{"id":64270,"date":"2009-07-02T14:58:19","date_gmt":"2009-07-02T12:58:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64270"},"modified":"2017-11-03T15:38:48","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:48","slug":"le-novita-del-g8-di-trieste","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/07\/le-novita-del-g8-di-trieste\/","title":{"rendered":"Le novit\u00e0 del G8 di Trieste"},"content":{"rendered":"<p>Il vertice dell\u2019Aquila sar\u00e0 sicuramente il momento di massima visibilit\u00e0 della Presidenza italiana del G8. Tuttavia, la riunione dei ministri degli Esteri svoltasi a Trieste il 26 giugno ha avuto un ruolo importante ed innovativo sotto diversi punti di vista.<\/p>\n<p><b>Un nuovo formato<\/b><br \/>\nIn un momento in cui ci si interroga su quale &#8216;Gx&#8217; sia pi\u00f9 utile orientarsi per il futuro della <i>governance<\/i> globale, per l&#8217;incontro di Trieste si \u00e8 scelto un modello a cerchi concentrici: si \u00e8 partiti dalla cena tra i soli ministri degli esteri del G8 per arrivare all\u2019ultima riunione in cui, tra paesi e organizzazioni internazionali, erano presenti 60 delegazioni. Trieste ha mostrato che \u00e8 necessario essere inclusivi e rappresentativi, se si vuole essere credibili, ma anche che, via via che il tavolo si allarga, la discussione da franca e diretta si fa sempre pi\u00f9 cerimoniale e scontata. Conclusione: il G8 non pu\u00f2 essere sostituito dal G20, ma probabilmente neanche dal G13-14 e l\u2019approccio tematico proposto dalla presidenza italiana &#8211; &#8216;\u00e8 l&#8217;argomento in agenda a decidere il formato non viceversa&#8217; &#8211; sembra alla fine il pi\u00f9 pragmatico ed efficace.<\/p>\n<p>Il vertice di Trieste \u00e8 stato importante soprattutto perch\u00e9 ha affrontato tre nodi irrisolti dell\u2019agenda internazionale: l\u2019Afghanistan e il suo vicinato, l\u2019Iran e la non proliferazione nucleare.<\/p>\n<p><b>Dal nodo afgano\u2026<\/b><br \/>\nL\u2019Afghanistan \u00e8 stato al centro della riunione. Laddove il maggiore elemento di novit\u00e0 della nuova &#8216;Afghanistan strategy&#8217; americana \u00e8 il binomio Afghanistan-Pakistan (AF-PAK), per altro avversato dai pachistani e fonte di frizioni in ambito regionale e non solo, il ministro degli esteri italiano Franco Frattini ha rilanciato l\u2019esigenza di coinvolgere tutti i paesi dell\u2019area, a cominciare dall\u2019Iran, nella ricerca di una soluzione al problema afgano. L\u2019Iran ha grande interesse alla stabilizzazione dell\u2019Afghanistan, anche a causa dei traffici di droga che passano (e in parte restano) sul suo territorio e per la storica e viscerale contrapposizione tra il regime degli ayatollah e i talebani.<\/p>\n<p>Nonostante l\u2019assenza iraniana e la mancata <i>photo opportunity<\/i> della stretta di mano tra il segretario di Stato Hillary Clinton e il ministro degli esteri iraniano Manoucher Mottaki, lo sforzo della presidenza italiana di accrescere il livello di coordinamento tra i vari attori nazionali, regionali e internazionali presenti in Afghanistan \u00e8 uscito premiato da Trieste.<\/p>\n<p><b>\u2026a quello iraniano<\/b><br \/>\nL\u2019esercizio pi\u00f9 difficile, tuttavia, \u00e8 consistito nella quadratura del cerchio sulla dichiarazione finale sull\u2019Iran. Se da un lato era necessario sostenere gli sforzi dei riformisti, come fortemente sottolineato da Francia e Gran Bretagna, dall\u2019altra bisognava non sconfessare la linea del dialogo perseguita dall\u2019amministrazione Obama e mantenendo <i>on board<\/i> russi e giapponesi, pi\u00f9 pragmatici nell\u2019approccio verso il riconfermato presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad. I russi in particolare hanno teso a considerare la recente crisi in Iran come un problema interno. Il tutto accanto, da un lato, al silenzio della Lega Araba e dei paesi arabi in genere, preoccupati che &#8216;l\u2019epidemia democratica&#8217; si possa espandere tra i loro popoli e, dall\u2019altro, all\u2019evidente contraddizione di un Occidente che si fa promotore della democrazia in Iraq e Afghanistan, ma poi resta passivo di fronte a una rivolta, quella iraniana, che \u00e8 nata a difesa di fondamentali principi democratici. Cos\u00ec, nel documento finale sull\u2019Iran approvato a Trieste si \u00e8 raggiunto un difficile compromesso: da una parte si \u00e8 dichiarato il pieno rispetto per la sovranit\u00e0 dell&#8217;Iran, dall&#8217;altra si sono deplorate le violenze post elettorali ed espresso solidariet\u00e0 con le vittime.<\/p>\n<p><b>Il dialogo indo-pachistano<\/b><br \/>\nUn\u2019altra storica, e non meno importante, stretta di mano \u00e8 stata invece quella tra il ministro degli esteri pakistano Shah Mehmood Qureshi e il nuovo ministro degli esteri indiano Somanahalli Mallaiah Krishna. Si \u00e8 trattato del primo incontro fra i due ministri dopo l&#8217;attentato terroristico di Mumbai del novembre scorso. La positiva maturazione dei complicati rapporti indo-pakistani \u00e8 forse uno dei risultati pi\u00f9 importanti conseguiti dalla presidenza italiana: i pakistani sembrano iniziare a rendersi conto che, se la maggior parte delle loro truppe rimane sul fronte indiano, quello afgano resta molto debole e scoperto. L\u2019aumento del consenso in Pakistan per l\u2019azione del governo contro i talebani \u00e8 un altro elemento che fa ben sperare per il futuro.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la questione nucleare, infine, mentre Obama propone come obiettivo finale l\u2019opzione zero in tema di proliferazione nucleare, il vertice di Trieste ha confermato che le difficolt\u00e0 maggiori nella preparazione della conferenza di riesame del Trattato di non proliferazione (Tnp) &#8211; che avr\u00e0 luogo il prossimo anno \u2013 dipendono anche da una divergenza intraeuropea, in particolare tra tedeschi e francesi. In questa fase di rientro nella Nato, i francesi sono infatti molto tiepidi nei confronti della &#8216;opzione zero&#8217; &#8211; l&#8217;eliminazione totale delle armi nucleari &#8211; riproposta da Obama. Nonostante il lavoro degli sherpa e dei direttori politici, il testo finale di Trieste \u00e8 arrivato con varie &#8216;parentesi&#8217; sul tavolo dei ministri. Nella parte relativa al disarmo \u00e8 stata inserita una frase, messa a punto dal ministro Frattini ed dal direttore politico americano William Burns, che impegna i membri del G8 a &#8216;creare le condizioni per un mondo senza armi nucleari in sintonia con gli obiettivi del Tnp&#8217;.<\/p>\n<p>Da qui arriviamo all\u2019ultimo punto: gli europei e la <i>governance<\/i> globale. \u00c8 ora che gli europei decidano cosa vogliono fare da grandi. La presenza di ben tre rappresentanti dell\u2019UE, oltre ai quattro rappresentanti di paesi Ue al tavolo del G8, \u00e8 davvero insostenibile. Gli americani, dal canto loro, devono decidere quale Europa meglio risponde ai loro interessi globali. Se veramente vogliono \u2013 come dichiarano \u2013 un\u2019UE forte e unita, anzich\u00e9 cercare di condizionarne le dinamiche interne \u2013 ad esempio premendo per l\u2019entrata della Turchia &#8211; dovrebbero insistere affinch\u00e9 gli europei si esprimano con una voce sola nei consessi internazionali. Questa appare come una delle condizioni chiave anche per rilanciare i progetti di riforma della <i>governance<\/i> globale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il vertice dell\u2019Aquila sar\u00e0 sicuramente il momento di massima visibilit\u00e0 della Presidenza italiana del G8. Tuttavia, la riunione dei ministri degli Esteri svoltasi a Trieste il 26 giugno ha avuto un ruolo importante ed innovativo sotto diversi punti di vista. 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