{"id":64291,"date":"2009-01-18T16:27:37","date_gmt":"2009-01-18T15:27:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64291"},"modified":"2017-11-03T15:39:14","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:14","slug":"obama-e-il-mantra-dellunione-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/01\/obama-e-il-mantra-dellunione-europea\/","title":{"rendered":"Obama e il mantra dell\u2019Unione europea"},"content":{"rendered":"<p>\u201cYes we can\u201d \u00e8 il mantra che verr\u00e0 ripetuto nei prossimi giorni e mesi sull\u2019auspicato miglioramento dei rapporti fra la nuova amministrazione americana e l\u2019Unione europea. Non \u00e8 un tema nuovo, quello di un\u2019autentica partnership transatlantica: affonda le sue radici addirittura all\u2019inizio degli anni \u201960 quando alla Casa Bianca fu eletto John Kennedy. Obama, il nuovo Kennedy come lo definisce la stampa popolare, suscita aspettative analoghe. Per di pi\u00f9, oggi, il bisogno americano di appoggiarsi ad un valido partner per attenuare la caduta della propria leadership mondiale fa intravedere una finestra di opportunit\u00e0. Rispetto alle crisi del passato, infatti, gli Usa comprendono bene che la via dell\u2019isolazionismo non \u00e8 pi\u00f9 praticabile e che per riprendere forza \u00e8 necessario trovare stabili e credibili alleanze esterne.<\/p>\n<p><b>Alla ricerca dello \u201csmart power\u201d<\/b><br \/>\nQuesta obbligata interdipendenza \u00e8 stata evocata da Hillary Clinton nella sua recente audizione al Congresso, allorquando ha sottolineato che gli Usa non possono esercitare la stessa leadership unilateralista del recente passato, ma che al contempo, specie quando si tratta di problemi globali, nessuno potr\u00e0 prescindere dalla partecipazione americana.<\/p>\n<p>Si tratta di un notevole mutamento di rotta rispetto all\u2019unilateralismo di Bush, mai completamente dismesso neppure di fronte ai rovesci in Iraq o ai primi sintomi della crisi finanziaria, che ha avuto origine proprio in America. In realt\u00e0 lo stesso Bush, all\u2019inizio del suo secondo mandato, aveva cercato di \u201caprire\u201d all\u2019Unione europea, addirittura recandosi, primo presidente americano, a Bruxelles nelle sedi comunitarie: ma si era trattato di una mossa senza convinzione e priva di proposte innovative, a cui nulla di realmente concreto \u00e8 poi seguito.<\/p>\n<p>Ma, al di l\u00e0 della sincerit\u00e0 o meno delle mosse americane, c\u2019\u00e8 da chiedersi se l\u2019assenza nel passato di un reale mutamento nelle relazioni transatlantiche sia da attribuire solo alla scarsa volont\u00e0 americana e se davvero, con la nuova amministrazione Obama, l\u2019Europa sar\u00e0 in grado di rispondere efficacemente all\u2019apertura di credito che molto verosimilmente arriver\u00e0 da Washington. Anche questi sono interrogativi non nuovi e, anzi, va detto che molte volte negli ultimi decenni abbiamo dovuto ammettere che il mancato miglioramento dei rapporti fra Washington e Bruxelles era dipeso dalla scarsa capacit\u00e0 di proposta e di iniziativa dell\u2019Europa.<\/p>\n<p><b>Le <i>chance <\/i>dell\u2019Unione europea<\/b><br \/>\nOggi rischiamo di ricadere nello stesso circolo vizioso: apertura americana e mancata risposta europea. E ci\u00f2 malgrado alcuni recenti segnali di una maggiore capacit\u00e0 europea di agire sullo scacchiere internazionale. Segnali che si sono manifestati particolarmente nell\u2019ultimo semestre di presidenza francese e che hanno fatto intravedere le potenzialit\u00e0 di un\u2019Unione europea \u201cattore internazionale\u201d, come viene definita dai politologi. Dalla crisi in Georgia alla riunione di Washington del G20, dai rapporti con Mosca agli interventi pubblici per fronteggiare la crisi economica \u00e8 stato un succedersi di iniziative europee che non vedevamo da anni e che in qualche modo sono state sub\u00ecte o seguite da Bush. Ma a fare la differenza, va detto, \u00e8 stata la presidenza francese dell\u2019Ue, in particolare l\u2019attivismo di Sarkozy, non un sostanziale miglioramento delle capacit\u00e0 politiche e istituzionali dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 nella crisi mediorientale di questi giorni \u00e8 riemersa la scarsa coesione dell\u2019Unione, con un Sarkozy che ancora non accetta di smettere le vesti di Presidente di turno dell\u2019Ue e la Troika comunitaria guidata dalla Repubblica Ceca che arranca in competizione con il Presidente francese. Il timore \u00e8 quindi che il bluff europeo vanga scoperto rapidamente, anche perch\u00e9 quasi tutti i temi caldi sull\u2019agenda internazionale &#8211; rapporti con la Russia, Iran o Israele &#8211; vedono gli europei su posizioni leggermente diverse da quelle tradizionali americane; ma anche perch\u00e9 essi sono divisivi sul fronte interno europeo, mettendo quindi a repentaglio l\u2019immagine di coesione dell\u2019Ue. Il rischio che ancora una volta si corre \u00e8 che da una parte riemergano le ambizioni di Parigi o di Londra o di altri paesi europei a muoversi in anticipo sull\u2019Unione e che dall\u2019altra gli americani, di fronte alle mancate risposte o alle divisioni dell\u2019Unione, si convincano nuovamente a rivolgersi direttamente a Parigi, Londra o Berlino, saltando a pi\u00e8 pari Bruxelles.<\/p>\n<p>Tuttavia la Presidenza di turno francese dell\u2019Ue ha mostrato come una forte Presidenza e una politica estera europea guidata da una figura stabile e autorevole possano colmare le attuali debolezze politiche dell\u2019Unione. E qui torna a galla il vero mantra europeo: \u00e8 urgente che il Trattato di Lisbona sia ratificato, poich\u00e9 con un Presidente del Consiglio europeo che rimarrebbe in carica fino ad un massimo di cinque anni e con un Alto Rappresentante che presiederebbe il Consiglio dei ministri degli Esteri e gestirebbe un servizio diplomatico comune si potrebbero sviluppare le potenzialit\u00e0 di azione esterna dell\u2019Ue che la presidenza Sarkozy ha concretamente, anche se volontaristicamente, evidenziato. Allora e solo allora saremo davvero nelle condizioni di rispondere all\u2019offerta di partnership di Obama: \u201cyes we can\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cYes we can\u201d \u00e8 il mantra che verr\u00e0 ripetuto nei prossimi giorni e mesi sull\u2019auspicato miglioramento dei rapporti fra la nuova amministrazione americana e l\u2019Unione europea. 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