{"id":64249,"date":"2008-08-21T12:43:24","date_gmt":"2008-08-21T10:43:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64249"},"modified":"2017-11-03T15:40:30","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:30","slug":"la-partita-a-scacchi-con-mosca-e-i-principi-delloccidente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/08\/la-partita-a-scacchi-con-mosca-e-i-principi-delloccidente\/","title":{"rendered":"La partita a scacchi con Mosca e i principi dell\u2019Occidente"},"content":{"rendered":"<p>Quali saranno le prossime mosse di Putin e Medvedev nella pericolosa partita a scacchi che i due leader russi hanno intavolato con l\u2019Occidente sulla crisi georgiana? Il presidente della Georgia Mikhail Saakashvili ha accusato la Russia di volere un cambio di regime. \u00c8 quanto ha sostenuto anche il presidente del parlamento georgiano David Bakradze:i russi starebbero puntando, secondo lui, a un cambio di regime \u201cindiretto\u201d in Georgia, cio\u00e8 non pi\u00f9 attraverso l\u2019uso della forza, ma attraverso pressioni politiche e l\u2019isolamento della gi\u00e0 fragile economia del paese. Per quanto difficilmente verificabili, <a href=\"http:\/\/uk.reuters.com\/article\/newsOne\/idUKN1027297820080810\" target=\"blank\"><b><u>le rivelazioni <\/u><\/b><\/a>dell\u2019ambasciatore statunitense alle Nazioni Unite, Zalmay Khalilzad, secondo cui l\u2019uscita di scena di Saakashvili \u00e8 stata esplicitamente caldeggiata da Mosca durante i contatti con i leader occidentali nelle ore pi\u00f9 delicate della crisi, suggeriscono che la tesi del cambio di regime non pu\u00f2 essere liquidata sbrigativamente come un\u2019invenzione della propaganda governativa di Tbilisi.<\/p>\n<p><b>Asimmetria di interessi e principi comuni<\/b><br \/>\nPosti di fronte ad uno scenario cos\u00ec incerto e minaccioso, Europa e Stati Uniti dovrebbero lavorare a una strategia comune, che vada oltre le pur necessarie e a volte discordanti tattiche diplomatiche delle ultime settimane. Non si pu\u00f2 lasciare l\u2019iniziativa nelle mani del Cremlino che sta paradossalmente facendo dell\u2019indeterminatezza dei suoi obiettivi ultimi e dello scarto tra dichiarazioni ed azioni un suo punto di forza. Perch\u00e9 ci\u00f2 accada, tuttavia, le diplomazie occidentali dovranno trovare un livello minimo di consenso sui principi che devono guidare la risposta alla crisi georgiana.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.nato.int\/docu\/update\/2008\/08-august\/e0819a.html\" target=\"blank\"><b><u>Il comunicato<\/u><\/b><\/a> finale della riunione straordinaria del Consiglio Atlantico \u00e8 solo in parte riuscito a mascherare le divergenze esistenti tra europei e americani e in seno all\u2019Europa: l\u2019alleanza ha condannato con fermezza il comportamento russo e ha annunciato alcune iniziative a sostegno della Georgia, ma si \u00e8 riservata ulteriori decisioni a seconda di quel che far\u00e0 Mosca nel frattempo.<\/p>\n<p>Le differenze all\u2019interno dell\u2019alleanza sono per lo pi\u00f9 riconducibili ad un\u2019asimmetria di interessi politici ed economici nei confronti della Russia: l\u2019Europa tutta, a differenza degli Usa, \u00e8 dipendente da Mosca per quanto riguarda l\u2019approvvigionamento energetico, mentre in seno all\u2019Europa gli ex-satelliti dell\u2019Unione Sovietica tendono naturalmente a vedere la disinvolta politica del Cremino nelle aree limitrofe come una minaccia alla loro sicurezza e autonomia politica.<\/p>\n<p>Queste innegabili asimmetrie non dovrebbero tuttavia oscurare l\u2019esistenza di principi fondamentali, come la sovranit\u00e0 e integrit\u00e0 territoriale degli Stati e il diritto dei popoli di decidere autonomamente da quale governo essere governati, che \u00e8 interesse supremo di tutti i paesi occidentali, senza eccezioni, difendere e promuovere. Si \u00e8 inoltre stabilito di comune accordo che la porta dell\u2019Alleanza Atlantica debba rimanere aperta a chi ne rispetti i criteri d\u2019adesione. Su questi principi \u00e8 stata costruita l\u2019Europa occidentale dopo la seconda guerra mondiale. Ed \u00e8 estendendoli al resto del continente che \u00e8 stata edificata l\u2019Europa unita del nuovo secolo. Nessun calcolo economico o politico, per quanto fondato esso sia, pu\u00f2 far tollerare violazioni o eccezioni a tali principi: il rischio \u00e8 che si minino le basi stesse della pace europea, per non parlare della credibilit\u00e0 internazionale degli Stati Uniti e della stessa Unione europea che sul rispetto delle norme fondamentali del diritto internazionale ha inteso fondare la sua identit\u00e0 politica.<\/p>\n<p><b>Le false scorciatoie dell\u2019ideologia e del cinismo<\/b><br \/>\n\u00c8 quindi auspicabile che si segua una linea di azione che s\u2019ispiri a un \u201cprincipled realism\u201d, che cio\u00e8, pur tenendo conto degli interessi in gioco, non rinneghi, ma faccia leva sui principi di cui sopra. Uno degli elementi preoccupanti della reazione occidentale alla crisi georgiana \u00e8 stato il dividersi delle cancellerie &#8211; passando per i commentatori politici gi\u00f9 gi\u00f9 fino all\u2019opinione pubblica &#8211; tra una lettura ideologica ed una cinica degli avvenimenti delle ultime settimane e dunque anche della risposta da darvi. Da un lato, vi sono quelli che hanno rispolverato il vocabolario e i toni della Guerra Fredda, dipingendo l\u2019\u201corso russo\u201d intento a divorare la piccola repubblica confinante, e hanno chiesto che si faccia catenaccio contro la Russia, espellendola dai maggiori fori internazionali, a cominciare dal G-8. Dall\u2019altro, vi sono coloro che hanno invitato a prendere atto, fino quasi a compiacersene, del fatto che \u201cla storia non \u00e8 finita\u201d nel 1989, tacciando di ingenuit\u00e0 chi condannava l\u2019invasione come \u201cincoerente\u201d con le logiche del 21\u00b0 secolo, tra cui lo stesso presidente Bush.<\/p>\n<p>L\u2019ideologia e il cinismo, per quanto attraenti, non hanno mai ispirato strategie di successo: offrono letture semplificate, quasi sempre fuorvianti, della realt\u00e0 internazionale e fanno balenare scorciatoie che spesso vanno poi a finire in vicoli ciechi. Una lettura ideologica della partita ora aperta tra Russia ed Occidente non tiene conto delle enormi differenze non solo di contesto storico, ma anche di peso politico e potere militare, tra l\u2019Unione Sovietica del secondo dopoguerra e la Russia di oggi. Il rifiuto pregiudiziale di considerare Mosca un interlocutore credibile, solo perch\u00e9 espressione di un regime non pienamente democratico, fa s\u00ec non solo che si riproduca di fatto un clima da Guerra Fredda, ma che, come accadde per la strategia di contenimento, l\u2019Occidente finisca, contro il suo interesse, per saldare assieme avversari che altrimenti resterebbero separati.<\/p>\n<p>La fine della Guerra Fredda fu agevolata, infatti, non solo dalla forza di attrazione esercitata dal modello occidentale, ma anche dal riconoscimento da parte dei leader europei ed americani che il \u201cblocco anti-occidentale\u201d era in realt\u00e0 pieno di crepe, a cominciare da quella tra Mosca e Pechino. Chi, come <a href=\"http:\/\/www.nytimes.com\/2008\/08\/11\/opinion\/11kristol.html?_r=3&amp;oref=slogin&amp;oref=slogin&amp;oref=slogin\" target=\"blank\"><b><u>alcuni neocons americani<\/u><\/b><\/a>, e per certi versi lo stesso candidato repubblicano alla presidenza Usa, John McCain, accomuna la Russia all\u2019Iran di Ahmadinejad e all\u2019ampia schiera di altri paesi non democratici come la Cina, introduce un manicheismo che, dividendo il mondo tra \u201cbuoni\u201d e \u201ccattivi\u201d, non fa che spingere i secondi a coalizzarsi contro i primi. Una delle ragioni pi\u00f9 evidenti per cui l\u2019Occidente dovrebbe pensarci due volte prima di rompere completamente con la Russia nasce invece proprio dal riconoscimento che Mosca pu\u00f2 essere determinante nel neutralizzare minacce di prima grandezza alla sicurezza internazionale, come l\u2019ascesa di un Iran nucleare.<\/p>\n<p>Da parte sua, tuttavia, il realismo diventa disfattista nonch\u00e9 corrotto moralmente quando si traduce in una passiva accettazione della realt\u00e0. Riconoscere che la Russia continua a guardare al Caucaso e all\u2019Europa orientale come un padrone guarda al suo cortile di casa non deve equivalere a giustificare tale comportamento, per quanto profonde possano esserne le radici nella storia russa prima come impero, poi come superpotenza e infine come rinata potenza energetica e regionale. L\u2019Europa per cui l\u2019Occidente tutto si \u00e8 battuto nel secolo scorso \u00e8 un\u2019Europa \u201csenza padroni\u201d. Un\u2019Europa che, se non \u201cha chiuso i libri di storia\u201d, sicuramente vuole che si chiuda una volta per tutte il lungo e cruento capitolo dei nazionalismi e degli imperialismi. Una strategia che sacrifichi questi ideali nel nome del realismo, non \u00e8 una strategia realista, ma una strategia perdente che, dando per scontata l\u2019incapacit\u00e0 di modificare la realt\u00e0 internazionale nella direzione degli interessi occidentali, porta necessariamente all\u2019inazione e alla passivit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Riprendere l\u2019iniziativa<\/b><br \/>\nChe fare, dunque? Invece che favorire un\u2019escalation della contrapposizione con Mosca, esasperando le tensioni degli ultimi tempi e trasferendole nei maggiori fori internazionali, le cancellerie occidentali dovrebbero rimanere ferme sui principi fondamentali: nessun stato europeo, inclusa la Georgia, pu\u00f2 vedere violati i suoi confini internazionali e forzato direttamente o indirettamente il suo regime politico da parte di potenze straniere; ogni stato europeo che rispetta i criteri di adesione ha diritto ad entrare nella Nato, anche quando questioni di opportunismo politico potrebbero suggerire conclusioni diverse. Europa e Stati Uniti devono non solo affermare, ma anche attuare tali principi minacciando, se necessario, la presenza militare della Nato in territorio georgiano come deterrente contro eventuali nuovi interventi militari da parte russa. Devono inoltre insistere perch\u00e9 nelle due repubbliche secessioniste della Georgia venga inviato un numero cospicuo di osservatori internazionali per verificare le ripetute denunce di pulizia etnica e lavorare alla costituzione di una forza neutrale di interposizione che garantisca i diritti del popolo georgiano e delle minoranze. Il processo di adesione della Georgia alla Nato, a cominciare dall\u2019eventuale offerta del <i>Membership Action Plan<\/i> (Map), non deve subire accelerazioni repentine \u2013 come vorrebbero i nuovi <i>cold warriors <\/i>\u2013 n\u00e9 al contrario rallentamenti \u2013 come vorrebbero certi \u201crealisti\u201d \u2013 ma dipendere dal raggiungimento di alcuni standard codificati \u2013 come l\u2019esistenza di uno stato di diritto e l\u2019assenza di conflitti interni \u2013 che non dovrebbero mai diventare oggetto di negoziato o, peggio, scambio, tra l\u2019Occidente e le altre potenze internazionali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quali saranno le prossime mosse di Putin e Medvedev nella pericolosa partita a scacchi che i due leader russi hanno intavolato con l\u2019Occidente sulla crisi georgiana? 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