{"id":64129,"date":"2008-09-22T12:45:02","date_gmt":"2008-09-22T10:45:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64129"},"modified":"2017-11-03T15:39:31","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:31","slug":"alla-politica-energetica-dellue-manca-una-forte-politica-estera-comune","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/09\/alla-politica-energetica-dellue-manca-una-forte-politica-estera-comune\/","title":{"rendered":"Alla politica energetica dell\u2019Ue manca una forte politica estera comune"},"content":{"rendered":"<p>Il <a href=\"http:\/\/www.iea.org\/Textbase\/Papers\/2008\/chp_ets.pdf\" target=\"blank\"><b><u>primo rapporto<\/u><\/b><\/a> dell\u2019Agenzia Internazionale dell\u2019Energia (Iea) sulla politica energetica dell\u2019Unione europea, promuove la Ue con profitto, anche se pi\u00f9 sulla base delle potenzialit\u00e0 che dei risultati. Ci\u00f2 che pi\u00f9 colpisce nel rapporto pubblicato ai primi di settembre, tuttavia, sono le affermazioni con le quali l\u2019Agenzia si \u00e8 espressa a volte lodando il coraggio della Ue, altre volte spronandola a fare di meglio.<\/p>\n<p><b>Pi\u00f9 nucleare<\/b><br \/>\nIl primo ambito su cui, un po\u2019 a sorpresa, i mandarini di Bruxelles sono stati redarguiti \u00e8 lo sviluppo dell\u2019energia nucleare. A fronte dei piani di alcuni paesi per lo smantellamento graduale degli impianti &#8211; e della polemica seguita alle perdite riportate da alcuni reattori in Francia all\u2019inizio dell\u2019estate -, gli analisti Iea hanno preferito segnalare positivamente l\u2019intenzione di altri membri Ue di sviluppare questa forma di energia spronando l\u2019Unione ad assecondare queste tendenze. E non senza cognizione di causa: come \u00e8 ben noto, l\u2019Unione sta da lungo tempo interrogandosi sulla problematica della sicurezza energetica e su come migliorare la stabilit\u00e0 della curva di offerta, a fronte di una domanda che pare sempre in crescita, indipendentemente dal prezzo.<\/p>\n<p>Valutati tutti i pro e i contro, specialmente sul piano ambientale e su quello dei rischi per la salute, l\u2019energia derivata da fissione nucleare sembra offrire in assoluto le migliori garanzie tra le fonti che, nel mix energetico, possono verosimilmente superare il 20%. Questo ragionamento include anche gli avveniristici programmi Ue per lo sviluppo delle fonti rinnovabili che, per quanto lodevoli e augurabili, per ora rimangono legati a un futuro remoto: il 2020 auspicato dalla Commissione sembra pi\u00f9 un lancio del cuore oltre l\u2019ostacolo che una scadenza realmente credibile. Dalla rivoluzione francese ad oggi, infatti, nessuno \u00e8 mai riuscito a prevedere con precisione lo scenario geopolitico dei dieci anni successivi, men che mai nel campo del consumo energetico.<\/p>\n<p>La posizione Iea sembra dunque spronare la Ue a rispolverare un vecchio cavallo di battaglia: va ricordato che l\u2019Euratom, la comunit\u00e0 per lo sviluppo dell\u2019energia atomica, porta la data di nascita dell\u2019Unione stessa (allora Comunit\u00e0 economica), con i Trattati di Roma del 1957. Curioso il parallelo storico: negli anni \u201950, alla promozione del nucleare veniva attribuita una rilevanza strategica nel garantire una minor dipendenza dal carbone, che insieme al ferro costituiva una risorsa altamente richiesta e la cui presenza in zone di confine aveva, purtroppo, contribuito a motivare entrambe le guerre mondiali. Al giorno d\u2019oggi, un ritorno al nucleare viene sostenuto soprattutto da chi vi vede un passo verso l\u2019autonomia da paesi e regimi che costituiscono una minaccia, quando non prettamente terroristica, quantomeno ai valori della democrazia e dei diritti umani, oltre che alla stabilit\u00e0 economica. Ma un migliore uso pacifico della fissione atomica varrebbe molto pi\u00f9 di questo: contribuirebbe infatti ad un futuro pi\u00f9 pulito, oltre che a stimolare la ricerca verso una nuova tecnologia a fusione nucleare, incontrastata speranza di lungo termine per la garanzia di energia verde e illimitata.<\/p>\n<p><b>Lo stoccaggio di anidride carbonica<\/b><br \/>\nLa seconda opinione forte espressa dalla Iea &#8211; anche qui a sorpresa &#8211; \u00e8 un giudizio positivo sul Ccs, la tecnologia di cattura e stoccaggio dell\u2019anidride carbonica sulla quale l\u2019Unione, a partire da quest\u2019anno, ha scelto di investire molto. Piuttosto che cercare di limitare le emissioni attraverso la promozione di fonti alternative o l\u2019introduzione di quote di emissione, la Ue ha infatti scelto di investire su questa tecnologia, che permette di catturare le emissioni e stoccarle sottoterra, spesso nei medesimi siti dai quali gli idrocarburi sono stati estratti, in quella che la Iea definisce \u201cuna tecnologia chiave per indirizzare le sfide climatiche oltre il 2020, non solo nella Ue bens\u00ec a livello globale\u201d.<\/p>\n<p>Quest\u2019ultima osservazione offre lo spunto per riflettere su un problema che i lobbisti del carbone utilizzano spesso, purtroppo a ragione: anche se la Ue si comportasse secondo le proprie ambiziose aspettative, rimane il fatto che l\u2019Europa produce un mero 10-15% dell\u2019inquinamento globale da anidride carbonica, gran parte del quale proviene da Paesi meno sviluppati (economicamente quanto politicamente), le cui economie funzionano prevalentemente a carbone. Per quale motivo la Ue non promuove seriamente, tra i propri obiettivi di politica estera, un\u2019esportazione di concetti quali l\u2019efficienza energetica, la diversificazione delle fonti e la limitazione delle emissioni?<\/p>\n<p>La risposta pu\u00f2 essere duplice. Il primo motivo \u00e8 che il rispetto dell\u2019ambiente \u00e8 una politica di terza generazione, viene cio\u00e8 dopo il riconoscimento di certe libert\u00e0 civili e la promozione di una certa equit\u00e0 economica, ed \u00e8 quindi chiaro che i piani di sviluppo non possono che rispettare questa scala di priorit\u00e0 (anche se la Banca Mondiale ultimamente ha iniziato a promuovere progetti per la \u201cmitigazione\u201d del cambiamento climatico, che prima era solo trattato in chiave di \u201cadattamento\u201d).<\/p>\n<p>Ma la seconda risposta \u00e8 che la Ue stessa \u00e8 debole in politica estera e non pu\u00f2 quindi permettersi di perseguire altro che i fondamentali, succitati, obiettivi prioritari dello sviluppo. In un certo senso, dunque, la migliore azione ambientale che l\u2019Unione potrebbe intraprendere nei prossimi anni, piuttosto che concentrarsi soltanto su una specie di \u201cambientalismo in un solo Paese\u201d, sarebbe quella di costruire una voce solida in politica estera, capace di \u201cimporre\u201d all\u2019esterno determinati standard che all\u2019interno del mercato comune stanno funzionando bene, come viene confermato anche dal rapporto Iea. Infatti, la barriera esterna comune funziona molto bene nel contrastare l\u2019ingresso di merci e fattori di produzione, mentre non pu\u00f2 n\u00e9 trattenere l\u2019aria pulita, n\u00e9 impedire l\u2019accesso di piogge acide originate in Cina. In questo modo, lo sviluppo di quest\u2019ultimo Paese &#8211; cos\u00ec come quello di molti altri &#8211; diviene un compito di cui l\u2019intera umanit\u00e0 dovrebbe prendersi carico, Europa compresa.<\/p>\n<p>A fronte di utili indicazioni concrete riguardo alle strade da intraprendere per promuovere il nucleare e soluzioni pulite per il consumo di idrocarburi, il rapporto non parla di quale possa essere il cammino politico per portare Commissione e stati membri ad accordarsi sulla creazione di un pi\u00f9 forte coordinamento in ambito energetico e di politica estera. D\u2019altra parte, sarebbe stato impossibile: lo studio \u00e8 stato completato prima del \u201cno\u201d irlandese a Lisbona e, ovviamente, prima del conflitto in Georgia; tutto questo a conferma del fatto che le previsioni a lungo termine in questo campo sono spesso effimere. Le condizioni ideali per stimolare sviluppi politici in questo senso? Una Commissione forte, una minaccia esterna in agguato, e un paio di presidenze consecutive in mano a paesi piccoli. Se si riesce a non fare il solito pasticcio per quanto riguarda la prima condizione, e se la Russia conferma le aspettative che ha creato nelle ultime settimane, il 2009 potrebbe paradossalmente diventare un anno buono per la politica energetica europea.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il primo rapporto dell\u2019Agenzia Internazionale dell\u2019Energia (Iea) sulla politica energetica dell\u2019Unione europea, promuove la Ue con profitto, anche se pi\u00f9 sulla base delle potenzialit\u00e0 che dei risultati. 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