrastare la possibile ingerenza sovietica nella regione mediorientale, strategica anche per i giacimenti petroliferi, gli Stati Uniti puntarono a una strategia di sviluppo economico basata sulla ripartizione equa ed ottimale delle risorse idriche tra Israele e gli Stati arabi corivieraschi del Giordano. Gli usa miravano cos\u00ec a favorire la crescita dei paesi economicamente pi\u00f9 depressi, attenuandone l\u2019instabilit\u00e0 politica, e a ridurre la conflittualit\u00e0 fra Israele e gli Stati arabi. La cooperazione idrica fra gli Stati venne promossa dal presidente degli Stati Uniti Dwight Eisenhower, che affid\u00f2 all\u2019ambasciatore Eric Johnston il compito di proporre agli Stati rivieraschi del Giordano un piano per l\u2019utilizzo delle acque del bacino che tenesse conto dei progetti proposti dagli arabi e dagli ebrei nel periodo mandatario e degli interventi idraulici realizzati dopo la guerra del 1948-1949. Il fallimento politico della \u201cmissione Johnston\u201d, osteggiata soprattutto dalla Siria, l\u2019insorgere del deficit idrico e infine la guerra del 1967, che permise ad Israele di occupare ulteriori territori, strategici soprattutto per le falde sotterranee, portarono al controllo di Israele sulla maggior parte delle risorse idriche della regione, al graduale ritiro di Siria e Libano, sufficientemente dotati di acqua, dalla contesa idrica con Israele e all\u2019inizio di faticosi negoziati tra Israele e Giordania, sfociati nel trattato di pace del 1994.<\/p>\n<p>Pertanto l\u2019acqua continua oggi a rappresentare un fattore di contesa soprattutto tra Israele e i palestinesi che, dopo oltre quindici anni dall\u2019inizio del processo di pace, non hanno ancora ottenuto la piena sovranit\u00e0 sulle risorse naturali dei loro territori, dove peraltro si manifestano oggi gravi tensioni tra le due principali organizzazioni palestinesi, il <i>Fatah<\/i>, che si riconosce nel presidente dell\u2019Autorit\u00e0 Ppalestinese Abu Mazen, e gli integralisti di <i>Hamas <\/i>che dal giugno 2007 hanno preso il controllo della striscia di Gaza e messo sotto assedio (agosto 2008) le roccaforti di <i>Fatah<\/i>. Nella Cconferenza di pace sul Medio Oriente, promossa ad Annapolis dal presidente americano Bush nel novembre 2007 e alla quale ha partecipato anche la Siria, il premier israeliano Olmert e Abu Mazen si sono impegnati ad affrontare le questioni storiche ancora irrisolte: i confini, lo status di Gerusalemme, il problema dei rifugiati palestinesi, la sicurezza e anche la questione dell\u2019acqua, per raggiungere un accordo di pace entro il 2008. All\u2019inizio del 2008, tuttavia, questo percorso ha sub\u00ecto un brusco arresto dopo il lancio di missili dalla striscia di Gaza verso Israele e la risposta militare dell\u2019esercito israeliano contro i miliziani di <i>Hamas<\/i>.<\/p>\n<p>Recentemente si \u00e8 aperto qualche nuovo spiraglio per la cooperazione idrica nella regione. In particolare, Israele ha proposto la costruzione di un impianto sulla costa mediterranea per rifornire i villaggi della Cisgiordania, chiedendo per\u00f2 di continuare a prelevarne l\u2019acqua sotterranea. Grazie all\u2019applicazione delle moderne tecnologie, Israele \u00e8 divenuto uno dei paesi pi\u00f9 efficienti al mondo nell\u2019uso delle risorse idriche: nell\u2019ultimo decennio \u00e8 riuscito ad incrementarne di circa il 25% la disponibilit\u00e0 con fonti \u201cnon convenzionali\u201d (riuso dei reflui e desalinizzazione). Il progetto israeliano sta incontrando per\u00f2 forti resistenze. Parte dell\u2019opinione pubblica israeliana teme che l\u2019incremento di acqua desalinizzata possa rendere meno giustificato il controllo di Israele sulla Cisgiordania. I palestinesi, dal canto loro, sono contrari a rinunciare ai loro diritti idrici per progetti che parrebbero renderli ancor pi\u00f9 dipendenti da Israele.<\/p>\n<p>In conclusione, soluzioni tecniche allo spinoso problema delle risorse idriche appaiono possibili, ma le si potranno realizzare solo se israeliani e palestinesi, superando le spaccature createsi in sessant\u2019anni di conflitto, riusciranno a raggiungere un accordo politico complessivo che ne consenta la coesistenza pacifica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il controllo delle risorse idriche appare sempre pi\u00f9 influire sul contesto sociale e sulla stabilit\u00e0 politica delle comunit\u00e0. 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