{"id":64239,"date":"2009-02-19T12:02:01","date_gmt":"2009-02-19T11:02:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64239"},"modified":"2017-11-03T15:39:08","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:08","slug":"i-nodi-della-cooperazione-tra-washington-e-berlino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/02\/i-nodi-della-cooperazione-tra-washington-e-berlino\/","title":{"rendered":"I nodi della cooperazione tra Washington e Berlino"},"content":{"rendered":"<p>Con Barack Obama alla Casa Bianca le relazioni tra gli Stati Uniti e la Germania sono probabilmente destinate a migliorare. La disponibilit\u00e1 a cooperare non sembra far difetto n\u00e9 a Washington n\u00e9 a Berlino. Ma non sar\u00e1 sufficiente. Le elite di governo dell&#8217;uno e dell&#8217;altro paese dovranno dimostrarsi capaci di conciliare interessi nazionali non sempre combacianti. E alcuni nodi dovranno essere sciolti.<\/p>\n<p><b>La minaccia del protezionismo<\/b><br \/>\nUn nodo particolarmente delicato per i tedeschi \u00e8 la politica commerciale dell&#8217;amministrazione Obama. Berlino ha accolto con grande sollievo l&#8217;attenuazione degli accenti pi\u00f9 marcatamente protezionistici contenuti nel piano di rilancio dell&#8217;economia Usa approvato di recente dal Congresso. Origine delle preoccupazioni tedesche \u2013 di cui lo stesso cancelliere Angela Merkel s&#8217;era fatta interprete in una conversazione privata con Obama \u2013 erano i provvedimenti del c.d. <i>Buy American Act <\/i>che avrebbero impedito di acquistare dall&#8217;estero gran parte dei materiali necessari alle grandi opere infrastrutturali previste dal piano Obama.<\/p>\n<p>Ad allarmare la Germania, che \u00e8 il primo esportatore al mondo in termini assoluti, era l&#8217;eventualit\u00e0 non solo di perdere parte del mercato americano (nel 2008 le imprese tedesche vi hanno esportato per $70 miliardi), ma anche che il piano americano inducesse per reazione altri governi a ricorrere a misure protezionistiche. Sotto pressione internazionale, il Congresso ha alla fine modificato il provvedimento in modo che fosse in linea con i trattati commerciali internazionali. Il segretario del tesoro Usa, Timothy Geithner, ha successivamente fornito ulteriori garanzie verbali contro pratiche protezionistiche da parte Usa intervenendo al meeting del G7 di Roma della scorsa settimana. Le preoccupazioni della Germania, tuttavia, non sembrano essere del tutto sparite, se \u00e8 vero che Berlino avrebbe preferito che il comunicato finale del G7 contenesse un pi\u00f9 deciso impegno a favore del libero commercio.<\/p>\n<p><b>L\u2019Afghanistan e la Nato<\/b><br \/>\nUn&#8217;altra questione particolarmente delicata \u00e8 l&#8217;impegno militare in Afghanistan, che Obama considera una delle massime priorit\u00e0 di politica estera. Il neo-presidente vorrebbe che gli alleati pi\u00f9 riluttanti, tra cui spicca la Germania, inviassero pi\u00f9 truppe e\/o attenuassero le restrizioni all&#8217;uso delle truppe nazionali in operazioni di combattimento (i cosiddetti <i>caveat<\/i>). Ma in Germania la missione in Afghanistan \u00e8 sempre meno popolare e n\u00e9 il cancelliere Merkel n\u00e9 il ministro degli esteri Frank-Walter Steinmeier sembrano disposti a sfidare l&#8217;opinione pubblica, tanto pi\u00f9 che questo \u00e8 un anno elettorale (si vota a settembre), e che Merkel e Steinmeier guideranno i rispettivi partiti rivali, l\u00b4Unione democristiana (Cdu) e il Partito socialdemocratico (Spd), in una campagna elettorale che si annuncia molto combattuta. La posizione di Berlino \u00e8 che il contingente tedesco, che \u00e8 stato portato da 3.500 a circa 4.500 unit\u00e0 lo scorso settembre, non aumenter\u00e0 ulteriormente, n\u00e9 verr\u00e0 spostato dalla sua zona di competenza, il relativamente tranquillo nord dell&#8217;Afghanistan.<\/p>\n<p>Se Obama dovesse pubblicamente esercitare pressioni sulla Germania il risultato pi\u00f9 probabile sarebbe quello di creare animosit\u00e0 e risentimento da parte tedesca. Una scappatoia potrebbe offrirla la revisione della strategia americana per l&#8217;Afghanistan. Intervenendo all&#8217;annuale Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera, sia il gen. David Petraeus, responsabile delle operazioni militari in Afghanistan e Iraq, sia Richard Holbrooke, il neo-designato inviato speciale per l&#8217;Afghanistan e il Pakistan, hanno insistito sul fatto che un maggiore impegno militare significa non solo pi\u00f9 soldati, ma anche pi\u00f9 materiali ed equipaggiamento, supporto logistico, attivit\u00e0 di ricognizione e intelligence, addestramento delle forze di sicurezza afgane, e cos\u00ec via. \u00c8 probabile dunque che le richieste americane a Berlino, almeno per i prossimi mesi, riguarderanno pi\u00f9 le risorse che il numero o l&#8217;uso delle truppe. Se questa soluzione sia effettivamente praticabile \u00e8 per\u00f2 incerto. Le forze armate tedesche stanno gi\u00e0 compiendo uno sforzo significativo sul piano delle attivit\u00e0 militari non di combattimento, e le risorse \u2013 tanto pi\u00f9 con le limitazioni imposte dalla crisi \u2013 sembrano semmai destinate a diminuire.<\/p>\n<p>In Afghanistan \u00e8 naturalmente in gioco il ruolo della Nato. Stati Uniti e Germania stanno apparentemente convergendo su una linea politica che da una parte riafferma la centralit\u00e0 della Nato come asse portante della sicurezza transatlantica, e dall&#8217;altra riconosce la necessit\u00e0 di rafforzare la dimensione europea della difesa, in modo complementare e non concorrenziale alla Nato. Le dichiarazioni della Merkel, del presidente francese Nicolas Sarkozy e del neo-vicepresidente americano Joe Biden alla conferenza di Monaco sembrano indicare che l&#8217;intesa euroatlantica su questo punto sia ormai solida.<\/p>\n<p>Resta da vedere, tuttavia, se il prossimo vertice Nato, che sar\u00e0 ospitato congiuntamente proprio da Germania e Francia, sar\u00e0 in grado di produrre linee guida chiare su questioni controverse come l&#8217;allargamento a Ucraina e Georgia e le relazioni con la Russia, che \u00e8 fortemente contraria ad un&#8217;ulteriore espansione ad est dell&#8217;Alleanza atlantica. Pur lasciando aperta la prospettiva di un&#8217;adesione futura di Georgia e Ucraina, la Merkel a Monaco ha fatto intendere una volta di pi\u00f9 che la Germania ritiene la questione prematura. Berlino \u2013 cos\u00ec come Parigi e altre capitali europee \u2013 considera la Russia un partner indispensabile per garantire la sicurezza di lungo periodo dell&#8217;Europa attraverso il dialogo e la cooperazione economica. Berlino vorrebbe in particolare che Usa e Russia rilanciassero i piani di riduzione delle testate nucleari (gli accordi detti \u201cStart\u201d) e di controllo degli armamenti convenzionali. I segnali distensivi dell&#8217;amministrazione Obama verso Mosca lasciano supporre che su questo punto, almeno nel breve-medio periodo, ci sia margine sufficiente per un accordo tra Usa e Germania.<\/p>\n<p><b>L\u2019incognita Iran e i dilemmi di Guantanamo<\/b><br \/>\nUna questione certamente critica \u00e8 l&#8217;Iran. A dispetto dell&#8217;unit\u00e0 continuamente ostentata in pubblico, Germania e Stati Uniti si sono spesso trovati in disaccordo sulla strategia pi\u00f9 appropriata per persuadere il governo di Teheran a rinunciare alle sue ambizioni nucleari. L&#8217;aperta disponibilit\u00e0 di Obama a trattare con gli iraniani \u2013 ferma restando la minaccia di inasprire le sanzioni \u2013 sembra per\u00f2 aver spianato la strada a una pi\u00f9 stretta cooperazione. Il governo tedesco ha proprio di recente preparato un piano di inasprimento delle sanzioni che, nelle intenzioni, dovrebbe rafforzare la posizione negoziale di Obama e dei suoi partner (i tre grandi europei pi\u00f9 la Cina e la Russia) nel braccio di ferro con l&#8217;Iran.<\/p>\n<p>La Germania potrebbe avere un forte interesse a cooperare con gli Stati Uniti anche su una questione di grande impatto simbolico, la chiusura del carcere di Guantanamo. Obama vorrebbe che gli alleati europei ospitassero sul loro territorio i detenuti a Guantanamo che gli Usa non possono processare in patria per motivi legali, ma che nemmeno possono rispedire ai paesi d&#8217;appartenenza per timore che vengano sottoposti a tortura. Il governo tedesco si \u00e8 diviso sulla questione, con il ministro degli esteri Steinmeier (Spd) favorevole a venire incontro agli Usa e il responsabile degli interni Wolfgang Schaeuble (Cdu) contrario. Sotto pressione da alcuni colleghi di governo e dall&#8217;opinione pubblica, Schaeuble ha infine ammesso che una soluzione potrebbe essere trovata, ma solo a livello europeo. Difficile per ora che la Germania si faccia avanti da sola.<\/p>\n<p>L&#8217;agenda tedesco-americana include dunque molte questioni politicamente delicate. Sembrano esservi le condizioni perch\u00e9 i due paesi avviino un ciclo di cooperazione pi\u00f9 intensa e di pi\u00f9 alto livello di quanto sia accaduto nel recente passato. Pesano per\u00f2 due incognite di non poco momento. Da una parte la Germania \u00e8 entrata in un anno elettorale e c&#8217;\u00e8 dunque il rischio che i due partiti rivali al governo tendano a politicizzare questioni complesse che interessano la relazione con gli Usa (per es. l&#8217;impegno in Afghanistan), rendendo pi\u00f9 difficile trovare una posizione di compromesso. Dall&#8217;altra gli effetti della crisi economica mondiale, particolarmente gravi negli Usa, potrebbero spingere Obama a optare per una politica di difesa degli interessi economici domestici che potrebbe compromettere un pieno rilancio della cooperazione con Berlino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con Barack Obama alla Casa Bianca le relazioni tra gli Stati Uniti e la Germania sono probabilmente destinate a migliorare. La disponibilit\u00e1 a cooperare non sembra far difetto n\u00e9 a Washington n\u00e9 a Berlino. Ma non sar\u00e1 sufficiente. 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