{"id":64334,"date":"2009-07-27T13:10:35","date_gmt":"2009-07-27T11:10:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=64334"},"modified":"2017-11-03T15:38:43","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:43","slug":"se-i-missili-nord-coreani-scuotono-lasia-orientale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/07\/se-i-missili-nord-coreani-scuotono-lasia-orientale\/","title":{"rendered":"Se i missili nord-coreani scuotono l\u2019Asia orientale"},"content":{"rendered":"<p>Il baricentro economico e politico mondiale si sta gradualmente spostando verso Oriente. Il perno \u00e8 \u2013 e sar\u00e0 sempre pi\u00f9 &#8211; l\u2019Asia orientale, con al suo centro la relazione tra Cina e Stati Uniti. Un profondo riallineamento dei rapporti di forza \u00e8 in atto nell\u2019area. Le ultime manifestazioni muscolari del regime della Corea del Nord e le reazioni dei suoi vicini sono emblematici dei rischi e delle sfide che attendono le leadership regionali e gli Stati Uniti. Ben consci, questi ultimi, che in questa parte del mondo caratterizzata da sempre pi\u00f9 forti nazionalismi competitivi, si giocano i futuri equilibri internazionali.<\/p>\n<p><b>La sfida nord-coreana <\/b><br \/>\nIl lancio di un missile Taepodong-2 il 5 aprile 2009 ha riportato la Corea del Nord al centro dell\u2019attenzione internazionale. Nonostante la condanna del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il regime di Pyongyang ha eseguito un test atomico il 25 maggio scorso, seguito dal lancio di sei missili a corto raggio. In un&#8217;ulteriore prova di forza, il regime di Kim Jong-il ha lanciato sette missili al largo della sua costa orientale il 4 luglio, poche ore prima dell&#8217;inizio dei festeggiamenti negli Usa per il Giorno dell\u2019Indipendenza. I primi due missili erano Scud con una gittata tra i 400 e i 500 chilometri e quindi in grado di colpire la capitale della Corea del Sud, Seul. Gli ultimi erano Rodong, vettori di medio raggio capaci di raggiungere obiettivi anche a 1.000-1.500 chilometri di distanza e quindi di colpire agevolmente buona parte del territorio giapponese. Gli ultimi lanci violano le risoluzioni 1695, 1718 e 1874 del Consiglio di Sicurezza Onu che vietano alla Corea del Nord tutte le attivit\u00e0 relative ai missili balistici. A nulla sono valse le sanzioni prese all\u2019unanimit\u00e0 (incluse Cina e Russia) contro Pyongyang il 12 giugno, con la risoluzione 1874. Il regime stalinista-dinastico di Kim Jong-il ha ancora una volta deciso di sfidare la comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p>Le recenti provocazioni di Pyongyang sono legate alla successione all\u2019attuale leader, Kim Jong-il, gravemente malato, e al conflitto interno al regime tra l\u2019ala militare e il Partito dei Lavoratori. Al contempo le reazioni dei paesi vicini alla minaccia nordcoreana non sono destinate a rimanere senza conseguenze sulle dinamiche regionali. La Corea del Sud, in particolare, \u00e8 preoccupata delle crescenti manifestazioni di aggressivit\u00e0 del regime del Nord, ma anche dei costi di un&#8217;eventuale unificazione in conseguenza di un collasso di Pyongyang. Come sottolineato da Seongho Sheen in un recente <a href=\"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/articles\/sheen.pdf\" target=\"blank\"><b><u>articolo <\/u><\/b><\/a>lo status quo \u00e8 l\u2019opzione maggiormente caldeggiata sia dalla maggioranza della popolazione sia dal governo. Quest\u2019ultimo ha utilizzato i recenti lanci missilistici nordcoreani per esercitare pressioni su Washington e superare la tradizionale riluttanza americana a sostenere l\u2019ammodernamento del sistema difensivo sudcoreano, che ora, secondo Seoul, \u00e8 pi\u00f9 che mai necessario per far fronte alla crescente minaccia militare nordcoreana. Il tutto in linea con la nuova iniziativa diplomatica, la <i>New Asia Initiative<\/i>, lanciata dal Presidente sud-coreano, Lee Myung-bak, a marzo di quest\u2019anno durante una visita di stato in Indonesia, che punta ad aumentare il peso regionale ed internazionale della Corea del Sud, ritagliandole un ruolo autonomo tra le grandi potenze dell\u2019area: Cina, Giappone e Stati Uniti.<\/p>\n<p><b>Verso un riarmo del Giappone?<\/b><br \/>\nAnche in Giappone non sono mancate le reazioni. Il governo conservatore di Taro Aso, pur indebolito sul fronte interno al punto da essere stato costretto a indire le ennesime elezioni politiche anticipate per il 30 agosto, ha utilizzato i recenti lanci missilistici di Pyongyang per promuovere un obiettivo caro alle forze nazionaliste: un graduale riarmo del paese insieme a una minore dipendenza dall\u2019ombrello nucleare americano. Il Giappone vuole essere in grado di fronteggiare in maniera pi\u00f9 autonoma eventuali minacce alla sicurezza nazionale, tra le quali figurano la Corea del Nord, il terrorismo internazionale, ma anche l\u2019ascesa della Cina. L\u2019ex premier Shinzo Abe ha pi\u00f9 volte sostenuto la necessit\u00e0 di avviare una discussione su un eventuale \u2018riarmo\u2019 del paese. Le recenti provocazioni di Pyongyang hanno pertanto fornito ottime ragioni agli elementi pi\u00f9 conservatori e militaristi del Giappone, come l&#8217;ex-capo dell&#8217;aviazione, il generale Toshio Tamogami, noto per le sue campagne a favore dell&#8217;acquisizione di armi nucleari. \u00c8 stata inoltre avanzata una proposta di legge per l\u2019uso anche militare dello spazio, mentre la commissione difesa del partito liberaldemocratico al potere ha proposto che il dispositivo militare del paese possa assumere anche caratteristiche offensive.<\/p>\n<p><b>Le preoccupazioni di Pechino<\/b><br \/>\nIl rischio di innescare una \u2018corsa agli armamenti\u2019 nell&#8217;Asia orientale \u00e8 stato sottolineato dal Segretario americano alla Difesa, Robert Gates, durante i lavori della recente conferenza Shangri-La sulla sicurezza regionale. L\u2019amministrazione Usa \u00e8 giustamente preoccupata dei rischi insiti in una corsa al riarmo dei suoi alleati sudcoreani e giapponesi. Ai quali si \u00e8 aggiunta di recente l\u2019Australia. Con la pubblicazione di un <a href=\"http:\/\/www.defence.gov.au\/whitepaper\/docs\/defence_white_paper_2009.pdf\" target=\"blank\"><b><u>Libro Bianco della Difesa<\/u><\/b><\/a>, il governo australiano ha varato un piano da 70 miliardi di dollari australiani (circa 40 miliardi di euro) da qui al 2030 per aumentare la capacit\u00e0 difensiva e affrontare una possibile minaccia militare nella regione. Lo stanziamento servir\u00e0 ad acquistare missili a lunga gittata, a raddoppiare la flotta di sottomarini (arriveranno a dodici) e per dotare l\u2019esercito di cento caccia F-35 e otto nuove navi da guerra. Il Libro Bianco australiano menziona esplicitamente la situazione in Asia nordorientale e la modernizzazione dell\u2019esercito cinese come \u2018fonte di preoccupazione\u2019.<\/p>\n<p>I piani di ammodernamento delle capacit\u00e0 difensive dei principali alleati asiatici dell\u2019America (Giappone, Corea del Sud, Australia) arrivano in un momento nel quale l\u2019amministrazione americana \u00e8 intenta a costruire una nuova partnership strategica con la Cina. I piani di riarmo degli alleati asiatici di Washington forniscono ulteriori motivi alla Cina per modernizzare il proprio arsenale. \u00c8 una spirale che rischia di non avere fine e che potrebbe mettere a rischio la stabilit\u00e0 regionale con un impatto negativo anche sulla crescita economica. Di cui il regime cinese ha disperatamente bisogno per garantire la pace sociale e la sua stessa sopravvivenza. I dirigenti cinesi guardano pertanto con preoccupazione ai recenti lanci missilistici nordcoreani, e alle reazione dei vicini, in quanto rischiano di innescare spirali militaristiche e di acuire le tensioni politiche tra i paesi dell&#8217;area, che, a livello economico, sono sempre pi\u00f9 integrati tra loro. Per questo si \u00e8 riaperto il dibattito a Pechino sul dossier nord-coreano e le sue possibili soluzioni.<\/p>\n<p>La Cina \u00e8 l&#8217; unico sostegno importante della Corea del Nord, a cui fornisce aiuti economici, energia e armi. Anche se Pechino ha accettato di sostenere le sanzioni contro il regime nord-coreano, i dirigenti cinesi continuano a dare l\u2019impressione di non volere utilizzare fino in fondo la loro influenza su Pyongyang. La stabilit\u00e0 interna della Corea del Nord, sotto un regime amico, rimane un caposaldo della politica estera cinese. Continuando a puntellare il piccolo alleato stalinista, la Cina spera cos\u00ec di evitare l\u2019ondata di profughi sui suoi confini nord-orientali e la formazione di una grande Corea sotto l\u2019egida di Seul, con la prospettiva dell\u2019esercito americano stazionato ai suoi confini. Per tali ragioni, i dirigenti di Pechino vogliono evitare un crollo del regime di Kim Jong-il.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo, stanno facendo capolino nuove idee su quale approccio adottare verso la Corea del Nord. Come sottolineato da Francesco Sisci in un recente articolo su<a href=\"http:\/\/www.atimes.com\/atimes\/China\/KG16Ad01.html\" target=\"blank\"><b><u> Asia Times<\/u><\/b><\/a>, il pugno di ferro con Pyongyang, e perfino l\u2019opzione di un\u2019invasione militare, non sono pi\u00f9 argomenti tab\u00f9 nei circoli accademici e del partito. Tali azioni, soprattutto un\u2019eventuale opzione militare, richiederebbero per\u00f2 un accordo di ampia portata con gli Stati Uniti e la ridefinizione degli equilibri regionali, a tutto vantaggio di Pechino. Cosa che Washington e i suoi alleati asiatici potrebbero non essere pronti ad accettare, nonostante la loro reiterata volont\u00e0 di risolvere la questione nord-coreana.<\/p>\n<p><b>La prospettiva dell\u2019Unione economica<\/b><br \/>\nLe recenti provocazioni di Pyongyang stanno dunque contribuendo a riaprire i giochi tra le grandi e medie potenze in Asia orientale per la ridefinizione degli equilibri politico-militari. Allo stesso tempo, stanno emergendo concrete proposte di unione economica a livello regionale, come l\u2019<i>East Asia Free Trade Area <\/i>modellata sulla falsariga dell&#8217;Ue. A marzo di quest&#8217;anno \u00e8 stata presentata la <i>Cha-am Hua Hin Declaration on the Roadmap for the Asean Community 2009-2015 <\/i>che prefigura la nascita, tra sei anni, di una comunit\u00e0 economica nel Sud-Est asiatico comprendente circa 570 milioni di persone. A maggio c\u2019\u00e8 stato poi l\u2019accordo della <i>Chiang Mai Initiative <\/i>tra i dieci membri dell\u2019Asean pi\u00f9 Cina, Giappone e Corea del Sud (Asean + 3) che ha l&#8217;obiettivo di creare un fondo di emergenza di 120 miliardi di dollari per proteggere i paesi dell\u2019area in maniera pi\u00f9 autonoma dalle conseguenze della recessione mondiale.<\/p>\n<p>Uno scenario in forte evoluzione, dunque, quello dell\u2019Asia orientale, che pone all\u2019Occidente crescenti interrogativi non solo economici, ma anche politico-strategici.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>Ultimo numero della rivista in inglese dello Iai <a href=\"http:\/\/www.iai.it\/sections\/pubblicazioni\/theinternationalspectator\/tis_ultimonumero.asp\" target=\"blank\"><b><u>The International Spectator<\/u><\/b><\/a> interamente dedicato all&#8217;Asia orientale.<\/p>\n<p>Carlo Calia: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1157\" target=\"blank\"><b><u>La roboante successione a Kim Jong-il<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il baricentro economico e politico mondiale si sta gradualmente spostando verso Oriente. 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