{"id":64324,"date":"2008-08-24T12:57:35","date_gmt":"2008-08-24T10:57:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64324"},"modified":"2017-11-03T15:40:30","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:30","slug":"verso-la-nato-ma-a-che-prezzo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/08\/verso-la-nato-ma-a-che-prezzo\/","title":{"rendered":"Verso la Nato, ma a che prezzo?"},"content":{"rendered":"<p>La disputa sull\u2019Ossezia del sud, un territorio di neanche 4 mila kmq, con circa 70 mila abitanti, ha improvvisamente catapultato il Caucaso sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo. In un <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=861\"><b><u>precedente contributo<\/u><\/b><\/a> su questa rivista avevamo suggerito l\u2019adesione della Georgia alla Nato come un\u2019alternativa alla sua \u201cneutralizzazione\u201d, proponendo, in particolare, una membership di tipo gaullista, vale a dire dentro l\u2019Alleanza, ma fuori dal comando integrato Nato. L\u2019escalation bellica in Georgia (intervento militare georgiano in Ossezia del sud, risposta militare russa, invasione del territorio georgiano con blocco di porti, aeroporti, linee ferroviarie e distruzione di infrastrutture militari e civili) non era facilmente prevedibile, ma se ne intravvedevedano <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=705\"><b><u>i presupposti gi\u00e0 all\u2019inizio di quest\u2019anno <\/u><\/b><\/a>.<\/p>\n<p>Molto \u00e8 cambiato in Georgia negli ultimi anni. Dalla \u201crivoluzione delle rose\u201d del novembre 2003 che port\u00f2 Mikheil Saakashvili al potere alle contestazioni dell&#8217;opposizione dello scorso autunno il clima politico si \u00e8 venuto deteriorando. Nel gennaio di quest&#8217;anno Saakashvili ha vinto le elezioni presidenziali al primo turno con oltre il 50% dei voti (lasciando al secondo candidato il 25%) e il suo Movimento Nazionale ha vinto le parlamentari di maggio con oltre il 60% dei voti: risultato contestato dall\u2019opposizione, ma che gli ha assicurato il controllo dei 2\/3 dell\u2019assemblea. In entrambe le campagne elettorali i punti forti del suo programma sono stati da un lato la riconquista delle regioni separatiste, dall\u2019altro l\u2019adesione alle strutture euro-atlantiche, in primis la Nato. Non a caso il presidente georgiano, fin dal suo <a href=\"http:\/\/news.bbc.co.uk\/2\/hi\/europe\/7550039.stm\" target=\"blank\"><b><u>primo appello televisivo al cessate il fuoco<\/u><\/b><\/a>, ha parlato con dietro le spalle, ben visibile, anche la bandiera dell&#8217;Unione europea.<\/p>\n<p><b>Il prezzo della mancata \u201cfinlandizzazione\u201d<\/b><br \/>\nIl legame privilegiato di Tbilisi con Washington ha fatto supporre che Washington fosse al corrente del piano di attacco georgiano contro l\u2019Ossezia del sud anche se, secondo molti resoconti, sembra invece che gli americani abbiano cercato in varie occasioni di dissuadere Saakashvili da un simile azzardo. I russi, per\u00f2, soprattutto con le operazioni militari in Abkhazia, hanno immediatamente esteso lo scontro a tutta la Georgia. Ma una delle conseguenze della reazione russa \u00e8 di aver reso ancora pi\u00f9 remota l\u2019ipotesi di una Georgia neutrale.<\/p>\n<p>Il pesante intervento russo ha infatti suscitato un\u2019ondata di indignazione in quasi tutto il mondo e Tbilisi \u00e8 oggi convinta \u2013 nonostante la perdurante occupazione di parti importanti del suo territorio \u2013 di poter procedere verso una qualche forma di membership atlantica pi\u00f9 di quanto non lo fosse prima del conflitto. Quanto sia fondata questa scommessa georgiana lo si vedr\u00e0 gi\u00e0 nel prossimo futuro. Ma \u00e8 chiaro che Tbilisi tende ora a dare ancora meno importanza ai \u201cprofeti disarmati\u201ddell\u2019Europa, come li ha chiamati Panebianco sul \u201cCorriere della Sera\u201d, malgrado il ruolo chiave giocato in questa crisi da Sarkozy e dall\u2019Ue, e sembra decisamente puntare su un supposto \u201casse privilegiato\u201d con Washington, da cui si aspetta un decisivo sostegno politico e militare.<\/p>\n<p>Se la leadership georgiana ha giocato una carta cos\u00ec rischiosa \u00e8 anche perch\u00e9 ha cercato di usare il nemico esterno per ricompattare il fronte interno. L\u2019opposizione politica, la crisi economica e le altre questioni autonomistiche aperte \u2013 dall&#8217;autonoma Ajaria, sulla costa meridionale, allo Javakheti armeno, nel sud del paese \u2013 sono problemi non facili da risolvere. Il rischio per\u00f2 \u00e8 che nell&#8217;emergenza dello stato di guerra la Georgia possa scivolare sempre pi\u00f9 verso un modello di regime autoritario: la censura sulle notizie riguardanti l&#8217;operazione in Ossezia del sud, il controllo poliziesco sui leader della minoranza armena del sud (che conta circa 200 mila persone), la difficolt\u00e0 a controllare le frange pi\u00f9 nazionaliste che chiedono la riduzione dell&#8217;autonomia dell&#8217;Ajaria (l&#8217;unica regione autonomista che nel post-comunismo sia tornata sotto l\u2019amministrazione di Tbilisi) non sono giustificabili per una democrazia liberale, europea ed atlantica.<\/p>\n<p>Peraltro, l\u2019intero territorio dell\u2019Ossezia del sud e dell\u2019Abkhazia \u00e8 ora in mano ai russi e ai secessionisti. Fino al 7 agosto la parte meridionale dell\u2019Ossezia del sud era invece sotto controllo georgiano, cos\u00ec come le gole di Kodori nel nord-est del territorio abkhazo: dopo l&#8217;avanzata militare in Sud-Ossezia e Abkhazia, invece, entrambe le zone, dopo furiosi combattimenti, sono passate sotto controllo russo e delle milizie secessioniste. Va ricordato che in seguito agli scontri etnici del 1992-1993, rimanevano in Abkhazia solo 40 mila georgiani sui 240 mila che popolavano in precedenza la regione; anche in Ossezia del sud, solo 1\/3 circa dei 70 mila abitanti era georgiano. Le due regioni avevano dichiarato l\u2019indipendenza dalla Georgia rispettivamente nel 1991 e 1992, reagendo al nazionalismo dell\u2019allora presidente georgiano Zviad Gamsakhurdia. In 15 anni, inoltre, \u00e8 stata concessa la cittadinanza russa a gran parte delle popolazioni non georgiane di queste regioni e Mosca non ha esitato a sostenere che il suo intervento mirava a proteggere i propri concittadini.<\/p>\n<p><b>Salvare la Georgia dai nemici esterni, ma anche da se stessa<\/b><br \/>\nIn tale contesto non pu\u00f2 cadere nel vuoto l\u2019appello lanciato dalla franco-georgiana Salom\u00e9 Zourabishvili, gi\u00e0 ministro degli esteri nella prima amministrazione Saakashvili e uno degli attuali leader dell\u2019opposizione, affinch\u00e9 in Georgia siano pienamente<a href=\"http:\/\/www.lemonde.fr\/opinions\/article\/2008\/08\/21\/georgie-et-maintenant-par-salome-zourabichvili_1086257_3232.html#xtor=EPR-32280156\" target=\"blank\"><b><u> ripristinati i diritti civili e politici<\/u><\/b><\/a>.<\/p>\n<p>Effettivamente anche il coinvolgimento dei leader dell\u2019opposizione e di stimate personalit\u00e0 pubbliche \u2013 come l\u2019ex speaker del parlamento Nino Burjanadze \u2013 in un governo di unit\u00e0 nazionale potrebbe essere l\u2019inizio di un reale progresso democratico e politico. La \u201cperdita\u201d <i>de facto <\/i>di territori \u2013 come l\u2019Ossezia del sud e l\u2019Abkhazia \u2013 pi\u00f9 che alimentare derive nazionaliste e vittimismo storico, dovrebbe spingere una leadership forte e legittima a impegnarsi in un negoziato pragmatico, evitando l\u2019errore della difesa <i>tout court <\/i>delle frontiere nazionali sul confine geografico del Caucaso. Alla fine della prima guerra mondiale l\u2019Ungheria si attest\u00f2 sulla difesa ad oltranza dei confini prebellici con il risultato che alla fine oltre 3 milioni di ungheresi rimasero fuori dai territori nazionali. In tempi pi\u00f9 recenti la Serbia, puntando al mantenimento dell\u2019intero Kosovo, la cui popolazione \u00e8 in stragrande maggioranza albanese, si \u00e8 preclusa la possibilit\u00e0 di ottenere che restassero fuori dal nuovo Stato indipendente le zone abitate prevalentemente da comunit\u00e0 serbe, in particolare quella settentrionale di Mitrovica.<\/p>\n<p>Analogamente, il governo georgiano dovrebbe puntare alla spartizione di Abkhazia e Ossetia del sud, negoziando il ritorno sotto sovranit\u00e0 georgiana delle regioni pi\u00f9 vicine e abitate maggiormente da georgiani (come la zona costiera di Gali in Abkhazia) in cambio del riconoscimento all\u2019autodeterminazione di abkhazi e osseti. La <a href=\"http:\/\/www.opendemocracy.net\/article\/the-georgia-russia-conflict-lost-territory-found-nation\" target=\"blank\"><b><u>prospettiva di perdere territorio in cambio di una nuova stabilit\u00e0 e omogeneit\u00e0 nazionale (\u201clost territory, found nation\u201d) <\/u><\/b><\/a>pu\u00f2 alla fine essere meno inaccettabile che la militarizzazione della societ\u00e0 georgiana <i>sine die<\/i>. Tra l\u2019altro se in Georgia si affermasse un regime autoritario e bellicoso la prospettiva di una sua piena integrazione in Occidente si allontanerebbe e riemergerebbe il rischio della temuta \u201cneutralizzazione\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La disputa sull\u2019Ossezia del sud, un territorio di neanche 4 mila kmq, con circa 70 mila abitanti, ha improvvisamente catapultato il Caucaso sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo. 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