{"id":64264,"date":"2009-02-04T14:50:04","date_gmt":"2009-02-04T13:50:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64264"},"modified":"2017-11-03T15:39:10","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:10","slug":"le-forze-armate-al-bivio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/02\/le-forze-armate-al-bivio\/","title":{"rendered":"Le forze armate al bivio"},"content":{"rendered":"<p>Teoricamente, sulla politica di difesa nazionale e sulle cos\u00ec dette \u201cmissioni di pace\u201d in Italia non dovrebbero esserci dubbi. Ne parla la Costituzione, e ne ha parlato, all\u2019inizio del suo mandato, anche il Presidente della Repubblica, come garante della stessa e comandante delle forze armate. Ricevendo al Quirinale, due anni or sono, una delegazione dell\u2019assemblea parlamentare della Nato, cos\u00ec si era espresso: \u201cIl ruolo che l\u2019Italia svolge per la pace e la sicurezza internazionale si basa su un\u2019importante norma della nostra Costituzione\u201d. L\u2019articolo 11 prevede il ripudio della guerra come offesa alla libert\u00e0 di altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, \u201c\u2026ma stabilisce l\u2019impegno di partecipazione dell\u2019Italia alle organizzazioni internazionali che perseguono gli obiettivi della pace e della giustizia tra le Nazioni\u201d; \u201c\u2026ci troviamo nell\u2019Alleanza Atlantica \u2013 ha continuato Napoletano \u2013 legati da un rapporto di storica solidariet\u00e0, da un costume di aperto e franco dibattito e da un principio di pari dignit\u00e0\u201d. In queste poche parole \u00e8 racchiuso tutto il significato della nostra politica di difesa e della nostra partecipazione alle missioni internazionali.<\/p>\n<p><b>Base autorizzativa e percezione socio-politica<\/b><br \/>\nQualche dubbio, invece, nel paese c\u2019\u00e8, e ci si accorge di ci\u00f2 da come si discute delle nostre missioni sui media e nelle piazze, ma anche nelle aule parlamentari.<\/p>\n<p>Il carattere del nostro ordinamento comporta che l\u2019indirizzo politico, ivi compreso l\u2019impiego delle forze armate, spetti alle Camere e al governo. La quasi totalit\u00e0 delle autorizzazioni per il centinaio di missioni, inclusi i rinnovi, cui le nostre forze armate hanno partecipato nel dopoguerra, \u00e8 avvenuta per via parlamentare. Raramente il governo si \u00e8 limitato a un\u2019\u201cinformazione\u201d alle Camere nel quadro di autorizzazioni precedenti, e di norma ci\u00f2 si \u00e8 verificato per piccole missioni disposte direttamente dall\u2019Onu, su cui si dava per scontato che il consenso fosse unanime. Vi sono stati casi, invero pochi, nei quali l\u2019intervento parlamentare si \u00e8 svolto addirittura con la missione gi\u00e0 in corso, come nel caso della missione umanitaria in Albania che \u00e8 stata attuata, sotto guida italiana, in concomitanza con le operazioni aeree della Nato in Kosovo.<\/p>\n<p>A seguito della situazione venutasi a creare dopo l\u201911 settembre 2001, il dibattito parlamentare ha assunto un maggiore rilievo, focalizzandosi in particolare sul ruolo delle Nazioni Unite e delle altri organizzazioni internazionali e su alcuni problemi di diritto internazionale, inclusa la liceit\u00e0 o meno delle \u201coperazioni preventive\u201d. La stessa definizione di \u201cmissioni di pace\u201d per alcune nostre attivit\u00e0 all\u2019estero \u2013 dove la pace da mantenere ancora non c\u2019\u00e8 \u2013 \u00e8 stata pi\u00f9 volte posta in discussione.<\/p>\n<p>Tuttavia, l\u2019atteggiamento dell\u2019opinione pubblica verso le missioni continua ad essere in linea di massima positivo. Nemmeno le severe restrizioni finanziarie e di bilancio, solo in parte dovute alla crisi in atto, hanno avuto al momento un impatto negativo sulle missioni in corso. I guai, probabilmente, devono ancora arrivare.<\/p>\n<p><b>Sostenibilit\u00e0 dell\u2019impegno italiano<\/b><br \/>\nNonostante la crisi, l\u2019impegno delle nostre forze armate all\u2019estero resta notevole anche per il 2009, con un numero di soldati dispiegati mediamente attorno allo standard di 8.300. Secondo il Ministro della Difesa Ignazio La Russa, l\u2019obiettivo \u2013 al momento difficilmente conseguibile \u2013 \u00e8 quello di avere la capacit\u00e0 di schierare fino a 12.000 unit\u00e0, record raggiunto solamente ai tempi della missione in Iraq \u201cAntica Babilonia\u201d. Mentre nel primo semestre 2009 il numero rimarr\u00e0 costante (circa 2.800 in Afghanistan, 2.500 in Libano, 2.400 nei Balcani e poco pi\u00f9 di 500 tra Emirati, Congo, Cipro, Palestina, Sudan, Darfur, Ciad e Georgia), nel secondo semestre dovrebbe diminuire il numero dei soldati impegnato nei Balcani ed essere cancellata la missione in Ciad, che conta pi\u00f9 di 100 elementi tra personale sanitario e forze di sicurezza, mentre una nave sar\u00e0 presente nel golfo di Aden per la missione europea antipirateria. Per il primo semestre \u00e8 stato stanziato un finanziamento extra-bilancio di 675 milioni di euro, mentre il secondo semestre richieder\u00e0, come minimo, una cifra analoga.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che la nostra politica estera continua a basarsi in larga misura sull\u2019impiego al di fuori dei confini delle nostre forze militari, e quindi \u00e8 normale che per queste missioni i fondi si trovino, almeno fino a quando ci saranno ancora forze adeguate e reparti addestrati. Cosa che, considerati i tagli previsti nel prossimo triennio e le crescenti richieste di impiego per esigenze interne \u2013 tipiche delle forze di polizia o di altri corpi dello Stato \u2013 non pu\u00f2 essere affatto data per scontata.<\/p>\n<p>Il problema non sta quindi nel finanziamento delle missioni, ma nel futuro addestramento dei soldati e nelle dotazioni di mezzi. Tutto ci\u00f2 deve essere omogeneo e integrabile con gli alleati, pena l\u2019emarginazione e il rifiuto. Il rischio concreto \u00e8 che da attivi \u2018contributori\u2019 ci si trasformi in un peso per i nostri alleati. A meno di provvedimenti drastici, questo momento \u00e8 ormai vicino. Nessun Dicastero ha sub\u00ecto cos\u00ec tante trasformazioni, ristrutturazioni e ridimensionamenti come la Difesa e le Forze Armate. Certamente non le Forze di Polizia, o gli altri Corpi dello Stato.<\/p>\n<p>Oggi ci sono alcuni segnali che sembrano andare nella giusta direzione. Non \u00e8 il caso, purtroppo, delle sempre pi\u00f9 frequenti richieste di impiego delle Forze Armate in situazioni che non possono dirsi di emergenza, in quanto ricorrenti da anni e in perenne attesa di soluzione. Sembrerebbe logico cominciare da l\u00ec, invece di toccare di nuovo i militari, ma qualcosa ancora si pu\u00f2 fare. Se si considerano necessarie ulteriori riduzioni o alterazioni dei compiti, allora servono provvedimenti organici, accompagnati da un dibattito politico interno e da una discussione parlamentare che riconosca alle Forze Armate una nuova identit\u00e0, piuttosto che forzare soluzioni strozzandole con provvedimenti contabili. Occorre un dibattito serio, in cui anche i \u201criformandi\u201d abbiano la possibilit\u00e0 di esprimersi, lasciando il resto alla politica. Quella vera.<\/p>\n<p><b>Le indicazioni del Consiglio Supremo di Difesa<\/b><br \/>\nNel comunicato della Presidenza della Repubblica emesso a conclusione del Consiglio Supremo di Difesa dello scorso 29 gennaio, si legge testualmente che \u201csi \u00e8 discusso della necessit\u00e0 di individuare concretamente i provvedimenti di razionalizzazione delle Forze Armate nei settori del personale, dell\u2019esercizio e dell\u2019investimento, volti a qualificare la spesa ed a realizzare ulteriori recuperi di efficienza. L\u2019obiettivo resta il mantenimento delle attuali capacit\u00e0 operative, ritenute irrinunciabili per poter far fronte efficacemente, con le ridotte risorse finanziarie, alle crescenti e sempre pi\u00f9 diversificate esigenze di presenza internazionale dell\u2019Italia, anche in funzione della sicurezza del Paese\u201d. Proseguendo, si legge che, su iniziativa del Ministro della Difesa, \u00e8 stata istituita la \u201cCommissione di alta consulenza e studio per la ridefinizione del sistema di sicurezza e difesa nazionale\u201d. Il compito \u00e8 \u201crivedere il modello di difesa e l\u2019organizzazione del dicastero nel suo complesso, secondo un approccio multidisciplinare esteso anche alle altre Amministrazioni dello Stato che svolgono un ruolo significativo nel settore della sicurezza e difesa, considerato nella sua pi\u00f9 ampia accezione\u201d. Ci\u00f2 significa che, oltre ai rappresentanti della difesa, parteciperanno quelli degli esteri, degli interni, dell\u2019economia e finanze e dello sviluppo economico. Nessun commento e incrociamo le dita, attendendo il prossimo comunicato. Il Consiglio Supremo sar\u00e0 riconvocato per il 27 maggio 2009.<\/p>\n<p>Sul tema si veda anche:<\/p>\n<p>M. Arpino: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=965\" target=\"blank\"><b><u>Come difendere la Difesa? <\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>M. Nones: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=921\" target=\"blank\"><b><u>&#8216;Emergenze civili&#8217; e ruolo delle Forze Armate <\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>G. Gasparini: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=896\" target=\"blank\"><b><u>Una scure che taglia le gambe alla riforma <\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>N. Ronzitti: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=814\" target=\"blank\"><b><u>Una legge organica per l\u2019invio delle missioni militari all\u2019estero <\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Teoricamente, sulla politica di difesa nazionale e sulle cos\u00ec dette \u201cmissioni di pace\u201d in Italia non dovrebbero esserci dubbi. Ne parla la Costituzione, e ne ha parlato, all\u2019inizio del suo mandato, anche il Presidente della Repubblica, come garante della stessa e comandante delle forze armate. 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