{"id":6420,"date":"2007-10-23T00:00:00","date_gmt":"2007-10-22T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/un-paradosso-nazionale\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:17","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:17","slug":"un-paradosso-nazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/10\/un-paradosso-nazionale\/","title":{"rendered":"Un paradosso nazionale"},"content":{"rendered":"<p>A via XX Settembre si continua a teorizzare la \u201ctrasformazione dello strumento militare\u201d, ma la dura realt\u00e0 del bilancio, evidenziata ancora una volta dalla \u201cnota aggiuntiva\u201d del Ministero della Difesa, continua a mostrare un piatto che piange. Se da un lato, infatti, va dato atto al ministro Parisi di essere forse riuscito, Parlamento permettendo, a rallentare ancora una volta la frana della \u201cfunzione Difesa\u201d, dall\u2019altra bisogna ammettere che in ogni caso continueremo a vestire, senza rivali in Europa e nella Nato, la maglia nera degli ultimi della classe in termini di rapporto tra spese per la difesa e prodotto interno lordo. Scarse saranno le risorse dedicate alle componenti che nobilitano il bilancio, come l\u2019ammodernamento e la ricerca e sviluppo, e scarsissime quelle dedicate all\u2019esercizio, ovvero alla vita, l\u2019addestramento ed il mantenimento in efficienza delle Unit\u00e0 operative. E il grosso, dove finisce? \u00c8 succhiato dalle spese per il personale, che ammontano a circa il 70% del totale. Se \u00e8 vero, quindi, che la discesa si \u00e8 un po\u2019 attenuata, \u00e8 altrettanto vero che il problema resta irrisolto.<\/p>\n<p><b>Una scarsa cultura di sicurezza e difesa<\/b><br \/>        Nell\u2019ambito dell\u2019industria per la difesa, vi \u00e8 da tempo la consapevolezza che la difficolt\u00e0 a tenere il passo con l\u2019alto costo dell\u2019energia e le continue riduzioni delle poste in bilancio non sono certo fattori che contribuiscono a tenere accesi i riflettori sulle capacit\u00e0 delle singole industrie nazionali ed i rispettivi prodotti. Queste realt\u00e0, tuttavia, mettono in risalto, ma non giustificano, il paradosso della forte differenza tra ambizioni e risorse. Il fatto \u00e8 che, sotto un profilo culturale, da noi la Difesa interessa assai poco e, di riflesso, cos\u00ec \u00e8 per il suo bilancio. Il nodo del problema non \u00e8 quindi solo finanziario, ma \u00e8 politico e culturale in termini di rischi che ci rifiutiamo di analizzare nelle sedi dovute. Siamo afflitti da una grave carenza di cultura della sicurezza e della difesa, senza la quale \u00e8 difficile impostare un serio dibattito nazionale sulle priorit\u00e0 da affrontare, sulle loro motivazioni e sui metodi migliori per farvi fronte. Invece, tutto continua a riproporsi, stancamente e ritualmente, sull\u2019unico piano in cui siamo abilissimi a discutere e polemizzare: quello ideologico. Ma \u00e8 un piano inclinato, che continua a farci rotolare sempre pi\u00f9 in basso, sino al momento irreversibile in cui le forze armate, mal ridotte e peggio addestrate, saranno davvero uno spreco. \u00c8 necessario, allora, trovare un motivo, un concetto, che possa essere di incentivo. Il <i>trade \u2013 off<\/i> di qualit\u00e0 per quantit\u00e0, assieme ai concetti di <i>innovazione<\/i> e di <i>trasformazione<\/i>, potrebbero essere la chiave di volta per una vera inversione di tendenza.<\/p>\n<p><b>I costi dell\u2019innovazione  <\/b><br \/>     Abbiamo iniziato parlando di \u201ctrasformazione\u201d. Potrebbe essere questa la parola magica, ancorch\u00e9 ormai abusata, che vale per tutti, dagli americani agli iracheni, dai mezzi agli uomini, dalle Unit\u00e0 complesse ai singoli soldati, dalle grandi dottrine alle tecniche di impiego, in grado di dare anche a noi la spinta per procedere, per programmare e pianificare in funzione di obiettivi reali. Dobbiamo per\u00f2 renderci conto che, al di l\u00e0 del vero significato di questo verbo, sempre interpretabile, ci\u00f2 che \u00e8 certo \u00e8 che, almeno inizialmente, \u201ctrasformare\u201d costa. Per risparmiare, bisogna prima investire. Solo i maghi riescono a trasformare con abracadabra e bacchetta magica. Tutti gli altri hanno bisogno di nuove poste in bilancio. Ammettiamo che uno dei significati sia la <i>proiettabilit\u00e0<\/i> delle forze, cosa che \u00e8 necessario fare, in un contesto di sicurezza, per assolvere quelle missioni internazionali in cui siamo cos\u00ec bravi e che servono cos\u00ec tanto ai Governi per fare politica estera. Allora, il significato di trasformazione si sposta, oltre che, ovviamente, sui mezzi di trasporto, sull\u2019applicazione delle <i>Information Technologies<\/i> (IT) alla conduzione delle operazioni, con tutto quel che ne consegue in termini di armamento intelligente, sistemi spaziali, C,4-I (comando, controllo, comunicazioni, computer e intelligence), che oggi sono i veri moltiplicatori di forze. Ma non basta. Dopo Iraq e Afghanistan, sta infatti prepotentemente prendendo senso, in aggiunta, anche l\u2019esigenza di poter proiettare un maggior numero di <i>scarponi sul terreno<\/i>, il cui costo \u00e8 elevato, come quello dei mezzi. Perch\u00e9 ormai anche i soldati devono essere tecnologici.<\/p>\n<p><b>Maggiore pianificazione<\/b><br \/>          Pu\u00f2 tutto ci\u00f2, se rappresenta una tendenza, applicarsi anche a noi? S\u00ec, se riuscissimo ad essere coerenti con le scelte politiche che abbiamo fatto a suo tempo, e che sinora nessun Governo ha avuto il coraggio di disconoscere apertamente. Salvo affossarle nei fatti. I nostri bilanci della difesa ne sono un esempio. Per \u201ctrasformare\u201d, infatti, occorre che le forze oggetto di modifica, e l\u2019industria che le sostiene, rispondano in termini di \u201cmissione \u201c ad obiettivi politici chiari e inequivocabili. Serve rendere le nostre forze pi\u00f9 <i>expeditionary<\/i>? \u00c8 questo che richiedono le nostre scelte politiche?Allora facciamolo, consentendo ai militari di pianificare i tempi e la spesa in modo adeguato. Le economie verranno, ma dopo. In alternativa, accettiamo senza vergogna di diventare \u201cspreco\u201d, smettendola per\u00f2 di lamentarci se le Forze Armate, su 200 mila uomini, riescono a mandarne in missione solo 10.000.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A via XX Settembre si continua a teorizzare la \u201ctrasformazione dello strumento militare\u201d, ma la dura realt\u00e0 del bilancio, evidenziata ancora una volta dalla \u201cnota aggiuntiva\u201d del Ministero della Difesa, continua a mostrare un piatto che piange. 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