{"id":64235,"date":"2009-06-11T11:53:35","date_gmt":"2009-06-11T09:53:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64235"},"modified":"2017-11-03T15:38:51","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:51","slug":"liran-obama-e-la-lezione-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/06\/liran-obama-e-la-lezione-europea\/","title":{"rendered":"L\u2019Iran, Obama e la lezione europea"},"content":{"rendered":"<p>A circa sei mesi dall&#8217;insediamento dell&#8217;amministrazione Obama, l&#8217;annunciato cambio di rotta sulla questione nucleare iraniana deve ancora prendere forma. Gli Usa dovrebbero fare tesoro dell\u2019esperienza del negoziato fallito tra europei e Iran nel 2003-5, e definire una strategia pi\u00f9 flessibile, che non sia condizionata dalle polemiche contingenti, non si limiti alla questione nucleare, e punti sulla trasparenza del programma nucleare iraniano pi\u00f9 che su un suo irrealistico congelamento.<\/p>\n<p><b>La via della diplomazia<\/b><br \/>\nIn linea con le promesse elettorali di Obama, la nuova amministrazione non ha lasciato dubbi sul fatto che voglia battere la strada della diplomazia molto pi\u00f9 coerentemente della precedente, passando dalle retrovie all\u2019avanguardia nel gruppo dei 3+3 \u2013 Francia, Germania, Regno Unito, Cina, Russia e Usa \u2013 che da tre anni tenta inutilmente di strappare all&#8217;Iran garanzie sulla natura solo pacifica del suo programma nucleare. Dettagli tuttavia non sono emersi, e tutto lascia pensare che gli Usa continueranno ad attenersi alla politica del \u2018doppio binario\u2019 dei 3+3, che combina l&#8217;offerta di incentivi con la graduale adozione, di sanzioni mirate.<\/p>\n<p>In linea di principio non c&#8217;\u00e8 nulla di male in questo, visto che la strategia, sebbene inefficace per ora, ha una sua coerenza. Tuttavia la politica del \u2018doppio binario\u2019 dovrebbe essere applicata con un certo grado di flessibilit\u00e0 in modo da infondere nuova linfa vitale al negoziato ora in panne. A questo riguardo, Obama dovrebbe guardare all&#8217;unico autentico negoziato che l&#8217;Iran ha aperto (e chiuso) in merito al programma nucleare: quello condotto da Francia, Germania e Gran Bretagna tra il 2003 e il 2005. Imparare dalla lezione europea \u00e8 tutto fuorch\u00e9 garanzia di successo, ma pu\u00f2 aiutare a non ripetere gli stessi errori.<\/p>\n<p>La lezione principale \u00e8 che l&#8217;Iran non sembra essere ricettivo alle minacce. Tra la fine del 2003 e l&#8217;inizio del 2005 i tre paesi europei o Ue3 ne colsero il desiderio di negoziare rivolgendosi da pari a pari al governo di Teheran e insistendo sulle opportunit\u00e0 aperte da una cooperazione a tutto campo e di lungo periodo. Le trattative Ue3-Iran sono coincise con la pi\u00f9 lunga, per quanto parziale, fase di sospensione del programma nucleare iraniano \u2013 in particolare l&#8217;arricchimento dell&#8217;uranio, che pu\u00f2 essere deviato a scopi militari \u2013 e con il massimo grado di accesso alle installazioni nucleari iraniane da parte dell&#8217;agenzia nucleare Onu.<\/p>\n<p>Alcuni, approfittando del senno di poi, ritengono che l&#8217;Iran volesse solo guadagnare tempo, ma questo \u00e8 discutibile. Nel 2003-04 l&#8217;Iran si sentiva vulnerabile e ritenne che accettare il negoziato sarebbe comunque servito a testare la disponibilit\u00e0 degli Usa a concedergli almeno una qualche forma di garanzia di sicurezza e riconoscimento, anche se indirettamente, attraverso un accordo negoziato da altri. Gli Stati Uniti diedero i primi, timidi segnali in questo senso solo nella primavera del 2005, tra l&#8217;altro in modo solo parziale e comunque accompagnandoli con la costante minaccia di sanzioni. Ma in quel momento gli Usa erano gi\u00e0 bloccati nel pantano iracheno e l&#8217;Iran, complice anche la sterzata conservatrice seguita all&#8217;elezione come presidente di Mahmoud Ahmadinejad, concluse che avanzare il programma nucleare servisse meglio i suoi interessi che venire incontro alle richieste americane ed europee.<\/p>\n<p><b>Il nuovo contesto<\/b><br \/>\nLa situazione oggi \u00e8 cambiata di nuovo. L&#8217;Iran, \u00e8 vero, ha espanso considerevolmente il suo expertise nucleare, ma rispetto al 2005 \u00e8 in una situazione meno agevole. Cinque risoluzioni del Consiglio di sicurezza hanno condannato e imposto restrizioni al suo programma nucleare, mentre, con il crollo del prezzo del petrolio, il flusso di denaro dalle esportazioni di energia s&#8217;\u00e8 trasformato da un fiume in piena in un ruscello. In pi\u00f9, gli usuali attacchi mediatici iraniani agli Usa, descritti come potenza imperialista, hanno perso un po&#8217; di mordente dopo l&#8217;elezione di Obama, che \u00e8 popolare oltre confine quasi quanto il suo predecessore era impopolare.<\/p>\n<p>In questo contesto la nuova amministrazione americana dovrebbe recuperare l&#8217;atteggiamento degli Ue3 nel periodo 2003-2005, evitando minacce ed enfatizzando invece gli interessi comuni. Non \u00e8 necessario per il momento alcun passo indietro sul fronte delle sanzioni gi\u00e0 in atto o delle richieste all&#8217;Iran di fornire garanzie credibili sulle finalit\u00e0 civili del suo programma nucleare. Sul piano della retorica politica gli americani farebbero bene a tenere un basso profilo. Rispondere ad ogni provocazione (che venga dall&#8217;Iran, dai paesi arabi, da Israele o da gruppi di interessi interni) \u00e8 molto pi\u00f9 dispendioso in termini di energie e rischioso politicamente che limitarsi a ripetere posizioni ferme, ma di apertura. La politica declaratoria Usa dovrebbe reagire solo a grandi eventi. L&#8217;esperienza degli europei dimostra che il ricorso a una retorica incendiaria complica le cose, anche perch\u00e9 rende molto pi\u00f9 difficile ai governi convincere i loro elettorati dei compromessi inevitabili che sono insiti in ogni eventuale accordo.<\/p>\n<p>L&#8217;uso sostenuto di una politica declaratoria moderata dovrebbe accompagnarsi anche ad un maggiore riguardo verso la complessit\u00e0 del sistema politico iraniano. Giocare sulle rivalit\u00e0 tra le diverse fazioni politiche iraniane \u00e8 rischioso. La leadership \u00e8 plurale e non priva di dialettica, ma la storia recente dimostra come sappia far quadrato di fronte a pressioni esterne. Nella primavera 2005 il negoziato Ue3-Iran perse intensit\u00e0 anche perch\u00e9 gli europei cominciarono a fare i calcoli sull\u2019elezione come presidente di Ali Hashemi Rafsanjani. Questo fu probabilmente un errore, e non solo perch\u00e9 Rafsanjani fu sonoramente sconfitto nel giugno 2005 dall&#8217;allora sconosciuto Ahmadinejad. Un&#8217;offerta di dialogo perde di credibilit\u00e0 se viene percepita come tarata su una parte politica soltanto. Gli Usa dovrebbero rendere esplicito il loro interesse a trovare un accordo con l&#8217;Iran come paese, non con una parte soltanto di esso.<\/p>\n<p>Un&#8217;altra importante lezione che gli Usa devono trarre dall&#8217;esperienza degli europei \u00e8 che l&#8217;unit\u00e0 del Consiglio di sicurezza \u00e8 una risorsa preziosa, per quanto &#8216;spuntate&#8217; siano le sanzioni. Alcuni, se non molti, in Iran si trovano a loro agio nel contrapporsi agli Usa, ma molto pochi gradiscono lo scontro con l&#8217;Onu, come dimostrano i continui tentativi di Teheran di riportare il dossier nucleare sul pi\u00f9 tecnico tavolo dell&#8217;Agenzia internazionale per l\u2019energia atomica (Aiea). Gli Usa farebbero meglio a continuare ad usare il canale multilaterale per trattare con gli iraniani sul nucleare. Senza una cornice multilaterale, l&#8217;eventuale riconoscimento o isolamento dell&#8217;Iran non sono davvero sostenibili.<\/p>\n<p><b>Non solo nucleare<\/b><br \/>\nAllo stesso tempo, gli Usa devono stare attenti a non ripetere l&#8217;errore degli europei di condizionare ogni contatto con l&#8217;Iran alla questione nucleare. Stabilire canali di comunicazione sulle aree di comune interesse \u2013 in primo luogo la stabilizzazione di Iraq e Afghanistan \u2013 pu\u00f2 servire a creare un clima di fiducia reciproca e a compensare gli inevitabili arretramenti o arresti di un eventuale negoziato sul nucleare. Per lo stesso motivo, non ha molto senso stabilire una condizionalit\u00e0 rigida tra il dossier nucleare e altre questioni.<\/p>\n<p>Infine, venendo alla sostanza dell\u2019accordo, gli Usa devono essere pronti a ricalibrare le loro richieste. Rinunciare ora alla richiesta che l\u2019Iran sospenda l\u2019arricchimento dell\u2019uranio darebbe il segnale di una capitolazione. Eppure, ogni ipotesi realistica di risoluzione pacifica della disputa non pu\u00f2 prescindere dalla constatazione che il programma di arricchimento dell\u2019Iran non pu\u00f2 tornare indietro n\u00e9 essere indefinitamente congelato. Pu\u00f2 per\u00f2 essere soggetto a meccanismi di verifica e controllo riguardo alla destinazione solo pacifica delle attivit\u00e0 nucleari iraniane. Pu\u00f2 sembrare una soluzione lontana da quella ideale; \u00e8 per\u00f2 realisticamente quella che offre maggiore sicurezza per quanto riguarda sia la stabilit\u00e0 regionale del Golfo sia la tenuta del regime di non-proliferazione.<\/p>\n<p>In conclusione, l&#8217;esperienza degli europei suggerisce flessibilit\u00e0 nell&#8217;uso dei due estremi della politica del \u2018doppio binario\u2019: se vuoi offrire una carota, brandire minacciosamente un bastone non ti render\u00e0 credibile. Meglio lasciare il bastone in un angolo, anche se bene in vista. L&#8217;unica chance perch\u00e9 la disputa sul nucleare iraniano si risolva positivamente \u00e8 che le parti entrino in un negoziato credendo di poterne uscire con qualche guadagno. Gli Ue3 erano soli e non avevano molto da offrire, ma hanno tenuto gli iraniani al tavolo per due anni circa. Gli Usa hanno con s\u00e9 gli Ue3, possono contare sull&#8217;appoggio del Consiglio di sicurezza, e hanno molte cose da offrire a Teheran: garanzie di sicurezza, riconoscimento regionale, allentamento delle sanzioni e, relativamente al programma nucleare, l\u2019accettazione di una capacit\u00e0 di arricchimento dell\u2019uranio da parte iraniana, purch\u00e9 soggetta a ispezioni intrusive. Quella sul nucleare iraniano \u00e8 una disputa molto delicata, la cui risoluzione dipende da molte variabili. La prima di queste variabili \u00e8 la determinazione della leadership iraniana a perseguire le sue ambizioni nucleari. Una pi\u00f9 flessibile strategia del \u2018doppio binario\u2019, che faccia tesoro degli errori degli Ue3, pu\u00f2 influire notevolmente sulle scelte di Teheran.<\/p>\n<p>Sul tema vedi anche;<\/p>\n<p>S. Hunter: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1143\" target=\"blank\"><b><u>L\u2019Iran al bivio, con o senza Ahmadinejad <\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>R. Matarazzo: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=983\" target=\"blank\"><b><u>Obama e il rebus Iran<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A circa sei mesi dall&#8217;insediamento dell&#8217;amministrazione Obama, l&#8217;annunciato cambio di rotta sulla questione nucleare iraniana deve ancora prendere forma. 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