{"id":64297,"date":"2009-05-27T16:37:50","date_gmt":"2009-05-27T14:37:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64297"},"modified":"2017-11-03T15:38:53","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:53","slug":"la-bosnia-e-un-problema-europeo-non-americano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/05\/la-bosnia-e-un-problema-europeo-non-americano\/","title":{"rendered":"La Bosnia \u00e8 un problema europeo, non americano"},"content":{"rendered":"<p>A met\u00e0 marzo, il vice presidente americano Joe Biden si \u00e8 recato in visita in Bosnia Erzegovina accompagnato dall\u2019Alto rappresentante Solana. La visita \u00e8 stata considerata da molti osservatori come un\u2019indicazione dell\u2019intenzione della presidenza Usa di giocare un ruolo maggiore nella regione. Biden era stato, all\u2019epoca della guerra civile, un partigiano dei bosniaci musulmani: il suo arrivo \u00e8 stato accolto da manifestazioni di protesta dei veterani di guerra serbi in tutta la Repubblica Srpska, una delle due entit\u00e0 in cui \u00e8 divisa la Bosnia. Segno tangibile, questo, delle divisioni che ancora dominano il paese.<\/p>\n<p><b>Un rinnovato impegno americano?<\/b><br \/>\nIl vice presidente ha avuto l\u2019occasione di rivolgere un discorso al parlamento bosniaco. Biden ha condannato la drastica e pericolosa diffusione di un linguaggio nazionalista e violento che fa leva sulle paure della gente per suscitare rabbia e risentimenti. Il risultato visibile \u00e8 la sfiducia tra le comunit\u00e0 costituenti, il blocco delle riforme, e discorsi pericolosi che ricordano a Biden quelli che si sentivano risuonare nel periodo buio della guerra civile. Il vice presidente ha anche avvertito i deputati che il futuro della Bosnia \u00e8 legato indissolubilmente all\u2019integrazione europea. La conseguenza di un fallimento su questa strada sar\u00e0, nella migliore delle ipotesi, che la Bosnia rimarr\u00e0 tra i pi\u00f9 poveri paesi europei; nella peggiore, un ritorno al caos che ha caratterizzato la maggior parte del decennio precedente.<\/p>\n<p>Si tratta davvero dell\u2019annuncio di un rinnovato impegno americano in Bosnia? Difficile dirlo. L\u2019agenda del presidente Obama sembra gi\u00e0 abbastanza complicata. Sul fronte interno, Obama ha di fronte a s\u00e9 il compito di risollevare il paese da una crisi economica che ha scosso nelle fondamenta il sistema americano. Sul fronte internazionale le sfide sono tanto numerose che fare l\u2019elenco \u00e8 difficile. In Afghanistan c\u2019\u00e8 una guerra da vincere ed un paese da ricostruire: la credibilit\u00e0 statunitense e della Nato sono in gioco. Il negoziato di pace israelo-palestinese, che giustamente la Casa Bianca considera processo chiave per l\u2019intero Medio oriente, \u00e8 in stallo. L\u2019Iran, vicino alle elezioni, \u00e8 pi\u00f9 imprevedibile che mai. La Corea del Nord continua a sfidare la comunit\u00e0 internazionale. I rapporti con Russia e Cina sono da ridefinire e ricalibrare. L\u2019elenco potrebbe continuare (terrorismo, cambiamento climatico, energia..).<\/p>\n<p>Difficile che, in questa situazione, la presidenza intenda spendere energie e capitale politico per risolvere un problema che \u00e8 prima di tutto europeo e che l\u2019Europa dovrebbe essere in grado di gestire da sola. Con il suo discorso, Biden ha voluto certamente segnalare l\u2019interesse ed il sostegno americano per la riforma dello stato bosniaco: ma il vice presidente ha anche affermato esplicitamente che l\u2019unica strada per una Bosnia prospera e sicura \u00e8 quella dell\u2019integrazione europea. Un avvertimento che sembra rivolto tanto alla Bosnia quanto all\u2019Unione.<\/p>\n<p><b>La disattenzione di Bruxelles<\/b><br \/>\nL&#8217;Ue ha indicato alla Bosnia le riforme da perseguire, ha schierato una grande missione militare (Altea) ed una piccola missione di polizia, ed installato sul posto un rappresentante dai poteri proconsolari, ma, fatto ci\u00f2, ha ritenuto il problema in via di risoluzione e concentrato la sua attenzione su altri dossier, interni ed esterni: Lisbona, l\u2019Afghanistan, le crisi energetiche, il Medio oriente. Una Europa dalle ambizioni globali ha fatto sentire la sua voce sul nucleare iraniano, sulle elezioni in Moldavia, sul regime birmano. Le missioni Pesd si sono moltiplicate: dal Congo al Darfur, da Rafah in Palestina alla Georgia all\u2019Indonesia.<\/p>\n<p>Nel frattempo, la situazione in Bosnia si \u00e8 incancrenita. Si sono raggiunti, va notato, risultati anche importanti; le forze armate sono state unificate e poste sotto il controllo centrale: \u00e8 stato raggiunto un accordo sulla riforma della polizia: il complicato processo decisionale bosniaco \u00e8 stato (molto parzialmente) semplificato. La Bosnia ha potuto quindi firmare un accordo di Associazione e stabilizzazione con l\u2019Ue. Recentemente, sembra anche essersi risolta l\u2019annosa controversia sullo status del distretto di Brcko. Tuttavia, il problema di fondo rimane. La politica bosniaca \u00e8 divisa su rigide linee etniche. I partiti, etnicamente omogenei, fanno un sistematico gioco a somma zero, e le occasioni di cooperazione sono un\u2019eccezione piuttosto che la regola. Le riforme essenziali sono bloccate da anni. Questa situazione rende ogni progresso raggiunto finora pericolosamente precario.<\/p>\n<p>L\u2019errore dell\u2019Ue \u00e8 stato quello di pensare che la carota dell\u2019integrazione fosse sufficiente, da sola, a spingere i dirigenti bosniaci sulla strada delle riforme. Sono state trascurate le specificit\u00e0 della situazione bosniaca e le condizioni particolari che rendono, per un dirigente locale, pi\u00f9 fruttuoso scommettere sul nazionalismo che sull\u2019apertura; pi\u00f9 conveniente mantenere i privilegi che impegnarsi sulle riforme; pi\u00f9 sicuro appellarsi al passato che al futuro. Il rappresentante europeo della comunit\u00e0 internazionale, senza l\u2019appoggio dell\u2019Ue, non \u00e8 in grado di risolvere tutto, a meno di non volersi impegnare in un braccio di ferro potenzialmente distruttivo con le istituzioni delle entit\u00e0 (anche se un funzionario energico come l\u2019ex rappresentante Lajcak ha ottenuto molto).<\/p>\n<p>\u00c8 mancata, e per molti versi manca ancora, una decisa, costante e coordinata pressione politica sulla Bosnia. La commissione europea ha diligentemente preso nota ogni anno degli scarsi progressi bosniaci; un impegno diretto delle istituzioni europee ha per\u00f2 stentato a materializzarsi. A fine 2008, Solana ed il Consiglio europeo hanno annunciato un rinnovato impegno ed una nuova strategia per la Bosnia. \u00c8 auspicabile che tale strategia segni il ritorno dell\u2019Europa nel paese, e che le istituzioni ed i paesi europei si rendano conto che se si vuole che il progetto di normalizzazione della Bosnia vada finalmente a buon fine, sar\u00e0 necessario tutto l\u2019impegno che l\u2019Ue pu\u00f2 profondere. Dopotutto, il problema della Bosnia \u00e8 un problema per l\u2019Europa, non per l\u2019America. Sarebbe velleitario nutrire aspirazioni da potenza globale se non si \u00e8 in grado di risolvere i problemi del proprio giardino di casa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A met\u00e0 marzo, il vice presidente americano Joe Biden si \u00e8 recato in visita in Bosnia Erzegovina accompagnato dall\u2019Alto rappresentante Solana. 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