{"id":64326,"date":"2009-04-27T12:59:36","date_gmt":"2009-04-27T10:59:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64326"},"modified":"2017-11-03T15:38:58","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:58","slug":"il-sudafrica-tra-tribalismo-e-crescente-influenza-della-cina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/04\/il-sudafrica-tra-tribalismo-e-crescente-influenza-della-cina\/","title":{"rendered":"Il Sudafrica tra tribalismo e crescente influenza della Cina"},"content":{"rendered":"<p>\u201cSar\u00f2 il presidente di tutti i sudafricani e lavorer\u00f2 per unire il Paese. Dobbiamo entrare in un\u2019era di progresso e metterci alle spalle tensioni e incertezze per aprire un capitolo nuovo di armonia e collaborazione\u201d. Sono concilianti le parole con cui Jacob Zuma, presidente in pectore, si \u00e8 presentato all\u2019indomani delle elezioni in Sudafrica che hanno confermato il ruolo egemone dell\u2019African National Congress (Anc), sia pure in un quadro pi\u00f9 articolato e dinamico di quanto possa apparire in superficie. Ma quale riflesso avr\u00e0 la nuova presidenza sugli indirizzi fondamentali della politica estera e di quella interna? Il popolare ma controverso Zuma far\u00e0 prevalere la continuit\u00e0 o assisteremo a cambiamenti significativi?<\/p>\n<p><b>L\u2019asse emergente con Pechino<\/b><br \/>\nUnico Stato del continente a far parte del G-20, il Sudafrica produce da solo pi\u00f9 di un terzo dell\u2019intero Pil sub-sahariano e ha assunto nell\u2019era post-apartheid un ruolo di potenza regionale. Un mese prima delle elezioni, grandi polemiche ha suscitato la decisione della dirigenza sudafricana di negare il visto al Dalai Lama, in occasione di una conferenza di Premi Nobel per la Pace legata ai mondiali di calcio, che il Paese ospiter\u00e0 il prossimo anno. Gli organizzatori avevano invitato anche tre Nobel sudafricani, gli ex presidenti Willy de Klerk e Nelson Mandela, e l\u2019arcivescovo Desmond Tutu. Il governo ha spiegato che la presenza del Dalai Lama non sarebbe stata \u201cnell\u2019interesse\u201d del paese: la sua visita \u201cavrebbe distolto l\u2019attenzione dai preparativi per i mondiali\u201d. Per solidariet\u00e0 con il leader tibetano, gli altri Nobel hanno rinunciato a partecipare, provocando cos\u00ec l\u2019annullamento della conferenza. I cinesi hanno subito espresso soddisfazione per la decisione di Pretoria.<\/p>\n<p>Il successo della pressione cinese ha evidenziato la grande influenza che il gigante asiatico esercita in Africa. Proprio una settimana prima che scoppiasse il caso, il Fondo per lo sviluppo Cina-Africa aveva aperto il suo primo ufficio a Johannesburg, alla presenza dello stesso Zuma. Il Fondo \u00e8 stato creato nel 2007 per incoraggiare e sostenere gli investimenti di Pechino nel continente, ha una dote di 5 miliardi di dollari, garantiti per un quinto dalla Banca nazionale cinese. La forte crescita economica del Dragone e il bisogno di petrolio e di materie prime che essa comporta hanno stimolato il commercio con l\u2019Africa, dove queste risorse abbondano. I cinesi offrono anche varie forme di sostegno ai paesi africani: assistenza tecnica, doni, prestiti senza interesse e a condizioni preferenziali e riduzioni del debito. I settori pi\u00f9 interessati sono le infrastrutture, le telecomunicazioni e i trasporti. Il tutto all\u2019insegna di un grande pragmatismo politico, che mette la sordina alle tematiche relative ai diritti umani, con il risultato di ridurre notevolmente l\u2019influenza dei Paesi occidentali nella regione.<\/p>\n<p>Il Sudafrica rappresenta il 20,8% del commercio cinese con il continente. Nel rapporto con Pechino \u00e8 dunque prevedibile una forte continuit\u00e0. In generale, la nuova dirigenza sudafricana non dovrebbe introdurre grandi novit\u00e0 in materia di politica estera. Unica possibile eccezione: la gestione del dossier Zimbabwe. La \u201cquiet diplomacy\u201d dell\u2019ex-presidente Thabo Mbeki sulla questione era stata duramente criticata da Zuma. Nel 2008, all\u2019indomani delle contestate elezioni in Zimbabwe, Zuma aveva aspramente criticato il comportamento del dittatore Robert Mugabe. Nel sostanziale sostegno di Mbeki a Mugabe \u00e8 stato visto il comune passato nella lotta di liberazione nazionale, una retorica anticolonialista condivisa, la convinzione che i vertici delle forze armate avrebbero sostenuto Mugabe fino in fondo e una scarsa fiducia nel leader dell\u2019opposizione dell\u2019epoca, Morgan Tsvangirai. Zuma, dal canto suo, \u00e8 invece influenzato da legami familiari con uno dei dirigenti del partito di Tsvangirai.<\/p>\n<p><b>L\u2019ombra lunga del tribalismo<\/b><br \/>\nIl braccio di ferro tra Zuma e Mbeki ha caratterizzato gran parte della scena politica interna negli ultimi anni. Nel 2005, l\u2019allora vicepresidente Zuma fu costretto da Mbeki alle dimissioni dopo il coinvolgimento in una serie di scandali. Assolto dopo una complessa vicenda giudiziaria, Zuma ha risalito la corrente con tenacia, strappando la candidatura per le presidenziali e sostenendo di essere stato vittima di un complotto guidato proprio da Mbeki. La schiacciante vittoria interna ottenuta da Zuma al congresso di Polokwane nel dicembre 2007, spingeva i sostenitori di Mbeki ad abbandonare l\u2019Anc e a fondare un nuovo partito, il Cope (Congress of the People), mentre lo stesso Mbeki lasciava la Presidenza della Repubblica in anticipo.<\/p>\n<p>Alcuni osservatori ritengono che il tribalismo potr\u00e0 giocare un ruolo molto negativo nello scenario dei prossimi anni. Alla guida del Cope ci sono Mosiuoa Lekota, l\u2019ex ministro della Difesa, e Mbhazima Shilowa, ex premier dell\u2019importante provincia di Guateng (comprende Johannesburg e Pretoria). Entrambi appartengono alla \u201cnazione\u201d Sotho, mentre il candidato del partito alle presidenziali, il reverendo Mvume Dandala, \u00e8 espressione della componente Xhosa, come quasi tutta la leadership dell\u2019Anc, con l\u2019eccezione proprio di Zuma, il primo Zulu ad arrivare alla massima carica dello Stato. Il rischio che prevalgano logiche tribali \u00e8 dunque consistente, anche se i collaboratori di Zuma hanno sempre sostenuto che questo non accadr\u00e0.<\/p>\n<p>I risultati finali delle elezioni fotografano un Sudafrica in evoluzione. L\u2019Anc non \u00e8 riuscito a conquistare i due terzi dei seggi parlamentari, necessari per modificare la Costituzione e varare le leggi di bilancio senza troppi intralci. Il principale partito di opposizione, l\u2019Alleanza Democratica (DA), guidato dal sindaco di Citt\u00e0 del Capo, Helen Zille, ha consolidato il proprio elettorato con il 16,6% e strappato all\u2019Anc la guida della provincia Western Cape, cuore dell\u2019industria turistica e della produzione vinicola del Paese. Tra le nove province sudafricane, quella di Citt\u00e0 del Capo sar\u00e0 l\u2019unica a non essere guidata dall\u2019Anc, che ottiene altrove comode maggioranze assolute, dal 61% all\u201985%, anche se con una flessione complessiva di circa 4 punti rispetto alla precedenti consultazioni. Il Cope, alla sua prima prova, ottiene poco pi\u00f9 del 7%, superando il 10% in tre province, mentre \u00e8 in caduta libera il partito Inkatha di Mangosuthu Buthelezi. Radicato nelle aree rurali della provincia di KwaZulu-Natal, ha il 4,5% e paga il successo di Zuma nella componente Zulu. Va segnalato che su 26 partiti presenti a livello nazionale, solo questi quattro hanno ottenuto pi\u00f9 dell\u20191% dei voti, mentre altri nove gruppi minori si sono spartiti i pochi seggi residui.<\/p>\n<p>Il prossimo 6 maggio si insedier\u00e0 il nuovo Parlamento e tre giorni dopo avr\u00e0 inizio l\u2019era Zuma. Enigmatico, con un forte seguito popolare, lo attendono numerose sfide, dalla lotta alla povert\u00e0 e a quella alla criminalit\u00e0, dalla prima recessione in 19 anni all\u2019emergenza Aids. Gli anni a venire misureranno le capacit\u00e0 di statista del guerrigliero diventato presidente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cSar\u00f2 il presidente di tutti i sudafricani e lavorer\u00f2 per unire il Paese. Dobbiamo entrare in un\u2019era di progresso e metterci alle spalle tensioni e incertezze per aprire un capitolo nuovo di armonia e collaborazione\u201d. 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