{"id":64310,"date":"2008-07-30T16:59:00","date_gmt":"2008-07-30T14:59:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64310"},"modified":"2017-11-03T15:40:33","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:33","slug":"la-tentazione-dellattacco-preventivo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/07\/la-tentazione-dellattacco-preventivo\/","title":{"rendered":"La tentazione dell&#8217;attacco preventivo"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019incertezza su un possibile attacco militare alle istallazioni iraniane per l\u2019arricchimento dell\u2019uranio, perdura. Si moltiplicano voci su una presunta volont\u00e0 israeliana, e forse anche americana, di procedere in questa direzione, anche se nel contempo non mancano segnali che vanno nell\u2019opposta direzione, a cominciare dalla partecipazione diretta di alti esponenti diplomatici americani ai negoziati con l\u2019Iran condotti dal cosiddetto gruppo 5+1. Questa incertezza accresce la volatilit\u00e0 gi\u00e0 alta della situazione medio orientale ed \u00e8 naturalmente alimentata dai bellicosi discorsi e dalle polemiche anti-semite del presidente iraniano. Il fatto che i negoziati non sembrino fare alcun progresso reale \u00e8 poi un altro segnale della gravit\u00e0 della situazione che \u00e8 ormai al centro delle questioni di politica estera. Con ragione, perch\u00e9 un intervento militare in quel paese \u00e8 al momento l\u2019unico evento che cambierebbe profondamente il panorama politico internazionale, a cominciare dalla campagna presidenziale americana.<\/p>\n<p>Sulla questione le posizioni in campo sono definite. Washington conferma ritualmente che \u201ctutte le opzioni sono sul tavolo\u201d, ma la preferita \u00e8 quella diplomatica. L\u2019Europa fiancheggia gli Stati Uniti, mirando beninteso a rafforzare l\u2019opzione diplomatica, sia pure arricchita da ogni possibile alternativa di sanzioni ed offerta di compensi all\u2019Iran. Teheran da parte sua, chiarisce che reagirebbe ad un attacco con tutte le sue capacit\u00e0 militari ed economiche, messaggio che il leader supremo, Khamenei, affida attualmente non al presidente Ahmadinejad, screditato dalla sua perenne retorica bellicista, ma ad altre personalit\u00e0 di primissimo piano. Oltre ai vistosamente pubblicizzati test di lanci di missili, calcolatamente effettuati mentre era in corso la riunione del G8 in Giappone. Ma \u00e8 Israele, la nazione pi\u00f9 direttamente interessata alla questione, che mantiene sull\u2019argomento la posizione pi\u00f9 ambigua.<\/p>\n<p><b>La posizione israeliana<\/b><br \/>\nLa questione \u00e8 esaminata nel Medio Oriente con un\u2019attenzione ben diversa che nelle altre parti del mondo, perch\u00e9 in quella regione sbagliare i calcoli significa immediata morte per molti e successivi sussulti sociali ed economici di dimensioni catastrofiche. \u00c8 quindi comprensibile che gli uomini politici israeliani abbiano opinioni differenti, riflesse in dichiarazioni contrastanti. Contemporaneamente per\u00f2 gli israeliani effettuano azioni o manovre militari non accompagnate da alcun commento, perch\u00e9 le considerano non solo parte del gioco diplomatico, ma anche prove operative riservatissime di una eventuale azione bellica.<\/p>\n<p>La situazione politica a Gerusalemme \u00e8 confusa. Il debole governo Olmert &#8211; in particolare Olmert in persona &#8211; sembra preferire la carta politica della distensione in Palestina e con i paesi vicini. Questa scelta incontra il favore della maggioranza degli israeliani, anche se al momento manca di qualsiasi base realistica. Il problema Iran, meno pubblicizzato, \u00e8 per\u00f2 al centro delle preoccupazioni israeliane e la tentazione di una rapida soluzione militare \u00e8 presente. Ma l\u2019esame dei dati militari e lo spionaggio atto a valutare il vero livello dello sviluppo nucleare iraniano, sono lavori meno facili che non quelli di diffondere notizie in materia a scopi di semplice propaganda interna od internazionale.<\/p>\n<p><b>Il quadro militare<\/b><br \/>\nMentre negli altri paesi si guarda agli effetti internazionali politici ed economici di un attacco all\u2019Iran, in Israele prioritaria \u00e8 la valutazione dei mezzi necessari per compiere l\u2019operazione e danneggiare durevolmente le strutture nucleari iraniane. Nel luglio scorso gli israeliani effettuarono una prima prova bombardando un sito in Siria, da loro definito come nucleare. Una incursione rapida, compiuta con pochi aerei e senza informare precedentemente gli americani. Gli aerei sono giunti attraverso la Turchia, cammino non obbligatorio per giungere in Siria, ma indispensabile nel caso di un\u2019operazione contro i siti nucleari situati nel nord dell\u2019Iran e protetti da attacchi dal sud da tutto l\u2019apparato militare creato nel corso della lunga guerra con l\u2019Iraq.<\/p>\n<p>Il sondaggio, per cos\u00ec dire, su quali potevano essere le reazioni della Turchia \u00e8 stato positivo. Infatti i militari turchi, tra i quali sono numerose le personalit\u00e0 filo-israeliane, hanno taciuto, ma anche il governo di Erdogan ha preferito non sollevare il problema. Con gli Stati Uniti, per\u00f2, le cose sono andate meno bene. Quella parte dell\u2019Amministrazione Bush che \u00e8 favorevole ad un\u2019azione bellica contro l\u2019Iran ha approvato l\u2019azione ed agitato membri del Congresso in appositi <i>hearings<\/i> destinati a confermare l\u2019esistenza del rischio nucleare in Siria, implicitamente dunque anche di quello ben pi\u00f9 realistico dell\u2019Iran. Ma il Pentagono e gli apparati di informazione hanno manifestato il loro dissenso, sia con un documento congiunto che sollevava dubbi se non altro sull\u2019urgenza del problema nucleare iraniano, sia con riservate manifestazioni di dissenso. Culminate poi addirittura con le dimissioni dell\u2019Ammiraglio Fallon, responsabile militare per l\u2019intera regione, che ha dato pochi dettagli sulle ragioni del suo atto, tranne quello di essere contrario ad una azione militare contro l\u2019Iran.<\/p>\n<p>Nel giugno scorso gli israeliani hanno effettuato un ben pi\u00f9 grande esercizio militare, una manovra nel Mediterraneo orientale, includendo Cipro e la Grecia, nella quale sono stati impegnati oltre cento aerei F-16 ed F-15, con l\u2019uso di elicotteri che avrebbero potuto raccogliere militari caduti e due aerei di rifornimenti di carburante in volo. Gli aerei utilizzati hanno volato ad una distanza di 1400 km, quella cio\u00e8 esistente, via nord, tra Israele e gli impianti iraniani di arricchimento dell\u2019uranio. Nessun commento da parte di Israele, pochi anche quelli politici da parte di altri paesi, ma lo scopo dell\u2019esercizio non lasciava adito a dubbi e ha anche fornito l\u2019occasione per importanti considerazioni da parte di militari ed altri esperti della materia.<\/p>\n<p><b>Le caratteristiche di un attacco<\/b><br \/>\nLa prima osservazione \u00e8 che si tratterebbe di una operazione di dimensioni molto grandi, con l\u2019impiego di un numero altissimo di aerei e da effettuarsi in pi\u00f9 giorni. Con la necessit\u00e0 dunque di un\u2019approvazione preventiva degli Stati Uniti, perch\u00e9 in questo caso \u00e8 indispensabile l\u2019utilizzazione di tutto l\u2019apparato di osservazione e di controllo americano nella regione. Situazione dunque diversa da quelle precedenti, come quella recente in Siria, ma anche dell\u2019azione contro l\u2019impianto nucleare iracheno nel 1981, sulla quale Washington non fu interpellata preventivamente, tanto che ne segu\u00ec anche una protesta formale.<\/p>\n<p>La seconda \u00e8 che malgrado l\u2019uso di forze ingenti e per tempi prolungati i risultati non sono garantiti. Le informazioni sulla localizzazione e le caratteristiche dei bersagli sono vaghe e comunque si sa che molti impianti sono sotterranei, distribuiti in lunghi tunnel e protetti da spesse strutture in cemento armato. Alcuni esperti ritengono addirittura che, risultati a parte, la vastit\u00e0 e la molteplicit\u00e0 delle azioni richieste andrebbe al di l\u00e0 delle pur straordinarie capacit\u00e0 militari israeliane.<\/p>\n<p>E le reazioni iraniane? Non parliamo qui di quelle temibili di tipo economico ed eventualmente terroristiche in territorio americano stesso, dove esiste una vastissima colonia di origine iraniana. Problemi questi che alcuni mesi fa lo stesso Segretario di Stato americano, Robert Gates illustr\u00f2, in termini catastrofici, a degli stupefatti senatori americani. Si tratta qui delle preoccupazioni degli israeliani stessi sulla questione dei missili iraniani. Naturalmente non atomici, forse non molto sicuri come vettori di materiale chimico, probabilmente anche non particolarmente precisi, ma disponibili in grandi quantit\u00e0 e perfettamente in grado di giungere in qualsiasi localit\u00e0 israeliana, ivi compreso Dimona dove \u00e8 situato l\u2019impianto nucleare atomico israeliano. Gli Sahahab 2 e 3, con il loro raggio di azione di 1200 km, non sono i minuscoli e geograficamente limitati razzi degli hezbollah, n\u00e9 i primitivi missili iracheni di Saddam Hussein, le cui rampe di lancio furono rapidamente localizzate e distrutte dall\u2019immensa flotta aerea americana nella prima guerra del Golfo. E Israele sa che gli iraniani li useranno a fondo.<\/p>\n<p><b>Un problema americano<\/b><br \/>\nMai dunque come in questo caso la palla \u00e8 in campo americano. Seymour Hersh, premio Pulitzer per i suoi micidiali servizi su colpevoli azioni americane, ha pubblicato sul <i>New Yorker<\/i> un dettagliato resoconto sulla guerra segreta che vari servizi statunitensi stanno conducendo in Iran. Ma altra cosa sarebbe l\u2019autorizzare, o peggio incaricare Israele di compiere un\u2019operazione di bombardamento, come affermano articoli basati su fughe di notizia da parte di non identificati <i>officials <\/i>statunitensi.<\/p>\n<p>L\u2019<i>establishment <\/i>americano, impegolato in seri guai economici, \u00e8 massicciamente contro un\u2019azione del genere. D\u2019altronde l\u2019Iran, accanto ai segnali bellici, non ha mancato di fare inattese aperture negoziali. Soprattutto i paesi europei hanno dato segnali concreti di essere disposti a fare i sacrifici richiesti da una politica seria di sanzioni economiche. La francese Total, per esempio, ha dichiarato di rinunciare al progetto di sviluppo della produzione di gas iraniano, progetto capitale per la malconcia economia iraniana. Quanto all\u2019opinione pubblica americana, l\u2019insofferenza contro la guerra in Iraq contribuisce a rendere impopolare un altro intervento militare nella regione. Cosa potrebbe dunque spingere il presidente Bush a schierarsi in questo senso con Cheney ed altri screditati notabili neo-conservatori. La famosa speranza a lui attribuita di vedere un giorno la storia riconoscere la giustezza di sue azioni al momento attuale ritenute disastrose?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019incertezza su un possibile attacco militare alle istallazioni iraniane per l\u2019arricchimento dell\u2019uranio, perdura. 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