{"id":64312,"date":"2008-09-08T17:00:59","date_gmt":"2008-09-08T15:00:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64312"},"modified":"2017-11-03T15:40:28","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:28","slug":"perche-mugabe-tiene-ancora-in-scacco-lo-zimbabwe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/09\/perche-mugabe-tiene-ancora-in-scacco-lo-zimbabwe\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 Mugabe tiene ancora in scacco lo Zimbabwe"},"content":{"rendered":"<p>Tra sussulti e rotture continua lo scontro tra il Presidente Robert Mugabe e l\u2019opposizione interna diretta da Morgan Tsvangirai, il leader dello Movement for Democratic Change (Mcd). Gli sviluppi della crisi in Zimbabwe possono essere considerati da tre diversi punti di vista: quello interno al paese, quello del Sudafrica e quello internazionale.<\/p>\n<p><b>Involuzione autoritaria<\/b><br \/>\nNel 1980 il Presidente Mugabe sconfigge con la guerriglia e l\u2019appoggio internazionale la minoranza bianca e giunge al potere in Rodesia, un paese relativamente ricco, grazie alle risorse minerarie e alla floridissima agricoltura. Ricchezze di cui naturalmente beneficiava a pieno soprattutto la minoranza bianca.&lt;br&lt;&gt;<br \/>\nI primi dieci anni dello Zimbabwe, il nuovo nome della Rodesia, sono stati difficili, ma non disastrosi. Mugabe, della trib\u00f9 Shona, ha dovuto combattere con le armi Joshua Nkomo, il leader della etnia rivale, giungendo alla fine ad un accordo, mentre la presenza di allevatori e uomini d\u2019affari bianchi contribuiva a mantenere il paese in condizioni economiche accettabili. Nel 1999 Nkomo muore e dopo poco Mugabe cambia radicalmente atteggiamento. Risentimenti contro gli arroganti coloni bianchi e crescente irritazione per gli ostacoli legali e culturali che limitano il suo potere lo inducono ad assumere una condotta sempre pi\u00f9 dittatoriale. Si serve a questo fine dei suoi antichi guerriglieri, che nel 2000 vengono aizzati a spazzare via, con la forza e spesso con il sangue, gli agricoltori bianchi da un lato e gli oppositori africani dall\u2019altro.<\/p>\n<p>Con elezioni tramutate in farse violente, il paese precipita in una situazione di paralisi. Attualmente i disoccupati sono approssimativamente l\u201980 % della popolazione e la moneta cambia valore pi\u00f9 volte nel corso di uno stesso giorno. Lo Zimbabwe aveva circa 13 milioni di abitanti e adesso ne ha probabilmente 10 o 11, dopo gli esodi in massa nei paesi vicini. I negozi sono vuoti, la rete stradale al di fuori della capitale \u00e8 deserta, le comunicazioni telefoniche saltuarie, la gente vive miseramente nei campi o ciondola per le strade cercando in qualsiasi modo di sopravvivere. L\u2019aspettativa di vita \u00e8 scesa a 36 anni per gli uomini e 34 per le donne, forse la pi\u00f9 bassa al mondo.<\/p>\n<p>Una ridotta elite di politici e di militari intorno a Mugabe vive agiatamente in questo caos, rastrellando per s\u00e9 quasi tutto quello che il paese riesce ancora a produrre o a vendere. Ci si domanda allora come mai non si sia sviluppata una rivolta armata contro di loro.<\/p>\n<p><b>Il ruolo del Sudafrica<\/b><br \/>\nIn Africa i conflitti armati si sviluppano sulla base di divisioni tribali, perch\u00e9 il legame tribale rende possibile i sacrifici di sangue e la lealt\u00e0 assoluta al proprio gruppo richieste da una azione di guerriglia. Invece in Zimbabwe le circostanze hanno fatto si che il leader dell\u2019opposizione, l\u2019ex-sindacalista Tsvangirai, sia anche lui uno Shona come Mugabe. \u00c8 necessario inoltre che vi sia qualcuno all\u2019esterno del paese che sia disposto a fornire a eventuali ribelli armi e qualche facilit\u00e0 logistica. Nel caso dello Zimbabwe, dominante nella regione \u00e8 il Sudafrica il cui presidente, Mbeki, non ha mai ritirato il suo appoggio a Mugabe. Per Tsvangirai ed i suoi alleati \u00e8 stata dunque possibile solo un\u2019opposizione politica, malgrado omicidi, pestaggi e altre forme di violenza. Sorprendentemente per\u00f2 nel marzo scorso il leader dello Mdc ha vinto le elezioni presidenziali, grazie ad una inaspettata capacit\u00e0 organizzativa e alla presenza di osservatori esterni. A questo punto Mugabe, allibito, ha rifiutato il risultato elettorale, bloccato il meccanismo istituzionale ed organizzato una seconda elezione, vincendola nella poco credibile posizione di candidato unico.<\/p>\n<p>La crisi nello Zimbabwe ha danneggiato direttamente il Sudafrica, invaso da milioni di cittadini in fuga da quel paese, la cui presenza ha provocato sanguinosi <i>pogrom <\/i>anti-stranieri nelle bidonville sudafricane. Eppure il Sudafrica \u00e8 sempre stato in grado di imporre allo Zimbabwe qualsiasi altra evoluzione politica, perch\u00e9 \u00e8 il paese che fornisce l\u2019energia elettrica e dal quale giunge il 70% di tutto quello che \u00e8 indispensabile ad una vita civile ad Harare. Mbeki, inoltre, \u00e8 politicamente danneggiato da questi eventi sia all\u2019interno che all\u2019estero. La ricerca delle ragioni del suo persistente appoggio a Mugabe sono sconfinate anche nell\u2019 analisi del suo profilo psicologico.<\/p>\n<p>Contrariamente a Mandela che non ha rancori nei confronti degli ex-oppressori bianchi, l\u2019intellettuale Mbeki, diplomato in economia nel Sussex , risentirebbe fortemente dei giudizi negativi dei \u201cbianchi\u201d sugli africani, dei loro pregiudizi sulle condizioni igieniche dei \u201cnegri\u201d o la loro ostilit\u00e0 ad un leader della lotta anti-coloniale, al punto di renderlo insensibile alle sofferenze derivanti da questi sentimenti agli africani stessi.<\/p>\n<p><b>Il contesto internazionale<\/b><br \/>\nIn seguito ai recenti scontri che si sono registrati nel paese, alle Nazioni Unite si \u00e8 ripetuto uno schema abituale: il Consiglio di Sicurezza non \u00e8 giunto a decisioni risolutive per l\u2019opposizione della Russia e della Cina, ai quali si \u00e8 aggiunto in questo caso anche il Sudafrica. L\u2019Unione Europea ha aumentato il numero delle sanzioni adottate contro Mugabe e 177 dei suoi collaboratori. Ma \u00e8 interessante rilevare che il 2 luglio, 53 paesi africani hanno negato a Mugabe, in ambito Unione Africana a Sharm el Sheikh, l\u2019appoggio sempre dato ad un capo di governo africano sottoposto a pressioni esterne. Il compromesso raggiunto \u00e8 stato quello di un appello per la soluzione della crisi analogo a quello che si \u00e8 avuto in Kenia, con \u201cun governo di unit\u00e0 nazionale\u201d, con Mugabe Presidente che d\u00e0 a Tsvangirai un potere esecutivo. Mbeki \u00e8 stato incaricato di raggiungere questo risultato.<\/p>\n<p>Ma lo Zimbabwe non \u00e8 il Kenia ed il presidente keniota Kibaki non \u00e8 Mugabe. Per quest\u2019ultimo sono possibili soluzioni \u201cparacadute\u201d, presidenza onorifica o esilio dorato, ma i suoi seguaci non possono sfuggire alla responsabilit\u00e0 dei crimini commessi e sostengono dunque sino in fondo il tentativo del presidente di mantenere completamente il potere. Intanto a Johannsburg il 15 agosto il South African Development Community (Sadc), composto da paesi direttamente danneggiati dal caos in Zimbabwe e diretti da governi legittimati da elezioni, ha accolto freddamente Mugabe e sospinto Mbeki ad agire. La pressione africana e internazionale impedisce dunque l\u2019uso senza limiti della violenza e cos\u00ec la settimana scorsa, malgrado l\u2019arresto di alcuni deputati, ostacoli ai viaggi e altre pressioni, \u00e8 stato eletto presidente del Parlamento il candidato dello Mcd, certificando cos\u00ec la perdita della maggioranza da parte del partito del presidente, il Zanu-PF. Mugabe mantiene una maggioranza al Senato e si accinge a governare per decreto.<\/p>\n<p>Se vuole evitare l\u2019esplosione di un nuovo conflitto, il presidente sudafricano Mbeki dovr\u00e0 prendere la decisione che elude accuratamente da cinque anni. Intanto, non solo lui, ma lo stesso Sudafrica sta perdendo in questa vicenda l\u2019aura di paese leader della democrazia nel continente africano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra sussulti e rotture continua lo scontro tra il Presidente Robert Mugabe e l\u2019opposizione interna diretta da Morgan Tsvangirai, il leader dello Movement for Democratic Change (Mcd). Gli sviluppi della crisi in Zimbabwe possono essere considerati da tre diversi punti di vista: quello interno al paese, quello del Sudafrica e quello internazionale. 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