{"id":64332,"date":"2008-12-10T13:08:47","date_gmt":"2008-12-10T12:08:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64332"},"modified":"2017-11-03T15:39:17","modified_gmt":"2017-11-03T14:39:17","slug":"un-new-deal-tra-europa-e-cina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/12\/un-new-deal-tra-europa-e-cina\/","title":{"rendered":"Un new deal tra Europa e Cina"},"content":{"rendered":"<p>Il rinvio del summit tra l\u2019Unione europea e la Cina e le proteste formali di Pechino all\u2019indomani dell\u2019incontro di Sarkozy con il Dalai Lama non sono che la punta dell\u2019iceberg di un progressivo deterioramento delle relazioni sino-europee avvenuto negli ultimi tempi. Senza pregiudicare i nostri valori di fondo, occorre per\u00f2 rilanciare la partnership con la Cina. Anche perch\u00e9 in un mondo sempre pi\u00f9 interdipendente e in preda a una profonda crisi economica, un <i>new deal <\/i>con Pechino andrebbe incontro, prima di tutto, ai nostri interessi.<\/p>\n<p><b>La questione dei valori<\/b><br \/>\nIl summit Ue-Cina in programma l\u20191 e il 2 dicembre a Lione \u00e8 stato rinviato dai dirigenti cinesi a causa dell\u2019incontro di Nicolas Sarkozy, il presidente francese che \u00e8 anche presidente di turno del Consiglio europeo, con il Dalai Lama, il leader spirituale del popolo tibetano, sabato 6 dicembre a Danzica. Come ricordato in un <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=684\" target=\"blank\"><b><u>precedente articolo<\/u><\/b><\/a>, ogni volta che un leader di un grande paese democratico, occidentale o asiatico che sia, incontra il Dalai Lama, Pechino protesta e minaccia ritorsioni economiche. A tal punto che sono vari i leader che talvolta, per calcoli di opportunit\u00e0 politica, rinviano gli incontri con il Dalai Lama, come fece lo stesso Sarkozy quest\u2019estate quando a ricevere il leader spirituale tibetano in visita a Parigi c\u2019era la moglie Carla Bruni e il ministro degli Esteri, mentre il presidente francese ritenne pi\u00f9 opportuno presenziare alla cerimonia di apertura dei giochi olimpici di Pechino la sera dell\u20198 agosto 2008.<\/p>\n<p>Questa volta, pero, Sarkozy ha deciso di incontrare il Dalai Lama, dichiarando altres\u00ec che decide lui l\u2019agenda di incontri da fare e che non si sarebbe fatto piegare, n\u00e9 spaventare, dalle minacce cinesi. Minacce di ritorsioni commerciali che sono arrivate puntuali subito dopo l\u2019incontro di Danzica, con la convocazione dell\u2019ambasciatore francese a Pechino e una nota ufficiale del ministero degli Esteri cinese. Come riportato dal <a href=\"http:\/\/www.chinadaily.com.cn\/china\/2008-12\/07\/content_7279242.htm\" target=\"blank\"><b><u>China Daily<\/u><\/b><\/a>, l\u2019organo ufficiale del governo cinese in lingua inglese, l\u2019incontro \u00e8 stato interpretato come un\u2019azione scorretta della Francia che \u2018interferisce\u2019 in tal modo \u2018con le questioni interne della Cina e danneggia in modo grave i sentimenti dei cinesi\u2019.<\/p>\n<p>La stragrande maggioranza dei cinesi considera il Tibet parte integrante della Cina e interpreta gli incontri di alto livello con il leader \u2018separatista\u2019 tibetano (come viene considerato in Cina) alla stregua di un\u2019offesa, un\u2019ulteriore umiliazione alla sensibilit\u00e0 cinese da parte delle potenze occidentali. Francesco Sisci ci ha ricordato dalle pagine de <i>La Stampa<\/i> che i sondaggi tra la popolazione cinese dimostrano come la quasi totalit\u00e0 dei cittadini \u00e8 concorde con la decisione dei dirigenti di Pechino di rinviare il vertice. Mentre i blog cinesi si stanno gi\u00e0 preparando al boicottaggio dei prodotti francesi. Tali sentimenti nazionalisti non permettono grandi spazi di manovra sulla causa del Tibet e rappresentano uno iato crescente tra le percezioni della maggioranza degli europei riguardo la questione tibetana e i sentimenti di gran parte dei cinesi. Bene ha fatto, comunque, Sarkozy ad incontrare il Dalai Lama e a farsi portabandiera di un modo di sentire largamente maggioritario in Europa. Anche perch\u00e9 dietro il rinvio del summit Ue-Cina ci sono questioni di pi\u00f9 ampia portata che sarebbero emerse prima o poi. A cominciare da un raffreddamento generale delle relazioni sino-europee in vari settori strategici e la difficolt\u00e0 di un\u2019Europa, purtroppo ancora troppo spesso divisa in politica estera, nel gestire l\u2019arrivo della potenza cinese sulla scena internazionale.<\/p>\n<p><b>Relazioni sempre pi\u00f9 fredde<\/b><br \/>\nI rapporti Ue-Cina sono passati dalla \u2018luna di miele\u2019 durante il periodo 2003-2005, a una fase pi\u00f9 matura contraddistinta per\u00f2 da incomprensioni e divergenze talvolta alquanto profonde. L\u2019apice delle relazioni era stato toccato nell\u2019autunno 2003, con la proclamazione della partnership strategica tra le due parti, l\u2019accordo di cooperazione spaziale e sviluppo congiunto del sistema satellitare Galileo, e la proposta di togliere l\u2019embargo sulla vendita di armi che era stato adottato dalla Comunit\u00e0 europea nel 1989, all\u2019indomani del massacro di Tiananmen.<\/p>\n<p>Nell\u2019estate del 2005, la questione della levata dell\u2019embargo era stata ufficialmente messa da parte, anche a causa delle ferma opposizione degli Stati Uniti al riguardo. Da quel momento la dirigenza cinese, che aveva creduto a un possibile sganciamento dell\u2019Europa dall\u2019America, si \u00e8 dovuta ricredere. A questo si sono aggiunte questioni economiche, legate soprattutto all\u2019invasione di prodotti cinesi a basso costo sui mercati europei, ben esemplificato dal contenzioso sul tessile tra Ue e Cina esploso nel luglio 2005.<\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo documento della Commissione europea dell\u2019ottobre 2006, vengono apertamente criticate per la prima volta tutta una serie di pratiche commerciali della Cina ritenute lesive degli interessi europei e responsabili del crescente deficit commerciale della Ue con Pechino. La Ue continua a negare alla Cina lo status di economia di mercato, cosa che permette a Bruxelles l\u2019imposizione di misure anti-dumping sui prodotti cinesi, come ben analizzato in un recente documento dell\u2019European Centre for International Political Economy (Ecipe) di Bruxelles. Una situazione questa che fa infuriare i dirigenti di Pechino, i quali ritengono che il loro paese sia ancora una volta vittima di discriminazioni da parte degli occidentali.<\/p>\n<p>Alle tensioni economiche si \u00e8 aggiunta, nell\u2019ultimo anno, la questione dei valori emersa in tutta la sua criticit\u00e0 durante la rivolta tibetana del marzo 2008 e la feroce repressione cinese che ne \u00e8 seguita, dando luogo a varie dimostrazioni di piazza in Europa contro la Cina e sollevando addirittura la prospettiva di un boicottaggio della cerimonia di apertura dei giochi olimpici di Pechino. L\u2019ultimo atto a contribuire al raffreddamento delle relazioni sino-europee \u00e8 avvenuto quest\u2019estate, quando l\u2019Agenzia spaziale europea (Esa) ha pubblicato il bando di gara della fase due del sistema di navigazione satellitare Galileo. Si tratta di commesse del valore di svariati miliardi di euro. Fino a quel momento, la Cina era il pi\u00f9 grande partner non-europeo del progetto Galileo, con numerose industrie e centri di ricerca cinesi attivi nello sviluppo congiunto delle applicazioni e tecnologie per il sistema satellitare europeo.<\/p>\n<p>Nel <a href=\"http:\/\/estext231.estec.esa.int\/Galileo-FOC\/Tender%20Information%20Package\/Galileo-FOC%20Tender%20Information%20Package.pdf\" target=\"blank\"><b><u>documento Esa<\/u><\/b><\/a> del luglio 2008 vengono esclusi dal <i>procurement <\/i>quei paesi che non hanno siglato l&#8217; <i>Agreement on Government Procurement <\/i>adottato in sede dell\u2019Organizzazione mondiale per il commercio (Omc), tra i quali spicca la Cina. Uno smacco enorme per Pechino. In quanto Galileo \u00e8 sempre stato visto dai cinesi come un \u2018modello di cooperazione\u2019 scientifica e tecnologica tra la Cina e l\u2019Europa.<\/p>\n<p>Ad ascoltare gli europei, si \u00e8 giunti a questo per due motivi: i crescenti timori di scarso rispetto in Cina per i diritti di propriet\u00e0 intellettuale e del trasferimento di tecnologia; e il fatto che il sistema di navigazione satellitare cinese (il <i>Beidou<\/i>) stia apparentemente utilizzando le medesime frequenze messe a disposizione di Galileo rappresentando pertanto, nel tempo, una sfida allo stesso sistema Galileo e questo grazie anche &#8211; e soprattutto &#8211; alla tecnologia europea. Insomma, dietro al rinvio dell\u2019ultimo vertice, ci sono importanti elementi della relazione Ue-Cina che hanno bisogno di essere ripensati.<\/p>\n<p><b>Un contributo dall\u2019Italia?<\/b><br \/>\nLa Ue e la Cina sono indubbiamente tra i pi\u00f9 importanti attori della scena internazionale e si trovano oggi in una relazione di reciproco mantenimento. Se non altro perch\u00e9 la Ue \u00e8 attualmente il primo partner commerciale della Cina e quest\u2019ultima \u00e8 il secondo partner economico della Ue, dietro solo (e di misura) agli Stati Uniti. Trovare soluzioni comuni \u00e8 pertanto nell\u2019interesse di entrambi. Che pu\u00f2 partire solo da una genuina volont\u00e0 di comprensione, da una parte e dall\u2019altra.<\/p>\n<p>Da parte dell\u2019Europa, e dell\u2019Italia in particolare, stiamo facendo tutto il possibile per rilanciare la partnership con il paese che diventer\u00e0, volenti o nolenti, uno dei pilastri (se non il pilastro) dell\u2019ordine internazionale nel ventunesimo secolo? E non ci sarebbero forse spazi per cominciare ad approfondire alcune grandi tematiche riguardo la potenza cinese, la sua natura ed evoluzione, la sua visione dei diritti umani, dello sviluppo economico, tecnologico ed industriale, del suo ammodernamento militare e della sua proiezione internazionale, persino alla sua visione dell\u2019utilizzo dello spazio e del suo ruolo all\u2019interno delle organizzazioni internazionali? Un\u2019azione di dialogo e di ricerca. In funzione generativa di opportunit\u00e0 reciproche. Per uscire &#8211; attraverso un <i>new deal <\/i>con il gigante cinese &#8211; prima e meglio dalla crisi.<\/p>\n<p>Vedi anche:<br \/>\nFrancesco Sisci su <a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\/_web\/cmstp\/tmplrubriche\/giornalisti\/grubrica.asp?ID_blog=98&amp;ID_articolo=289&amp;ID_sezione=180&amp;sezione=#\" target=\"blank\"><b><u>La Stampa<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ecipe.org\/people\/fredrik-erixon\/other-publications\/CHINAS%20TRADE%20POLICY%20POST-WTO%20ACCESSION.%20FOCUS%20ON%20CHINA-EU%20RELATIONS.pdf\" target=\"blank\"><b><u>Documento dell\u2019European Centre for International Political Economy <\/u><\/b><\/a>(Ecipe) di Bruxelles<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.wto.org\/english\/tratop_e\/gproc_e\/gp_gpa_e.htm\" target=\"blank\"><b><u>Agreement on Government Procurement<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>Fran\u00e7ois Godement <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/Documenti\/Godement.doc\" target=\"blank\"><b><u>China\u2019s apparent cost-free slight to Europe<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il rinvio del summit tra l\u2019Unione europea e la Cina e le proteste formali di Pechino all\u2019indomani dell\u2019incontro di Sarkozy con il Dalai Lama non sono che la punta dell\u2019iceberg di un progressivo deterioramento delle relazioni sino-europee avvenuto negli ultimi tempi. 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