{"id":64245,"date":"2009-01-28T12:39:00","date_gmt":"2009-01-28T11:39:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64245"},"modified":"2017-11-03T15:39:11","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:11","slug":"per-obama-la-sfida-esterna-piu-importante-sara-lafghanistan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/01\/per-obama-la-sfida-esterna-piu-importante-sara-lafghanistan\/","title":{"rendered":"Per Obama la sfida esterna pi\u00f9 importante sar\u00e0 l\u2019Afghanistan"},"content":{"rendered":"<p>Docente di politica estera americana presso la Johns Hopkins University di Washington e noto commentatore di fatti internazionali, Michael Mandelbaum ha seguito da vicino l\u2019insediamento dell\u2019amministrazione Obama, ed \u00e8 ora tra i tanti in America ad attendere le prime mosse di politica estera del nuovo governo.<\/p>\n<p><b>Prof. Mandelbaum, la grave situazione economica interna sembra aver posto in secondo piano la politica estera. L\u2019amministrazione si \u00e8 mossa, a dire il vero, con straordinaria rapidit\u00e0 sulla chiusura della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1046\" target=\"blank\"><u>prigione di Guantanamo<\/u><\/a>; far\u00e0 altrettanto con il ritiro delle forze americane dall\u2019Iraq?<\/b><br \/>\nNon c\u2019e\u2019 dubbio che la priorit\u00e0 dell\u2019amministrazione Obama sar\u00e0 affrontare una recessione che sembra approfondirsi di mese in mese. La politica estera occuper\u00e0, se va bene, solo il secondo posto nella nuova agenda presidenziale. Obama dovr\u00e0, comunque, mantenere le promesse fatte durante la campagna elettorale, a cominciare dall\u2019Iraq. Credo che il ritiro delle forze militari comincer\u00e0 presto, anche se proceder\u00e0 lentamente e inizialmente riguarder\u00e0 piccoli numeri. Ma la vera sfida sar\u00e0 l\u2019Afghanistan.<\/p>\n<p><b>Pu\u00f2 spiegarsi meglio?<\/b><br \/>\nCome affrontare gli sviluppi della guerra in Afghanistan sar\u00e0 il tema pi\u00f9 impegnativo della nuova amministrazione, per quanto riguarda la politica estera. La dura critica all\u2019occupazione dell\u2019Iraq si \u00e8 accompagnata, nel messaggio di Obama, ad un\u2019enfasi sull\u2019Afghanistan come vero fronte della guerra al terrorismo. Ma \u00e8 molto difficile ora pensare ad una stabilizzazione politica del paese in breve tempo e con un impiego di risorse economiche e militari ridotte. L\u2019America ha un budget limitato e gli alleati europei, per quanto pronti a collaborare con il nuovo presidente, sembrano riluttanti ad investire risorse maggiori nella missione Nato nel paese. Se Obama decider\u00e0 di mantenere la promessa fatta durante la campagna elettorale, gli Stati Uniti potrebbero presto trovarsi impantanati in un nuovo conflitto armato di vaste proporzioni che non possono vincere; se, invece, la promessa non verr\u00e0 mantenuta, , il rischio \u00e8 duplice: Obama sar\u00e0 chiamato a pagarne i costi politici e dovr\u00e0 accettare che l\u2019Afghanistan possa tornare a tutti gli effetti una nazione-rifugio per i terroristi islamici.<\/p>\n<p><b>Nell\u2019ultimo numero di <i>Foreign Affairs <\/i>Roger Altman sostiene che la crisi economica si tradurr\u00e0, in termini geopolitici, in un indebolimento sostanziale della posizione dell\u2019Occidente nello scacchiere internazionale. Una previsione troppo fosca?<\/b><br \/>\nNegli anni a venire, una quota crescente del prodotto interno lordo mondiale proverr\u00e0 dall\u2019Asia. Saranno in particolare la Cina e l\u2019India a guadagnare posizioni. Nella misura in cui il potere internazionale dipende dalla produzione di merci e beni, l\u2019Asia diventer\u00e0 un soggetto politico pi\u00f9 potente, anche se questo avverr\u00e0 alle spese di un\u2019Europa ormai in declino pi\u00f9 degli Stati Uniti. Due fatti vanno puntualizzati, infatti: la crisi attuale sta indebolendo tutte le economie mondiali e alla fine dei conti pu\u00f2 essere che gli Stati Uniti siano quelli che ne subiranno le conseguenze minori; secondo, anche se l\u2019Asia pare destinata a diventare politicamente pi\u00f9 influente, questo processo prender\u00e0 molti anni; non \u00e8 una cosa di domani.<\/p>\n<p><b>Che pensa del \u201cnational security team\u201d scelto da Obama, ed in particolare dell\u2019ex-senatrice e rivale Hillary Clinton come Segretario di Stato?<\/b><br \/>\n\u00c8 difficile prevedere come una persona che ha gi\u00e0 avuto ruoli politici di primo piano a livello nazionale, come Hillary Clinton, si comporter\u00e0 nell\u2019ambito della politica estera. E risulta anche assai difficile predire quale sar\u00e0 l\u2019interazione esatta tra le tante personalit\u00e0 che un tempo servirono nell\u2019amministrazione Clinton, ora che la loro posizione e i loro interlocutori sono cambiati. Sia il tono che la direzione della politica estera americana, \u00e8 bene sottolineare, sono tuttavia il prodotto di due fattori principali: il presidente e le questioni di politica estera che si proporranno durante il suo mandato. La squadra presidenziale \u00e8 un fattore importante, ma non determinante.<\/p>\n<p><b>Per quanto riguarda i rapporti con l\u2019Europa, condivide anche lei l\u2019ottimismo di molti secondo cui l\u2019amministrazione Obama riuscir\u00e0 a sanare i conflitti emersi in occasione della guerra in Iraq, ma poi mai completamente risolti?<\/b><br \/>\nUn test cruciale per la tenuta dell\u2019Alleanza Atlantica sar\u00e0, come accennato prima, l\u2019Afghanistan. Un secondo banco di prova importante saranno i rapporti con la Russia. Le relazioni tra Stati Uniti e Russia si sono seriamente deteriorate negli ultimi anni e questo ha avuto conseguenze negative per l\u2019Occidente nel suo complesso. Le colpe tuttavia, non sono tanto di Bush quanto di Clinton che, negli anni \u201990, prese la decisione incauta di allargare la Nato verso la Russia, nonostante le obiezioni di Mosca e anzi chiarendo che l\u2019ex nemico sovietico non sarebbe stato invitato a far parte dell\u2019 alleanza. La Russia vede l\u2019espansione della Nato come un\u2019iniziativa chiaramente anti-russa, e tutto sommato, \u00e8 difficile cambiare questa percezione.<\/p>\n<p><b>Crede dunque che l\u2019amministrazione Obama debba abbandonare la politica di allargamento dell\u2019Alleanza?<\/b><br \/>\nLa politica americana su questo fronte deve risolvere un dilemma. L\u2019ingresso di Ucraina e Georgia \u00e8 gi\u00e0 parte dell\u2019agenda della Nato. Se gli Stati Uniti continuano a sostenere questa politica in modo attivo, il rischio non \u00e8 solamente un irrigidimento di Mosca, ma la spaccatura dell\u2019Alleanza Atlantica. La Francia o la Germania, o forse entrambe, porrebbero probabilmente il veto ad un ulteriore allargamento dell\u2019alleanza se la nuova amministrazione premesse su questo punto. Questo causerebbe una tensione interna alla coalizione occidentale non meno grave di quella che si produsse in occasione dell\u2019invasione dell\u2019Iraq. Al contempo, se Obama non far\u00e0 nulla, di fatto si produrr\u00e0 in Europa quella situazione che il suo predecessore democratico, Clinton, promise che non si sarebbe mai pi\u00f9 verificata: un nuovo fossato spaccherebbe l\u2019Europa, e Georgia ed Ucraina si ritroverebbero isolate.<\/p>\n<p><b>Cosa dovrebbero fare, in concreto, Europa e Stati Uniti?<\/b><br \/>\nGli Stati Uniti dovrebbero in qualche modo segnalare che sono disposti a tempi pi\u00f9 lunghi per quanto riguarda l\u2019ingresso di Ucraina e Georgia nella Nato e al contempo fare pressione sull\u2019Unione Europea perch\u00e9 rafforzi immediatamente le relazioni con i due paesi. L\u2019interesse dell\u2019Occidente \u00e8 di continuare a cooperare con la Russia, anche se la Russia di Putin e Medvedev \u00e8 un partner difficile, dove si stanno sempre pi\u00f9 rafforzando le tendenze autoritarie. Col tempo potrebbe esserci per\u00f2 un\u2019evoluzione interna positiva.<\/p>\n<p><b>C\u2019e\u2019 qualcosa che gli Stati Uniti possono fare per rendere l\u2019Europa meno dipendente dall\u2019approvvigionamento energetico dalla Russia?<\/b><br \/>\nL\u2019unica vera soluzione sta in una cooperazione pi\u00f9 stretta tra gli europei, che finora stenta a vedersi. Tuttavia, \u00e8 bene sottolineare che gli Usa hanno grandi responsabilit\u00e0: hanno impostato e condotto una politica energetica che ha finito per danneggiare gli interessi dell\u2019Occidente a livello globale. Il consumo sproporzionato di petrolio da parte dell\u2019economia americana si \u00e8 tradotto in introiti enormi per i paesi produttori, molti dei quali \u2013 come l\u2019Iran di Ahmadinejad e il Venezuela di Chavez \u2013 sono indifferenti o ostili ai valori occidentali e pronti a contrastare gli interessi di Stati Uniti ed Europa. Gli americani devono assolutamente ridurre il consumo di petrolio nel futuro adottando un regime di tassazione sullo stile di quello europeo. Il prezzo artificialmente basso del petrolio che i consumatori americani pagano oggi \u00e8 un fallimento della nostra governance e della nostra politica estera. Riportare quel prezzo ai suoi valori normali sar\u00e0 una delle sfide con cui l\u2019amministrazione Obama sar\u00e0 chiamata a misurarsi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Docente di politica estera americana presso la Johns Hopkins University di Washington e noto commentatore di fatti internazionali, Michael Mandelbaum ha seguito da vicino l\u2019insediamento dell\u2019amministrazione Obama, ed \u00e8 ora tra i tanti in America ad attendere le prime mosse di politica estera del nuovo governo. Prof. Mandelbaum, la grave situazione economica interna sembra aver [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[68,80,100,102,107],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64245"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=64245"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64245\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":64246,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64245\/revisions\/64246"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=64245"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=64245"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=64245"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}