{"id":64230,"date":"2009-01-19T11:40:32","date_gmt":"2009-01-19T10:40:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64230"},"modified":"2017-11-03T15:39:13","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:13","slug":"iran-sara-davvero-svolta-con-obama","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/01\/iran-sara-davvero-svolta-con-obama\/","title":{"rendered":"Iran: sar\u00e0 davvero svolta con Obama?"},"content":{"rendered":"<table cellspacing=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"top\"><span class=\"testo_articoli\">L&#8217;accento posto da Obama sul ruolo della diplomazia e la sua dichiarata disponibilit\u00e0 a interloquire direttamente con gli iraniani anche al pi\u00f9 alto livello ha contribuito a creare l&#8217;aspettativa di un effettivo cambio di rotta della politica americana verso l&#8217;Iran. Iraq a parte, la questione iraniana \u00e8 stato l&#8217;argomento di politica estera su cui pi\u00f9 acceso \u00e8 stato lo scontro con il candidato repubblicano alla presidenza, John McCain, fautore di una linea molto intransigente e contrario all&#8217;apertura di un dialogo con Teheran.<\/span><\/p>\n<p>Obama ha avuto buon gioco nel presentare McCain &#8211; filmato durante la campagna per le primarie mentre cantava &#8220;<i>bomb bomb bomb Iran<\/i>&#8221; sulle note dei Bee Gees &#8211; come un continuatore delle politiche mediorientali di George W Bush. La questione Iran non ha influito di per s\u00e9 sull&#8217;esito delle presidenziali, ma \u00e8 probabile che il continuo accostamento da parte di Obama delle politiche proposte da McCain sull&#8217;Iran a quelle di Bush abbia rafforzato la percezione dell&#8217;elettorato che un&#8217;eventuale vittoria di McCain sarebbe equivalsa ad un &#8220;terzo mandato Bush&#8221;. Ma se \u00e8 vero che la linea sull&#8217;Iran di McCain era effettivamente distante da quella di Obama, pi\u00f9 discutibile \u00e8 che la si possa equiparare a quella di Bush Jr. La politica dell&#8217;amministrazione uscente verso l&#8217;Iran \u00e8 stata troppo incostante, irregolare e contraddittoria per essere assimilata all&#8217;aggressiva intransigenza ostentata da McCain.<\/p>\n<p><b>L\u2019eredita\u2019 di Bush<\/b><br \/>\nSul piano retorico, non c&#8217;\u00e8 dubbio che l&#8217;amministrazione. Bush abbia fatto dell&#8217;Iran un &#8216;nemico&#8217; degli Stati Uniti: lo ha inserito nel famigerato &#8220;asse del male&#8221; con l&#8217;Iraq e la Corea del Nord, lo ha denunciato come il principale &#8220;sponsor&#8221; del terrorismo e lo ha ripetutamente accusato di armare gli insorti contro le forze americane e britanniche in Iraq. La Strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti del 2006 definiva l&#8217;Iran &#8220;la sfida pi\u00f9 grande&#8221; agli interessi americani in Medioriente.<\/p>\n<p>Il quadro per\u00f2 \u00e8 meno lineare quando si guarda alle politiche concrete. Pur ammonendo sui rischi inaccettabili di un Iran nucleare, l&#8217;amministrazione Bush ha prima abbandonato la sua iniziale forte opposizione al tentativo degli Ue3 (Francia, Germania e Regno Unito, a nome dell&#8217;Ue) di negoziare con l&#8217;Iran un accordo sulla questione nucleare; poi ha sostenuto il processo in modo indiretto nel nuovo quadro negoziale dei P5+1 (gli Ue3 pi\u00f9 i membri permanenti non europei del Consiglio di sicurezza: Cina Russia e, appunto, Stati Uniti); successivamente ha espresso la disponibilit\u00e0 a trattare direttamente con gli iraniani a condizione che questi ultimi arrestassero l&#8217;arricchimento dell&#8217;uranio; e ha infine partecipato in qualit\u00e0 di osservatore ad un round di colloqui tra i rappresentanti dell&#8217;Iran da una parte e quelli degli Ue3, Cina e Russia dall&#8217;altra (svoltisi la scorsa estate a Ginevra).<\/p>\n<p>Anche se Bush si \u00e8 ben guardato dall&#8217;escludere l&#8217;opzione militare per impedire all&#8217;Iran di dotarsi di capacit\u00e0 nucleari militari, gli alti comandi Usa non sono mai stati autorizzati a sviluppare altro che routinari piani di contingenza per operazioni contro l&#8217;Iran. Quando Israele la scorsa estate ha richiesto agli Stati Uniti la fornitura di tecnologie e sistemi d&#8217;arma impiegabili in un attacco aereo contro l&#8217;Iran, Washington ha opposto un deciso diniego, e alla richiesta israeliana di sorvolo dello spazio aereo israeliano, Bush avrebbe risposto, se le indiscrezioni stampa sono attendibili, \u201cNo, che diavolo!\u201d. L&#8217;amministrazione americana ha pi\u00f9 volte invocato l&#8217;inasprimento delle sanzioni contro l&#8217;Iran, ma \u00e8 anche stata attenta a salvaguardare l&#8217;unit\u00e0 del Consiglio di sicurezza dell&#8217;Onu sulla questione, ritenendo che il coinvolgimento delle Nazioni Unite conferisca maggiore legittimit\u00e0 agli sforzi internazionali di contenimento delle ambizioni nucleari del governo di Teheran.<\/p>\n<p>L&#8217;atteggiamento oscillante degli Stati Uniti verso l&#8217;Iran non si \u00e8 limitato al solo dossier nucleare. Tra un&#8217;accusa e l&#8217;altra di fomentare disordini e violenze in Iraq, diplomatici americani si sono incontrati diverse volte tra il 2007 e il 2008 con le loro controparti iraniane per discutere della sicurezza dell&#8217;Iraq, riconoscendo cos\u00ec tacitamente che il coinvolgimento degli attori regionali &#8211; Iran in testa &#8211; \u00e8 necessaria alla stabilizzazione del paese.<\/p>\n<p>Nel caso dell&#8217;Afghanistan si \u00e8 assistito al processo inverso: Stati Uniti ed Iran hanno cooperato con profitto nel 2001-2002, e cio\u00e8 nel periodo compreso tra la deposizione dei talebani (ostili all&#8217;Iran) e la prima iniziale stabilizzazione del paese. Dopo l&#8217;inserimento dell&#8217;Iran nell'&#8221;asse del male&#8221; da parte di Bush nel suo discorso sullo stato dell&#8217;Unione del 2002, la collaborazione \u00e8 andata riducendosi fino ad interrompersi del tutto.<\/p>\n<p>In ultima analisi, la politica di Bush verso l&#8217;Iran \u00e8 stata contrassegnata da una retorica ostile e a tratti aggressiva, ma da azioni concrete oscillanti tra misure punitive, tentativi di cooperazione su questioni limitate, e significative aperture. La stessa disponibilit\u00e0 degli Stati Uniti a riprendere contatti diplomatici con l&#8217;Iran, a condizione che quest&#8217;ultimo sospenda l&#8217;arricchimento dell&#8217;uranio, non pu\u00f2 essere liquidata come una mera concessione di facciata.<\/p>\n<p><b>La \u201cfinestra di opportunit\u00e0\u201d di Obama<\/b><br \/>\nChe tipo di cambiamento potr\u00e0 imprimere l&#8217;entrante amministrazione Obama a questa politica zigzagante? Stando a dichiarazioni rilasciate sia prima che dopo le elezioni, Obama \u00e8 d&#8217;accordo con Bush che un Iran nucleare sarebbe una &#8220;minaccia intollerabile&#8221;. Non pi\u00f9 di una settimana fa, il neo-presidente, parlando della minaccia del terrorismo, ha fatto riferimento al sostegno dell&#8217;Iran a Hezbollah e Hamas. Pi\u00f9 volte Obama ha dichiarato che chieder\u00e0 agli alleati europei un ulteriore sforzo per dare maggiore credibilit\u00e0 alla minaccia di sanzioni pi\u00f9 aspre e incisive, come ha fatto del resto l&#8217;amministrazione Bush negli anni scorsi. L&#8217;unit\u00e0 del fronte Onu rester\u00e0 ovviamente una priorit\u00e0 anche per l&#8217;amministrazione Obama. E nemmeno il nuovo presidente democratico ha escluso del tutto l&#8217;opzione militare. Su che base, dunque, ci si pu\u00f2 aspettare un cambiamento di rotta sull&#8217;Iran?<\/p>\n<p>L&#8217;unica, bench\u00e9 significativa, differenza esplicita \u00e8 la maggiore enfasi posta da Obama sulla diplomazia, e la sua aperta disponibilit\u00e0 ad impegnare gli Stati Uniti in un dialogo diretto con gli iraniani. Ma al di l\u00e0 della retorica, come si \u00e8 visto, anche l&#8217;amministrazione Bush non \u00e8 stata inattiva sul fronte diplomatico. Se vorr\u00e0 davvero superare l&#8217;attuale impasse diplomatica Obama dovr\u00e0 per\u00f2 concedere qualcosa di pi\u00f9, riconsiderando la richiesta di una sospensione indeterminata dell&#8217;arricchimento dell&#8217;uranio.<\/p>\n<p>Fare un passo indietro sulla richiesta di sospensione dell&#8217;arricchimento \u2013 finora la &#8220;linea rossa&#8221; non negoziabile indicata dagli Usa e dagli europei \u2013 non \u00e8 privo di rischi. In Iran ne potrebbero uscire rafforzati i conservatori che fanno capo al presidente Mahmoud Ahmadinejad, che potrebbero dichiarare di aver vinto il braccio di ferro sull&#8217;arricchimento. Inoltre diverrebbe ancora pi\u00f9 difficile verificare la natura solo pacifica del programma nucleare.<\/p>\n<p>Rinunciare alla richiesta di interrompere l&#8217;arricchimento appare per\u00f2 sempre pi\u00f9 come una scelta realistica, visto che l&#8217;Iran sembra ormai possedere il know-how e le tecnologie necessarie ad arricchire l&#8217;uranio al livello richiesto per armare una bomba. Deve per\u00f2 ancora operare alcuni fondamentali passaggi prima di poter vantare la sua prima bomba atomica. Il pi\u00f9 importante \u00e8 la scelta politica da parte della leadership &#8211; e si intende qui il leader supremo Ali Khamenei, che ha l&#8217;ultima parola sul dossier nucleare &#8211; di fare dell&#8217;Iran una potenza atomica. \u00c8 sui costi di questa scelta, e soprattutto sulle opportunit\u00e0 che potrebbero aprirsi in caso di rinuncia, che l&#8217;iniziativa diplomatica americana &#8211; o meglio: a guida americana &#8211; deve concentrarsi. In che modo?<\/p>\n<p>Come visto, finch\u00e9 l&#8217;obiettivo primario degli Usa resta esclusivamente l&#8217;ottenimento di garanzie di sicurezza sul dossier nucleare, l&#8217;amministrazione Obama non avr\u00e0 a disposizione molte opzioni tattiche in pi\u00f9 rispetto all&#8217;amministrazione Bush. Le cose potrebbero cambiare per\u00f2 se si operasse un cambio di rotta a livello strategico. Obama potrebbe sfruttare i canali diplomatici che intende aprire non tanto per discutere pi\u00f9 apertamente la questione nucleare &#8211; che resta un argomento intrattabile nelle attuali circostanze &#8211; quanto per convincere Teheran che gli Stati Uniti sono disponibili a lavorare per una normalizzazione dei rapporti bilaterali.<\/p>\n<p>La stabilizzazione di Afghanistan e Iraq \u00e8 nell&#8217;interesse sia degli Stati Uniti sia dell&#8217;Iran. Quest&#8217;ultimo avrebbe inoltre notevoli vantaggi dalla fine del suo relativo isolamento internazionale &#8211; in particolar modo in un frangente storico come l&#8217;attuale, in cui la crisi economica mondiale e il crollo del prezzo degli idrocarburi rischiano di ripercuotersi pesantemente sulla sua economia. Non c&#8217;\u00e8 dubbio che ci siano in Iran resistenze molto forti ad attenuare le tensioni con gli Stati Uniti \u2013 anche perch\u00e9 la rivalit\u00e0 con gli americani costituisce un potente strumento per veicolare consenso. Eppure, la prospettiva di porre fine all&#8217;inimicizia con gli Usa non \u00e8 affatto esclusa dalla leadership iraniana: lo stesso Khamenei, la scorsa primavera, ha ammesso che non potr\u00e0 sempre scorrere cattivo sangue tra i due paesi. Si ricordi anche che l&#8217;Iran nel 2003 (sotto la presidenza del riformista Khatami) fece pervenire a Washington la richiesta, respinta da Bush, di una normalizzazione dei rapporti in cambio di assicurazioni sul dossier nucleare e della fine del sostegno a Hezbollah e altri gruppi armati che contrastano gli interessi americani in Medio Oriente.<\/p>\n<p>Il cambio di rotta che Obama potrebbe imprimere, parte dunque dalla cancellazione dell&#8217;Iran dalla lista dei &#8220;nemici&#8221; degli Stati Uniti. L&#8217;amministrazione Obama potrebbe segnalare la disponibilit\u00e0 a sviluppare una relazione bilaterale basata su un equilibrio di interessi con l&#8217;attuale leadership. L&#8217;iniziativa dovrebbe essere rivolta al leader supremo Khamenei, senza per\u00f2 ignorare Ahmadinejad, in modo da chiarire che gli Usa ragionano su un orizzonte di lungo periodo, non vincolato cio\u00e8 dall&#8217;esito delle presidenziali iraniane di giugno 2009.<\/p>\n<p>In questo modo si potrebbero creare le condizioni per un accordo su nuovi meccanismi di verifica della natura solo civile del programma nucleare iraniano, sulla falsariga per esempio della <a href=\"http:\/\/www.crisisgroup.org\/home\/index.cfm?id=4984#2\" target=\"blank\"><b><u>proposta dell&#8217;International Crisis Group<\/u><\/b><\/a> di consentire un regime di arricchimento limitato e soggetto a ispezioni intrusive. Le difficolt\u00e0 di un simile negoziato non sembrano superiori a quelle che la stessa amministrazione Bush ha incontrato nella complicata trattativa per la de-nuclearizzazione della Corea del Nord. Ma &#8211; e questo costituirebbe l&#8217;autentico punto di rottura &#8211; il negoziato sul nucleare verrebbe inquadrato in un pi\u00f9 ampio disegno strategico di ricollocazione dell&#8217;Iran nel sistema di relazioni internazionali degli Stati Uniti: non pi\u00f9 &#8220;nemico&#8221;, ma interlocutore.<\/p>\n<p>\u00c8 questa l&#8217;autentica &#8220;finestra di opportunit\u00e0&#8221; apertasi con l&#8217;elezione di Barack Obama. L&#8217;alternativa \u00e8 un rigido isolamento internazionale dell&#8217;Iran, che verrebbe per\u00f2 attuato solo dagli Usa e da un&#8217;Europa in parte riluttante, o un attacco militare contro le infrastrutture nucleari iraniane da parte degli Stati Uniti o di Israele, che per\u00f2 stando alle fonti militari disponibili rallenterebbe, ma non bloccherebbe lo sviluppo del programma nucleare. In nessuno dei due casi le probabilit\u00e0 di evitare un Iran nucleare sembrano superiori rispetto alla politica di coinvolgimento sopra auspicata. Al contrario, sembrano pi\u00f9 scarse.<\/p>\n<p>Sul tema vedi anche:<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1036\" target=\"blank\"><b><u>Gaza, Obama, e il futuro del Medio Oriente<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=983\" target=\"blank\"><b><u>Obama e il rebus Iran<\/u><\/b><\/a><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;accento posto da Obama sul ruolo della diplomazia e la sua dichiarata disponibilit\u00e0 a interloquire direttamente con gli iraniani anche al pi\u00f9 alto livello ha contribuito a creare l&#8217;aspettativa di un effettivo cambio di rotta della politica americana verso l&#8217;Iran. 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