{"id":64293,"date":"2008-08-08T16:28:42","date_gmt":"2008-08-08T14:28:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64293"},"modified":"2017-11-03T15:40:31","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:31","slug":"elezione-diretta-del-presidente-della-commissione-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/08\/elezione-diretta-del-presidente-della-commissione-europea\/","title":{"rendered":"Elezione \u201cdiretta\u201d del Presidente della Commissione europea?"},"content":{"rendered":"<p>La prossima tornata elettorale per il Parlamento europeo si avvicina rapidamente. Nel giugno del 2009 i cittadini dei 27 stati membri dell\u2019Ue saranno chiamati ad eleggere i propri rappresentanti a Strasburgo. Basta la prospettiva di questa semplice scadenza per mobilitare l\u2019elettorato europeo?<\/p>\n<p><b>Favorire la partecipazione<\/b><br \/>\nLa risposta, nei fatti, \u00e8 negativa: dalle prime elezioni dirette del 1979 alle ultime del 2004 la percentuale di votanti \u00e8 scesa dal 66% al 48% e ci\u00f2 malgrado i successivi allargamenti dell\u2019Ue a nuovi paesi, che avrebbero dovuto portare ai seggi cittadini \u201centusiasti\u201d dell\u2019adesione. Neppure hanno funzionato i programmi, spesso molto dettagliati, dei partiti europei, PPE, PSE e liberali, che sono stati elaborati alla vigilia di ogni elezione. Programmi privi di mordente, frutto di compromessi al ribasso fra le componenti nazionali delle grandi famiglie partitiche europee. Il risultato \u00e8 che nelle campagne elettorali di ciascun paese i temi nazionali hanno quasi sempre prevalso su quelli europei, salvo quando questi ultimi servivano a denigrare le istituzioni di Bruxelles (in genere la Commissione).<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 di queste constatazioni di carattere generale, che nascono dalle esperienze fino ad oggi vissute, le prossime elezioni del Parlamento europeo si presentano in un contesto ancor pi\u00f9 preoccupante: il Trattato di Lisbona sar\u00e0 ancora in alto mare; i nuovi organismi dell\u2019Unione in esso previsti, dall\u2019Alto Rappresentante al Presidente del Consiglio europeo eletto, non potranno essere attivati; i continui no di questi ultimi anni alle riforme istituzionali hanno indebolito l\u2019immagine dell\u2019UE. Che fare quindi per ridare una scossa all\u2019Unione in crisi? Come si possono \u201cpoliticizzare\u201d in senso maggiormente europeo le prossime elezioni? Di nuovo, malgrado la loro estrema debolezza, gran parte della risposta spetta ai partiti politici europei. Ci si aspetterebbe un loro soprassalto di volont\u00e0 per uscire dalla status ambiguo, stretto fra i gruppi politici del Parlamento europeo e i partiti nazionali da cui provengono, che ne ha condizionato negativamente il ruolo negli anni passati. E\u2019, d\u2019altronde, loro responsabilit\u00e0 riuscire a colmare il grande vuoto politico in cui vive oggi l\u2019Unione Europea e lo stesso Parlamento che dovrebbero contribuire a plasmare.<\/p>\n<p><b>Poche grandi priorit\u00e0<\/b><br \/>\nPer quanto riguarda i programmi elettorali ci si dovrebbe limitare a poche, grandi priorit\u00e0 relative alle sfide globali che tutti i 27 paesi stanno affrontando: dalla crisi energetica all\u2019inflazione, dai costi crescenti dei prodotti alimentari alla gestione in comune dei flussi migratori. Di fronte alla grandezza delle minacce \u00e8 inutile disperdersi come nel passato in una miriade di problematiche che solitamente appesantiscono le indicazioni programmatiche dei partiti europei.<\/p>\n<p>Dalle esperienze passate emerge che le piattaforme elettorali rischiano di galleggiare a mezz\u2019aria giocando un ruolo secondario. Manca l\u2019indicazione di \u201cchi\u201d si assumer\u00e0 il compito di metterle in pratica: quale organismo o personalit\u00e0 del complesso \u201cgoverno\u201d europeo sar\u00e0 investito della responsabilit\u00e0 di rispettare le indicazioni dei partiti. Di qui l\u2019idea, non del tutto nuova, di forzare la mano di un sistema istituzionale che non d\u00e0 indicazioni precise sul \u201cchi\u201d comanda e di puntare sulla persona del Presidente della Commissione per dare maggiore forza \u201ceuropea\u201d alle campagne elettorali nazionali. Ogni partito europeo, in altre parole, dovrebbe gi\u00e0 da subito indicare un proprio candidato a rivestire il ruolo di Presidente della Commissione. Chi avr\u00e0 la maggioranza relativa nel Parlamento europeo, all\u2019indomani delle elezioni, potr\u00e0 dare un\u2019indicazione \u201cvincolante\u201d al Consiglio europeo sul candidato da proporre in quel ruolo.<\/p>\n<p>Il PPE, nel suo ultimo congresso, ha gi\u00e0 adottato questo schema riproponendo Manuel Barroso a continuare a rappresentare l\u2019Esecutivo di Bruxelles. La stessa cosa dovrebbero fare i socialisti (Pascal Lamy o Giuliano Amato?) e i liberali europei. Con questa mossa si otterrebbe un doppio risultato: da una parte si ridarebbe peso politico alla figura del Presidente della Commissione, dall\u2019altra si aiuterebbero gli stessi partiti europei a riprendere un minimo di forza e di credibilit\u00e0 politica attraverso un legame pi\u00f9 diretto alla figura del Presidente della Commissione e di conseguenza alla vita del \u201cgoverno\u201d europeo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La prossima tornata elettorale per il Parlamento europeo si avvicina rapidamente. Nel giugno del 2009 i cittadini dei 27 stati membri dell\u2019Ue saranno chiamati ad eleggere i propri rappresentanti a Strasburgo. Basta la prospettiva di questa semplice scadenza per mobilitare l\u2019elettorato europeo? 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