{"id":64304,"date":"2009-06-05T16:49:13","date_gmt":"2009-06-05T14:49:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64304"},"modified":"2017-11-03T15:38:53","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:53","slug":"la-guerra-di-trincea-tra-slovenia-e-croazia-per-la-baia-di-pirano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/06\/la-guerra-di-trincea-tra-slovenia-e-croazia-per-la-baia-di-pirano\/","title":{"rendered":"La \u201cguerra di trincea\u201d tra Slovenia e Croazia per la baia di Pirano"},"content":{"rendered":"<p>A quasi venti anni dalla dissoluzione della ex Jugoslavia e dalla proclamazione della loro indipendenza, Slovenia e Croazia mantengono ancora aperto un contenzioso marittimo relativo agli spazi che fronteggiano l\u2019Italia nel Golfo di Trieste e davanti all\u2019Istria. La questione verte principalmente sulla delimitazione della piccola Baia di Pirano e sulla pretesa slovena di aver diritto ad un corridoio di transito che colleghi le proprie acque territoriali alle acque internazionali dell\u2019Adriatico.<\/p>\n<p>Il problema sta nel fatto che la Slovenia, confinata nel fondo del Golfo di Trieste, con uno sviluppo costiero di appena 47 km. e con un solo porto (Capodistria), a fronte dei 5.800 km della Croazia, isole comprese, \u00e8 un paese che si sente geograficamente svantaggiato sul piano marittimo. Di qui l\u2019aspirazione a vedersi riconosciuto un regime che le garantisca \u201cacqua\u201d sufficiente a gestire in libert\u00e0 i propri traffici commerciali.<\/p>\n<p>Il problema non esisteva naturalmente sino al 1991, quando gli spazi marittimi della ex Jugoslavia appartenevano alla Federazione e non alle singole Repubbliche. A quel tempo la Baia di Pirano era chiusa da una linea di base di circa 3 miglia che racchiudeva acque interne. La delimitazione del Golfo di Trieste era stata stabilita con il Trattato di Osimo del 10 novembre 1975 tra l\u2019Italia e la ex Jugoslavia sulla sistemazione delle questioni pendenti tra i due Paesi. Il Trattato (la cui validit\u00e0 \u00e8 stata confermata il 31 luglio 1992 dalla Slovenia come Stato successore della ex Jugoslavia), fissa all\u2019Allegato III i limiti delle rispettive acque territoriali con una linea di delimitazione di 29 km., individuata da 5 punti di cui il primo \u00e8 situato al confine di Stato e l\u2019ultimo si raccorda al punto in cui iniziano le acque internazionali. A dimostrazione delle buone relazioni italo-jugoslave, a tale accordo di delimitazione si era aggiunto quello di Roma del 18 febbraio 1983 che aveva istituito nel Golfo di Trieste una zona di pesca comune, delimitata da un quadrilatero a cavallo delle rispettive acque, in cui era consentita la pesca di un limitato numero di battelli di pescatori residenti nei comuni del Friuli-Venezia Giulia e del litorale sloveno.<\/p>\n<p>I termini della controversia tra i due Paesi, dopo un iniziale periodo di positiva collaborazione, si sono radicalizzati nel 1993 quando la Slovenia nel \u201cMemorandum on the Bay of Piran of 7 April 1993\u201d ha espresso la tesi che:<br \/>\na) l\u2019intera Baia le appartenga per il principio dell\u2019<i>uti possidetis<\/i>, invocando titoli storici e circostanze speciali ex articolo 12 della I Convenzione di Ginevra sul diritto del mare del 1958;<br \/>\nb) l\u2019accesso alle acque internazionali costituisca un proprio \u201cdiritto naturale\u201d in relazione agli interessi di comunicazione e di pesca.<\/p>\n<p>La Croazia, per parte sua, ha ufficialmente dichiarato nel 1999 che la linea mediana costituisce l\u2019unico principio applicabile per la soluzione negoziata della disputa secondo l\u2019articolo 15 della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (Unclos), richiedendo, in caso negativo, il ricorso al Tribunale internazionale del diritto del mare. La stessa Croazia in pi\u00f9 occasioni si \u00e8 inoltre detta contraria ad ipotesi di spartizione della Baia che le assegnerebbero una fascia di acque territoriali di soli 278 mt. nella zona antistante la propria penisola di Salvore (Savudrija) lasciando alla Slovenia pi\u00f9 dei 2\/3 dell\u2019area.<\/p>\n<p><b>L\u2019intesa sfiorata<\/b><br \/>\nSta di fatto che quando la composizione del contenzioso sembrava quasi raggiunta con un accordo del luglio 2001 tra i primi ministri dei due Paesi, Drnovsek e Racan, che, accogliendo le pretese slovene, prevedeva come confine quello al limite di tale fascia, la Croazia non ha proceduto alla sua ratifica. Secondo questo accordo, oltre alla quasi totalit\u00e0 della Baia, la Slovenia avrebbe potuto accedere alle acque internazionali, nel punto terminale degli Accordi di Osimo del 1975, mediante un corridoio passante per le acque territoriali croate. Alla Croazia sarebbe tuttavia stata attribuita, in prossimit\u00e0 di tale punto, una piccola porzione triangolare di acque territoriali intercluse tra quelle italiane e quelle slovene.<\/p>\n<p>Come ulteriore complicazione della vicenda \u00e8 poi intervenuta nell\u2019ottobre 2005 l\u2019iniziativa unilaterale slovena di istituire: a) proprie zone di protezione della pesca articolate in una: \u201czona A\u201d coincidente con le acque dell\u2019intera Baia di Pirano, una \u201czona B\u201d comprendente le acque territoriali adiacenti la frontiera marittima degli Accordi di Osimo sino al punto 5 della stessa, e in una \u201czona C\u201d, in acque internazionali, estesa da detto punto sino al parallelo 45\u00b0 10\u2019 passante per Umago e sovrapposta alla analoga zona di protezione croata; b) una zona di protezione ecologica coincidente colla predetta \u201czona C\u201d .<\/p>\n<p>Stando cos\u00ec le cose, Slovenia e Croazia non sembrano ancora intenzionate a porre termine alla <i>guerra di trincea <\/i>in difesa delle reciproche posizioni marittime e delle connesse pretese territoriali sul possesso di villaggi della Dragonia. Nel 2007 era tuttavia balenata la possibilit\u00e0 di devolvere la controversia alla giurisdizione della Corte internazionale di giustizia (Icj), soluzione che non incontra per\u00f2 il favore della Slovenia. L\u2019adesione della Croazia alla Ue spinge infatti la Slovenia a richiedere una composizione bilaterale e politica della questione.<\/p>\n<p><b>La prospettiva italiana<\/b><br \/>\nIn attesa che un accordo venga raggiunto \u00e8 lecito interrogarsi sul ruolo del nostro Paese nella vicenda. Apparentemente l\u2019Italia sta alla finestra non essendo parte della disputa, attendendo solo di conoscere a chi appartengono le acque territoriali antistanti le proprie nel Golfo di Trieste. Tra l\u2019altro l\u2019Italia ha di recente trovato un <i>modus vivendi <\/i>con la Croazia per la moratoria sulla zona di protezione ecologica e riservata di pesca (Zerp) dalla stessa unilateralmente dichiarata nel 2003 sino al confine della piattaforma continentale previsto dall\u2019accordo italo-jugoslavo del 1968 (l\u2019Italia non ne accetta l\u2019automatica l\u2019applicazione alla Zerp). Eppure l\u2019Italia potrebbe giocare un suo ruolo, essendo in posizione di neutralit\u00e0, nel ricercare una composizione delle questioni marittime dei suoi vicini adriatici. A condizione ovviamente che Slovenia e Croazia dimostrino di non avere riserve e preconcetti nei suoi confronti.<\/p>\n<p>Non pu\u00f2 negarsi per il vero che le pretese della Slovenia sembrano ragionevoli in quanto volte ad ottenere garanzie che l\u2018accesso alle acque internazionali non sar\u00e0 mai pregiudicato da restrizioni al passaggio inoffensivo attraverso le acque territoriali croate. D\u2019altro canto l\u2019attribuzione alla Slovenia della quasi totalit\u00e0 della Baia di Pirano pare stridere contro l\u2019antico principio secondo cui <i>land dominates the sea<\/i>, anche se una delimitazione secondo mediana avvicinerebbe le acque territoriali croate a poche miglia da Capodistria (Koper) e Trieste. Che fare dunque? Tra le tante soluzioni ne sono circolate parecchie che ipotizzano un <i>condominium <\/i>tra Slovenia e Croazia sia per la Baia di Pirano che per il corridoio di accesso della Slovenia alle acque internazionali. Un esempio in questo senso viene indicato nel regime del Golfo di Fonseca e degli spazi marittimi adiacenti delineato nella sentenza della Icj del 1992 relativa al caso riguardante Salvador, Honduras e Nicaragua.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che ragionare in termini di stretta sovranit\u00e0 nel Golfo di Trieste appare anacronistico tenuto conto del fatto che l\u2019area, riguardante Paesi destinati a far parte della Ue, presenta una valenza prevalentemente turistico-commerciale oltre che di sicurezza della navigazione e di tutela dell\u2019ambiente marino e della pesca tradizionale. Se cos\u00ec \u00e8, la via delle soluzioni a giurisdizione congiunta (cui potrebbe anche aderire l\u2019Italia) appare essere la pi\u00f9 matura ed adeguata, come del resto dimostra la scelta fatta dal nostro paese e dalla ex Jugoslavia con l\u2019Accordo del 1983 sulla zona di pesca comune del Golfo di Trieste.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A quasi venti anni dalla dissoluzione della ex Jugoslavia e dalla proclamazione della loro indipendenza, Slovenia e Croazia mantengono ancora aperto un contenzioso marittimo relativo agli spazi che fronteggiano l\u2019Italia nel Golfo di Trieste e davanti all\u2019Istria. 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