{"id":64318,"date":"2009-04-10T17:12:35","date_gmt":"2009-04-10T15:12:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64318"},"modified":"2017-11-03T15:39:01","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:01","slug":"i-paesi-arabi-e-lo-spettro-dellespansionismo-iraniano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/04\/i-paesi-arabi-e-lo-spettro-dellespansionismo-iraniano\/","title":{"rendered":"I paesi arabi e lo spettro dell\u2019espansionismo iraniano"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019invasione dell\u2019Iraq nel 2003 e l\u2019installazione in quel paese per un tempo indefinito di un massiccio corpo di spedizione americano ha sconvolto il precedente equilibrio regionale. L\u2019accresciuto potere dell\u2019Iran che ne \u00e8 derivato ha avuto l\u2019effetto di allarmare la maggioranza dei paesi arabi della regione, ostili a Teheran per ragioni religiose &#8211; sunniti contro sciiti &#8211; per divisioni etniche &#8211; arabi contro persiani &#8211; o per pi\u00f9 classici calcoli di potere nazionale. Le sorti confuse del conflitto militare in Iraq hanno ritardato per un certo tempo la definizione degli schieramenti. Ma nel 2006 l\u2019attacco israeliano contro il Libano, provocato o meno dagli Hezbollah, ha irrigidito le posizioni: l\u2019Arabia Saudita, l\u2019Egitto, la Giordania e quasi tutti gli altri paesi della penisola arabica hanno reso sempre pi\u00f9 manifesta la loro opposizione alla crescente influenza che l\u2019Iran esercita nella regione sia direttamente che indirettamente attraverso i due movimenti armati estremisti, quello sciita degli Hezbollah e quello islamista radicale dei palestinesi sunniti di Hamas.<\/p>\n<p><b>I Paesi arabi moderati e gli Stati Uniti<\/b><br \/>\nSempre pi\u00f9 preoccupati dell\u2019ascesa dell\u2019Iran, i principali paesi arabi moderati e i loro alleati minori sperano dunque in un successo del tentativo americano di instaurare un governo stabile in Iraq e in una soluzione pacifica al conflitto tra israeliani e palestinesi. Anche se Washington non \u00e8 andato in questo campo molto al di l\u00e0 delle semplici riunioni internazionali o dichiarazioni di principio.<\/p>\n<p>Nessun paese arabo \u00e8 stato o \u00e8 favorevole ad un attacco armato degli Stati Uniti \u2013 e ancor meno degli israeliani &#8211; contro l\u2019Iran. Ma la politica minacciosa degli americani e degli israeliani contro quel paese, l\u2019imposizione di sanzioni economiche, l\u2019aiuto sotterraneo dei servizi segreti di Washington a movimenti armati di opposizione politica o etnica in Iran, la campagna internazionale per bloccare il tentativo iraniano di dotarsi dell\u2019arma nucleare, sono tutti elementi che hanno in un certo senso rassicurato il mondo arabo. Che ora \u00e8 invece preoccupato delle idee parzialmente diverse espresse in materia dal nuovo presidente degli Stati Uniti e dalla \u201cmano tesa\u201d nei confronti del regime al potere a Teheran.<\/p>\n<p><b>La crisi sul Bahrain<\/b><br \/>\nQuesto crescente nervosismo si \u00e8 di recente manifestato nel caso riguardante il Bahrain, la ricca isola-stato del Golfo Persico, diretta dalla dinastia sunnita degli Al Khalifa. Bahrain ha una popolazione di 1.200.000 abitanti, per l\u201980% musulmani, dei quali si stima che 33% sia sunnita e 66% sciita. Tenuto conto di questo delicato equilibrio religioso e della posizione geografica dell\u2019isola, la dichiarazione un mese fa dell\u2019ex Presidente del Parlamento iraniano , Ali Akbar Nateq-Nouri, secondo il quale Bahrain aveva storicamente fatto parte dell\u2019impero iraniano (e ne era la quattordicesima provincia), ha avuto l\u2019effetto di un fiammifero lanciato in una polveriera.<\/p>\n<p>Il presidente egiziano e il re di Giordania si sono recati di persona nell\u2019isola di Bahrain. Il Marocco ha rotto le relazioni diplomatiche con Teheran. Soprattutto il Ministro degli esteri saudita ha lanciato un appello a tutti gli Stati arabi invitandoli a fronteggiare la \u201csfida iraniana\u201d, appello cui \u00e8 seguita una campagna mediatica in tutta l\u2019area.<\/p>\n<p>La dichiarazione sul Bahrain \u00e8 stata additata dai nemici di Teheran come una prova che l\u2019Iran, lungi dall\u2019essere il difensore del mondo musulmano contro l\u2019espansionismo israeliano e i tentativi di dominio del mondo occidentale, \u00e8 esso stesso un paese espansionista. Il messaggio non \u00e8 diretto solo alle popolazioni arabe della regione, ma anche agli Stati Uniti in un momento in cui Washington sonda il terreno di una possibile sistemazione regionale che tenga conto degli interessi di Teheran.<\/p>\n<p><b>Reazioni iraniane e siriane<\/b><br \/>\nLe reazioni alle dichiarazioni di Nateq-Nouri sono state tali da preoccupare Teheran. Il governo iraniano ha preso la non usuale iniziativa di offrire pubbliche scuse per quanto detto dal suo esponente politico. Il ministro degli Esteri, Manoucher Mottaki, si \u00e8 recato nelle capitali di vari paesi arabi per chiarire che l\u2019Iran rispetta la sovranit\u00e0 del Bahrain e Ahmadinejad in persona ha dichiarato che la frase in questione era state riportata fuori dal suo contesto e \u201csfruttata da poteri stranieri\u201d per creare una divisione tra l\u2019Iran ed i suoi vicini. L\u2019Iran sembra dunque volere in ogni caso mantenere dei rapporti almeno corretti con il mondo arabo. \u00c8 interessante anche osservare l\u2019atteggiamento dell\u2019alleato siriano. Gli Emirati Arabi Uniti sono da anni in contrasto con Teheran perch\u00e9 dall\u2019epoca del suo conflitto con l\u2019Iraq occupa tre isolotti in posizione strategica nel Golfo Persico. Mentre la polemica sulla questione Bahrain era al suo culmine il presidente siriano Bashar al-Assad, intervistato da un giornale dell\u2019area, ci ha tenuto a precisare che egli considerava quegli isolotti come appartenenti agli Emirati.<\/p>\n<p>Questi conflitti, che sono fortemente sentiti nella regione, e preoccupano non solo le classi dirigenti, ma anche l\u2019opinione pubblica, sono scarsamente seguiti in occidente. Eppure il consolidamento di questi nuovi schieramenti \u00e8 destinato a giocare un ruolo centrale nel caso gli americani volessero davvero tentare di modificare gli attuali inaccettabili rapporti tra israeliani e palestinesi.<\/p>\n<p>Intanto si assiste a un ridimensionamento del ruolo di Al Qaeda nella regione. Al Qaeda, o almeno una parte sostanziale dei suoi dirigenti considerano gli sciiti degli eretici e perci\u00f2 non hanno ovviamente mai potuto contare sull\u2019appoggio dell\u2019Iran. La popolarit\u00e0 di Al Qaeda nei paesi moderati era gi\u00e0 fortemente frenata dalla ferocia dei suoi metodi. Il primitivismo medioevale della sua visione dei rapporti internazionali ha adesso messo in contrasto Al Qaeda con le esigenze di politiche che mettono al primo posto l\u2019interesse nazionale dei singoli stati. Al Qaeda ha visto cos\u00ec restringere il suo spazio di azione regionale solo a stati estremamente deboli come lo Yemen o inesistenti come la Somalia, e all\u2019Algeria, su cui pesa una lunga storia di repressioni politiche e disgregazione sociale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019invasione dell\u2019Iraq nel 2003 e l\u2019installazione in quel paese per un tempo indefinito di un massiccio corpo di spedizione americano ha sconvolto il precedente equilibrio regionale. 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