{"id":64200,"date":"2009-04-10T14:26:18","date_gmt":"2009-04-10T12:26:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64200"},"modified":"2017-11-03T15:39:02","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:02","slug":"il-viaggio-di-obama-e-le-opportunita-delleuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/04\/il-viaggio-di-obama-e-le-opportunita-delleuropa\/","title":{"rendered":"Il viaggio di Obama e le opportunit\u00e0 dell\u2019Europa"},"content":{"rendered":"<table cellspacing=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"top\">\n<div>\n<p><span class=\"testo_articoli\">Due eventi forniscono materia di riflessione per le imminenti elezioni europee e dovrebbero essere motivi ispiratori della competizione fra le forze politiche: la crisi economica e la nuova Presidenza americana. Ambedue dovrebbero dare impulso ad un diverso, pi\u00f9 consapevole atteggiamento verso l\u2019integrazione europea e rilanciarne la necessit\u00e0 agli occhi dei cittadini del nostro continente. Occorre arrestare il lento impoverimento e spossessamento di libert\u00e0 politica dell\u2019Europa, tanto graduale da non apparire drammatico e quindi da non suscitare un\u2019adeguata reazione. Di fronte alla crisi economica che ha reso ancora pi\u00f9 evidente come la sovranit\u00e0 nazionale sia \u201cpolvere senza sostanza\u201d, per usare le parole di Luigi Einaudi, le ragioni dell\u2019Europa hanno un\u2019occasione ineludibile per essere ripensate e riformulate.<\/span><\/p>\n<p><b>Il momento dell\u2019Europa<\/b><br \/>\nLa crisi economica e finanziaria ha rivalutato agli occhi del mondo il modello di sviluppo europeo, talvolta irriso perch\u00e9 troppo attento alla solidariet\u00e0 e poco flessibile rispetto alle sfide della globalizzazione. Persino forme politiche come quella esistente in Russia, con la sua rendita mineraria e le sue armi nucleari, o in Cina con il suo dinamismo che convive con ordinamenti politici fortemente autoritari, sembravano a molti paesi emergenti un\u2019alternativa migliore.<\/p>\n<p>La globalizzazione aveva creato l\u2019impressione che le vite ed i destini dei cittadini europei fossero in balia di poteri incontrollati ed incontrollabili. La crisi finanziaria dirompente, gli interventi pubblici di salvataggio hanno imposto ripensamenti profondi. Di colpo gli Stati Uniti non sono pi\u00f9 all\u2019avanguardia nella loro missione storica di promuovere l\u2019economia di mercato. Di colpo quei caratteri dell\u2019economia globale cos\u00ec lontani dal modello europeo, l\u2019espansione monetaria esuberante, la disattenzione agli squilibri della finanza pubblica, l\u2019assetto delle autorit\u00e0 di vigilanza, si rivelano le ragioni della seconda maggiore crisi del capitalismo dalla morte di Marx. La crisi ha mostrato la degenerazione del modello anglosassone centrato sulla finanza e non di quello renano fondato sull\u2019industria. Se la crisi \u00e8 scoppiata \u00e8 perch\u00e9 le classiche virt\u00f9 europee, dalla politica monetaria prudente alla finanza pubblica disciplinata, erano state accantonate.<\/p>\n<p>La moneta comune si \u00e8 rivelata una salvaguardia. La cultura della <i>governance <\/i>sopranazionale riscoperta universalmente ha ridato centralit\u00e0 alla cultura comunitaria, all\u2019esperienza di oltre mezzo secolo di sovranit\u00e0 condivisa.<\/p>\n<p>Proprio per questo l\u2019Unione europea non solo deve uscire dallo stallo istituzionale ratificando il Trattato di Lisbona. Deve anche disporre di istituzioni forti e consapevoli, soprattutto quelle, come il Parlamento e la Commissione, che sono espressione di un potere federale. Sono le istituzioni forti che impediscono agli europei di porsi come semplici spettatori passivi delle politiche altrui, di cui volentieri si atteggiano poi a giudici petulanti e severi.<\/p>\n<p>A partire dal G20 di Londra si \u00e8 deciso di ridisegnare le regole dell\u2019economia internazionale secondo una logica che riproduce largamente quella europea e che la nuova amministrazione americana ha accettato di condividere. Sar\u00e0 necessario che la campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo abbia al centro i contenuti di un diverso governo della economia, le responsabilit\u00e0 per l\u2019abisso nel quale il sistema produttivo \u00e8 stato trascinato e la necessaria coesione degli Stati europei per un\u2019efficace risposta comune.<\/p>\n<p>In una simile congiuntura tanto pi\u00f9 decisive saranno le istituzioni comuni. La proposta di scegliere il prossimo Presidente della Commissione in ragione del voto elettorale e della<a href=\"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/DocIAI\/IAI0903.pdf\" target=\"blank\"><b><u> designazione dei candidati a opera dei partiti<\/u><\/b><\/a> nella campagna elettorale per l\u2019Assemblea di Strasburgo va in questa direzione. Mentre una pigra riconferma dell\u2019attuale vertice, prescelto forse proprio per la preventiva rinuncia a svolgere un ruolo politico incisivo, lascerebbe cadere l\u2019impulso che pu\u00f2 venire da una situazione internazionale cos\u00ec drammaticamente nuova.<\/p>\n<p><b>La sponda di Obama<\/b><br \/>\nL\u2019altra novit\u00e0 \u00e8 l\u2019atteggiamento della nuova amministrazione americana verso il processo di convergenza degli europei, messo in luce dal trionfale viaggio del Presidente Obama nel vecchio continente. Gi\u00e0 nel viaggio a Berlino che aveva preceduto la sua campagna elettorale Obama aveva detto che \u201cabbiamo bisogno di una forte Unione europea\u201d. Ha dimostrato nei fatti, a Londra, a Strasburgo, a Praga di saper ascoltare e di saper aderire all\u2019altrui saggezza, come nella decisione sulle nuove regole della finanza internazionale.<\/p>\n<p>Gli europei hanno parlato con una sola voce senza che questo provocasse traumatiche rotture transatlantiche, come nella guerra in Iraq. Anche quando sono emerse divergenze nette, come a proposito dell\u2019ingresso della Turchia nell\u2019Unione europea, gli Stati Uniti non ne hanno tratto lo spunto per scavare un solco tra \u201cvecchie e nuove Europe\u201d.<\/p>\n<p>Certo, gli europei saranno sollecitati ad assumere maggiori responsabilit\u00e0, e difficilmente potranno tirarsi indietro senza perdere credibilit\u00e0. Ma anche qui Obama si \u00e8 dimostrato flessibile, come a proposito dell\u2019invio di truppe aggiuntive in Afghanistan. Mai le condizioni erano state cos\u00ec favorevoli al di la dell\u2019Atlantico per la crescita del soggetto politico europeo. La democrazia europea e quella americana si confrontano sin dall\u2019inizio in un gioco di reciproci rispecchiamenti e travasi. La nuova leadership americana sembra pi\u00f9 attenta anche alle memorie e alla cultura civile dell\u2019Europa contemporanea. Anche l\u2019invito che viene dall\u2019America dovrebbe quindi essere oggetto della prossima campagna elettorale europea.<\/p>\n<p>Vedi anche<\/p>\n<p>Ettore Greco: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1093\" target=\"blank\"><b><u>L\u2019anello mancante della democrazia europea<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>R. Matarazzo: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/libromese.asp?ID=32\" target=\"blank\"><b><u>Obama e l&#8217;eclissi della Right Nation<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<\/div>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due eventi forniscono materia di riflessione per le imminenti elezioni europee e dovrebbero essere motivi ispiratori della competizione fra le forze politiche: la crisi economica e la nuova Presidenza americana. Ambedue dovrebbero dare impulso ad un diverso, pi\u00f9 consapevole atteggiamento verso l\u2019integrazione europea e rilanciarne la necessit\u00e0 agli occhi dei cittadini del nostro continente. 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