{"id":64322,"date":"2008-06-17T12:55:10","date_gmt":"2008-06-17T10:55:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64322"},"modified":"2017-11-03T15:40:42","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:42","slug":"la-georgia-nella-nato-un-matrimonio-necessario-ad-entrambi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/06\/la-georgia-nella-nato-un-matrimonio-necessario-ad-entrambi\/","title":{"rendered":"La Georgia nella Nato: un matrimonio necessario ad entrambi"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019amministrazione filo-occidentale e atlantista di Mikheil Saakashvili \u00e8 uscita vincitrice dalle elezioni parlamentari del 21 maggio scorso e pu\u00f2 guardare al summit Nato di dicembre come all\u2019appuntamento su cui giocare la propria credibilit\u00e0. Lo spazio di manovra resta, per\u00f2, molto limitato. Soprattutto se Tbilisi non riuscisse a proporre una posizione che depotenzi il veto russo: una scelta atlantica \u201cgollista\u201d, con piena membership nell\u2019Alleanza, ma fuori dal comando militare integrato Nato, potrebbe essere la formula per andare avanti nel processo di integrazione senza provocare un reazione a catena.<\/p>\n<p>Paese geo-strategicamente cruciale tra Europa ed Asia, frontiera tra mondo turco, persiano e russo, tra Islam \u2013 sciita e sunnita \u2013 e cristianesimo, la Georgia incarna molte delle contraddizioni che la complessa storia delle civilt\u00e0 mediterranee ha accumulato nella regione caucasica. Il Caucaso meridionale, gi\u00e0 culla della civilt\u00e0 proto-cristiana, ma nello stesso tempo zona di confine da molti considerata \u201cesterna\u201d al continente europeo, <i>de facto<\/i> \u00e8 una regione d\u2019indiscussa influenza russa i cui Stati \u2013 Georgia, Armenia e Azerbaijan \u2013 hanno difficolt\u00e0 a farsi riconoscere i parametri minimi per l\u2019adesione ai club euro-atlantici. Certo \u00e8 che a 90 anni dalla breve indipendenza dei tre paesi dalla Russia post-zarista, il veto con cui i paesi dell\u2019Alleanza atlantica hanno rimandato l\u2019avvio del processo di membership per Tbilisi suona per l\u2019antico popolo dei \u201ckartveli\u201d incomprensibile e inaccettabile.<\/p>\n<p><b>Rischio \u201cfinlandizzazione\u201d<\/b><br \/>\nIl rischio \u201cfinlandizzazione\u201d \u2013 di essere in pratica uno Stato a sovranit\u00e0 \u201climitata\u201d nella politica interna \u2013 \u00e8 gi\u00e0, in parte, una realt\u00e0 per la Georgia: anche di fronte all\u2019opzione atlantica sancita da un voto popolare (77% di \u201cs\u00ec\u201d al referendum dello scorso gennaio) e dell\u2019amministrazione Saakashvili (rieletto presidente a gennaio e il cui partito si \u00e8 confermato saldamente al governo con le recenti elezioni politiche del 21 maggio), il <i>niet <\/i>russo \u00e8 stato accolto da parte dei partner europei in occasione del vertice Nato di Bucarest dello scorso aprile. L\u2019eventuale ripresa del processo per l\u2019avvio della procedura di pre-adesione (<i>Membership Action Plan<\/i>) per Georgia e Ucraina \u00e8 stata cos\u00ec rimandata a dicembre. Se qualche analogia con il presidente finnico Urho Kekkonen \u2013 che durante la Guerra fredda seppe mantenere il paese al di fuori del blocco orientale, concedendo un\u2019influenza a Mosca che prevedeva condizionamenti politico-economici e internazionali, ma non ideologici \u2013 pu\u00f2 averla avuta Eduard Shevardnadze, che negli anni Novanta ha fatto uscire il paese dalla guerra civile per farlo entrare nella Comunit\u00e0 di Stati Indipendenti, l\u2019attuale leader georgiano Saakashvili ha fatto della differenza con il vecchio capo della diplomazia sovietica la chiave del successo nella \u201crivoluzione delle rose\u201d, avvenuta neanche 5 anni fa. La lotta alla corruzione, l\u2019indipendenza dalla Russia, l\u2019orientamento atlantista e filo-europeo basato sull\u2019asse con gli Stati Uniti di George W. Bush, hanno portato il giovane Saakashvili al trionfo presidenziale e parlamentare nel 2004. La repressione delle manifestazioni dell\u2019opposizione nell\u2019autunno 2007, per\u00f2, ha gettato un\u2019ombra sul netto profilo democratico e liberale che il giovane presidente si era guadagnato in Occidente.<\/p>\n<p><b>La doppia vittoria di Saakashvili e l\u2019opzione atlantista<\/b><br \/>\nLa riaffermazione nelle elezioni presidenziali d\u2019inizio anno, unita alla consultazione popolare vittoriosa proprio sull\u2019adesione alla Nato, hanno accennato ad una strategia di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=705\"><b><u>svolta<\/u><\/b><\/a> della leadership di Tbilisi, rafforzata dall\u2019affermazione alle elezioni parlamentari del 21 maggio. Anche in quest\u2019occasione le accuse dell\u2019opposizione si sono ripetute: la vittoria sarebbe stata falsata dall\u2019egemonia svolta nel paese da una <a href=\"http:\/\/www.tol.cz\/look\/TOL\/article.tpl?IdLanguage=1&amp;IdPublication=4&amp;NrIssue=271&amp;NrSection=4&amp;NrArticle=19645&amp;tpid=10\" target=\"blank\"><b><u>\u201cfazione familiare\u201d<\/u><\/b><\/a>: quella del Movimento Nazionale Unito del presidente Saakashvili. In effetti, il cambio del sistema di voto di un parlamento ridotto a 150 seggi totali, ha introdotto l\u2019assegnazione della met\u00e0 dei seggi con voto diretto su collegio elettorale: sui 75 seggi, il Movimento di Saakashvili ne ha presi 71. Cos\u00ec con il 60% dei voti nel proporzionale il Movimento Nazionale domina l\u201980% del Parlamento, supera il limite dei 2\/3 ed ha via libera per politiche e riforme forti. Nonostante le polemiche e le proteste, anche nelle elezioni politiche del mese scorso pi\u00f9 di qualche osservatore ha visto il fattore positivo di elezioni abbastanza libere \u2013 anche se non completamente corrette \u2013 che confermano la<a href=\"http:\/\/www.lemonde.fr\/opinions\/article\/2008\/05\/23\/tbilissi-en-bonne-voie_1048694_3232.html\" target=\"blank\"><b><u>\u201cbuona strada\u201d <\/u><\/b><\/a>intrapresa dalla Georgia.<\/p>\n<p>Rimane per\u00f2 il fatto che l\u2019allargamento della Nato a ex membri dell\u2019Unione Sovietica \u00e8 tornato ad essere il vero nodo da sciogliere, su cui la leadership georgiana \u2013 ma anche la credibilit\u00e0 internazionale della Nato \u2013 si giocano molto. Eppure l\u2019invito all\u2019adesione dei Paesi baltici \u2013 avvenuto, seppur con molta cautela per la Russia, gi\u00e0 durante il vertice di Praga nel novembre 2002 \u2013 non ha impedito all\u2019Alleanza atlantica di entrare \u201cdentro\u201d l\u2019ex Unione Sovietica. Le pressioni della Russia putiniana di Medvedev sono per\u00f2 di ben altro peso. L\u2019asse nordamericano pro-allargamento \u2013 che prevederebbe un\u2019integrazione non solo sul piano della sicurezza militare, ma anche di quella socio-economica, in applicazione dell\u2019<a href=\"http:\/\/www.kyivpost.com\/opinion\/oped\/29101\/\" target=\"blank\"><b><u> articolo 2 detto &#8220;canadese&#8221;<\/u><\/b><\/a> \u2013 rimane dunque il punto di riferimento per i governi filo-atlantici dell\u2019area. Le posizioni dell\u2019Ucraina e della Georgia sono per\u00f2 differenti. Il governo di Tbilisi, infatti, con l\u2019elezione presidenziale di gennaio ha votato sull\u2019adesione alla Nato, dove il \u201cs\u00ec\u201d ha superato i \u00be dei <a href=\"http:\/\/www.civil.ge\/eng_\/category.php?id=32&amp;result=plebiscite\" target=\"blank\"><b><u>voti espressi<\/u><\/b><\/a>, mentre a Kiev la volont\u00e0 del governo coincide solo parzialmente con il favore della popolazione (che rimane fortemente divisa tra l\u2019est filo-russo e l\u2019ovest filo-occidentale).<\/p>\n<p><b>Tra guerra e pace<\/b><br \/>\nCommentando il ruolo che Mosca gioca sui Balcani dopo la dichiarazione d\u2019indipendenza del Kosovo, l\u2019esperto Mauro De Bonis ha sintetizzato efficacemente che l\u2019uso da parte della Russia dei secessionismi in Georgia (Abkhazia e Sud-Ossezia) e in Moldova (Transnistria) ha come posta in gioco principale quello di \u201cevitare l\u2019aggregazione della Georgia\u201d (e nel futuro di altri possibili candidati) \u201calla Nato\u201d. Di fatto in Sud-Ossezia e Abkhazia, cos\u00ec come in Transnistria, le stragrande maggioranza della popolazione ha passaporto russo, ha come seconda \u2013 se non come prima \u2013 lingua il russo, percepisce pensioni in rubli ed ha votato con circa il 90% dei consensi Dmitri Medvedev nelle elezioni presidenziali del marzo scorso. Queste tre regioni indipendentiste (a cui si aggiunge la regione del Karabakh, ancora formalmente territorio azero ma \u201cde facto\u201d armena) fin dai primi anni Novanta hanno avviato un coordinamento che ha come obiettivo prioritario di mantenere le truppe russe sui propri territori. In effetti, con i 5 mila soldati di stanza in Abkhazia, la Russia schiera nella regione secessionista un numero pari a oltre la met\u00e0 dell\u2019intero esercito georgiano. Da parte di Tbilisi c\u2019\u00e8 naturalmente sul campo l\u2019<a href=\"http:\/\/www.opendemocracy.net\/article\/georgia-abkhazia-russia-the-war-option\" target=\"blank\"><b><u> opzione bellica<\/u><\/b><\/a>, che prevede un attacco sulle regioni separatiste (Abkhazia e Sud-Ossezia) e il ripristino della sovranit\u00e0 sull\u2019intero territorio nazionale: eventualit\u00e0, per\u00f2, che potrebbe allontanare ancor di pi\u00f9 le possibilit\u00e0 di integrazione atlantica.<\/p>\n<p>Ecco dunque come una membership atlantica da parte della Georgia senza per\u00f2 l\u2019integrazione nella struttura militare della Nato (simile alla situazione che ha la Francia dal 1966), pu\u00f2 dare a Tbilisi la garanzia del <i>casus foederis <\/i>dato dall\u2019articolo 5 del Patto (che prevede che \u201cle parti convengono che un attacco armato contro una o pi\u00f9 di esse in Europa o nell\u2019America settentrionale sar\u00e0 considerato quale attacco diretto contro tutte le parti\u2026\u201d). Al contempo la mancata integrazione militare (con l\u2019esclusione del mantenimento di forze militari alleate \u2013 <i>in primis <\/i>americane \u2013 sul territorio nazionale) andrebbe incontro al timore dell\u2019amministrazione russa nei confronti di uno stanziamento di forze armate atlantiche ai confini della Federazione. La prospettiva di stabilizzazione dell\u2019area risulterebbe cos\u00ec salvaguardata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019amministrazione filo-occidentale e atlantista di Mikheil Saakashvili \u00e8 uscita vincitrice dalle elezioni parlamentari del 21 maggio scorso e pu\u00f2 guardare al summit Nato di dicembre come all\u2019appuntamento su cui giocare la propria credibilit\u00e0. Lo spazio di manovra resta, per\u00f2, molto limitato. 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