{"id":64253,"date":"2008-07-15T12:47:41","date_gmt":"2008-07-15T10:47:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64253"},"modified":"2017-11-03T15:40:37","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:37","slug":"obama-in-europa-e-medioriente-sara-ancora-luna-di-miele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/07\/obama-in-europa-e-medioriente-sara-ancora-luna-di-miele\/","title":{"rendered":"Obama in Europa e Medioriente: sar\u00e0 ancora luna di miele?"},"content":{"rendered":"<p>Barack Obama compier\u00e0 a breve un viaggio \u201cstorico\u201d per alcune capitali europee e del Medio Oriente come pretendente alla presidenza di un\u2019America che si batte contro il declino economico e teme la sconfitta militare. La priorit\u00e0 \u00e8 quella di uscire dalla guerra piuttosto che riscuotere i dividendi della pace. Per quanto affascinati dallo stesso messaggio che ha conquistato milioni di americani (\u201cchange\u201d) ci\u00f2 che i popoli d\u2019oltreoceano si attendono \u00e8 che la svolta che Obama intende imprimere alla politica estera americana passi anche per un maggior coinvolgimento dell\u2019Europa nella gestione dell\u2019ordine internazionale.<\/p>\n<p><b>La visione di Obama dell\u2019Europa: ancora un punto interrogativo<\/b><br \/>\nI <a href=\"http:\/\/www.newsmax.com\/insidecover\/Support_Obama_europe\/2008\/05\/30\/100156.html\" target=\"blank\"><b><u>sondaggi<\/u><\/b><\/a> rivelano che l\u2019Europa tutta accoglierebbe con favore la sua elezione. Per evitare che questa luna di miele basata sul comune rifiuto del \u201cbushismo\u201d termini bruscamente quando, se eletto presidente, Obama si cimenter\u00e0 con i pesanti dossier ereditati dall\u2019amministrazione Bush, il messaggio di cambiamento dovr\u00e0 essere, in un certo senso, concordato con gli europei. Il rischio, in caso contrario, sarebbe una delusione ancora pi\u00f9 profonda di quella che segu\u00ec la rielezione di Bush, e una pericolosa normalizzazione delle tensioni transatlantiche.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un contrasto evidente, ma curiosamente trascurato, tra il credito che la maggioranza degli europei hanno aperto nei confronti di Obama e le sue effettive credenziali quando si parla di Europa. \u00c8 stato notato polemicamente che come presidente della sottocommissione affari europei del Senato, Obama non ha assunto alcuna iniziativa di rilievo. Molti concordano che, se non altro per via delle sue radici familiari, il candidato afroamericano non ha alcuna predilezione innata per l\u2019Europa. Nel suo libro pi\u00f9 recente, <i>The Audacity of Hope<\/i>, Obama non menziona quasi mai l\u2019Europa. Il capitolo dedicato alla politica estera offre una prospettiva \u201cglobale\u201d e al contempo fortemente americano-centrica della realt\u00e0 internazionale, in cui la dimensione transatlantica svanisce quasi completamente.<\/p>\n<p>Il <a href=\"http:\/\/www.barackobama.com\/pdf\/Fact_Sheet_Europe_FINAL.pdf\" target=\"blank\"><b><u>programma<\/u><\/b><\/a> per le relazioni con l\u2019Europa, inoltre, \u00e8 per il momento tratteggiato in modo abbastanza vago. Si parla di rilanciare l\u2019Alleanza Atlantica, ma non risulta chiaro cosa si intenda esattamente per \u201crallying the Nato members\u201d. Sul futuro del Kosovo o i rapporti con la Russia, Obama da\u2019 per scontato un consenso che invece \u00e8 da costruire. Sull\u2019ulteriore allargamento della Nato e la difesa missilistica, rischia invece di incontrare resistenza da parte europea, anche se le sue proposte hanno un carattere deliberatamente meno assertivo di quelle di Bush.<\/p>\n<p>Lascia perplessi la vaghezza con cui \u00e8 affrontato il tema dei rapporti tra Stati Uniti ed Unione europea, anche se il programma enfatizza che un\u2019Europa unita, forte e in pace \u00e8 nell\u2019interesse dell\u2019America. Elusivo rimane in particolare il rapporto tra Nato ed Ue, su cui invece il repubblicano McCain si \u00e8 espresso in modo articolato, anche se non privo di ambiguit\u00e0.<\/p>\n<p>Un punto da chiarire \u00e8 quello (avanzato da McCain) di una \u201cLega delle Democrazie\u201d da coinvolgere nella gestione delle crisi internazionali. L\u2019idea \u00e8 stata accolta con freddezza dalle cancellerie europee che vedono in essa almeno due rischi: l\u2019esautorazione di fatto, se non di diritto, delle Nazioni Unite, e la diluizione della relazione transatlantica in un pi\u00f9 ampio consesso aperto a un numero imprecisato di non ben identificate \u201cdemocrazie\u201d. Tra i consiglieri di Obama figurano alcuni dei sostenitori di questa proposta, come l\u2019ex consigliere di Bill Clinton, Tony Lake.<\/p>\n<p><b>La centralit\u00e0 del Medio Oriente<\/b><br \/>\nTali ambiguit\u00e0, per quanto non trascurabili, non costituiscono di per s\u00e9 un ostacolo insormontabile sul cammino di una relazione transatlantica pi\u00f9 solida. Ci\u00f2 che gli europei sembrano apprezzare di pi\u00f9 della candidatura Obama, non sono tanto le sue specifiche credenziali, quanto l\u2019approccio generale che ispira il suo programma: il rilancio del multilateralismo, che per l\u2019Europa pare essere diventato un elemento quasi \u201cidentitario\u201d dopo la \u201cderiva unilateralista\u201d di Bush. In ultima analisi \u00e8 possibile che il futuro della relazione transatlantica venga influenzato principalmente dalle proposte di Obama per il Medio Oriente, perch\u00e9 \u00e8 in quella regione che, nel bene o nel male, le tensioni internazionali si sono concentrate negli ultimi anni. E qui arrivano sia buone notizie sia nuovi nodi da sciogliere.<\/p>\n<p>Il ritiro dall\u2019Iraq cui Obama si \u00e8 solennemente impegnato con gli americani \u00e8 anche una risposta alle richieste europee, quasi una rivincita di quell\u2019Europa che sull\u2019Iraq scaten\u00f2 una vera e propria \u201ccrisi transatlantica\u201d nel 2003. Il problema, tuttavia, resta quello di essersi assunto un impegno che difficilmente potr\u00e0 essere mantenuto nei tempi indicati.<\/p>\n<p>La disponibilit\u00e0 ad intavolare negoziati diretti con Teheran ha anch\u2019essa un potenziale positivo perch\u00e9 allontana la prospettiva di una nuova guerra. Almeno due, tuttavia, sono i rischi da evitare. Il primo \u00e8 che gli europei si rifugino in una difesa ad oltranza del quadro attuale, assumendo paradossalmente una posizione pi\u00f9 intransigente di Washington sulle condizioni per un progresso dei negoziati. <a href=\"http:\/\/www.washingtonpost.com\/wp-dyn\/content\/article\/2008\/06\/27\/AR2008062703099.html\" target=\"blank\"><b><u>Come viene notato dai consiglieri di Obama<\/u><\/b><\/a>, negoziare con Teheran in assenza di una sospensione del programma di arricchimento dell\u2019uranio non viola le risoluzioni Onu, che chiedono sanzioni se il programma continua, non che la diplomazia si fermi. Il secondo rischio \u00e8 che il ritorno ad una diplomazia diretta con l\u2019Iran si traduca in una marginalizzazione dell\u2019Europa. Cos\u00ec come Washington verificher\u00e0 il multilateralismo europeo in Afghanistan, anche l\u2019Ue potrebbe voler verificare la disponibilit\u00e0 multilaterale della nuova amministrazione americane in Iran.<\/p>\n<p>Obama insiste sul fatto che l\u2019Afghanistan rimane centrale nella campagna anti-terrorismo. Gli europei concordano, ma mostrano non poche esitazioni dal punto di vista operativo. Per quanto legittima, la richiesta di una definizione degli obiettivi politici della missione prima di stanziare nuove risorse, potrebbe essere letta a Washington come un ulteriore rinvio. Obama, da parte sua, dovr\u00e0 chiarire se gli Usa continueranno a condurre una missione separata, una decisione che restituisce un\u2019immagine se non altro di confusione e sdoppiamento della strategia occidentale.<\/p>\n<p>Paradossalmente, la questione palestinese, proprio perch\u00e9 retrocessa nella classifica delle priorit\u00e0 dell\u2019amministrazione Bush, potr\u00e0 ora offrire ampi spazi per la cooperazione transatlantica, nonostante esistano divergenze di approccio. Washington ha lanciato iniziative in gran stile, come Annapolis, ma poi non ha effettivamente speso tutto il suo potere negoziale. Condoleezza Rice ha compiuto numerosi viaggi in Israele, ma raramente con un obiettivo chiaro. Il ritorno di Washington al ruolo di \u201cbroker\u201d \u00e8 di per s\u00e9 un elemento positivo per gli interessi occidentali nella regione.<\/p>\n<p>L\u2019Europa che Obama incontrer\u00e0 durante il suo viaggio \u00e8 un\u2019Europa disorientata dopo il no Irlandese al Trattato di Lisbona. \u00c8 tuttavia anche un\u2019Europa che, proprio perch\u00e9 affaticata dal processo di integrazione, fa leva sui suoi leader nazionali. Nelle sue soste a Londra, Parigi e Berlino, Obama incontrer\u00e0 leader europei contenti di lasciarsi alle spalle l\u2019era Bush. Sentire le loro ragioni per coinvolgerli in un messaggio comune di cambiamento \u00e8 la sfida di Obama.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Barack Obama compier\u00e0 a breve un viaggio \u201cstorico\u201d per alcune capitali europee e del Medio Oriente come pretendente alla presidenza di un\u2019America che si batte contro il declino economico e teme la sconfitta militare. 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