{"id":64233,"date":"2009-07-06T11:48:30","date_gmt":"2009-07-06T09:48:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64233"},"modified":"2017-11-03T15:38:47","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:47","slug":"lincerto-passaggio-di-consegne-tra-g8-e-g20","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/07\/lincerto-passaggio-di-consegne-tra-g8-e-g20\/","title":{"rendered":"L&#8217;incerto passaggio di consegne tra G8 e G20"},"content":{"rendered":"<p>Nel corso della sua storia trentennale, il G7\/G8 ha teso sempre pi\u00f9 a presentarsi come motore o centro di un sistema globale di &#8216;governance&#8217;. Questo ruolo \u00e8 per\u00f2 oggi insidiato dall\u2019ascesa di un gruppo pi\u00f9 rappresentativo e che, come tale, pu\u00f2 apparire come pi\u00f9 legittimo: il G20. Se il G20 sia destinato a soppiantare il G8 \u00e8 per\u00f2 incerto. Nonostante alcune indicazioni in questo senso, il passaggio di consegne non sembra n\u00e9 imminente n\u00e9 scontato. I membri del G8 \u2013 Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Canada e Russia \u2013 non vantano pi\u00f9 come in passato una chiara superiorit\u00e0 politica ed economica. Nuovi attori, alcuni dei quali economicamente e politicamente pi\u00f9 potenti, sono emersi con prepotenza sulla scena internazionale: in primo luogo la Cina, e poi l\u2019India, il Brasile, e altri. Inoltre con l\u2019avanzare della globalizzazione le capacit\u00e0 del G8 di influenzare fenomeni di portata planetaria \u2013 come il commercio internazionale o il clima \u2013 \u00e8 diminuita. La cooperazione di altri attori, i quali chiedono di partecipare ai processi decisionali sulle questioni globali, \u00e8 spesso obbligata.<\/p>\n<p><b>La crisi economica e l\u2019ascesa del G20<\/b><br \/>\n\u00c8 stata la pi\u00f9 grave crisi finanziaria ed economica dagli anni Trenta a mettere a nudo i limiti del G8. Quando si \u00e8 trattato di coordinare una risposta internazionale all\u2019emergenza, la sede pi\u00f9 appropriata \u00e8 stata subito individuata in un forum di paesi simile al G8 per concezione e struttura, ma molto pi\u00f9 ampio in termini di <i>membership <\/i>e pi\u00f9 inclusivo in termini di rappresentanza geografica: il G20.<\/p>\n<p>La crisi \u00e8 stata la ragione contingente dell\u2019ascesa del G20 e del parallelo declino del G8, ma le cause sono strutturali. Il G8 rappresenta equilibri di potere superati dai tempi, garantisce agli europei un\u2019influenza sproporzionata ed esclude attori economici di primo piano. Questa situazione non \u00e8 sostenibile nel lungo periodo. Non a caso tra le decisioni pi\u00f9 importanti prese dal G20 di Londra dell\u2019aprile scorso figura la promessa di ridurre l\u2019influenza dominante degli Stati Uniti e dei paesi europei in istituzioni chiave come la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale (Fmi).<\/p>\n<p><b>Limiti strutturali del G20<\/b><br \/>\nTuttavia, il ruolo del G20 \u00e8 ancora largamente definito dalla necessit\u00e0 di coordinare una risposta alla crisi economica. La possibilit\u00e0 che si assuma compiti di orientamento e guida riguardo a questioni economiche e commerciali globali \u00e8 certamente presente e anzi in una certa misura auspicabile. Tuttavia il processo non potr\u00e0 che essere graduale. Inoltre non \u00e8 scontato che vada a buon fine. La <i>membership <\/i>del G20, per quanto garantisca maggiore rappresentativit\u00e0 geografica, abbraccia paesi con interessi profondamente diversi, alcuni dei quali con una modesta esperienza di vertici internazionali di questo calibro. \u00c8 dubbio che il gruppo sia in grado di trovare sufficiente intesa per definire un\u2019agenda in tempi \u2018normali\u2019, quando cio\u00e8 gli interessi nazionali non si misurano sulla salute del sistema finanziario mondiale, ma su questioni pi\u00f9 specifiche che possono facilmente dare adito a contrasti.<\/p>\n<p>Inoltre, non bisogna dimenticare che la crisi economica, pur globale nei suoi effetti, \u00e8 soprattutto transatlantica nelle sue origini. La maggior parte dei servizi finanziari e i relativi meccanismi di regolamentazione hanno origine negli Usa e in Europa (e in Giappone). Il G20 offre il vantaggio di dare voce ad alcuni attori economici, in primo luogo la Cina, la cui collaborazione \u00e8 necessaria al rafforzamento della <i>governance <\/i>economica mondiale. Pu\u00f2 anche servire come forum di consultazione tra i paesi industrializzati e quelli emergenti. Ma il ruolo del G8 di \u2018facilitatore\u2019 di un consenso transatlantico (pi\u00f9 il Giappone) su questioni economiche non si \u00e8 esaurito.<\/p>\n<p>In generale, il G20 \u00e8 uno strumento pi\u00f9 efficace per affrontare questioni per le quali \u00e8 richiesta una partecipazione molto ampia o universale (come il contrasto al riscaldamento climatico). Tuttavia, anche su molte questioni \u2018universali\u2019 ci\u00f2 che conta \u00e8 il peso specifico dei singoli paesi. La non-proliferazione nucleare, per esempio, ha una chiara dimensione globale, ma le dotazioni e l&#8217;<i>expertise <\/i>di Usa e Russia rende il partenariato tra questi due paesi di gran lunga pi\u00f9 rilevante di qualsiasi forum multilaterale.<\/p>\n<p><b>Vantaggi comparativi del G8<\/b><br \/>\nAnche in materia di aiuto allo sviluppo il G8 sembra avere ancora un maggior ruolo da svolgere del G20. Riunendo alcuni tra i paesi pi\u00f9 ricchi al mondo e l\u2019Unione europea, le risorse per l\u2019aiuto allo sviluppo e l\u2019assistenza umanitaria (che pu\u00f2 comprendere anche l&#8217;assistenza nella lotta a pandemie come l\u2019Aids) sono in gran parte fornite dai paesi del G8. Potrebbe pertanto essere pi\u00f9 appropriato continuare a discutere con i beneficiari degli aiuti, in particolar modo i paesi africani, nell\u2019ambito del solo G8.<\/p>\n<p>\u00c8 infine probabile che il G20 incontrerebbe pi\u00f9 problemi del G8 a occuparsi di sicurezza internazionale. Sfruttando l\u2019alta visibilit\u00e0 dell\u2019evento, i membri del G8 sono in grado di fissare i termini del dibattito in merito a specifiche problematiche di sicurezza. Ci\u00f2 \u00e8 di grande aiuto quando quelle stesse questioni vengono trattate in consessi pi\u00f9 ampi e con autorit\u00e0 internazionale, come per esempio il Consiglio di sicurezza dell\u2019Onu, o quando devono preparare l\u2019opinione pubblica interna a decisioni controverse o impopolari (il consenso degli altri membri del gruppo rafforza la posizione del governo in carica, se non altro perch\u00e9 fa sembrare poco praticabili le alternative).<\/p>\n<p>Ma, va detto, non \u00e8 raro che i paesi del G8 si trovino in disaccordo su importanti questioni politiche. La voce fuori dal coro \u00e8 il pi\u00f9 delle volte, anche se non sempre, la Russia (\u00e8 accaduto, per esempio, su una questione sensibile come il riconoscimento dell\u2019indipendenza del Kosovo). Su questioni come le dispute sui programmi nucleari di Iran e Corea del Nord \u00e8 stato possibile trovare un accordo, anche se a volte con fatica \u2013 come si \u00e8 visto con la blanda condanna della repressione delle proteste popolari in Iran pronunciata dai ministri degli esteri del G8 a Trieste.<\/p>\n<p>Guardando alle posizioni di alcuni stati del G20 sulle questioni di sicurezza internazionali all\u2019ordine del giorno, \u00e8 difficile non arrivare alla conclusione che il dibattito sarebbe limitato alle (poche) tematiche su cui esiste largo consenso. Inoltre, se dovesse assumere responsabilit\u00e0 anche nel settore della sicurezza, un gruppo allargato e inclusivo come il G20 insidierebbe il ruolo del Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu molto pi\u00f9 seriamente di quanto si teme possa fare il G8.<\/p>\n<p><b>Una coesistenza sinergica almeno nel medio termine<\/b><br \/>\nIn conclusione, il G8 vanta per ora dei vantaggi comparati rispetto al G20, in particolare la tradizione, la maggiore flessibilit\u00e0 dei meccanismi decisionali, la superiore capacit\u00e0 di trattare specifiche questioni di sicurezza. Ci\u00f2 nonostante, \u00e8 innegabile che il G20 costituisca, almeno su determinate questioni e in determinate circostanze, una reale e del resto gi\u00e0 praticata alternativa. I due forum per ora non si escludono a vicenda, e possono anzi convivere l\u2019uno accanto all\u2019altro anche sviluppando un certo grado di interazione. Per le questioni su cui esiste una competenza \u2018condivisa\u2019, il G8 pu\u00f2 funzionare come sede preliminare di discussione (del resto, tutti i membri del G8 fanno parte del G20) e contribuire a rafforzare e sostenere le decisioni prese in seno al G20.<\/p>\n<p>Tuttavia, il G8 non \u00e8 pi\u00f9 in grado di gestire da solo anche quelle tematiche \u2013 come per esempio lo sviluppo o la sicurezza \u2013 che il G20 sembra meno adatto a trattare. La consultazione e il contributo di altri stati o gruppi di stati sono diventati imprescindibili. \u00c8 pacifico pertanto che il G8 continuer\u00e0 a sviluppare meccanismi di cooperazione su singoli dossier specialmente con i paesi G5 (Brasile, Cina, India, Messico, Sudafrica, a cui potrebbero aggiungersene altri, come l&#8217;Egitto che la presidenza italiana ha invitato al vertice dell&#8217;Aquila). Questo tipo di cooperazione a geometria variabile sembra per ora un compromesso accettabile tra l\u2019esigenza di accrescere la legittimit\u00e0 al G8 attraverso una maggiore inclusivit\u00e0 e il bisogno di preservarne la capacit\u00e0 deliberativa.<\/p>\n<p>Questa soluzione potrebbe risultare sostenibile nel medio periodo. Di certo non lo \u00e8 nel lungo periodo. La rapidit\u00e0 con cui si \u00e8 affermato il G20, le prospettive di crescita di paesi come Brasile, Cina o India, e il relativo declino dell\u2019influenza europea sembrano lasciare pochi dubbi sul fatto che, di qui a dieci anni, il ruolo del G8 sar\u00e0 ridimensionato. Il gruppo potrebbe continuare ad esistere nella sua attuale configurazione, ma con funzioni pi\u00f9 di complemento e supporto che di leadership.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>P. Guerrieri: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1182\" target=\"blank\"><b><u>L\u2019inarrestabile ascesa del multipolarismo economico<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>R. Matarazzo: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1190\" target=\"blank\"><b><u>Il Vertice dell&#8217;Aquila tra attese e obiettivi realistici<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>B. Voltolini: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1183\" target=\"blank\"><b><u>Quale ruolo per il G2?<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel corso della sua storia trentennale, il G7\/G8 ha teso sempre pi\u00f9 a presentarsi come motore o centro di un sistema globale di &#8216;governance&#8217;. Questo ruolo \u00e8 per\u00f2 oggi insidiato dall\u2019ascesa di un gruppo pi\u00f9 rappresentativo e che, come tale, pu\u00f2 apparire come pi\u00f9 legittimo: il G20. 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