{"id":64274,"date":"2008-07-23T15:03:15","date_gmt":"2008-07-23T13:03:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64274"},"modified":"2017-11-03T15:40:34","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:34","slug":"il-voto-sullo-zimbabwe-nella-partita-a-scacchi-tra-usa-e-russia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/07\/il-voto-sullo-zimbabwe-nella-partita-a-scacchi-tra-usa-e-russia\/","title":{"rendered":"Il voto sullo Zimbabwe nella partita a scacchi tra Usa e Russia"},"content":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 del marcio alle Nazioni Unite? Se si guarda al fallito voto sulle sanzioni allo Zimbabwe, al Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu, \u00e8 forte la tentazione di parafrasare Shakespeare. La dinamica del voto \u00e8 stata abbastanza atipica per lo stile onusiano. \u00c8 possibile che lo Zimbabwe sia stato solo l\u2019oggetto di una partita pi\u00f9 grande e pi\u00f9 a lungo termine tra Usa e Russia?<\/p>\n<p><b>Cosa \u00e8 accaduto<\/b><br \/>\nIl 27 giugno vince le elezioni presidenziali in Zimbabwe Robert Mugabe, che \u00e8 ininterrottamente al potere dal 1980. Si \u00e8 trattato di un&#8217;elezione farsa: il leader dell&#8217;opposizione, Morgan Tsvangirai, l&#8217;unico altro candidato in lizza, era stato costretto a ritirarsi a causa del clima di intimidazione e violenza contro lui e i suoi seguaci. La rielezione di Mugabe, che governa il paese con metodi dittatoriali e la sistematica soppressione di ogni voce dissenziente, rischia di contribuire all\u2019instabilit\u00e0 politica dell\u2019area, specie dopo i recenti episodi di violenza in Sudafrica, rivolti in gran parte proprio verso gli emigrati dello Zimbabwe e dei paesi vicini.<\/p>\n<p>Il 30 giugno-1\u00b0 luglio, l\u2019Assemblea dei Capi di Stato e di Governo dell\u2019Unione africana, riunita a Sharm el-Sheikh esprime \u201cviva preoccupazione\u201d sulla situazione in Zimbabwe, ma decide di non ricorrere a sanzioni, puntando piuttosto sul dialogo ed in particolare sul ruolo di \u201cfacilitatore\u201d del Presidente sudafricano Thabo Mbeki e del Presidente dell\u2019<i>African Union Commission<\/i>, Jean Ping. Facendo eco a tale incontro l\u20198 luglio, a Hokkaido, i Capi di Stato e Governo del G8 approvano una dichiarazione sullo Zimbabwe in cui esprimono \u201cgrave preoccupazione\u201d sulla situazione. Il testo incoraggia il ruolo delle organizzazioni regionali &#8211; inclusa la stessa <i>African Union<\/i> e la <i>Southern African Development Community <\/i>&#8211; ad agire al fine di una risoluzione della crisi. Si chiede anche al Segretario generale delle Nazioni Unite di nominare un inviato speciale per sostenere lo sforzo regionale nella mediazione. Infine (ed \u00e8 qui che comincia il problema) si dichiara che verranno prese \u201cmisure ulteriori\u201d (finanziarie e altre) nei riguardi degli individui responsabili delle violenze. La dichiarazione, sostenuta anche dalla Russia, minaccia dunque possibili azioni, ma non specifica quali esse possano essere, n\u00e9 se esse dovrebbero passare per il Consiglio di Sicurezza. Ciononostante la Reuters, alle 15.39 dell\u2019 8 luglio, batte il seguente titolo \u201cil G8 d\u2019accordo nell\u2019imporre sanzioni contro lo Zimbabwe\u201d, interpretazione che verr\u00e0 ripresa da numerosi media mondiali, nonostante che i russi ad Hokkaido abbiamo ripetutamente espresso la loro contrariet\u00e0 nei riguardi delle sanzioni.<\/p>\n<p>Tre giorni dopo, il Regno Unito e gli Stati Uniti &#8211; con il sostegno di Australia, Belgio, Canada, Croazia, Francia, Italia, Nuova Zelanda, Olanda e Sierra Leone &#8211; presentano al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite una risoluzione (documento S\/2008\/447) sulla situazione in Zimbabwe. La risoluzione chiede al Segretario generale delle Nazioni Unite di nominare un inviato speciale, ma chiede anche e soprattutto l\u2019istituzione di sanzioni. Portata al voto, la risoluzione ottiene la maggioranza dei voti (9 a favore, 5 contro e un astenuto), ma anche il veto della Cina e della Russia.<\/p>\n<p>In un colloquio riservato, il Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, ha affermato che lui stesso ed i proponenti della risoluzione non si aspettavano la bocciatura, ritenendo che Russia e Cina si sarebbero astenute. Ci\u00f2 appare tuttavia improbabile, a meno di non voler credere ad un dilettantismo davvero eccessivo da parte dei due proponenti principali, Gran Bretagna e Stati Uniti. L\u2019opposizione cinese era ben nota, come del resto la contrariet\u00e0 russa a ricorrere allo strumento delle sanzioni economiche. \u00c8 difficile pensare che diplomatici di lunga esperienza, come il Foreign Office Minister, Lord Malloch-Brown (in passato Vice Segretario generale delle Nazioni Unite) o il Direttore politico dello State Department, , William Burns, dalla lunga esperienza diplomatica sia alla Nato che a Mosca, abbiano potuto sottovalutare quelle prese di posizione o ignorarne le conseguenze. Del resto, quando si \u00e8 voluto far in modo che una risoluzione difficile passasse (un caso per tutti, la 1441 sull\u2019Iraq), la formulazione del testo e l\u2019azione diplomatica sono state arrangiate in modo da portare ad un esito positivo.<\/p>\n<p><b>Partita russo americana?<\/b><br \/>\n\u00c8 dunque difficile credere che la situazione sia sfuggita di mano. Piuttosto il dubbio \u00e8 che si sia voluto utilizzare questo episodio nell\u2019ambito di una partita di pi\u00f9 lungo termine sulla Russia, il suo ruolo nel concerto mondiale ed il futuro delle istituzioni internazionali.<\/p>\n<p>In seguito al voto, il rappresentante britannico John Sawers, ha subito affermato che la risoluzione \u00e8 fallita <i>unicamente <\/i>a causa del veto cinese e russo e che \u201cl\u2019azione russa era inspiegabile alla luce della dichiarazione approvata dal G8\u201d. A ruota, l\u2019ambasciatore americano Zalmay Khalilzad ha affermato che \u201cl\u2019azione russa pone la questione della sua affidabilit\u00e0 quale partner del G8\u201d. Qui potrebbe essere il vero nocciolo della questione, anche se l\u2019ambasciatore russo Vitaly Chirckin ha affermato che l\u2019interpretazione anglo-americana della dichiarazione del G8 era irresponsabile e imprecisa.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 si \u00e8 quindi giunti a questo voto infelice? Ogni ragionamento pu\u00f2 essere solo ipotetico, ma si possono suggerire alcune ipotesi di lavoro di un certo interesse.<\/p>\n<p>Partiamo dalla constatazione che in realt\u00e0 n\u00e9 l\u2019Africa n\u00e9 lo Zimbabwe sono una importante priorit\u00e0 della politica estera americana. Semmai sono i britannici ad avere maggiori interessi in gioco ed ad avere quindi la necessit\u00e0 politica di dare un segnale. \u00c8 quindi possibile che in questo caso gli Usa abbiano semplicemente voluto fare un piacere a Londra, a futura memoria.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 interessante \u00e8 il fatto che \u00e8 ormai sul tavolo la questione (su cui dovr\u00e0 esprimere delle proposte la prossima Presidenza italiana del G8) di un allargamento del G8 \u2013 ad esempio andando ad una formazione G16, in modo da includere le grandi economie emergenti. Tanto per dirne una, il Presidente brasiliano Ignacio Lula da Silva, Brasile, stufo di essere invitato solo al \u201cbanchetto dei poveri\u201d, ha minacciato di non andare al prossimo G8. L\u2019espediente della futura Presidenza italiana di organizzare un incontro suddiviso su tre giorni in modo da coinvolgere il \u201cG16\u201d per almeno un\u2019intera giornata, \u00e8 un\u2019innovazione che sar\u00e0 sicuramente benvenuta dai paesi emergenti e potr\u00e0 servire da transizione. Ma questo pone in grande evidenza il problema dei possibili assetti futuri della <i>governante<\/i> internazionale. Ovviamente ci sono opinioni discordanti ed in termini generali chi gi\u00e0 ha un posto a tavola non vuole perderlo, ma alcuni potrebbero pensare alla possibilit\u00e0 di cambiare partecipanti.<\/p>\n<p>Un altro tema significativo \u00e8 l\u2019Iran. Sabato 19 luglio, in Svizzera, ha partecipato alla riunione del 5+1 lo stesso ambasciatore statunitense Burns, inaugurando una nuova fase di contatti diplomatici diretti tra Usa e Iran. Un tale mutamento non pu\u00f2 non influire anche sul ruolo russo nella regione ed in genere sulle Nazioni Unite.<\/p>\n<p>Il che sottolinea quello che potrebbe essere il nodo centrale della vicenda: il ruolo della Russia nel mondo e la sua relazione con gli Usa. \u00c8 indubbio che i rapporti bilaterali russo-americani non sono idilliaci. I contatti diretti tra le due capitali, intensissimi durante la guerra fredda, oggi sono molto meno frequenti e significativi. L\u2019atteggiamento degli Stati Uniti \u00e8 piuttosto aggressivo \u2013 o quantomeno \u00e8 percepito come tale a Mosca &#8211; si pensi a tutta la questione dell\u2019allargamento della Nato e dello scudo missilistico. \u00c8 anche difficile prevedere che la prossima amministrazione americana , chiunque sia il nuovo Presidente, muti questo approccio in modo significativo. Gli Stati Uniti oggi ritengono di essere l\u2019unica superpotenza mondiale e mal sopportano il tentativo russo di ritrovare un maggiore ruolo internazionale.<\/p>\n<p>In tal luce, il voto sullo Zimbabwe potrebbe essere visto anche come un test ed un avvertimento per la Russia da parte statunitense \u2013 un\u2019avvisaglia in vista di future schermaglie e al tempo stesso di possibili necessarie nuove collaborazioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 del marcio alle Nazioni Unite? 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