{"id":64262,"date":"2009-03-30T14:47:34","date_gmt":"2009-03-30T12:47:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64262"},"modified":"2017-11-03T15:39:03","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:03","slug":"se-la-crisi-spezza-le-ali-alla-cooperazione-transatlantica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/03\/se-la-crisi-spezza-le-ali-alla-cooperazione-transatlantica\/","title":{"rendered":"Se la crisi spezza le ali alla cooperazione transatlantica"},"content":{"rendered":"<p>I grandi programmi aeronautici, sebbene discussi a ogni livello dalle varie formazioni politiche che negli anni si sono avvicendate al Governo hanno finora sempre avuto, pur nella dialettica delle posizioni, una \u201cluce verde\u201d bipartisan. Le difficolt\u00e0 economiche ci sono sempre state, ma \u00e8 anche vero che lo spettro della crisi non era incombente. Nei prossimi giorni, le commissioni parlamentari discuteranno dell\u2019approvazione finale del programma F 35 Joint Strike Fighter, il velivolo multiruolo realizzato grazie alla cooperazione tra gli Stati Uniti e diversi paesi europei. Ogni considerazione sar\u00e0 ovviamente lecita, ma sotto la spada di Damocle della crisi vi \u00e8 il pericolo che il programma, che per sua natura \u00e8 stato sempre oggetto di valutazioni anche a sfondo ideologico, possa risultare mutilato, danneggiato o svuotato di una parte sostanziale del contenuto.<\/p>\n<p>Coloro che nella crisi vedono un\u2019ottima occasione per affossarlo in effetti ci sono e, per svariati motivi, sono sempre esistiti. Anche prima della crisi. Delle possibili argomentazioni contrarie, che sono pi\u00f9 d\u2019una, ce ne sono alcune destinate a fare presa sul grande pubblico: \u00e8 un caccia bombardiere, quindi cattivo per propria natura e in contrasto con la natura pacifica dei nostri interventi; \u00e8 americano, quindi \u201ccolonizzatore\u201d; si sovrappone al programma europeo Typhoon, la cui fase di consegna, dopo tanti costi e ritardi, non \u00e8 ancora ultimata; uccider\u00e0 la progettualit\u00e0 dei nostri ingegneri e dell\u2019industria italiana; altri paesi, si sostiene infine, hanno scelto di dotarsi di un\u2019unica linea da combattimento, e non due come stiamo facendo noi.<\/p>\n<p><b>Qualche contro-deduzione<\/b><br \/>\nTentiamo allora, con ordine, qualche contro-deduzione. L\u2019osservazione che \u00e8 \u201ccattivo\u201d palesa la prima componente ideologica e nega la tipologia di velivolo \u201ccacciabombardiere\u201d all\u2019inventario delle nostre forze armate, delle quali tuttavia si condivide con plauso le \u201cmissioni di pace\u201d.<\/p>\n<p>Senza andare troppo lontano nel tempo, scomodando la prima guerra del Golfo e la Bosnia, \u00e8 bene ricordare che in Afghanistan il supporto aero-tattico che ha sovente scongiurato l\u2019isolamento delle forze Isaf \u2013 compresa la componente nazionale &#8211; in assenza di nostri velivoli \u00e8 stato sinora affidato, e lo \u00e8 ancora, a cacciabombardieri inglesi, olandesi, americani e francesi, oltre che a pochi elicotteri armati nazionali, tardivamente e con grande riluttanza inviati in teatro. \u00c8 anche vero che la ricognizione a favore di Isaf viene ora svolta da due Tornado e da alcuni Predator a pilotaggio remoto dell\u2019aeronautica militare. La tipologia, sia pure con allestimento diverso, \u00e8 quella dei cacciabombardieri. Se le missioni internazionali faranno parte anche in futuro della nostra politica estera, si tratta di esigenze al cui soddisfacimento occorrer\u00e0 pur assicurare continuit\u00e0.<\/p>\n<p>Il fatto che Joint Strike Fighter (JSF) sia di concezione americana, seconda argomentazione di stampo ideologico, \u00e8 una realt\u00e0. Ma non \u00e8 un limite, visto che si \u00e8 provveduto per tempo a far partecipare un centinaio di ingegneri della nostra industria alla fase di sviluppo. \u00c8 stata anche concordata un\u2019industrializzazione del programma in Italia, cosa che, tra altri benefici che vedremo, consentir\u00e0 un buon grado di sovranit\u00e0 tecnica e operativa.<\/p>\n<p>Quanto alla presunta sovrapposizione con EF 2000 Typhoon, questa \u00e8 una vera e propria forzatura a danno di \u201cchi non sa\u201d. EF 2000 \u00e9 un caccia di quarta generazione, mentre F 35 \u00e8 un cacciabombardiere della quinta, e la differenza non \u00e8 da poco. Mentre il primo \u00e8 un pregevolissimo \u201coggetto\u201d nato e studiato per fare difesa aerea, il secondo \u00e8 un \u201csistema\u201d di oggetti e di sensori aerei, spaziali e terrestri integrati tra loro a livello di teatro in chiave net-centrica. Il che significa che ogni missione nasce gi\u00e0 integrata in un sistema interalleato che va dalla pianificazione degli obiettivi alla loro assegnazione, dalla circolazione in tempo reale delle informazioni operative ai rapporti post missione. Durante la prima guerra del Golfo, la mancanza di questo tipo di sistema era stata la causa prima dello spreco di circa un quarto delle sortite, a causa dell\u2019impossibilit\u00e0 di conoscere in tempo reale il risultato della missione \u2013 nel migliore dei casi ci volevano 48 ore \u2013 e della scarsa possibilit\u00e0 di \u201criorientare\u201d quelle in atto su altri obiettivi.<\/p>\n<p><b>L\u2019importanza di esserci <\/b><br \/>\nCon il \u201csistema F 35\u201d tutto ci\u00f2 \u00e8 superato. \u00c8 quindi chiaro che chi partecipa al programma ha anche le carte in regola per entrare, con hardware e know-how, nel futuro network globale. Partecipare significa possedere le chiavi della rete, non partecipare significa non solo rinunciare all\u2019 \u201coggetto\u201d velivolo, ma autoescludersi dal sistema.<\/p>\n<p>Si potr\u00e0 allora obiettare, terza osservazione di profilo ideologico, che questa acquisizione presuppone una netta scelta di campo, che legittimamente a qualcuno pu\u00f2 non piacere. Ma \u00e8 un problema politico, e le varie legislature, a maggioranza di destra o di sinistra, non hanno mai messo in dubbio la nostra scelta di campo. In ogni caso, non vi \u00e8 alcun impedimento a che JSF, sia pure con capacit\u00e0 degradate, possa essere usato in modalit\u00e0 stand alone per peculiari esigenze nostrane. Alcune nazioni, come Francia e Germania, che al momento non partecipano, stanno puntando a integrare in futuro Rafale e Typhoon con grandi velivoli da attacco e ricognizione a pilotaggio remoto, come il progetto <i>Neuron <\/i>francese o il <i>Global Hawk <\/i>americano, ma anche questi, per operare, dovranno comunque essere inseriti o inseribili nel network. Se Francia e Germania confermeranno le loro scelte, rimarranno le uniche due grandi nazioni europee a non avere in linea nessuno dei due velivoli \u2013 EF 2000 e F 35 \u2013 con buona pace di standardizzazione, economia di scala e interoperabilit\u00e0, concetti da tutti accettati e sempre magnificati.<\/p>\n<p>Ritornando alla crisi economico-finanziaria, questa non si combatte certo attraverso piccoli programmi che non fanno sistema. A meno che non siano afferenti a un \u201cgrande programma\u201d, attraverso il quale coinvolgere anche piccola e media industria, ognuna secondo le sue capacit\u00e0 ed eccellenze di nicchia. Va ricordato che nel mondo globale la scarsit\u00e0 di risorse potr\u00e0 semmai influenzare l\u2019ampiezza dei programmi, ma mai la qualit\u00e0.<\/p>\n<p><b>La crisi come opportunit\u00e0 <\/b><br \/>\nSe vogliamo usare una frase fatta, la crisi si combatte \u201ctrasformandola in opportunit\u00e0\u201d, investendo risorse in opere che modernizzino il Paese e ne consentano sviluppo e inserimento.<\/p>\n<p>Se ci\u00f2 \u00e8 vero, deve valere anche per le forze armate, che non possono essere considerate sempre e solo un costo. Un grande programma aeronautico a questi fini va considerato alla stregua dei TAV, di un ponte sullo stretto, della rete di viadotti e autostrade, delle centrali energetiche e della diga mobile sulla Laguna.<\/p>\n<p>Anche l\u2019F 35 Joint Strike Fighter pu\u00f2 divenire una delle nostre maggiori opportunit\u00e0. Se avremo il coraggio di dar seguito agli accordi in base ai quali gli Stati Uniti hanno gi\u00e0 dato l\u2019assenso alla costruzione in Italia del centro di assemblaggio finale e a quello di manutenzione, riparazione, revisione e aggiornamento del velivolo, avremo effettivamente trasformato la crisi, almeno per gli aspetti industriali, militari e aeronautici, in una grossa opportunit\u00e0. L\u2019unico centro di eccellenza di questo genere e con queste capacit\u00e0 presente in Europa \u2013 l\u2019altro sar\u00e0 negli Stati Uniti &#8211; sarebbe infatti in Italia, e ad esso farebbero necessariamente capo, per la durata di una vita operativa quarantennale, tutti gli F. 35 europei e quelli americani di stanza in Europa. Le ricadute economiche e occupazionali sono gi\u00e0 quantificabili.<\/p>\n<p><b>Il rischio delle mezze soluzioni<\/b><br \/>\nSe invece vogliamo accontentarci della politica del risparmio, delle mezze soluzioni sono disponibili. Come alcuni vorrebbero, con ingenti costi non ricorrenti e senza beneficiare di una reale economia di scala, si potrebbe riprogettare come cacciabombardiere qualche decina di Typhoon. Oppure, rinunciando ai benefits, si potrebbero comperare gli F 35 direttamente negli Stati Uniti. Ma sono soluzioni assimilabili a costi puri, che precluderebbero per generazioni la nostra capacit\u00e0 progettuale, isolandoci dal mondo in cui continueremo a vivere.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=962\" target=\"blank\"><b><u>Un ponte tecnologico verso il futuro<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.iai.it\/sections\/pubblicazioni\/iai_quaderni\/Indici\/quaderno_31.htm\" target=\"blank\"><b><u>Il programma F-35 Joint Strike Fighter e l&#8217;Europa<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I grandi programmi aeronautici, sebbene discussi a ogni livello dalle varie formazioni politiche che negli anni si sono avvicendate al Governo hanno finora sempre avuto, pur nella dialettica delle posizioni, una \u201cluce verde\u201d bipartisan. Le difficolt\u00e0 economiche ci sono sempre state, ma \u00e8 anche vero che lo spettro della crisi non era incombente. 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