{"id":64237,"date":"2009-03-30T11:56:52","date_gmt":"2009-03-30T09:56:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64237"},"modified":"2017-11-03T15:39:04","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:04","slug":"la-strana-coppia-nato-ue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/03\/la-strana-coppia-nato-ue\/","title":{"rendered":"La strana coppia Nato-Ue"},"content":{"rendered":"<p>Il ritorno della Francia nei comandi militari della Nato potrebbe aprire una fase nuova e pi\u00f9 dinamica nella tormentata storia delle relazioni tra l\u2019Alleanza atlantica e l\u2019Unione europea. Notoriamente Nato e Ue si parlano poco, bench\u00e9 gli stati che le compongono siano in larga parte gli stessi. Anche fra gli stati europei che sono membri sia dell\u2019Alleanza atlantica che dell\u2019Ue non c\u2019\u00e8 infatti accordo: alcuni vorrebbero che le questioni di difesa e sicurezza fossero soprattutto \u2018roba Nato\u2019, altri ritengono che l\u2019Ue non possa fare a meno di dotarsi di uno strumento militare autonomo.<\/p>\n<p><b>Un nuovo clima politico <\/b><br \/>\nIl risultato \u00e8 che l\u2019Unione europea ha s\u00ec cominciato a sviluppare una sua dimensione autonoma di difesa e sicurezza \u2013 la Pesd \u2013 ma tra mille ambiguit\u00e0. Alcuni paesi, Gran Bretagna in testa, tendono a considerare la Pesd come uno strumento complementare, ma comunque subalterno alla Nato. Altri, in primo luogo la Francia, hanno guardato alla Pesd come ad un primo passo dell\u2019Unione europea verso l\u2019affrancamento dalla tutela americana.<\/p>\n<p>Washington , dal canto suo, ha avuto \u2013 e in parte ha \u2013 pi\u00f9 di un problema a capire come mai gli europei vogliano armare l\u2019Ue. Non c\u2019\u00e8 solo, da parte americana, il malcelato sospetto che si punti a marginalizzare la Nato: pesa anche una forte perplessit\u00e0 circa l\u2019effettiva capacit\u00e0 degli europei (britannici e francesi esclusi) di combinare qualcosa sul piano militare.<\/p>\n<p>In che modo il pieno reintegro francese nella Nato potrebbe cambiare la situazione? Esso \u00e8 un\u2019eloquente testimonianza del fatto che il <i>decoupling <\/i>militare dell\u2019Europa dagli Usa non \u00e8 considerato un obiettivo realistico, e forse neanche desiderabile, nemmeno dal paese europeo che in passato si \u00e8 maggiormente distinto per l\u2019ambizione a creare una difesa europea indipendente.<\/p>\n<p>D\u2019altro canto, la mossa di Sarkozy \u00e8 parte di una strategia pi\u00f9 ampia, tesa a creare un maggiore equilibrio tra la componente atlantica e quella europea. Sottolineando in modo per certi versi clamoroso le credenziali atlantiche della Francia (l\u2019auto-esclusione dal comando militare Nato \u00e8 stata per decenni un caposaldo della politica internazionale di Parigi), Sarkozy punta ad ottenere il pieno e aperto sostegno degli Stati Uniti ad un ulteriore sviluppo della Pesd.<\/p>\n<p>A Washington, soprattutto in questi tempi di crisi e con la nuova amministrazione decisa a ravvivare lo spirito di solidariet\u00e0 transatlantica, la Pesd sembra fare decisamente meno paura. Una ragione \u00e8 che, favorendo l\u2019ottimizzazione delle risorse e capacit\u00e0 militari europee, essa tende sempre pi\u00f9 ad essere vista anche oltreoceano come l\u2019unica alternativa praticabile all\u2019improbabile aumento dei bilanci della difesa dei paesi europei.<\/p>\n<p>Dopo anni di contrasti dunque, sia negli Stati Uniti sia in Europa ci si \u00e8 cominciati a chiedere con insistenza a chi giovi la concorrenza tra Nato ed Ue, e se non sia il caso di liberare il campo almeno dagli ostacoli meno impervi. Ad una fase caratterizzata da diffidenze e incomprensioni sembra esserne subentrata una improntata a un maggior pragmatismo: pi\u00f9 che in passato si guarda oggi alle relazioni Nato-Ue in termini di opportunit\u00e0 strategica anzich\u00e9 di concorrenza reciproca.<\/p>\n<p>Il mutato quadro politico rappresenta senz\u2019altro una novit\u00e0 di grande importanza. \u00c8 bene ricordare tuttavia che il miglioramento della cooperazione tra Nato ed Ue non \u00e8 certo un tema nuovo e che, nonostante gli apparenti buoni propositi di cui sopra, non sono state avanzate proposte concrete per superare i molti ostacoli che intralciano i rapporti tra le due organizzazioni.<\/p>\n<p><b>Molti nodi da sciogliere<\/b><br \/>\nMolti sono infatti i nodi da sciogliere: la divisione dei compiti e delle responsabilit\u00e0 tra Nato e Pesd; la definizione dell\u2019agenda di cooperazione; il coordinamento istituzionale; la competizione per le capacit\u00e0 militari; la collaborazione operativa sul campo. Vediamoli brevemente uno per uno.<\/p>\n<p>\u00c8 improbabile che si arrivi a definire una rigida divisione del lavoro tra Nato e Pesd sul piano geografico o su quello funzionale. Il teatro europeo continuer\u00e0 ad essere centrale per la Nato. Anche se l\u2019Ue non ha competenze in materia di difesa collettiva \u2013 il <i>core business <\/i>dell\u2019Alleanza atlantica \u2013 essa \u00e8 portata a considerare l\u2019Europa e il vicinato una sua area \u2018naturale\u2019 di intervento. Inoltre, sia l\u2019Ue sia la Nato hanno aspirazioni globali (per la Nato, \u00e8 noto, gi\u00e0 negli anni \u201990 si faceva un gran parlare dell\u2019alternativa tra <i>out of area <\/i>e <i>out of business<\/i>).<\/p>\n<p>D\u2019altro canto, l\u2019indiscutibile superiorit\u00e0 della Nato in termini di capacit\u00e0 militari indurrebbe a pensare che l\u2019Alleanza andrebbe privilegiata per le operazioni militarmente pi\u00f9 impegnative, che implichino anche attivit\u00e0 di combattimento ad alta intensit\u00e0, mentre l\u2019Ue, anche in ragione dei suoi <i>assets <\/i>civili, sarebbe adatta a compiti pi\u00f9 soft di stabilizzazione e ricostruzione. Questa soluzione sembrerebbe non solo aderente ai reali rapporti di forza, ma avrebbe anche il vantaggio di concentrare l\u2019attenzione sulle possibili sinergie funzionali tra Nato e Pesd. Politicamente, tuttavia, non \u00e8 cos\u00ec facile da far digerire ad alcuni europei, in particolare ai francesi, per i quali una divisione del lavoro in base alla capacit\u00e0 formalizzerebbe la subalternit\u00e0 militare della Pesd alla Nato.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 detto, la differenza in termini di capacit\u00e0 continuer\u00e0 ad essere uno dei fattori determinanti nella scelta se operare attraverso la Nato o la Pesd. Egualmente importante sar\u00e0 anche la capacit\u00e0 degli alleati di articolare i loro interessi. Gli Usa tenderanno a privilegiare la Nato se hanno un interesse a mantenere il controllo dell\u2019operazione, ma potrebbero riconoscere un ruolo di primo piano all\u2019Ue laddove quest\u2019ultima fosse in grado di presentare il suo coinvolgimento come un valore aggiunto. \u00c8 quel che \u00e8 accaduto per le missioni nei Balcani.<\/p>\n<p>Quando non vi \u00e8 immediata convergenza di interessi, tuttavia, Nato e Ue hanno difficolt\u00e0 a definire una comune agenda di cooperazione. In parte ci\u00f2 dipende dalla mancanza di adeguati meccanismi di raccordo istituzionale. Quelli attuali, per quanto strutturati sulla carta, nella pratica sono spesso ostaggio di veti incrociati. Il caso pi\u00f9 clamoroso \u00e8 il veto della Turchia sulla partecipazione di Cipro agli incontri Nato-Ue. La stessa Francia ha a lungo impedito che l\u2019agenda comprendesse altri argomenti al di l\u00e0 delle missioni comuni nei Balcani. Il risultato \u00e8 che, anche quando si parlano, Nato e Ue sono raramente in grado di decidere qualcosa. Lo stesso scambio di informazioni confidenziali \u2013 un passo obbligato per creare reali sinergie \u2013 \u00e8 continuamente ostacolato dalla disputa turco-cipriota, ma anche da impedimenti burocratici.<\/p>\n<p>Un altro problema \u00e8 che per i paesi europei \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile conciliare gli impegni presi in sede Nato e in sede Ue, col risultato che spesso le due organizzazioni sono in concorrenza per lo stesso personale specializzato ed equipaggiamento militare. Fintanto che gli europei non aumenteranno le spese per la difesa \u2013 un\u2019eventualit\u00e0 che sembra remota \u2013 o non riusciranno ad ottimizzare le risorse che hanno a disposizione, il problema \u00e8 destinato a permanere.<\/p>\n<p>Il quadro della cooperazione operativa \u00e8 pi\u00f9 incoraggiante. Interpretando in modo flessibile gli accordi <i>Berlin Plus <\/i>\u2013 che consentono all\u2019Ue di accedere alle capacit\u00e0 di pianificazione e conduzione della Nato \u2013 le due organizzazioni sono riuscite a sopperire sul campo ai malfunzionamenti istituzionali. Anche in questo caso non mancano per\u00f2 i problemi: in particolare l\u2019incapacit\u00e0 di dispiegare tempestivamente le missioni \u2013 dovuta al fatto che Nato ed Ue devono prima accordarsi su una numerosa serie di questioni sia strategiche sia operative \u2013 di fatto riduce l\u2019opzione<i> Berlin Plus <\/i>a missioni di sostituzione di preesistenti operazioni Nato.<\/p>\n<p><b>I compromessi possibili<\/b><br \/>\nIl \u2018disgelo\u2019 promosso da Sarkozy \u00e8 dunque destinato a non avere conseguenze? Non proprio. Certamente non esistono oggi le condizioni per porre termine alla pi\u00f9 o meno aperta competizione tra la Nato e l\u2019Ue. Esistono per\u00f2 margini di cooperazione inesplorata, soprattutto a livello di dialogo politico. Bisogner\u00e0 per\u00f2 convincere la Turchia a cambiare posizione.<\/p>\n<p>Forse una Francia pi\u00f9 disponibile a cooperare con gli Usa e gli altri alleati potrebbe esercitare sufficiente pressione in questo senso. Se l\u2019intoppo istituzionale venisse superato, si potrebbero conseguire attraverso soluzioni di compromesso alcuni non trascurabili obiettivi di medio periodo: sveltire le procedure di attivazione degli accordi <i>Berlin Plus<\/i>; creare meccanismi automatici di raccordo istituzionale nel caso di una doppia presenza \u2013 Ue e Nato \u2013 in una data area; e ridurre, sulla base di una valutazione realistica delle risorse disponibili, la competizione per personale specializzato e dotazioni militari.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/Oss_Transatlantico\/69.pdf\" target=\"blank\"><b><u>La cooperazione tra l\u2019Unione europea e la Nato<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il ritorno della Francia nei comandi militari della Nato potrebbe aprire una fase nuova e pi\u00f9 dinamica nella tormentata storia delle relazioni tra l\u2019Alleanza atlantica e l\u2019Unione europea. 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