{"id":64330,"date":"2008-10-08T13:05:45","date_gmt":"2008-10-08T11:05:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64330"},"modified":"2017-11-03T15:39:29","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:29","slug":"la-potenza-cinese-tra-paure-e-speranze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/10\/la-potenza-cinese-tra-paure-e-speranze\/","title":{"rendered":"La potenza cinese tra paure e speranze"},"content":{"rendered":"<p>La Cina guarda con preoccupazione lo sviluppo della crisi finanziaria. Sebbene le banche cinesi siano marginalmente toccate dalla turbolenza in corso, i dirigenti di Pechino temono la recessione negli Stati Uniti e il rallentamento dell\u2019economia in Europa e Giappone, tutt\u2019ora i principali mercati di sbocco dei manufatti cinesi. Alla paura fa da contrappeso la speranza. Di utilizzare la crisi odierna per ri-orientare il modello di crescita cinese verso i consumi interni. In maniera da diminuire gradualmente la dipendenza dal mercato statunitense. E prepararsi a prendere il timone dell\u2019economia globale.<\/p>\n<p><b>L\u2019impatto della crisi <\/b><br \/>\nNelle ultime settimane, le autorit\u00e0 cinesi si sono premurate di ripetere che il loro sistema bancario e finanziario \u00e8 relativamente immune dalla crisi che sta scuotendo i mercati occidentali. Liu Fushou, vice-direttore del primo Dipartimento della Supervisione Bancaria presso la <a href=\"http:\/\/www.cbrc.gov.cn\/english\/home\/jsp\/index.jsp\" target=\"blank\"><b><u>China Banking Regulatory Commission<\/u><\/b><\/a> (Cbrc) ha dichiarato alla televisione di Stato <i>China Central Television <\/i>(Cctv), che solo un esiguo numero di istituzioni bancarie cinesi \u00e8 stato colpita dalla crisi di Wall Street e che l\u2019entit\u00e0 delle perdite subite sarebbe comunque limitata. Ma Delun, vice-governatore della Banca Centrale, ha snocciolato i dati in un articolo recente sul <i>China Business Post<\/i>: le banche cinesi sarebbero esposte per meno di 10 miliardi di dollari sui mutui subprime e sette banche avrebbero esposizioni per un totale di circa 720 milioni di dollari su obbligazioni Lehman Brothers.<\/p>\n<p>Secondo la <i>Xinhua <\/i>(l\u2019agenzia di informazione cinese), le banche cinesi hanno investito meno del 4% della loro ricchezza in assets all\u2019estero coinvolti nella crisi finanziaria. I rigidi controlli sui movimenti di capitale da e verso la Cina \u2013 insieme alla tradizionale prudenza cinese &#8211; hanno sicuramente contribuito ad arginare le perdite delle istituzioni cinesi. All\u2019indomani del fallimento della Lehman, le autorit\u00e0 cinesi hanno cercato di correre ai ripari. Il 24 settembre 2008, secondo quanto riportato dal quotidiano di Hong Kong in lingua inglese, il <i>South China Morning Post<\/i>, la Cbrc ha ordinato alle banche cinesi di interrompere i prestiti con le controparti americane. Una notizia che ha scatenato le ire del governo cinese e portato la Cbrc a rilasciare una dura <a href=\"http:\/\/www.cbrc.gov.cn\/english\/home\/jsp\/docView.jsp?docID=20080925621D9A7D9BA9E246FFAD2688373C5F00\" target=\"blank\"><b><u>nota di condanna<\/u><\/b><\/a>. Nonostante le dichiarazioni ufficiali tese a negare l\u2019interruzione di prestiti in maniera da mantenere buoni i rapporti con Washington in questa fase delicata, non ci si dovrebbe stupire se i dirigenti cinesi cercassero di proteggersi dalla crisi ed evitare ulteriori perdite alle loro istituzioni finanziarie. Anche perch\u00e9 il rallentamento economico in America ed Europa (per non dire recessione) presenter\u00e0 presto il conto alla Cina sotto forma di minore domanda di prodotti cinesi, che a loro volta porter\u00e0 a una contrazione degli investimenti interni e ai piani aziendali delle ditte esportatrici, con possibili licenziamenti. Lo scenario maggiormente paventato dalla dirigenza cinese. Per questo la Cina ha fin dal primo momento sostenuto il piano di intervento dell\u2019amministrazione Bush.<\/p>\n<p><b>Pieno supporto al piano Paulson<\/b><br \/>\nLa Cina \u00e8 uno dei pi\u00f9 grandi sostenitori del piano Paulson teso al maxi-salvataggio di Wall Street e all\u2019immissione di liquidit\u00e0 nel sistema. L\u2019intervento della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=949\" target=\"blank\"><b><u>\u2018mano visibile\u2019<\/u><\/b><\/a> in economia \u00e8 visto con favore dai dirigenti di Pechino. Per ragioni certamente anche ideologiche. Ma soprattutto, in questa fase, per motivi legati al contenimento della crisi e alla tenuta della moneta americana. La Cina \u00e8 oggi la pi\u00f9 grande detentrice di assets in dollari, soprattutto buoni del tesoro. Si calcola che le istituzioni finanziarie cinesi ne detengano per circa 1,000 miliardi (corrispondenti a circa il 25% del debito pubblico americano). Quasi la met\u00e0 delle riserve valutarie di Pechino che hanno ormai superato i 2,000 miliardi di dollari. <i>Industrial and Commercial Bank of China<\/i> (Icbc), <i>Bank of China<\/i> (Boc) e <i>China Construction Bank <\/i>(Ccb) avrebbero da sole quasi 110 miliardi di dollari in obbligazioni del Tesoro e di altre istituzioni americane.<\/p>\n<p>La decisione di estendere la garanzia federale a Fannie Mae e Freddie Mac agli inizi di settembre fu presa anche dietro pressioni del governo cinese preoccupato delle ingenti somme (25 miliardi di dollari a fine giugno 2008) investite da banche cinesi nei due colossi dei mutui americani. Pechino ha pertanto seguito con trepidazione le vicissitudini del piano Paulson. Nella speranza che l\u2019operato delle autorit\u00e0 americane possa contenere l\u2019impatto della crisi di Wall Street su Main Street. In quanto la Cina dipende ancora in larga parte dal mercato americano per le sue esportazioni. E una drastica riduzione dei consumi delle famiglie americane si trasformerebbe in minor crescita cinese.<\/p>\n<p><b>Promuovere i consumi interni<\/b><br \/>\nLa Cina crescer\u00e0 quest\u2019anno \u2018solo\u2019 dell\u20198% circa, lontano quindi dai picchi del 10-12% degli anni precedenti. L\u2019attuale crisi finanziaria sta creando incertezza tra gli operatori, crisi di liquidit\u00e0 e revisione dei piani di investimento, insieme a un calo della propensione al consumo nei paesi sviluppati \u2013 e non solo. Visto che a tutt\u2019oggi pi\u00f9 di un terzo delle esportazioni cinesi \u00e8 destinato ai mercati europeo e americano, l\u2019attuale crisi avr\u00e0 un impatto significativo sull\u2019economia cinese. Se a ci\u00f2 si aggiunge che anche il Giappone, attualmente il terzo mercato di sbocco dei manufatti \u2018made in China\u2019 dopo Europa e Stati Uniti, \u00e8 in una fase di stagnazione economica e rallentamento dei consumi, le prospettive per l\u2019export cinese non sono molto rosee.<\/p>\n<p>La domanda crescente proveniente dai mercati emergenti dell\u2019India, Russia, paesi del Golfo e America Latina non baster\u00e0, a detta di molti economisti cinesi, a compensare le perdite di export dei paesi sviluppati. L\u2019unica soluzione \u00e8 incentivare il consumo interno, che a tutt\u2019oggi assorbe solo un terzo della produzione cinese. Anche se ci\u00f2 non sembra facile nelle condizioni attuali. La borsa di Shanghai ha perso circa il 65% dall\u2019anno scorso, volatilizzando una parte importante delle ricchezze investite nel mercato azionario dalla crescente classe media cinese.<\/p>\n<p>A questo occorre aggiungere il calo dei prezzi delle abitazioni nelle grandi citt\u00e0 e un ulteriore calo della vendita di alcuni beni di consumo quali auto ed elettrodomestici. Il tutto sta provocando un progressivo calo della fiducia dei consumatori come riportato il 24 settembre dalla <i>Xinhua Finance<\/i>. In una tale situazione, la Banca centrale cinese ha tagliato i tassi di interesse per la prima volta in sei anni in maniera da rilanciare i consumi. Il governo teme un rallentamento economico, che potrebbe mettere a repentaglio la stabilit\u00e0 sociale e la legittimit\u00e0 stessa dell\u2019attuale regime.<\/p>\n<p><b>La speranza di Pechino<\/b><br \/>\nLa crisi attuale pu\u00f2 rappresentare un\u2019opportunit\u00e0 di ri-orientamento del modello di crescita cinese basato finora sulle esportazioni. Le iniziative del governo e della banca centrale nelle ultime settimane mirano a far si che la domanda interna, col tempo, possa pian piano sostituire la forte dipendenza attuale dai mercati esteri, soprattutto quello americano. Finora la locomotiva cinese si \u00e8 mossa di concerto con gli Stati Uniti, data l\u2019interdipendenza reciproca delle due economie. L\u2019attuale crisi ha per\u00f2 accelerato l\u2019obiettivo della dirigenza cinese di raggiungere quanto prima il cosiddetto <i>decoupling<\/i>, ovvero il mantenimento di una sostenuta crescita senza per\u00f2 dover dipendere cos\u00ec fortemente, come ora, dai cicli economici americani. Se ci\u00f2 riuscisse, si aprirebbe una nuova fase nelle relazioni tra la Cina e gli Stati Uniti.<\/p>\n<p>\u00c8 prevedibile che alla fine dell\u2019attuale turbolenza finanziaria, la leadership economica dell\u2019America ne esca alquanto ridimensionata. La Cina si prepara al passaggio del testimone.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Cina guarda con preoccupazione lo sviluppo della crisi finanziaria. Sebbene le banche cinesi siano marginalmente toccate dalla turbolenza in corso, i dirigenti di Pechino temono la recessione negli Stati Uniti e il rallentamento dell\u2019economia in Europa e Giappone, tutt\u2019ora i principali mercati di sbocco dei manufatti cinesi. 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