{"id":64289,"date":"2009-06-17T16:25:40","date_gmt":"2009-06-17T14:25:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64289"},"modified":"2017-11-03T15:38:50","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:50","slug":"barroso-for-president","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/06\/barroso-for-president\/","title":{"rendered":"Barroso for President?"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 in atto ormai da alcuni mesi la battaglia per la nuova Presidenza della Commissione europea. Prima in modo riservato fra i capi di governo dell\u2019Unione, oggi apertamente dopo le elezioni del Parlamento europeo: i governi, chi pi\u00f9 chi meno, sono a favore dello status quo e quindi della riconferma dell\u2019attuale presidente Manuel Barroso; i partiti politici del Parlamento europeo sono invece profondamente divisi sul nome del candidato, con i popolari europei a favore di Barroso, cui si contrappone un cartello guidato dai Verdi di Daniel Cohn-Bendit e composto da buona parte dei socialisti e dei liberali, il cui slogan \u00e8 \u201cstop Barroso\u201d. Il nome alternativo proposto da questo schieramento \u00e8 quello dell\u2019ex premier belga Guy Verhofstadt, liberale gi\u00e0 candidato alla guida della Commissione nel 2004, ma bocciato, fra gli altri, da Tony Blair.<\/p>\n<p><b>Un problema istituzionale<\/b><br \/>\nNon \u00e8 quello dei nomi il vero problema. Di per s\u00e9 il prossimo Consiglio europeo del 18 e 19 giugno potrebbe indicare, come previsto in un primo tempo, il futuro candidato senza preoccuparsi troppo degli umori dei parlamentari europei. Ma l\u2019ostacolo, questa volta, \u00e8 prima di tutto di natura istituzionale.<\/p>\n<p>A tutt\u2019oggi la composizione della Commissione risponde al dettato del Trattato di Nizza, che gi\u00e0 per il 2009 prevede la riduzione di almeno un posto nel collegio dei commissari: quindi 26 al posto di 27. Niente di grave, si potrebbe dire. Ma in realt\u00e0, per comprendere la delicatezza della situazione, basta pensare al fallito referendum irlandese sul Trattato di Lisbona: la campagna del \u201cno\u201d trasse alimento proprio dalla prevista diminuzione dei commissari da 27 a 15 e dal rischio di perdere un proprio rappresentante nazionale. Tanto che, per convincere l\u2019Irlanda a riproporre il referendum sul trattato di Lisbona, il Consiglio europeo del dicembre scorso si \u00e8 impegnato, nel caso di ratifica del nuovo trattato, ad assumere una decisione che consenta a ciascun paese di avere un proprio rappresentante nel collegio di Bruxelles: pessimo compromesso per la governabilit\u00e0 e l\u2019indipendenza della Commissione, ma una delle poche strade a disposizione per uscire dall\u2019impasse.<\/p>\n<p>Vi sarebbe quindi, oggi, l\u2019esigenza di rinviare la nomina del Presidente e la conseguente composizione della nuova Commissione a dopo il referendum irlandese, che verrebbe anticipato a settembre. In questa direzione sembra muoversi la prossima Presidenza svedese dell\u2019Ue che ha deciso di fissare il Consiglio europeo d\u2019autunno il 5 e 6 novembre, ben oltre il tradizionale appuntamento del mese di ottobre. A quell\u2019epoca si spera di avere portato a casa tutte le ratifiche del Trattato e di potere procedere quindi a tutte le nuove nomine contemporaneamente: Commissione, Alto Rappresentante per la politica estera e Presidente del Consiglio europeo.<\/p>\n<p><b>Verso un nuovo protagonismo del PE?<\/b><br \/>\nParrebbe questa la logica istituzionale pi\u00f9 corretta per convincere i capi di governo a rinviare la nomina del prossimo presidente della Commissione. In realt\u00e0 qui subentra un problema politico non indifferente e cio\u00e8 il rapporto di potere fra Consiglio europeo e Parlamento europeo, che proprio nella procedura di nomina dell\u2019esecutivo di Bruxelles ha uno dei suoi snodi cruciali.<\/p>\n<p>Com\u2019\u00e8 noto il Parlamento europeo ha guadagnato, nel passaggio da un trattato all\u2019altro, un ruolo sempre pi\u00f9 importante nell\u2019elezione del Presidente della Commissione: anche se il Consiglio europeo mantiene il diritto alla scelta del candidato e alla sua definitiva conferma, una volta esaurita la procedura parlamentare, il Parlamento europeo ha acquisito il potere di respingere o approvare tale nomina. A rendere ancora pi\u00f9 \u201cpolitico\u201d tale ruolo, il nuovo Trattato di Lisbona prevede che, nella scelta del nome, il Consiglio terr\u00e0 conto dei risultati delle elezioni del Parlamento europeo. E, dato che il Partito popolare europeo ha largamente vinto le elezioni, la conferma di Barroso parrebbe cosa scontata.<\/p>\n<p>Ma facendo bene i conti all\u2019interno del Parlamento europeo la maggioranza relativa di cui dispone il Partito popolare europeo pu\u00f2 essere messa in discussione da una coalizione contraria, come \u00e8 appunto quella che si sta formando intorno al nome di Verhofstadt. Soprattutto perch\u00e9, se sar\u00e0 ratificato il Trattato di Lisbona, per eleggere il presidente della Commissione non sar\u00e0 pi\u00f9 sufficiente ottenere la maggioranza dei votanti, ma sar\u00e0 bens\u00ec necessaria la maggioranza dei seggi del Parlamento europeo.<\/p>\n<p>Non solo, ma da come stanno andando oggi le cose fra i partiti politici europei e dalla loro voglia di protagonismo, il Consiglio rischia di trovarsi in anticipo sul tavolo il nome di un candidato, che una coalizione maggioritaria all\u2019interno del Parlamento europeo potrebbe volere esprimere gi\u00e0 nel corso della prima sessione inaugurale del 14-16 luglio prossimo. Fatto politico di grande rilievo per i futuri equilibri istituzionali, come sostenuto dal nostro Istituto quando indicava la necessit\u00e0 che i partiti o le coalizioni indicassero propri candidati per la presidenza della Commissione gi\u00e0 nel corso della campagna elettorale.<\/p>\n<p>Se ci\u00f2 dovesse avvenire e se il prossimo Consiglio europeo decidesse di prendere tempo prolungando di qualche mese la vita dell\u2019attuale Commissione, il gioco politico all\u2019interno dell\u2019Unione europea riprenderebbe fiato e ne uscirebbe rafforzato sia il ruolo del Parlamento europeo che quello dell\u2019esecutivo. Sarebbe un fatto politicamente inaspettato, che avrebbe l\u2019effetto di limitare lo strapotere del Consiglio europeo e di contrapporsi all\u2019attuale tendenza alla rinazionalizzazione delle istituzioni e delle politiche dell\u2019Unione. Ma non siamo affatto sicuri che ci\u00f2 avverr\u00e0.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/call\/call_ITA.pdf\" target=\"blank\"><b><u>Appello: diamo voce ai cittadini europei <\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/DocIAI\/IAI0903.pdf\" target=\"blank\"><b><u>I partiti politici europei e la candidatura del Presidente della Commissione<\/u><\/b><\/a> di Bonvicini, Tosato, Matarazzo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 in atto ormai da alcuni mesi la battaglia per la nuova Presidenza della Commissione europea. 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