{"id":64241,"date":"2008-06-05T12:05:10","date_gmt":"2008-06-05T10:05:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64241"},"modified":"2017-11-03T15:40:43","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:43","slug":"negoziato-con-liran-una-strategia-europea-per-litalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/06\/negoziato-con-liran-una-strategia-europea-per-litalia\/","title":{"rendered":"Negoziato con l\u2019Iran: una strategia europea per l\u2019Italia"},"content":{"rendered":"<p>Il nuovo governo italiano ha fatto dell&#8217;ingresso dell\u2019Italia nel \u2018club\u2019 che gestisce il negoziato sul nucleare iraniano \u2013 il gruppo formato dai cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell\u2019Onu pi\u00f9 la Germania (i P5+1) \u2013 un aperto obiettivo di politica estera. La condizione perch\u00e9 gli sforzi diplomatici italiani diano buoni risultati \u00e8 l\u2019adozione di una strategia che presenti il coinvolgimento di Roma non solo come valore aggiunto al P5+1, ma anche e soprattutto come opportunit\u00e0 per rafforzare la partecipazione dell\u2019Ue al negoziato con l\u2019Iran e pi\u00f9 in generale alla gestione delle crisi internazionali.<\/p>\n<p><b>Ostacolo tedesco<\/b><br \/>\nIl maggiore ostacolo alle aspirazioni di Roma \u00e8 l\u2019opposizione della Germania, restia a concedere ad altri il privilegio di un\u2019associazione al Consiglio di Sicurezza che, per quanto limitata e settoriale, potrebbe prefigurarne una riforma di fatto, se non di diritto. Una tale strategia, limitata a Giappone e Germania, \u00e8 stata in passato osteggiata con successo proprio dall\u2019Italia. Ora l\u2019Italia pu\u00f2 seguire due strategie opposte: a) una \u201coffensiva\u201d, volta a isolare la Germania e ad assicurarsi l\u2019appoggio degli altri membri del P5+1; b) una \u201ccooperativa\u201d che convinca l\u2019intero gruppo dell\u2019opportunit\u00e0 di rafforzare, anche attraverso l\u2019Italia, il ruolo europeo. La seconda opzione \u00e8 pi\u00f9 difficile, ma offrirebbe migliori prospettive di un ritorno in termini di prestigio e influenza internazionali, anche nel caso (non improbabile) in cui l\u2019ingresso nel \u2018club Iran\u2019 ci sia infine negato.<\/p>\n<p>Tatticamente il governo italiano pensa di poter contare sull\u2019appoggio degli Stati Uniti, sia perch\u00e9 condivide le linee di fondo dell\u2019atteggiamento dell\u2019amministrazione in carica verso l\u2019Iran (e altre questioni mediorientali, ad esempio nei confronti di Israele), sia perch\u00e9 impegnato in una serie di misure volte a rafforzare le credenziali dell\u2019Italia come affidabile partner di Washington. Vanno in questa direzione la promessa di attenuare le restrizioni all\u2019impiego del nostro contingente in Afghanistan e l\u2019ipotesi ventilata dal ministro degli esteri Frattini di un maggiore contributo italiano alla missione Nato di addestramento delle forze di sicurezza irachene.<\/p>\n<p><b>Non solo Washington<\/b><br \/>\nAssicurarsi l\u2019appoggio degli Stati Uniti per entrare a far parte del \u2018club Iran\u2019 \u00e8 un passaggio obbligato, ma forse non sufficiente. La Farnesina dovr\u00e0 sforzarsi di guadagnare consensi l\u00ec dove conta di pi\u00f9, e cio\u00e8 in Europa. A questo proposito, le recenti dichiarazioni del presidente francese Sarkozy \u2013 che ha detto di non opporsi all\u2019ingresso dell\u2019Italia nel \u2018club Iran\u2019 \u2013 sembrano aprire prospettive incoraggianti. Nel corso dell\u2019ultimo anno Sarkozy \u00e8 entrato pi\u00f9 volte in contrasto con la Germania, che ha ostacolato, tra le altre cose, i suoi piani per un\u2019Unione per il Mediterraneo parallela, seppur collegata, all\u2019Ue (in cui la Francia avrebbe recitato la parte del protagonista). L\u2019Italia potrebbe tentare di sfruttare le incomprensioni che di tanto in tanto inceppano il motore franco-tedesco per assicurarsi un importante alleato. Aggiunto al sostegno degli Stati Uniti, e considerando i buoni rapporti tra Italia e Russia (e quelli ottimi tra Berlusconi e Putin), l\u2019appoggio della Francia potrebbe mitigare l\u2019opposizione tedesca. Si tratterebbe, a prima vista, di un grande successo diplomatico.<\/p>\n<p>Tuttavia, vanno considerate alcune variabili che non solo potrebbero far fallire il tentativo dell\u2019Italia di entrare nel &#8216;club Iran&#8217;, ma anche risultare in una sua ridotta capacit\u00e0 d\u2019iniziativa internazionale, soprattutto in seno all&#8217;Unione europea. Roma deve innanzitutto calibrare le sue relazioni con Washington in una prospettiva di medio periodo, che guardi al di l\u00e0 dell\u2019amministrazione Bush e che contempli la possibilit\u00e0 di avere a che fare con un presidente, come Obama, meno intransigente verso l\u2019Iran. Inoltre, l\u2019apertura di credito di Sarkozy va presa per quella che \u00e8: una disponibilit\u00e0 di massima, non un appoggio aperto e dichiarato. Parigi potrebbe ritenere che non sia nei suoi interessi dopotutto aprire un nuovo contrasto con Berlino per favorire gli italiani sulla questione Iran (non si dimentichi, inoltre, che sia la Francia sia la Gran Bretagna hanno sostenuto la candidatura della Germania a membro permanente del Consiglio di Sicurezza). Anche il sostegno della Russia non \u00e8 poi scontato, tenuto conto che Berlino \u00e8 il principale partner europeo di Mosca. Infine, ammesso che all\u2019Italia riesca di entrare nel \u2018club Iran\u2019 riuscendo a mettere in minoranza la Germania, quali sarebbero le ripercussioni sui rapporti bilaterali Roma-Berlino? Conviene davvero all\u2019Italia guastare le relazioni con quello che \u00e8 spesso stato il suo interlocutore privilegiato nelle questioni europee? Quali altre strade potrebbe percorrere l\u2019Italia per evitare questo rischio, pur continuando legittimamente ad aspirare ad entrare nel \u2018club Iran\u2019?<\/p>\n<p><b>Strategia europea<\/b><br \/>\nLa soluzione \u00e8 in una strada che cerchi di bilanciare le aspirazioni nazionali dell\u2019Italia con l\u2019opportunit\u00e0 di dare maggiore forza internazionale all\u2019Unione europea. L\u2019Italia pu\u00f2 presentare la sua candidatura come un valore aggiunto alla forza negoziale dei P5+1. I suoi rilevanti interessi economici ed energetici in Iran, di cui \u00e8 insieme alla Germania il principale partner commerciale europeo, sono una risorsa inutilizzata o sottoutilizzata; se Roma venisse coinvolta direttamente nelle trattative, quegli interessi fornirebbero invece materiale utile ad allargare il ventaglio delle opzioni dei negoziatori europei, che potrebbero offrire agli iraniani pi\u00f9 concrete prospettive sia di sanzioni sia di incentivi.<\/p>\n<p>Per rendere tale discorso pi\u00f9 forte e credibile tuttavia sarebbe opportuno anche arricchirlo di proposte volte a far avanzare il negoziato, oggi bloccato. In sostanza, l\u2019Italia potrebbe promuovere l\u2019idea che la sua associazione al gruppo dei P5+1 sia occasione di una nuova iniziativa negoziale che, pur mantenendo vive le opzioni di contenimento ed isolamento dell\u2019Iran, offra una maggiore flessibilit\u00e0 (ad esempio rivedendo l\u2019ormai del tutto irrealistica condizione che il negoziato segua e non preceda un\u2019eventuale sospensione dell\u2019arricchimento dell\u2019uranio da parte di Teheran). Solo facendosi portatrice di pi\u00f9 creative soluzioni diplomatiche, Roma potrebbe forse ottenere dai tre grandi europei l\u2019assenso a partecipare a quel tavolo negoziale che essa stessa, e proprio con Berlusconi premier e Frattini ministro degli esteri, rifiut\u00f2 nel 2003 (per timore, probabilmente, di irritare gli Stati Uniti, allora del tutto contrari al negoziato euro-iraniano).<\/p>\n<p>Ma se questa fosse la strada da percorrere, l\u2019Italia dovrebbe anche dare alla sua candidatura una decisa connotazione europea, chiarendo che attraverso di essa intende stabilire un legame pi\u00f9 forte tra il \u2018club Iran\u2019 e l\u2019Ue, per conto della quale i tre grandi europei negoziano con Teheran. L\u2019Italia cio\u00e8, al di l\u00e0 del suo collegamento politico con Washington, dovrebbe impegnarsi a sostenere con forza la maggiore partecipazione delle istituzioni europee al negoziato, a farsi portavoce di interessi e preoccupazioni degli altri stati membri (soprattutto quelli in affari con l\u2019Iran, come l\u2019Austria), a dare appoggio ad iniziative in ambito Ue promosse dai tre grandi (per esempio, potrebbe unirsi con maggiore decisione ai piani francesi di un rilancio della dimensione europea della difesa, o contribuire a riavvicinare ulteriormente le posizioni di Parigi e Berlino sull\u2019Unione per il Mediterraneo lanciata da Sarkozy).<\/p>\n<p>Legando il suo ingresso ad una nuova fase negoziale in cui l\u2019Unione europea recuperi maggiore rappresentanza e spazio di manovra, l\u2019Italia potrebbe ottenere il doppio risultato di consolidare la sua posizione di partner affidabile di Washington e, nello stesso tempo, membro dell\u2019Ue autenticamente e attivamente interessato a promuovere il ruolo internazionale dell\u2019Unione. Se invece fosse percepita come un alfiere delle posizioni intransigenti degli Stati Uniti (che potrebbero cambiare dopo le presidenziali) e apparisse decisa a portare dentro al \u2018club Iran\u2019 la sua diatriba con la Germania circa l\u2019allargamento del Consiglio di Sicurezza, l\u2019Italia potrebbe ottenere l\u2019effetto contrario di isolarsi in Europa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il nuovo governo italiano ha fatto dell&#8217;ingresso dell\u2019Italia nel \u2018club\u2019 che gestisce il negoziato sul nucleare iraniano \u2013 il gruppo formato dai cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell\u2019Onu pi\u00f9 la Germania (i P5+1) \u2013 un aperto obiettivo di politica estera. 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