{"id":64144,"date":"2008-12-01T12:58:57","date_gmt":"2008-12-01T11:58:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64144"},"modified":"2017-11-03T15:39:18","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:18","slug":"i-nodi-irrisolti-dellindipendenza-del-kosovo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/12\/i-nodi-irrisolti-dellindipendenza-del-kosovo\/","title":{"rendered":"I nodi irrisolti dell&#8217;indipendenza del Kosovo"},"content":{"rendered":"<p>Sono trascorsi ormai pi\u00f9 di nove mesi dalla proclamazione dell\u2019indipendenza del Kosovo e lo scenario rimane quanto mai incerto. In quest\u2019articolo si prendono in esame gli ultimi sviluppi relativi al quadro politico serbo e alla situazione nella regione, nonch\u00e9 i piani per il Kosovo presentati negli ultimi mesi da Belgrado e le ragioni politiche e giuridiche del ricorso serbo davanti alla Corte Internazionale di Giustizia.<\/p>\n<p><b>Il quadro politico serbo<\/b><br \/>\nLa situazione politica interna in Serbia, dove \u00e8 al governo una coalizione filoeuropea, \u00e8 profondamente cambiata negli ultimi sei mesi. L\u2019arresto e la consegna al Tribunale penale internazionale (Tpi) d Radovan Karadzic, leader militare dei serbi di Bosnia accusato di crimini di guerra, hanno fatto esplodere i contrasti interni al Partito Radicale, formazione nazionalista e populista. Contrasti che erano peraltro gi\u00e0 emersi a settembre sulla firma dell\u2019accordo di associazione con l\u2019Unione Europea: il leader del Partito radicale Tomislav Nikolic era favorevole, la maggioranza del partito nettamente contraria.<\/p>\n<p>Il fondatore del partito radicale Vojislav Seselj, attualmente sotto processo all\u2019Aja per crimini contro l\u2019umanit\u00e0, ma ancora influente nel partito, si era poi schierato contro l\u2019accordo provocando l\u2019allontanamento di Nikolic e di altri diciassette parlamentari. Il gruppo ha dato vita ad una nuova formazione, il \u201c<i>Partito Progressista Serbo<\/i>\u201d (Sns), intenzionata ad assumere un atteggiamento pi\u00f9 pragmatico verso la comunit\u00e0 internazionale. Come hanno sottolineato tutti i commentatori, il vero vincitore \u00e8 il Presidente serbo, il filoeuropeo Boris Tadic, che oggi vede notevolmente ampliati i margini di manovra per condurre la sua politica di riforme e di avvicinamento all\u2019Unione Europea.<\/p>\n<p><b>L\u2019attuale situazione in Kosovo <\/b><br \/>\nIl segnale di quanto sia difficile per le istituzioni kosovare consolidare la loro autorit\u00e0 \u00e8 venuto dalla decisione di Belgrado di convocare lo scorso maggio le elezioni \u2013 vinte da candidati radicali e dal poco pi\u00f9 moderato alleato Dss \u2013 in ventitr\u00e8 dei trenta comuni del Kosovo dove risiedono cittadini serbi. Il gesto \u00e8 stato subito definito \u201cillegale\u201d dalla missione Onu (Unmik) e dalle autorit\u00e0 di Pristina, ma ha dimostrato come queste municipalit\u00e0 non intendano tuttora cooperare con il governo kosovaro. I serbi del Kosovo hanno di fatto assunto il controllo dei comuni posti a nord del fiume Ibar, istituendo amministrazioni, servizi di polizia, dogane e tribunali autonomi, svincolati da quelli esistenti nel resto della regione.<\/p>\n<p>Per favorire la ripresa del dialogo, il Segretario generale dell\u2019Onu Ban Ki\u2013moon nel maggio scorso aveva avanzato una proposta per riorganizzare la presenza civile internazionale in Kosovo e consentire all\u2019Unmik di estendere il suo mandato oltre la scadenza temporale fissata dal piano Ahtisaari. La proposta riprendeva in gran parte quanto richiesto due mesi prima dall\u2019allora ministro per il Kosovo del governo serbo, Slobodan Samardzic, il quale aveva proposto alle Nazioni Unite un\u2019amministrazione congiunta Onu-Serbia delle aree a maggioranza serba in sei settori, fra cui polizia, giustizia, controllo delle dogane e delle frontiere, nonch\u00e9 la tutela del patrimonio culturale e religioso ortodosso nella regione.<\/p>\n<p>Nel suo memorandum Ban Ki-moon affermava come l\u2019Unmik doveva svolgere un ruolo di mediatore mentre la missione europea Eulex, la cui legittimit\u00e0 non \u00e8 stata mai riconosciuta da Belgrado, avrebbe operato sotto la copertura dell\u2019Onu per mezzo del Rappresentante Speciale dello stesso Ban Ki\u2013moon. Inoltre, il piano proponeva di far operare le unit\u00e0 della polizia locale, il <i>Kosovo Police Service <\/i>(Kps) nei comuni a maggioranza serba sotto l\u2019egida dell\u2019Unmik invece che del governo di Pristina, di istituire nuovi tribunali nelle aree abitati dai serbi, pur rimanendo ferma l\u2019unitariet\u00e0 del sistema giudiziario, e di consentire ai rappresentanti di Belgrado di partecipare alle riunioni del comitato tecnico di coordinamento presieduto dal Rappresentante speciale del Segretario generale.<\/p>\n<p>Le reazioni delle due parti a quanto proposto da Ban Ki\u2013moon sono state per\u00f2 quantomai diverse. Se infatti il Presidente serbo Tadic ha dichiarato che la Serbia era disposta a discutere con l\u2019Onu delle sei priorit\u00e0 indicate dal Segretario generale dell&#8217;Onu, la reazione dei kosovari era stata assolutamente negativa: l\u2019Unmik, hanno sottolineato, avrebbe dovuto continuare a svolgere le sue funzioni solo per un periodo limitato; in caso contrario Pristina avrebbe esercitato il suo diritto di veto. Da parte sua, il governo kosovaro di Hashim Tha\u00e7i ha ribadito di non voler riconoscere le amministrazioni parallele istituite dai serbi e di non essere intenzionato a negoziare con Belgrado la formazione di tribunali e servizi di polizia per le aree a maggioranza serba. Tha\u00e7i ha aggiunto che la Costituzione del Kosovo verr\u00e0 applicata uniformemente su tutto il territorio della regione, escludendo per\u00f2 l\u2019uso della forza per incorporare le municipalit\u00e0 serbe.<\/p>\n<p>Il governo formato a Belgrado lo scorso luglio, a detta degli osservatori, potrebbe avere un approccio molto pi\u00f9 pragmatico verso il Kosovo. Pur riaffermando la sua assoluta contrariet\u00e0 all\u2019indipendenza della regione, l\u2019esecutivo di Mirko Cvetkovic ha segnalato la sua intenzione di normalizzare i rapporti con i paesi che hanno riconosciuto il nuovo Stato kosovaro e raggiungere un accomodamento con la missione europea Eulex, se questa permetter\u00e0 alla Serbia di avere un ruolo nei suoi processi decisionali. Inoltre, il nuovo ministro serbo per il Kosovo, Goran Bogdanovic, esponente dell\u2019europeista <i>Partito Democratico <\/i>(DS), ha sospeso i membri del \u201c<i>Centro di Coordinamento per il Kosovo<\/i>\u201d (Cck) designati dal suo predecessore Slobodan Samardzic, con l\u2019obiettivo di rimpiazzarli con personalit\u00e0 gradite al nuovo governo. Secondo alcuni analisti l\u2019esecutivo potrebbe mirare, nel medio-lungo periodo, ad un\u2019intesa che permetta l\u2019inclusione dei comuni a maggioranza serba nel nuovo Stato, a patto per\u00f2 che gli venga attribuita una sostanziale autonomia amministrativa interna.<\/p>\n<p><b>I piani di autonomia serbi <\/b><br \/>\nL\u2019ultimo piano organico di autonomia per il Kosovo presentato dalla Serbia risale al novembre dello scorso anno. Indicato generalmente come \u201c<i>modello Hong Kong<\/i>\u201d, il piano serbo prende come modello di riferimento il sistema di autonomia attribuito alla ex\u2013colonia britannica che gode di un\u2019ampia autodeterminazione interna lasciando per\u00f2 al governo di Pechino le competenze in materia di difesa e politica estera. Secondo quanto indicato da questo progetto, il Kosovo avrebbe avuto una propria assemblea legislativa, un sistema giudiziario autonomo ed una forza di polizia nonch\u00e9 le competenze esclusive in materia fiscale, economica, culturale ed ambientale, mentre alla Serbia spetterebbe la gestione della politica estera, il controllo delle frontiere e la tutela del patrimonio religioso ed artistico ortodosso presente nel territorio. La regione dovrebbe essere demilitarizzata e al governo di Pristina sarebbe consentito di aprire missioni economiche e commerciali all\u2019estero, nonch\u00e9 il diritto ad avere propri rappresentanti nelle delegazioni serbe incaricate di negoziare gli accordi internazionali.<\/p>\n<p>Recentemente, \u00e8 poi circolata ufficiosamente negli ambienti diplomatici quella che da alcuni commentatori \u00e8 stata chiamata la \u201c<i>soluzione taiwanese<\/i>\u201d. In base a questo progetto, la Serbia ufficialmente continuerebbe a non riconoscere la sovranit\u00e0 del Kosovo e a considerarla ancora una sua provincia, visti anche i riferimenti alla sovranit\u00e0 serba sul Kosovo inseriti nella Costituzione. In pratica, Belgrado prenderebbe atto della secessione accettandone quindi <i>de facto<\/i> l\u2019indipendenza. Per Pristina questo significherebbe continuare ad avviare relazioni diplomatiche ufficiali con gli Stati che ne riconoscono la sovranit\u00e0, ma allo stesso tempo non poter essere ammessa all\u2019Onu, dato il veto che verrebbe opposto da Russia e Cina Popolare, mentre i contatti con Belgrado sarebbero tenuti da delegazioni a livello tecnico e non politico che si incontrerebbero in Paesi terzi.<\/p>\n<p>Ma il passo pi\u00f9 significativo compiuto dalla Serbia \u00e8 stata la presentazione di una mozione alla Corte internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite nella quale si chiede un parere, dal valore giuridico non vincolante, sulla legittimit\u00e0 della secessione operata da Pristina. Un eventuale pronunciamento negativo della Corte, i cui tempi comunque non si annunciano brevi, non porterebbe al ritorno della regione sotto il controllo di Belgrado, ma certificherebbe formalmente l\u2019illegalit\u00e0 della dichiarazione di indipendenza. Il ricorso nelle intenzioni di Belgrado avrebbe soprattutto lo scopo di dissuadere i Paesi ancora incerti dal procedere al riconoscimento del Kosovo. Diversi commentatori ritengono per\u00f2 inefficace la mossa serba, che non ha impedito il riconoscimento del Kosovo da parte di alcuni Stati indecisi quali Portogallo, Macedonia, Montenegro e Malesia. Per alcuni esponenti kosovari, come il leader del partito \u201c<i>Ora<\/i>\u201d Veton Surroi, la mozione dimostra che Belgrado non ha, nella sostanza, cambiato linea politica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono trascorsi ormai pi\u00f9 di nove mesi dalla proclamazione dell\u2019indipendenza del Kosovo e lo scenario rimane quanto mai incerto. 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