{"id":64266,"date":"2008-10-21T14:52:32","date_gmt":"2008-10-21T12:52:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64266"},"modified":"2017-11-03T15:39:27","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:27","slug":"come-difendere-la-difesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/10\/come-difendere-la-difesa\/","title":{"rendered":"Come difendere la Difesa?"},"content":{"rendered":"<p>Da anni, ci sia al governo la destra o la sinistra, per la Difesa non ci sono mai stati eccessivi riguardi da parte del Tesoro, anche se tutti i ministri hanno in qualche modo provato a resistere. Quando si avvicina la finanziaria, per la forze armate si rinnovano i dispiaceri. L\u2019ex ministro Antonio Martino, responsabile della Difesa durante il precedente governo Berlusconi, aveva promesso di far salire all\u20191,5 per cento del Pil le spese per la difesa, ma alla fine del suo periodo non rimaneva che un misero 0,9%, e forse meno.<\/p>\n<p>Arturo Parisi, successore di Martino, con molto impegno aveva ottenuto qualche successo, riuscendo ad avvicinarsi all\u20191 per cento. La Russa, oggi in carica, con tanto entusiasmo aveva azzardato un 1,25 per cento, ma per il 2009 e seguenti rischiamo invece di battere un vero e proprio record di profondit\u00e0. Il fatto che questa volta la scure stia calando indifferentemente e con implacabile determinazione su tutti i dicasteri, non significa affatto che sui due lati di via XX Settembre il mal comune si trasformi in mezzo gaudio. Tutt\u2019altro.<\/p>\n<p><b>Pericolo esistenziale<\/b><br \/>\nQuest\u2019anno, quindi, se il Parlamento in sede di approvazione non dar\u00e0 segnali diversi, si prepara un disastro senza ritorno per l\u2019addestramento dei nostri militari e l\u2019efficienza dei loro mezzi, ovvero i blindati, le navi, gli aerei, gli elicotteri e quel sistema di comando e controllo che ancora ci permette di inserirci con dignit\u00e0, per aliquote piccole, ma ben integrate, nei contingenti internazionali.<\/p>\n<p>Per la Difesa, il pericolo, che a differenza di altri Dicasteri \u00e8 di tipo esistenziale, viene dal D.L. 25 giugno 2008, n.112, in questi giorni sotto verifica parlamentare. Si tratta delle \u201cDisposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitivit\u00e0, la stabilizzazione della spesa pubblica e la perequazione tributaria\u201d. Bene per l\u2019obiettivo, che certamente \u00e8 lodevole: all\u2019art. 1 si prevede di ridurre l\u2019indebitamento fino al 2,5 per cento del Pil nel 2008, al 2 nel 2009, all\u20191 nel 2010 e allo 0,1 nel 2011.<\/p>\n<p>La scure, come si vede, cala su tutti senza distinzione alcuna. I tagli per la Difesa si leggono all\u2019art. 63, specifico per le forze armate, dove le varie tabelle di spesa sono ridotte del 7% per il 2009 e del 40% nel 2010, mentre a decorrere da tale anno devono essere conseguite economie non inferiori a 304 milioni. Se non sar\u00e0 cos\u00ec, si ridurranno \u201c le dotazioni complessive di parte corrente dello stato di previsione del Ministero della Difesa, ad eccezione di quelle relative alle competenze spettanti al personale\u2026\u201d. Se si verificasse davvero l\u2019evenienza ipotizzata in quest\u2019ultima frase, la tela pazientemente tessuta per trasformare in favore di ammodernamento, addestramento e ricerca un bilancio ormai squilibrato da spese per il personale per oltre il 70%, verrebbe disfatta in una sola notte. E questo \u00e8 gi\u00e0 \u201cdanno grave\u201d alla qualit\u00e0 del bilancio, che ha un effetto negativo comunque, anche al di l\u00e0 della sua dimensione.<\/p>\n<p><b>Effetti della compressione<\/b><br \/>\nMa veniamo ora all\u2019effetto di questa compressione sulle tre voci, cominciando dall\u2019ultima. Di ricerca, ovviamente, nel triennio non se ne potr\u00e0 proprio parlare. Gi\u00e0 prima i fondi erano esigui, e la Difesa non potr\u00e0 commissionare nulla all\u2019industria nazionale, che solo marginalmente pu\u00f2 provvedere con fondi propri. Il settore dell\u2019esercizio, direttamente legato all\u2019addestramento, alla vita quotidiana, alla manutenzione dei mezzi, all\u2019acquisto dei carbolubrificanti, gi\u00e0 attualmente penalizzato, porter\u00e0 a situazioni irreversibili di inefficienza. Basti pensare alle componenti aeree delle forze armate, che \u201ccostano\u201d anche stando ferme, necessitando comunque di una attenta manutenzione calendariale. Se non si fanno volare per l\u2019addestramento degli equipaggi, lo spreco diventa duplice, in quanto la manutenzione, comunque obbligatoria, diventa improduttiva e il personale, che viene in ogni caso retribuito, perde rapidamente quelle qualifiche operative che ha impiegato anni a conseguire.<\/p>\n<p>Come ha detto recentemente il Capo di Stato Maggiore alle commissioni parlamentari, la nostre forze armate stanno diventando un \u201cmero erogatore di stipendi\u201d.<\/p>\n<p>Nel settore ammodernamento, vi sono alcuni \u201cgrandi programmi\u201d pluriennali legati ad accordi internazionali, che sono realizzati dalla maggiore industria nazionale di settore in collaborazione internazionale, che hanno una propria forza e devono comunque proseguire. Questo sembra un vantaggio, ma non lo \u00e8 per tutti. Il loro costo, in compressione di risorse, decreter\u00e0 la morte della maggior parte dei programmi collaterali di supporto e, assieme ad essi, di una costellazione di piccole e medie industrie a questi collegate. In altre parole, creazione di mostri \u201cstand alone\u201d e depauperamento, in alcuni casi scomparsa, di un patrimonio produttivo non facilmente ricostruibile. In ogni caso, bisogna convenire che questa discesa a picco avr\u00e0 ripercussioni assai negative sulla nostra credibilit\u00e0, sulla componente pi\u00f9 debole dell\u2019industria nazionale e sull\u2019efficienza dello strumento di politica estera oggi pi\u00f9 utilizzato.<\/p>\n<p><b>Razionalizzare per rilanciare <\/b><br \/>\nTuttavia, \u00e8 necessario reagire, e non certo chiedendo pi\u00f9 soldi. In questa situazione, con una crisi la cui risoluzione andr\u00e0 ben oltre questa legislatura, chiunque si azzardasse a farlo si esporrebbe solo a \u201cbrutte figure\u201d, senza alcun risultato.<\/p>\n<p>Occorre allora prendere atto del cambio di situazione, e cercare di trasformare la crisi in un\u2019opportunit\u00e0. In altre parole, \u00e8 necessario riprendere quel percorso di ristrutturazione gi\u00e0 avviato a met\u00e0 degli anni \u201990 e procedere, visto che le tecnologie ormai lo consentono, a ridisegnare in chiave critica e moderna le nostre strutture. Ridurre ancora si pu\u00f2, ma a ben determinate condizioni.<\/p>\n<p>Occorre, innanzi tutto, che le forze politiche elettive, spesso accogliendo sollecitazioni del personale di Enti e Reparti tradizionalmente legati al territorio, evitino la vischiosit\u00e0 ritardante con cui viene accolto ciascun provvedimento. Nello stesso tempo gli Stati Maggiori, ed i troppi Enti centrali, devono accettare che nell\u2019era dell\u2019informatica il concetto di territorialit\u00e0 abbia ormai poco senso, e che le ridondanze possano essere eliminate con relativa facilit\u00e0. \u00c8 poi necessario che il pianificatore abbia una certezza pluriennale delle risorse, che nel nostro sistema di amministrazione dello Stato oggi non c\u2019\u00e8. Egli \u201criduce\u201d con riluttanza, anche perch\u00e9 sa che non potr\u00e0 mai contare sui propri risparmi, in quanto ad ogni riduzione di enti od organici corrisponde immediatamente, o nell\u2019esercizio successivo, una minore assegnazione di risorse. Cos\u00ec, il gatto continua a mordersi la coda. L\u2019informatica, poi, consentirebbe tutta una serie di razionalizzazioni nei settori della gestione comune dei materiali e del personale, ma tutto ci\u00f2 subisce spesso frustranti ritardi all\u2019interno della stessa organizzazione militare.<\/p>\n<p><b>Risparmiare si pu\u00f2<\/b><br \/>\nSi pu\u00f2 ancora risparmiare e ridurre, entro certi limiti. Ma \u00e8 necessario, prima ancora di \u201ctrasformare\u201d lo strumento, modificare mentalit\u00e0 e cattive abitudini. Vale tanto per i politici, quanto per i militari. Spiace, per\u00f2, vedere come si stia forzando una soluzione che per la Difesa ha impatto esistenziale per mezzo di uno strumento meramente contabile, senza farla prima maturare con almeno un tentativo di serio dibattito politico-strategico. Dibattito che, e questo purtroppo lo dobbiamo ammettere, nella cultura del nostro Paese potrebbe anche cadere nel vuoto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da anni, ci sia al governo la destra o la sinistra, per la Difesa non ci sono mai stati eccessivi riguardi da parte del Tesoro, anche se tutti i ministri hanno in qualche modo provato a resistere. Quando si avvicina la finanziaria, per la forze armate si rinnovano i dispiaceri. 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