{"id":64243,"date":"2009-03-30T12:14:03","date_gmt":"2009-03-30T10:14:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64243"},"modified":"2017-11-03T15:39:04","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:04","slug":"dalla-guerra-al-terrore-alla-svolta-di-obama","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/03\/dalla-guerra-al-terrore-alla-svolta-di-obama\/","title":{"rendered":"Dalla \u201cguerra al terrore\u201d alla svolta di Obama"},"content":{"rendered":"<p>La vittoria di Obama nel nome del \u201ccambiamento\u201d ha alimentato l\u2019attesa di una trasformazione profonda della politica estera americana. Non stupisce, dunque, che noti esperti e studiosi di politica internazionale sia europei sia americani abbiano tentato, con proposte spesso ambiziose e analisi ad ampio raggio, di indicare le direttrici lungo le quali dovrebbe svilupparsi questa svolta tanto attesa. Tra i contributi pi\u00f9 recenti ed autorevoli meritano particolare menzione il rapporto della Rand Corporation sulla \u201crivitalizzazione della partnership transatlantica\u201d, il Washington Nato Project, a cui hanno collaborato quattro tra i pi\u00f9 importanti centri studi americani tra cui il Csis e il Center for Transatlantic Relations, e lo studio del Chatham House di Londra centrato sulla questione del futuro della leadership Usa.<\/p>\n<p>Nonostante importanti differenze di impostazione, i tre studi presentano notevoli somiglianze che configurano, nel complesso, l\u2019esistenza di un consenso piuttosto ampio tra gli esperti sia sulle ragioni degli insuccessi di Bush, sia sulle linee guida per rendere effettiva la svolta promessa da Obama, sia, infine, sulle priorit\u00e0 strategiche immediate.<\/p>\n<p><b>Lo specchio deformante della \u201cguerra al terrorismo\u201d<\/b><br \/>\nComune ai tre studi \u00e8 la critica non solo delle decisioni specifiche prese dal governo degli Stati Uniti tra il 2001 al 2008, ma anche dell\u2019impostazione generale della politica americana dopo l\u201911 settembre, in particolare dell\u2019unilateralismo e della dottrina della \u201cguerra preventiva\u201d. Tutti e tre gli studi pongono l\u2019accento anche sulla profonda inadeguatezza dell\u2019orizzonte ideologico e strategico della \u201cguerra al terrorismo\u201d, definito \u201csemplicistico\u201d nel rapporto conclusivo del Washington Nato Project, e considerato \u201cda abbandonare\u201d nello studio della Rand.<\/p>\n<p>A essere contestato non \u00e8 ovviamente l\u2019impegno del governo americano contro il terrorismo, che nei tre studi viene anzi presentato come centrale e necessario, ma la deformazione introdotta da un approccio che ha teso a definire il nuovo secolo essenzialmente nei termini di una sfida ideologica, da vincersi prima di tutto sul piano militare, tra l\u2019America ed il \u201cmondo libero\u201d da una parte e \u201ci terroristi\u201d dall\u2019altra. Tale lettura per molti versi manichea della realt\u00e0 internazionale ha avuto come effetto, fra l\u2019altro, la tendenza a ignorare la complessit\u00e0 dello scenario internazionale: altre minacce alla pace del mondo, come le politiche talvolta revisionistiche di certi regimi non democratici, sono state collegate strettamente, al paradigma tendenzialmente onnicomprensivo della \u201cwar on terror\u201d, mentre altre, quali il mutamento climatico o le emergenze energetiche, sono invece state trascurate.<\/p>\n<p>Questa particolare rappresentazione della realt\u00e0, che poneva l\u2019America al centro di uno scontro la cui posta in gioco era niente meno che la sopravvivenza della \u201ccivilt\u00e0\u201d, ha consentito non solo di presentare la leadership Usa come assolutamente necessaria, in quanto unica fonte salvifica, ma ha anche alimentato la pretesa che essa dovesse essere esentata da ogni obiezione o critica sui modi e le forme con cui ha esercitato il potere.<\/p>\n<p><b>Multipolarismo e crisi della leadership Usa<\/b><br \/>\nIl futuro della leadership Usa \u00e8 uno dei temi centrali dei tre studi. I quali convergono su due punti fondamentali: che la leadership Usa rimane necessaria, ma che essa va non solo \u201crinnovata\u201d ma anche \u201cripensata\u201d, come sottolinea in particolare il rapporto di Chatham House. I limiti della potenza americana, gi\u00e0 palesi, sono stati ulteriormente messi a nudo dalla crisi economico-finanziaria. Solo un nuovo tipo di leadership americana, secondo tutti e tre gli studi, pu\u00f2 rilanciare la cooperazione politica e strategica con gli alleati, a cominciare da quelli europei.<\/p>\n<p>Le analisi dei tre studi concordano anche sulla previsione che il primato americano, soprattutto in ambito militare, non sar\u00e0 minacciato a breve da nessun altro paese o combinazione di paesi. Analoga la comunanza di vedute sulle tendenze evolutive di fondo del sistema internazionale: l\u2019ascesa di nuovi attori e soggetti, in particolare in Asia, e la conseguente riduzione del peso relativo degli Stati Uniti. Lo studio della Rand sostiene che la transizione verso un sistema internazionale \u201cmultipolare\u201d \u00e8 la premessa stessa su cui ripensare la leadership Usa e il contesto entro il quale rilanciare i rapporti tra Stati Uniti ed Europa. Di parere leggermente diverso \u00e8 il rapporto conclusivo del Washington Nato Project, il quale sottolinea come l\u2019Occidente costituisca ancora il centro gravitazionale della politica internazionale, pur riconoscendo che solo attraverso una pi\u00f9 stretta collaborazione tra Stati Uniti ed Europa tale posizione pu\u00f2 essere conservata.<\/p>\n<p>Il Washington Nato Project avanza molte proposte specifiche riguardanti il futuro della Nato, ma la pi\u00f9 ambiziosa \u00e8 quella di un nuovo accordo Atlantico (\u201cAtlantic Compact\u201d), che, facendo tesoro dell\u2019\u201cacquis atlantico\u201d accumulato dal secondo dopoguerra in poi, ma guardando anche oltre, ripensi il ruolo dell\u2019Occidente in un mondo sempre pi\u00f9 plurale e globale. Centrale a questo ripensamento, viene sottolineato, \u00e8 la definizione di una nuova cornice dei rapporti transatlantici entro la quale l\u2019Unione Europea, oltre che i singoli governi nazionali, si ponga come interlocutore diretto degli Stati Uniti per il mantenimento della sicurezza e della pace mondiali.<\/p>\n<p><b>Le priorit\u00e0 strategiche<\/b><br \/>\nIl riconoscimento dei limiti della potenza americana e l\u2019enfasi posta su di un approccio pi\u00f9 multilaterale alla risoluzione delle maggiori crisi internazionali caratterizzano anche la discussione delle questioni strategiche prioritarie, cos\u00ec come l\u2019individuazione degli strumenti per affrontarle. A questo proposito, forte \u00e8 la sottolineatura del bisogno di un approccio nuovo al Medio Oriente, di cui si invita a cogliere la complessit\u00e0 e la diversit\u00e0, oltre che l\u2019intreccio delle varie questioni aperte, dalla minaccia nucleare iraniana al conflitto mai risolto tra israeliani e i palestinesi, dalla guerra in Iraq a quella in Afghanistan. Il rapporto di Chatham House invita il governo Usa a \u201ccomprendere meglio gli oppositori\u201d dell\u2019America, e a \u201csostenere con pi\u00f9 forza\u201d i suoi alleati, ammettendo che sotto l\u2019amministrazione Bush gli Stati Uniti sono diventati nel Medio Oriente una \u201cfonte di instabilit\u00e0\u201d piuttosto che di pace.<\/p>\n<p>Sia il rapporto del Washington Nato Project sia quello della Rand, poi, invitano ad affrontare la questione della stabilizzazione dell\u2019Afghanistan, per entrambi la priorit\u00e0 pi\u00f9 urgente, ricorrendo ad un coinvolgimento diretto di soggetti terzi e attraverso un coordinamento pi\u00f9 stretto tra le organizzazioni internazionali presenti sul campo. Se il Washington Nato Project insiste sul legame stretto tra Afghanistan e Pakistan, considerati come parte di un\u2019unica questione strategica, il rapporto della Rand raccomanda la ricerca della cooperazione attiva di Cina ed India, mentre invita a distinguere tra la minaccia posta da Al Qaeda, che va contrastata senza compromessi, e la sfida posta dalla resistenza dei talebani, che pu\u00f2 essere neutralizzata ricorrendo al dialogo e al coinvolgimento di alcuni dei gruppi tribali.<\/p>\n<p><b>Istituzioni pi\u00f9 inclusive e rappresentative<\/b><br \/>\nUn elemento degno di particolare nota, infine, poich\u00e9 di nuovo comune, anche se in gradi diversi, a tutti e tre gli studi \u00e8 l\u2019inserimento tra le priorit\u00e0 strategiche di una riforma delle maggiori istituzioni internazionali che le renda maggiormente rappresentative dei nuovi equilibri di potere mondiali. Se il Washington Nato Project enfatizza l\u2019importanza di nuove regole per la finanza e l\u2019economia internazionali come condizione per il superamento della crisi attuale e il rilancio dell\u2019Occidente come motore propulsivo dello sviluppo, gli studi della Rand e di Chatham House allargano la prospettiva alla cooperazione nel campo della pace e della sicurezza \u2013 la riforma e il potenziamento dell\u2019Onu \u2013 e a quello del controllo degli armamenti e della collaborazione in campo energetico e climatico. Una maggior inclusivit\u00e0 delle organizzazioni internazionali esistenti e la creazione di nuove sono una condizione essenziale, secondo i tre studi, per consentire a Stati Uniti ed Europa di continuare a ricoprire un ruolo centrale, se non di guida, nella transizione verso un sistema internazionale non pi\u00f9 unipolare.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.rand.org\/pubs\/reprints\/RP1382\/\" target=\"blank\"><b><u>Rapporto della Rand Corporation<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/transatlantic.sais-jhu.edu\/Publications\/nato_report_final.pdf\" target=\"blank\"><b><u>Washington Nato Project<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.chathamhouse.org.uk\/publications\/papers\/view\/-\/id\/706\/\" target=\"blank\"><b><u>Studio del Chatham House<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La vittoria di Obama nel nome del \u201ccambiamento\u201d ha alimentato l\u2019attesa di una trasformazione profonda della politica estera americana. 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