{"id":64135,"date":"2008-07-07T12:49:46","date_gmt":"2008-07-07T10:49:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64135"},"modified":"2017-11-03T15:40:39","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:39","slug":"il-diavolo-che-non-ti-aspetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/07\/il-diavolo-che-non-ti-aspetti\/","title":{"rendered":"Il diavolo che non ti aspetti"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019Europa \u00e8 in piena \u201cObamamania\u201d. C\u2019\u00e8 un entusiasmo per il giovane candidato democratico alla presidenza che non si riscontra neppure negli Stati Uniti. Stando ai sondaggi, Obama gode di un leggero vantaggio su John McCain fra gli americani, ma \u00e8 nettamente in testa in tutti i paesi europei: quaranta o cinquanta punti percentuali in pi\u00f9 che riflettono la grande impopolarit\u00e0 di George Bush e del partito repubblicano in Europa.<\/p>\n<p>Gli uomini di governo europei non sembrano invece condividere l\u2019entusiasmo popolare per Obama. I diplomatici preferiscono, per deformazione professionale, la continuit\u00e0. \u00c8 naturale e comprensibile: il passaggio del potere da un partito all\u2019altro comporta, soprattutto negli Stati Uniti, molti sconvolgimenti e una prolungata incertezza. Obama suscita una particolare perplessit\u00e0, in gran parte perch\u00e9 si tratta di un novizio che \u00e8 considerato un po\u2019 ingenuo.<\/p>\n<p><b>Europeismo di facciata<\/b><br \/>\nQuesta impressione contrasta nettamente con il vago sentimento di confortevole familiarit\u00e0 che John McCain, il candidato repubblicano, suscita nei cuori, peraltro tutt\u2019altro che teneri, dei funzionari europei. John McCain si occupa attivamente di relazioni transatlantiche da decenni, viaggia spesso oltreoceano e partecipa regolarmente all\u2019annuale conferenza di Monaco sulla sicurezza. Secondo molti uomini di governo europei, la sua nitida conoscenza degli affari europei e l\u2019attenzione per l\u2019Europa che ha mostrato durante la campagna elettorale sono in aperto contrasto con l\u2019ignoranza e l\u2019indifferenza del candidato George W. Bush nel 2000. Il \u201ctexano tossico\u201d, come ci si affrett\u00f2 a chiamare in Europa George W. Bush, aveva raramente viaggiato all\u2019estero prima di diventare presidente. Quand\u2019era in partenza per il suo primo viaggio in Europa nel 2001, inform\u00f2 gli attoniti giornalisti europei che il sacro protocollo di Kyoto sul surriscaldamento climatico era da considerarsi \u201cmorto\u201d, dando subito il senso di quale sarebbe stato il tono alle relazioni transatlantiche sotto la sua presidenza. La drammatica controversia sull\u2019Iraq in realt\u00e0 non fece che confermare e rafforzare la vulgata di un\u2019amministrazione Bush unilateralista, prepotente, e indifferente alle opinioni degli europei.<\/p>\n<p>Secondo i funzionari europei, un\u2019amministrazione McCain sarebbe diversa. McCain ha opinioni radicalmente diverse da George Bush su molte questioni care agli europei, come il riscaldamento globale, il trattamento dei prigionieri e la tortura. C\u2019\u00e8 di pi\u00f9: essi credono che McCain non snobberebbe l\u2019Europa e neppure tenterebbe di darle ordini, ma coopererebbe con gli europei per risolvere le differenze di vedute e per raggiungere obiettivi comuni.<\/p>\n<p><b>Questione di stile<\/b><br \/>\nPurtroppo, questa percezione di John McCain, diffusa in Europa, ma anche negli Stati Uniti, \u00e8 gravemente erronea. Che la si applichi alla persona o alla probabile squadra di governo, ha poco fondamento. Deriva, in parte, da un malinteso su cosa sia andato storto nelle relazioni transatlantiche sotto Bush. Il problema fondamentale non \u00e8 mai stato di ignoranza o disattenzione. \u00c8 vero, George Bush conosceva poco il mondo. Ma i suoi consiglieri avevano una notevole esperienza degli affari internazionali. I problemi sono dipesi piuttosto dallo stile della loro leadership e dalla loro visione del ruolo degli Stati Uniti negli affari globali. Per l\u2019amministrazione Bush, agli Stati Uniti spettava il compito di condurre e all\u2019Europa quello di seguire. Le consultazioni, in questa visione, sono un mezzo per comunicare decisioni prese piuttosto che per discutere idee diverse e ottenere il consenso. Questo atteggiamento implicava ovviamente un certo stile negoziale \u2013 o una mancanza di volont\u00e0 negoziale \u2013 che rendeva le legittime divergenze politiche molto difficili da risolvere. In tal senso, il problema non sono mai stati i disaccordi, che sono fisiologici e costanti nelle relazioni transatlantiche. Il problema era il metodo scelto per affrontarli.<\/p>\n<p>Bench\u00e9 John McCain abbia idee diverse da George Bush su alcune questioni importanti per l\u2019Europa, con un\u2019amministrazione da lui diretta lo stile, nell\u2019essenziale, non cambierebbe. John McCain \u00e8 uomo di forti convinzioni, che crede fermamente di essere nel giusto e che gli Stati Uniti abbiano una missione storica da adempiere. Tende a pensare che quelli che non sono d\u2019accordo con lui abbiano una qualche motivazione moralmente riprovevole, e crede fermamente che occorra avere un\u2019assoluta fermezza di intenti. Cos\u00ec, bench\u00e9 capisca il ruolo dell\u2019Europa ben pi\u00f9 di Bush, il suo approccio alla cooperazione con l\u2019Europa sarebbe molto simile a quello dell\u2019attuale presidente, come si evince anche dai suoi discorsi sulla politica estera. McCain sottolinea sempre in modo enfatico la necessit\u00e0 di cooperare con gli alleati, ma poi si limita a metter gi\u00f9 un elenco predeterminato dei compiti a cui gli alleati \u201cdevono\u201d assolvere. Gli uomini di governo europei possono compiacersi di tanta attenzione, ma dovrebbero comprendere che non siamo in presenza dello spirito di empatia e compromesso necessario per rendere l\u2019alleanza transatlantica una vera partnership.<\/p>\n<p><b>Verso una nuova era?<\/b><br \/>\nInoltre, sebbene in America si voti per una persona, si elegge in realt\u00e0 una squadra di consiglieri e un partito alla guida del governo. John McCain, nonostante la sua meritata reputazione di politico fuori dagli schemi, non potr\u00e0 sfuggire ai condizionamenti delle lobbies elettorali e dei consiglieri che farebbero parte della sua amministrazione. Gran parte del partito repubblicano considera l\u2019Europa affetta da un pacifismo senza speranze, riluttante ad affrontare le dure sfide di sicurezza del nostro tempo, e troppo accondiscendente verso i nemici. Tra i consiglieri e sostenitori pi\u00f9 stretti di McCain figurano molti neo-con, come Robert Kagan, Bill Kristol, e John Bolton, collusi con le politiche e lo stile che tanta indignazione hanno suscitato nelle capitali europee.<\/p>\n<p>L\u2019opinione pubblica europea probabilmente preferisce Obama per ragioni meno prosaiche: per la sua retorica entusiasmante, per la sua toccante storia personale, o per il valore simbolico che avrebbe l\u2019elezione di un presidente nero. Eppure \u00e8 possibile che le opinioni pubbliche europee abbiano un senso degli interessi europei pi\u00f9 acuto dei professionisti che reggono le sorti della politica estera europea. I funzionari europei dovrebbero assecondare questa propensione per Obama e non solo perch\u00e9 ha una sua saggezza, ma anche perch\u00e9 le relazioni transatlantiche hanno bisogno di un tale fondamento politico. Il rapporto tra gli Stati Uniti e molti governi europei \u00e8 migliorato durante il secondo mandato di Bush, ma l\u2019opinione pubblica europea continua a mostrare un profondo senso di estraniamento nei confronti dell\u2019America. Come dimostrano i risultati del referendum irlandese, non ci si pu\u00f2 esimere dall\u2019ascoltare la voce dell\u2019opinione pubblica europea ed essa si \u00e8 espressa molto chiaramente in favore di una nuova era nelle relazioni transatlantiche: un\u2019aspirazione che solo con un\u2019amministrazione Obama si pu\u00f2 sperare di realizzare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Europa \u00e8 in piena \u201cObamamania\u201d. C\u2019\u00e8 un entusiasmo per il giovane candidato democratico alla presidenza che non si riscontra neppure negli Stati Uniti. 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