{"id":64268,"date":"2009-07-07T14:58:12","date_gmt":"2009-07-07T12:58:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64268"},"modified":"2017-11-03T15:38:46","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:46","slug":"guardando-oltre-laquila","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/07\/guardando-oltre-laquila\/","title":{"rendered":"Guardando oltre L&#8217;Aquila"},"content":{"rendered":"<p>In vista del vertice dell\u2019Aquila il ministero degli esteri italiano ha avviato un\u2019intensa attivit\u00e0 di riflessione sui principali temi dell\u2019agenda internazionale con alcuni prestigiosi think tanks americani, tra cui la <i>Brookings Institution<\/i>, il <i>Carnegie Endowment for International Peace<\/i> e Nti (<i>Nuclear Threat Initiative<\/i>). Si tratta di un approccio assai comune nei paesi anglosassoni, che il ministro degli esteri italiano ha voluto adottare anche in Italia, innovando un\u2019impostazione troppo spesso italo-centrica dei lavori sulla <i>global governante<\/i>. In particolare, la collaborazione tra il ministero degli esteri e la <i>Brookings Institution <\/i>\u00e8 culminata nel seminario <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/Documenti\/G8_and_Beyond_-_Final_Document.pdf\" target=\"blank\"><b><u>The G8 and beyond: The Economic and Politics of a Global Century <\/u><\/b><\/a>che ha fornito molti spunti utili alla preparazione del vertice dell\u2019Aquila. Oltre agli aspetti legati alla crisi economica e all\u2019urgenza \u2013 condivisa quasi unanimemente \u2013 di rilanciare i negoziati di Doha sulla liberalizzazione del commercio internazionale, particolare attenzione \u00e8 stata dedicata alla lotta ai cambiamenti climatici.<\/p>\n<p><b>Il contrasto al cambiamento climatico<\/b><br \/>\nA fine anno si terranno a Copenhagen i negoziati per il post-Kyoto: il pianeta ha ancora pochi anni davanti a s\u00e9 prima che il processo di riscaldamento diventi irreversibile. Secondo le stime pi\u00f9 accreditate, i finanziamenti necessari per avviare i processi di riduzione delle emissioni e di adattamento ai mutamenti ormai inevitabili (si parla di un aumento certo della temperatura del pianeta di almeno due gradi entro la met\u00e0 del secolo, con forti impatti sull\u2019ecosistema) ammontano a circa l\u20191% del Pil mondiale. L\u2019esigenza di porre il tema dei cambiamenti climatici al centro del G8 dell\u2019Aquila e del G20 di Pittsburgh \u00e8 stata dunque riconosciuta come molto urgente. Nel seminario promosso dal Mae \u00e8 emersa la proposta di predisporre una sorta di \u201cPiano Marshall\u201d per le energie rinnovabili, con una messa in comune di mezzi e risorse per accelerare la ricerca &#8211; ad esempio per risolvere il nodo dello stoccaggio dell\u2019energia &#8211; tramite la predisposizione di incentivi fiscali (e non solo) per incoraggiare il risparmio energetico e l\u2019utilizzo di energie rinnovabili anche a livello domestico. Si \u00e8 insistito, infine, sulle potenzialit\u00e0 di progetti quali la <i>Sun Belt <\/i>in Medio Oriente.<\/p>\n<p>La sfida al cambiamento climatico \u00e8 particolarmente rilevante per il futuro dell\u2019amministrazione americana. Il Protocollo di Kyoto non \u00e8 mai stato ratificato dagli Usa e anche le nuove proposte avanzate dall\u2019amministrazione potranno scontrarsi con resistenze interne. Il 28 giugno scorso il Congresso Usa ha approvato l\u2019<i>American Clean Energy and Security Act<\/i>. Sulla scia della direttiva europea 20-20-20, la nuova legge prevede che entro il 2020 il 20% dell\u2019energia provenga da fonti rinnovabili e che entro lo stesso anno le emissioni di CO2 vengano ridotte del 17% (dell\u201980% entro il 2050). La partecipazione compatta dei democratici e il voto positivo di otto repubblicani lascia ben sperare. Tuttavia, per la ratifica dei trattati internazionali n\u00e9 il Congresso n\u00e9 il Presidente sono sufficienti: servono infatti 70 voti su 100 in Senato e, a quanto pare tali numeri potrebbero non esserci (per ora i Senatori democratici sono 59). Cosa far\u00e0 dunque il presidente americano a L\u2019Aquila? Si impegner\u00e0 nella speranza di convincere in seconda istanza il Senato o, al contrario, cercher\u00e0 di abbassare la barra al minimo comun denominatore per non creare nuove frizioni domestiche?<\/p>\n<p><b>Quale riforma della governance globale<\/b><br \/>\nIl cambiamento climatico serve anche da eccellente introduzione per un altro tema assai dibattuto nel seminario di Roma: quello del futuro della governance globale \u2013 o meglio del formato \u201cmigliore\u201d per realizzarla. Il delicato equilibrio \u00e8 sempre quello tra inclusivit\u00e0 e rappresentativit\u00e0 da un lato ed efficienza ed efficacia dall\u2019altro. Il gruppo ha proposto un sistema a \u201cgeometria variabile\u201d, con il G8 (o il G13) quale nucleo centrale e formati diversi a seconda dell\u2019argomento in agenda. In sostanza, si \u00e8 dunque sostenuto che l\u2019approccio tematico proposto dalla presidenza italiana &#8211; \u00e8 l&#8217;argomento in agenda a decidere il formato non viceversa &#8211; sembra essere il pi\u00f9 pragmatico ed efficace.<\/p>\n<p>Ma, si \u00e8 sottolineato \u2013 e qui il collegamento con il cambiamento climatico \u2013 non \u00e8 questione solo di avere un posto a tavola. Le economie emergenti dovranno anche assumersi impegni concreti: la riduzione delle emissioni CO2 ne \u00e8 un esempio eccellente. In altre parole, c\u2019\u00e8 un prezzo da pagare per diventare membri a pieno titolo della governance globale e sta innanzitutto ai G5 decidere se vogliono pagarlo o meno.<\/p>\n<p>Infine, \u00e8 auspicabile che i vertici tornino ad essere quello che erano in origine: fori piuttosto informali dove discutere liberamente, lanciare idee innovative, risolvere problemi politici altrimenti di difficile risoluzione. Non devono discutere dettagli tecnici, n\u00e9 tanto meno coltivare la tentazione di sostituirsi alle istituzioni internazionali esistenti, certamente in parte da riformare, ma non da accantonare. Le stesse organizzazioni internazionali, del resto, potrebbero contribuire all\u2019efficacia dei G8, ad esempio fornendo un piccolo segretariato permanente per la preparazione e gestione dei vertici.<\/p>\n<p>Le tematiche globali riguardano il futuro del mondo, e dunque di tutti i cittadini. \u00c8 necessario perci\u00f2 che i leader nazionali si sforzino anche di definire un\u2019agenda domestica coerente con gli impegni globali. Ci\u00f2 pu\u00f2 essere a volte impopolare nell&#8217;immediato, ma nel pi\u00f9 lungo temine aiuterebbe a ridurre il crescente gap tra leader politici e cittadini, contrastando le derive nazionaliste e populistiche che frenano la cooperazione internazionale.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>S. Silvestri: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1188\" target=\"blank\"><b><u>I vertici e il governo mondiale: sostanza o apparenza?<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>R. Matarazzo: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1190\" target=\"blank\"><b><u>Il Vertice dell&#8217;Aquila tra attese e obiettivi realistici<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In vista del vertice dell\u2019Aquila il ministero degli esteri italiano ha avviato un\u2019intensa attivit\u00e0 di riflessione sui principali temi dell\u2019agenda internazionale con alcuni prestigiosi think tanks americani, tra cui la Brookings Institution, il Carnegie Endowment for International Peace e Nti (Nuclear Threat Initiative). 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