{"id":64276,"date":"2008-06-18T15:05:20","date_gmt":"2008-06-18T13:05:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64276"},"modified":"2017-11-03T15:40:41","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:41","slug":"arrivederci-irlanda-e-grazie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/06\/arrivederci-irlanda-e-grazie\/","title":{"rendered":"Arrivederci Irlanda. E grazie"},"content":{"rendered":"<p>Gli elettori irlandesi hanno respinto il trattato di Lisbona 53,4% a 46,6%. Solo due delle 43 circoscrizioni irlandesi &#8211; Dublino Sud e Clare &#8211; hanno votato a favore del Trattato di Lisbona. La popolazione irlandese rappresenta l&#8217;1% della popolazione europea, l&#8217;affluenza alle urne \u00e8 stata del 40% &#8211; in Italia il referendum sarebbe stato considerato nullo. In altre parole, lo 0,2% della popolazione europea impedirebbe al Trattato di Lisbona di entrare in vigore. Ci\u00f2 \u00e8 chiaramente insostenibile.<\/p>\n<p><b>Non bloccare tutto<\/b><br \/>\nDiciotto Stati membri hanno gi\u00e0 approvato il Trattato, e il Presidente della Commissione europea Jos\u00e9 Manuel Dur\u00e3o Barroso \u2013 seguito da numerosi leader europei &#8211; ha subito giustamente affermato che il processo di ratifica deve continuare. Bloccare il tutto va contro qualsiasi semplice principio di rappresentanza democratica e, aggiungerei, di buon senso. Quindi, la soluzione pu\u00f2 essere solo una: uscita, o meglio, secessione.<\/p>\n<p>Ci sono infatti fondamentalmente tre possibilit\u00e0: abbandonare il Trattato; modificarlo e ricominciare tutto daccapo; secessione dall\u2019Unione dell\u2019Irlanda.<\/p>\n<p>La prima opzione &#8211; abbandonare il Trattato &#8211; non \u00e8 una soluzione praticabile in quanto costituirebbe un suicidio politico per gli europei. L&#8217;Unione dei 27 funziona ancora in base ai dispositivi istituzionali della Cee dei sei e questo sta diventando sempre pi\u00f9 insostenibile, sia a livello nazionale che internazionale. Non che il trattato di Lisbona sia la panacea, ma introduce una serie di importanti modifiche che farebbero la differenza. Solo per ricordarne alcune, a livello domestico, semplificherebbe la struttura dell&#8217;Unione e renderebbe pi\u00f9 facile il processo decisionale grazie al maggiore ricorso al voto a maggioranza qualificata e ponendo fine alla distinzione tra politiche comunitarie e intergovernative, ad esempio negli affari interni e di giustizia. Consentirebbe inoltre una maggiore trasparenza in quanto il Consiglio si riunirebbe a porte aperte quando legifera. Esternamente, il ruolo dell&#8217;Unione europea nel mondo sarebbe facilitato dall\u2019attribuzione all\u2019Unione europea della personalit\u00e0 giuridica, e dall\u2019introduzione del nuovo Alto Rappresentante dell&#8217;Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, del Presidente del Consiglio europeo e del Servizio europeo di azione esterna.<\/p>\n<p>La seconda opzione &#8211; modificare il Trattato e iniziare daccapo &#8211; \u00e8 altrettanto un opzione non contemplabile seriamente, pena la completa ridicolizzazione delle autorit\u00e0 politiche europee (inclusi i 27 governi nazionali). Del resto, cosa mai potrebbe essere cambiato ancora? E vogliamo davvero credere che ulteriori cambiamenti farebbero la differenza per i cittadini? Non credo, a meno che, naturalmente, non stiamo parlando di &#8220;opt-out\u201d come nel 1992. Ma ci sono gi\u00e0 troppe politiche europee a geometria variabile e estenderle ulteriormente rischia seriamente di compromettere il tutto. Allo stesso modo, pensare che un \u201cnocciolo duro\u201d di paesi possa ricominciare da capo non \u00e8 un\u2019alternativa seriamente considerabile.<\/p>\n<p><b>Ipotesi secessione<\/b><br \/>\nPertanto, rimane la terza opzione: uscita o, sarebbe pi\u00f9 corretto dire, secessione. Da un punto di vista strettamente legale, l&#8217;attuale trattato non prevede la secessione &#8211; una possibilit\u00e0 che per ironia della sorte sarebbe introdotta proprio dal Trattato di Lisbona.<\/p>\n<p>Tuttavia, vi \u00e8 in parte l&#8217;esempio della Norvegia, la quale, dopo aver negoziato l&#8217;adesione alla Cee nel 1972 non ratific\u00f2 il trattato proprio a causa di un voto negativo al referendum. La Norvegia ha cos\u00ec negoziato un accordo di libero scambio con la Cee e fa parte di numerosi programmi europei. In termini giuridici, sarebbe tuttavia impossibile avere l\u2019Irlanda membro della CE e il resto dei paesi membri dell&#8217;Unione europea.<\/p>\n<p>La secessione della Groenlandia dalla Cee nel 1982 offre un\u2019altro esempio. In Groenlandia, una volta ottenuta la semi-indipendenza dalla Danimarca nel 1979, fu organizzato un referendum sulla permanenza nella Cee in seguito al quale essa recedette dalle Comunit\u00e0 (1982). Anche se le circostanze sono diverse, questo fatto dimostra che la secessione \u00e8 una possibilit\u00e0 prevedibile anche in assenza di specifiche disposizioni nel trattato.<\/p>\n<p>Essere membro dell&#8217;Unione europea comporta la cessione di una quota di sovranit\u00e0, e questo non \u00e8 negoziabile. Tuttavia, non \u00e8 obbligatorio appartenere alla Ue. Si pu\u00f2 essere membri associati e vivere felici. Norvegia, Islanda, Svizzera, Liechtenstein, Andorra, Monaco, Citt\u00e0 del Vaticano, San Marino ne sono tutti esempi. Se gli irlandesi &#8211; o gli inglesi che verosimilmente saranno i prossimi a porre il problema &#8211; ritengono di poter meglio realizzare i loro obiettivi essendo al di fuori dell&#8217;Unione europea, che ci\u00f2 sia. Ma \u00e8 impensabile e irresponsabile che uno 0,2% della popolazione dell&#8217;Unione europea impedisca al resto di andare oltre.<\/p>\n<p><b>Hic Rhodus, hic salta<\/b><br \/>\nL&#8217;Unione europea \u00e8 stata una faro ed un ancoraggio per le neodemocrazie del sud d&#8217;Europa negli anni cinquanta e negli anni settanta, cos\u00ec come per i paesi dell\u2019Europea centrale ed orientale negli anni novanta. Altri paesi, nei Balcani, sperano di aderire presto. L\u2019Irlanda non pu\u00f2 distruggere tutto \u2013 perch\u00e9, intendiamoci, un\u2019ulteriore battuta d&#8217;arresto oggi rischia seriamente di distruggere tutto.<\/p>\n<p>L\u2019Irlanda &#8211; e gli altri paesi euroscettici &#8211; hanno il dovere morale di agire in modo responsabile e decidere cosa vogliono fare da grandi. Al tempo (1974), i pragmatici inglesi, all\u2019ora del dunque, decisero di restare. Ma se si resta, si va avanti, non indietro. D&#8217;altro canto, i paesi pro-europei ed in particolare l\u2019Italia hanno il dovere di smettere di fare la politica del pendolo e di agire con decisione. L&#8217;Europa \u00e8 stata un campo di battaglia fino a 65 anni fa, non ce ne dimentichiamo. Con tutti i suoi difetti, l&#8217;integrazione europea \u00e8 ancora la cosa migliore che il Vecchio Continente abbia prodotto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli elettori irlandesi hanno respinto il trattato di Lisbona 53,4% a 46,6%. 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